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'Nibelhim--1465 abitanti’
"Nib-el-him...1-4-6-5 abbitanti...sono arrivata!!" era la piccola Claire, arrivata finalmente, dopo un lungo ed estenuante viaggio, al paese più vicino. Ai suoi occhi Nibelhim appariva come una grande città piena di gente cordiale ed allegra. I bambini giocavano tutti insieme a pallone e le bimbe li guardavano salutandoli festosamente anche se nessuno, in realtà, sapeva quale fosse l'una o l'altra squadra. Tutti desideravano ardentemente ridere e giocare, sporcare i pantaloncini rigorosamente nuovi, indossati per la messa e per il pasto della domenica, ma ancor di più, per renderli allegri, sporcandoli di pozzanghere e di fango ormai colmi dei loro sorrisi in cadute e scivolate e di lacrime di mamme un po' fittizie, poiché in fondo anch'esse ridevano e scherzavano con le amiche comari.
Perfino i ciottoli del viale parevano in festa e gli uccellini dai colori più svariati passavano da un ramo all'altro dei bei ciliegi in fiore, ora qui, ora lì, ora nelle mani dei passanti per farsi regalare qualche briciola di buon pane appena sfornato. Ed i vecchi ed i padri di famiglia? Tutti all'osteria a festeggiare l'inizio della primavera e la tanto sospirata fine della guerra, l'ultima comparsa alle loro porte da ormai alcuni anni.
Pochi speravano di veder ritornare i loro giovani figli, gli anziani sia figli che nipoti, poiché i padri di famiglia non invalidi di fatica e di lavoro furono costretti a partire ugualmente. Tutti, però, si preparavano alla grande serata che gli si preannunciava; infatti, come ogni anno, gli uomini del paese preparavano la serata con balli, giochi e paurosi e leggendari racconti sul monte Nibel e le foreste che lo circondavano. Questo era il momento più atteso da tutti, grandi e piccini, poiché gli anziani di Nibelhim erano i più abili raccontastorie della contea.
Alla piccola Claire sarebbe piaciuto poter partecipare a quella festa: adorava le feste!
Soprattutto quelle che profumavano di fiori, di tante cose buone da mangiare e da bere, quelle che sapevano di favole e di antiche leggende, come quelle che si facevano nella vecchia fattoria dei Jhonsons, distrutta da un incendio pochi giorni fa...quella dove lei abitava, con la sua famiglia...che ora non c'era più...
"Cos'hai? Perché piangi?" era la piccola Tifa, la figlia di uno degli uomini più ricchi del villaggio, dopo il dottor Hojo, ovviamente...
"Nulla...io..." "Ti senti sola? Ti va di venire alla festa con me?" la piccola Claire aveva solo quattro anni e si era salvata dall'incendio per puro caso ma null'altro era stato risparmiato. Portava un vestitino rosso, sporco e anche un po' logoro, i capelli raccolti in una bandana con fiorellini color del fuoco ed un paio di scarpette nere, che una volta erano state lucide. Il vestitino era allacciato da un fiocco in vita e sotto una camicetta bianca a fiorellini turchesi completava il quadretto di una bambina stanca, che aveva perso tutto, tranne la voglia di vivere e di dimenticare quei brutti momenti passati in lacrime e solitudine.
"Sì, mi piacerebbe molto, ma io..." "Fantastico! Allora seguimi." La giovane Tifa indossava un vestito di merletti color delle acque dei ruscelli più puri e nei capelli portava fiori e nastrini di mille sfumature d'azzurro. Le scarpe di scintillante vernice blu parevano farla volare come un piccolo angelo di appena otto anni, sulla via conducente a casa.
La piccola Claire, dopo un primo imbarazzo, fu lieta di essere scortata per mano da qualcuno e di poter andare ad una festa che si preannunciava ricca di begli avvenimenti e di piatti prelibati! Chiacchierarono per solo qualche minuto e divennero subito amiche inseparabili, tanto che pareva si conoscessero da sempre.
Si fermarono davanti ad una casa in legno di ciliegio: tetto, balconi, finestre e porte, tutto costruito in pregiatissimo ciliegio, su cui risaltavano le pareti di intonaco. Fiori dalle mille sfumature di rosso pendevano dai balconi, dove la madre di Tifa, la signora Cathrina Wedge, moglie di Nimos Lockheart, stava preparando lo stendiabiti per il bucato. Vicino alla casa c'era uno dei ciliegi più grandi di tutta Nibelhim ed era di proprietà dei Lockheart che, come avrete certamente notato, per quanto il loro capitale fosse ingente, desideravano salvaguardare alcuni aspetti della vita di famiglia, come continuare a farsi il bucato da sé.
Un po' forse per mantenersi in contatto con le vecchie tradizioni, un po' per permettere a Tifa, loro unica figlia, di non sentirsi a disagio, ma forse, più di ogni altra cosa, per evitare ogni somiglianza con la vita del dottor Hojo.
La loro ricchezza era data dai vasti possedimenti terrieri che, ormai da generazioni, appartenevano loro. Il terreno più importante fra tutti era il frutteto con la più pregiata e famosa coltivazione di ciliegi; infatti, Nibelhim era noto come "il paese dei fiori gentili", poiché i fiori di ciliegio incrementavano i poteri curativi delle magie bianche. Da ciò si può dedurre che, chiunque possedesse una casa in legno di ciliegio, dovesse godere di un alto guadagno e, di conseguenza, di un'ottima stima.
Invece, la ricchezza del dottor Hojo era dovuta alle sue attività di scienziato presso l'accademia militare ShinRa co., la quale sede era Midgar. Questa accademia ricopriva un ruolo molto importante non solo per l'addestramento militare delle più potenti squadre speciali di cui il pianeta disponesse, ma anche nell'amministrazione politica (il presidente della ShinRa era l'uomo politico più potente del pianeta) e, soprattutto, nella ricerca scientifica. Infatti fu proprio una delle prime squadre di scienziati specializzati della ShinRa a progettare il primo reattore in grado di produrre una quantità di energia immensa e, apparentemente, illimitata. La squadra fu chiamata degli "Energy skills" e ora il dottor Hojo ne era il dirigente. I reattori vennero piantati in tutte le città del pianeta e furono per molto tempo la risoluzione a tutti i problemi riguardanti l'energia su tutto il pianeta. Pochi si chiesero da dove provenisse tutta quella energia che muoveva treni, illuminava città, diffondeva calore e muoveva tutto ciò che fosse possibile automatizzare; coloro che si posero tale quesito si trovarono davanti una cassaforte burocratica inespugnabile e molti rinunciarono...
Ma coloro che riuscirono a scoprire il segreto dei reattori Makoro furono devastati dal pensiero dell'avverarsi di un'antica, tragica profezia, scritta dagli antichi abitanti di quel mondo come monito per le genti future, una maledizione custodita in un antico scrigno per salvare l'essenza stessa del pianeta...
Ma ora non è tempo di parlare di ciò che scopriremo in seguito, è meglio tornare alla nostra piccola Claire...
La signora Lockheart si mostrò subito ben lieta di accogliere in casa la piccola Claire per qualche ora prima della festa: preparò subito latte e biscotti per le bambine e dopo le accompagnò in camera dove raccomandò Fati di fare la brava signorina di casa e di assistere Claire in ogni suo bisogno. Tifa, ricevuto il messaggio a modo suo, portò Claire nel bagno comunicante con la sua cameretta e la invitò a farsi bella assieme a lei;
la piccola Claire, per non offendere, accettò anche se avrebbe preferito andare fuori a giocare...
La signora Lockheart era decisamente preoccupata: da dove proveniva quella bambina? Dove erano i suoi genitori?
Come aveva fatto ad arrivare fino a Nibelhim?
La signora Lockheart pensò che fosse meglio aspettare il ritorno di suo marito per pensare a queste cose e che insieme avrebbero trovato una soluzione, nel frattempo avrebbe preparato lei e le bambine per la festa.
Erano passate oramai un paio d'ore da quando le bambine si erano chiuse nel bagno: Tifa aveva dato la possibilità a Claire di lavarsi e quella non aveva di certo rifiutato! Inoltre, Tifa le aveva fatto indossare uno dei suoi vestitini che ormai non le andavano più bene.
A Claire piaceva molto, non tanto perché fosse un comodo e raffinato vestitino di seta blu con ornamenti di fiori di un delicato azzurro cielo, quanto perché glielo aveva regalato una dolce bambina, che non aveva tardato a voler essere sua amica. Sentiva che non si sarebbero mai separate, che sarebbero rimaste amiche per sempre, come sorelle. Ma a volte, l'amicizia non sta alla luce del sole, bensì negli angoli bui delle nostre paure...
"Tifa, adesso basta pettinarci" disse Claire con aria impaziente, portava dei petali blu tra i capelli "Adesso andiamo fuori a giocare con gli altri bambini!!" disse saltando giù dalla sedia con un enorme e dolcissimo sorriso" Ti preeeeeeego!" e facendo l'occhiolino le prese la mano con l'intento di portarla con se.
"Ok, ok" disse Tifa sorridendo "Facciamo a chi arriva prima!!" e così dicendo corsero lungo le scale e nel corridoio che dava alla porta d'entrata, senza mai lasciare che una delle due rimanesse indietro. Ma davanti alla porta si stagliò la signora Lockheart con fare minaccioso: "Ferme lì, dove credete di andare voi due?" "Andiamo un po' fuori a giocare mamma" disse Tifa per niente intimorita dal fare altezzoso di sua madre "Ci vediamo dopo alla festa!!" e ridendo le sgattaiolò sotto il naso. Claire si girò agitando la mano: "Ciao!!" le disse, con un sorriso colmo di felicità e eccitazione; si vedeva che si sentiva ormai come se avesse trovato la sua nuova famiglia.
Dalla porta la signora Lockheart gridò: "Cercate di essere puntuali alla festa e non sporcarti il tuo nuovo vestitino, Tifa!"
Dopotutto la signora Lockheart sapeva che le bambine non l'avrebbero ascoltata più di tanto, ma ognuno in questo e in quel mondo ha il suo posto e il suo compito da svolgere, l'unica differenza è che c'è chi ne è consapevole e chi lo è meno.
Tifa e Claire prima di arrivare alla piazza del paese avrebbero dovuto passare vicino al cancello della villa Hojo, ma Fati non era per niente impaurita: c'erano molte persone là intorno che si stavano avviando verso la piazza e non avrebbe dovuto temere nulla, era ancora abbastanza chiaro e man mano che avanzavano su quel sentiero le persone si facevano più vicine, in mezzo alla gente non avrebbe dovuto temere nul-
"Guarda Tifa! Chi è quel bambino?" esclamò Claire indicando il giovane Sephiroth. Era appoggiato a uno degli alberi del giardino della villa e stava leggendo un libro. Il recinto che circondava la casa ed il cancello erano in ferro finemente decorato ed era molto basso, inoltre il cancello rimaneva sempre aperto, tanto a nessuno sarebbe venuto in mente di entrarci, o quasi...
"Nessuno, Claire..." disse Tifa tremando "Lascia perdere, muoviamoci piuttosto, non vorrai fare tardi, vero?" le intimò Tifa, nella speranza di distrarla da ciò che ora aveva attratto la sua curiosità.
Claire guardava la villa come se non avesse mai visto nulla di simile: la fattoria era grande, è vero, ma non così tanto! Alta, bianca bianca, la villa si stagliava nel cielo e le mozzava il fiato. Le parole di Tifa le risuonarono in mente ma sembravano lontane, un eco che un forte vento stava distorcendo.
"Nessuno..." ripeté Claire" Ma non è possibile! Come fa a non essere nessuno? Scommetto che non sai chi è!" disse all'improvviso come destata da uno strano torpore. "Ma sì...p-però ora non è importante, dobbiamo andare!!" ribatté Tifa sempre più spaventata, talmente spaventata che cominciò ad ansimare. "Mm...ok..." disse Claire un po' rassegnata. Tifa sembrava aver ripreso colore. Nel frattempo la signora Lockheart le aveva trovate, ormai era il tramonto. "Forza bambine, che state facendo qui?" disse con un'aria di ammonimento verso Tifa "N-niente, noi stavamo arrivan-" " Ma lui ci viene alla festa?" esclamò Claire all'improvviso indicando Sephiroth e guardando la signora Lockheart con occhi speranzosi.
La signora Lockheart rabbrividì: "No" rispose in tono secco e conciso. "Perché no?" ribatté Claire un po' arrabbiata. Tifa stava disperando, era percorsa da brividi di puro terrore e ripensava in continuazione alle vecchie storie del nonno: "Non restare troppo vicina a quella casa, bambina mia" le diceva "coloro che vi abitano nascondono segreti troppo grandi, troppo terribili perché possano essere rivelati".
All'improvviso il panico s'impossessò di lei: "ANDIAMO VIA! ANDIAMO VIA! HO PAURA!" urlò e prese a strattonare sua madre per un braccio.
"Calmati bambina mia, CALMATI!!" anche la signora Lockheart cominciò ad urlare. Tifa si mise a piangere: "Quel bambino è cattivo, lo odio ho paura...sniff...". La madre strinse a sé la bambina e le sussurrò amorevolmente chinandosi a lei: "Non piangere bambina mia, adesso andiamo via...".
Claire fu travolta da mille emozioni ma non si arrese, in quel momento sentiva di essere di nuovo sola, poiché solo in quel momento comprese che la gente di quel paese preferiva odiare un bambino, piuttosto che smentire delle vecchie e mai immutate leggende.
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