Claire's Chronicles
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Go Dream II
Capitolo 8: Il Demone

Relance si sedette sul letto e sospirò profondamente. Osservò il suo compagno peloso rannicchiarsi in un cantuccio fatto di cuscini e morbida stoffa, raschiando debolmente con le piccole unghie per ammorbidire il giaciglio. Dopo essersi sistemato, Lion si voltò verso il ragazzo e gli restituì lo sguardo vuoto e preoccupato che gli intravedeva in volto. Relance scosse fiaccamente il capo e spinse il viso tra le mani “Quale sarà il motivo che ha spinto il re ad agire in questo modo?” chiese tutto d’un fiato. In cuor suo sperava che Lion non avesse una risposta…sperava che il leone gli dicesse semplicemente che c’era stato uno sbaglio, che nessuno aveva preso la decisione di portare Olmar alla guerra…che non avrebbe mai più rivisto gli orrori che, nella lontana regione di Funes, gli avevano riempito gli occhi. “Kram non può averci provocati” dichiarò infine l’amico “Poiché il suo popolo da secoli ha scelto di rinunciare all’esercito” concluse Lion con voce sicura. Relance sapeva quanto quelle parole fossero vere…ormai, nulla a Kram ricordava il suo passato di fucine ed accademie…tutto ciò che era rimasto dell’abilità dei suoi artigiani erano le fantasiose invenzioni per la misurazione del tempo, l’osservazione dei fenomeni del cielo e la nuova meccanica per il trasporto delle merci. Però il ragazzo sapeva anche che questa certezza significava una menzogna della sua principessa…o, peggio, del re stesso. Relance a lungo non rispose, rimanendo con lo sguardo fisso verso il muro…sentendosi sperduto nel suo stesso regno. Ricordava ancora la puzza di morte che aveva impregnato le sue narici mentre attraversava Funes…ricordava i colori della disperazione e della rassegnazione che gli avevano colmato gli occhi mentre scivolava silenzioso nei vicoli delle città di quella terra lontana…non poteva dimenticare il suono dell’odio che aveva udito nei silenzi dei campi di battaglia.
Il ragazzo sospirò e il suo sguardo si fece cupo “Non permetterò che anche Olmar venga circondata dai Campi Neri” sentenziò in un sibilo di rancore e disgusto, ma Lion intervenne sul suo pensiero con tono severo “Se il re sceglierà la guerra, il tuo unico compito sarà quello di valutare le sue azioni. Non c’è spazio per sentimenti personali” a quelle parole, il ragazzo scattò in piedi e strinse i pugni “Non ha nemmeno convocato i Cavalieri! Siamo i suoi consiglieri, la sua famiglia! Che cosa valiamo se egli decide da solo il destino della nostra terra e del nostro popolo?” il suo tono si era fatto più acceso e il suo sguardo era un misto di rabbia ed esasperazione. Nel suo addestramento a Cavaliere Celeste aveva perso più di quanto avrebbe voluto…ma spesso si era detto che quei sacrifici sarebbero valsi ad un bene superiore…ed ora…tutto pareva vanificato in una sola parola: guerra.
Lion alzò il capo ed aspettò che Relance si calmasse: doveva cercare di farlo ragionare a mente lucida “Il motivo di questa sua presa di potere sarà indubbiamente da chiarire…ma ricordati che TU prima di ogni altra cosa sei un Guardiano. Ciò ti rende meno libero di scegliere la tua strada” il ragazzo si sentì punto nel vivo: il suo piccolo amico aveva ragione…c’erano delle priorità da rispettare…delle responsabilità che soltanto lui aveva. Spesso, tutto ciò aveva rischiato di soffocarlo…ed ora, tale consapevolezza stava facendo altrettanto.
Relance cercò di trovare un appiglio per se stesso in quella situazione, ma i suoi pensieri furono scacciati con irruenza da un grido “Proviene dalla stanza di Claire!” urlò il ragazzo.
Con un gesto veloce, Relance prese la sua spada, la legò alla cintola come aveva fatto milioni di volte in passato e si precipitò nel corridoio: questa volta l’avrebbe aiutata.
La porta della ragazza era chiusa dall’interno e il ragazzo cominciò a sentirsi nuovamente impotente come all’interno della grotta…ma scacciò immediatamente quei pensieri ed iniziò a battere violentemente i pugni sul legno.
Improvvisamente, la porta si aprì e, davanti a lui, si parò l’immagine di una ragazza assonnata, con gli occhi semichiusi e il respiro affannato dalla paura. “Che è successo?” le chiese senza esitare un secondo “Come..?” chiese Claire ancora intontita. Relance cominciò a perdere la pazienza “Ti ho sentita urlare! Dimmi che succede?” la ragazza si grattò il capo ed abbassò lo sguardo, come se stesse cercando di ricordare qualcosa di poco nitido “Eh..? Oh…” bofonchiò. Le ci volle qualche secondo per rispondere “Ho fatto un incubo…scusa se ti ho svegliato” disse infine, combattendo contro uno sbadiglio. Relance guardò alle spalle di Claire e vide che, effettivamente, tutto pareva in ordine…infine, i suoi occhi caddero nuovamente sulla ragazza e la scrutarono attentamente: sembrava quasi che fosse rimasta a metà nel mondo dei sogni. Il ragazzo sbuffò “Mi hai fatto prendere un colpo…” le disse, mentre lei gli rivolgeva uno sguardo colpevole. Quando si convinse che Claire stava bene, Relance si diresse nuovamente in camera sua…dove Lion stava già russando di pieno.

Quando l’amico si chiuse la porta alle spalle, Claire tirò un sospiro di sollievo: era riuscita a nascondere in tempo la sua felpa, mettendola al sicuro nel bagno. La ragazza guardò la porticina laterale e rimase per qualche secondo a contemplarla: un brivido freddo le percorse la schiena. Si voltò lentamente verso il suo letto, poggiando la mano destra tremante sulla coperta “Per fortuna non si è accorto che fa troppo caldo per dormire con questa…” sussurrò tra sé. Le dita affusolate strinsero un lembo di lana e la ragazza respirò profondamente…infine, con un gesto veloce, Claire sollevò la coperta, rivelando a se stessa ciò che già sapeva, ma che le era rimasto nella mente come l’immagine fugace di un sogno: il lenzuolo era intriso di sangue.

“Povere bambine…vi sentite perdute?” la voce della donna si rivelava più fredda del pavimento cristallino ad ogni sillaba che ella pronunciava. “Non dovete temere…questa è la vostra casa” Apocalypse sembrava continuare quell’assurdo monologo con se stessa senza curarsi veramente di Alessia e Ylenia, mentre gli sbuffi di fumo salivano e si contorcevano dalla sottile sigaretta.
“Fa terribilmente freddo qui…” parlottò tra sé Alessia, stringendosi tra le sue stesse braccia, nel vano tentativo di riscaldarsi un po’. A quell’affermazione, la donna di fronte a loro assunse un’aria stupita e parve sinceramente addolorata “I Mondi di Cristallo sono interamente fatti di ghiaccio…non mi direte che non è di vostro gradimento” varie note acute componevano il suo assurdo fraseggio. Ylenia era allibita: era convinta che fosse cristallo ciò che le circondava, poiché il pavimento, per quanto freddo fosse, non le bruciava i palmi delle mani.
“Sembrate sorprese, figlie mie” continuò Apocalypse “Ma non dovete. Il ghiaccio che ci circonda è solo il riflesso dei miei sentimenti per voi” sorrise e trasse un’ulteriore boccata dal suo sottile diletto. “E’ completamente matta!” sussurrò Alessia “Shhh!!” le intimò Ylenia, pregando che la donna in kimono non le avesse sentite. La ragazza percepiva di essere in balia di una creatura completamente fuori controllo…quindi, cercò di ragionare con lei, nella speranza di ottenere la sua fiducia e di guadagnarsi almeno la sopravvivenza per qualche tempo: non ne conosceva il motivo, ma era certa che quella creatura non avesse nulla di affidabile.
“Perdonami…” esordì Ylenia con tono un po’ incerto “Non credo di capire quello che stai dicendo…per noi questo luogo è completamente nuovo…” sperò di non aver combinato qualche pasticcio…e attese. La risposta di Apocalypse non si fece aspettare a lungo, ma pareva che la donna fosse abituata a parlare unicamente a se stessa e che le domande di altri le impiegassero più tempo per trovare una risposta “Immagino che nessuno vi abbia ancora detto di essere Guardiane…” Apocalypse fece una breve pausa. “Peccato” decretò con tono addolorato “Ora che lo sapete non avete più un mondo da proteggere…” la donna scosse la cenere con un veloce gesto delle dita “E’ per questo che avete tanto freddo. I vostri errori mi portano a provare astio verso di voi” concluse socchiudendo gli occhi in fessure ancora più sottili.

Il sole si alzò presto, quel giorno…e Razler si risvegliò più silenziosa che mai. Claire entrò nel piccolo bagno ed osservò la felpa che aveva tentato di lavare per buona parte della notte: gli aloni di sangue si vedevano ancora, benché il colore scuro della stoffa li mascherasse abbastanza. La ragazza si guardò la pelle della braccia: era pulita come quando si era alzata dal letto urlando. “Non capisco…” si disse, mentre cercava di comprendere come tutto quel sangue fosse finito sul letto, bagnandole la parte superiore del corpo.
Decise che sarebbe stato meglio lasciare la felpa alla locanda, quel giorno…e, comunque, la temperatura si preannunciava estiva.
Claire uscì dalla stanza con aria pensosa, tanto che non si accorse subito di Relance “Ciao…” il suo saluto venne accompagnato da un mesto sorriso. La ragazza ebbe l’impressione che il cavaliere non avesse chiuso occhio tutta la notte. Claire sorrise a sua volta e, insieme, scesero le scale della locanda: l’area dedicata al ristoro era completamente vuota. Perfino dalla cucina non si percepivano rumori “E’ così presto?” chiese la ragazza, non sapendo effettivamente che ore fossero. Relance alzò le spalle e uscì nel vicolo che dava sulla piazza…Claire lo seguì a ruota “Ehi!” gli urlò un po’ sorpresa: sebbene non lo conoscesse molto, non si sarebbe aspettata un simile comportamento da lui. Il ragazzo camminava a passo spedito, con le mani nelle tasche dei pantaloni e con lo sguardo assorto in direzione dei torrioni del palazzo…quando la ragazza gli fu abbastanza vicino, Relance si fermò di colpo e Claire per poco non lo urtò “Che ti prende?” gli chiese, ma il ragazzo si limitò a scuotere il capo “Devo fare una cosa importante, se vuoi venire dovrai aspettare nella prima sala del castello” le rispose tutto d’un fiato. Infine si mise a correre.
Quando Relance si trovò di fronte al grande cancello, le guardie dapprima gli intimarono l’Alt, ma il ragazzo li ignorò: non aveva certo tempo per queste formalità! E, come già molte volte prima di allora, i due uomini all’ingresso non si fecero pregare troppo per aprirgli immediatamente l’accesso al castello del Drago Celeste: del resto, tutti sapevano chi era Relance, il più influente dell’ordine dei Cavalieri Celesti. Lion rimase indietro e si poggiò di malavoglia sulla spalla di Claire “Garantisco io per lei” sentenziò alle guardie…ma loro ci misero un po’ per fidarsi di quell’esserino, che non aveva niente a che fare con il Lion che tutti conoscevano.
Finalmente dentro al maestoso palazzo, ai due insoliti compagni non rimase altro che attendere il ritorno di Relance…in un’atmosfera di tensione e silenzio.
Il Cavaliere Celeste si apprestò a salire le scale verso la sala del trono: l’intera struttura pareva deserta e, come mai prima di allora, sembrava carica di astio. “Un sentimento simile non si addice al Drago Celeste…” mormorò Relance tra sé mentre percorreva i corridoi di marmo e arazzi, tappezzati di tessuti maestosi e sfarzosi. Quei luoghi gli erano terribilmente familiari, poiché durante il suo apprendistato li aveva percorsi molte volte e gli avevano lasciato un segno profondo nel cuore. Non sempre era stato autorizzato a varcare le soglie delle stanze reali, ma spesso e volentieri aveva ignorato quei divieti, scoprendo presto di poter, in questo modo, crescere assieme ad alcune persone divenute per lui veramente speciali.
L’enorme portone della sala del trono si stagliò improvvisamente di fronte al ragazzo, come se Relance non avesse fatto altro che seguire un percorso all’interno dei suoi sogni e dei suoi ricordi. Le incisioni minuziose nel legno di ciliegio facevano risaltare il simbolo di Razler e di tutta la regione di Olmar: un maestoso drago si contorceva tra gli stipiti e i batocchi in oro massiccio. Anche altre figure erano rappresentate tra le scalfitture e il ragazzo conosceva a memoria la storia che esse raccontavano: la storia dei Cavalieri Celesti è ciò che di più prezioso si deposita nel cuore di chi percorre la difficile strada dell’apprendistato.
“Sono qui per vedere il Re” sentenziò Relance dopo qualche secondo di esitazione di fronte all’entrata. Una guardia rispose in tono intimidatorio “Il Re al momento non può ricevere alcuno. Andatevene!”, ma il ragazzo non si fece spaventare da quella voce profonda e minacciosa, poiché sapeva che almeno la Principessa gli avrebbe concesso udienza. “Allora desidero parlare con la Principessa Vehela!” insistette Relance. A quel punto, solo alcuni attimi di silenzio precedettero la voce femminile che lo invitò ad entrare.
Il ragazzo si fece cauto: il suo istinto gli diceva che c’era qualcosa che non andava in tutta quella situazione e si aspettava che, presto o tardi, la vera natura di quella dichiarazione di guerra si sarebbe rivelata. I suoi sospetti furono confermati appena poggiò il piede all’interno della grande sala: non vi era nessuno, a parte la Principessa sedutasi sul trono con fare soddisfatto e sguardo scuro. Istintivamente, Relance mise la mano sull’elsa della sua spada, preparandosi a reagire al minimo movimento sospetto.
“Relance, mio caro…” la voce della Principessa risuonava atona e distante, mentre rimbombava nell’eco della sala del trono “Perché metti mano alla tua spada? Non vedi che qui non ci siamo altri che noi?” la cadenza delle sue parole si fece più suadente…e il ragazzo si fece sempre più sospettoso. “Vedo, mia Principessa…ed è ciò che mi preoccupa. Dove sono le guardie? E le tue damigelle?” sul volto di Vehela si dipinse un ghigno misto tra disgusto e soddisfazione. Fece qualche passo in avanti e quindi rispose in tono arrogante “Chi ha bisogno di guardie e damigelle quando dispone di forza e potere?” a quelle parole, Relance si convinse che colei che aveva davanti non poteva essere la Principessa di Razler e si preparò a smascherare la creatura che ne aveva preso il posto. “Dov’è il Re?” chiese il ragazzo sfoderando la sua arma e puntandola contro Vehela. La ragazza arrestò i suoi passi e si fece severa in volto “Il Re è troppo debole per regnare su questo mondo…Razler non sarà più la capitale di una singola regione, ma prenderà possesso di tutto ciò che esiste!” appena pronunciata questa frase, Vehela alzò le mani verso il soffitto e si lasciò andare ad una fragorosa quanto inquietante risata.
Relance si fece pronto ad agire: per quanto il corpo fosse quello della Principessa, certamente qualche altra creatura doveva essersi impossessata di lei. Il ragazzo decise, quindi, di recitare un incantesimo di purificazione per benedire la lama della sua spada. “In questo modo” pensò “un solo graffio sarà sufficiente ad allontanare il demone da Vehela…in questo modo potrò combatterlo apertamente e sconfiggerlo”. In un lampo, Relance poggiò la mano sinistra sull’arma e recitò l’antica preghiera di Marleg Calipso, uno dei più potenti maghi bianchi che avessero vissuto negli ultimi millenni. Improvvisamente, la spada si illuminò di una luce intensa e pura, scintillando vistosamente sulla figura sinuosa del leone che vi era incisa “Allontanati da lei, demone!” urlò infine il ragazzo scattando in avanti. Il volto di Vehela si contrasse in una smorfia rabbiosa e i suoi occhi divennero completamente neri “Come osi attaccare la tua principessa!” gridò, ma il suono della sua voce che prima era stato tanto soave si tramutò inaspettatamente in un rantolò furioso.
Un forte bagliore si propagò per tutta la sala del trono quando le due figure si affrontarono: ora alle spalle di Vehela, Relance si chiese se il suo colpo fosse andato a segno. Interminabili secondi lo separarono dalla risposta “Ma bravo” una voce roca e profonda si propagò dietro di lui, gelandogli il sangue nelle vene. “Credi forse che basti separarmi da lei per rovinare il mio piano?” lentamente, il ragazzo si voltò tenendo la guardia alzata: lo spettacolo che gli si parò davanti lo fece sussultare. La Principessa Vehela aveva lo sguardo vuoto rivolto a terra, mentre un rivolo di sangue scendeva sinuoso dal suo braccio riversandosi sul pavimento. Dietro di lei, un omuncolo nero e senza pelle se ne stava ricurvo in avanti, con le lunghe braccia ossute che gli penzolavano dal petto putrido.
“Sei uno spazzino degli inferi…cosa mai speri di fare in questo mondo?” Relance sapeva che sarebbe stato il momento giusto per attaccarlo e finirlo una volta per tutte…ma qualcosa gli diceva che non poteva essere così facile: se Vehela non era riuscita a difendersi da un’infima creatura come quella, probabilmente si prospettava un ulteriore problema all’orizzonte. “Risparmiami la tua retorica, Guardiano! Credi che l’equilibrio del tuo stupido mondo sia così importante? I tuoi sforzi sono vani…è l’universo a contenerlo, dopotutto…” il ragazzo non riusciva a capire il discorso del demone, gli sembrava troppo intelligente per un semplice spazzino inferico…eppure le sue parole non avevano senso “Di che diavolo stai blaterando, misero schiavo?” cercò di provocarlo per estrargli almeno alcune informazioni. “Schiavo? No, non sono più uno schiavo…uno sventurato servo costretto a pulire i pozzi dalle anime e trasportarle sui carri…no…ora mi sono innalzato…ora sono un Famiglio e vivo in simbiosi con la tua…amata Principessa” una risata fragorosa e terrificante accompagnò le parole dell’orrenda creatura, mentre il suo corpo si contorceva e sussultava producendo atroci scricchiolii.
“Non è possibile…” sussurrò Relance: nessuno spazzino poteva riuscire a cambiare il proprio status a quel modo senza un aiuto… “Tu menti. Non possiedi un potere sufficiente per” “Che il potere lo possieda io o meno è solo un dettaglio insignificante! Ora ti mostrerò cosa può fare un demone rigettato dalle più profonde oscurità della terra!” detto questo, il Famiglio si getto nel corpo di Vehela e cominciò a manovrarla come fosse stata nient’altro che un burattino.
La Principessa si animò di un potere oscuro e le sue mani iniziarono a bruciare di fuoco nero mentre si preparava a lanciare gli antichi incantesimi che il demone le ordinava di pronunciare contro Relance. “Vehela!” urlò il Cavaliere, con la vana speranza di portare alla luce il dolce animo della fanciulla. “E’ inutile” disse il Famiglio con tono soddisfatto “ormai di lei non c’è più null’altro che il tuo ricordo!” in quell’istante una magia oscura fu lanciata contro il ragazzo dalle mani affusolate della Principessa. Relance scartò di lato, schivando il colpo senza troppa difficoltà “Il difficile sarà separare quel coso da lei…” sussurrò tra sé e cominciò a formulare un piano per liberare la ragazza.
Il Cavaliere cominciò ad attirare il demone fuori dalla sala del trono e si mise a correre lungo i corridoi del palazzo, cercando un luogo sicuro per formulare un incantesimo di separazione più potente “Accidenti a te Lion, non ci sei mai quando servi” bisbigliò mentre schivava un’altra delle magie oscure lanciate da Vehela. “E’ inutile che scappi! Sei in trappola!” urlò il Famiglio mentre controllava i movimenti perfetti della ragazza.
Improvvisamente, Relance si voltò di scatto e lanciò una magia di luce contro il demone per rallentare la sua corsa, ma questi lo prese in contropiede facendo esplodere una magia di fuoco nero lungo tutto il pavimento del corridoio, provocando un incandescente muro di oscurità. Il ragazzo fu costretto a lanciarsi di lato, ma una seconda esplosione provocò un fortissimo spostamento d’aria, tanto che il Cavaliere venne scaraventato giù dalle scale, fino alla sala principale del castello.
L’impatto con il suolo fu forte “Ahia” bofonchiò Relance con la faccia sul pavimento. Il ragazzo si rialzò lentamente e scosse la testa con forza “E’ inutile che fai tanto il gradasso solo perché non posso colpirti direttamente!” disse, mentre si massaggiava una guancia. “Relance..?” una voce timida lo chiamò cercando di constatare se il Cavaliere fosse ferito o meno. Egli voltò lo sguardo nella sua direzione e vide Claire con aria preoccupata tenere in mano il piccolo Lion, il quale, dal canto suo, inarcava un sopracciglio palesando tutto il suo disappunto.
“Che diavolo hai da guardare, micetto?” lo provocò il ragazzo, ma, proprio in quel momento, un grido disumano si propagò per il castello, mentre la figura della Principessa calò su di lui lanciando un potente incantesimo oscuro. Il braccio di Relance fu rapido e preciso: con un movimento circolare, il ragazzo evocò uno scudo sacro a proteggere se stesso e i suoi amici. La magia del demone si infranse senza conseguenze e la Principessa atterrò con grazia alcuni metri lontano dal gruppo. Sul volto di Vehela si dipinse un sorriso maligno “Ma che bravo…” Relance digrignò i denti “Ora basta giocare…Lion!” con un movimento secco del braccio, il ragazzo chiamò a sé il piccolo leone, che ora si trovava al suo fianco, pronto a combattere. “Mai un attimo di pausa, eh?” scherzò Lion “Per quanto mi riguarda, hai dormito fin troppo” ribatté Relance puntando la spada verso Vehela “Adesso!” gridò infine. Al segnale dell’amico, il leone si concentrò ed espanse la sua aura tanto da divenire una forte luce arancione: in un lampo, questa luce si andò a fondere con la spada del Cavaliere, ora intrisa di un grandissimo potere.
“Che cosa credi di fare?” lo provocò il demone “Non puoi certo toccare la tua Principessa!”. Relance piegò le gambe e si preparò a sferrare un colpo preciso, tanto da essere mortale per il demone e innocuo per Vehela…ma sarebbe servito tutto il potere di Lion per evitare che il filo della lama uccidesse la Principessa…
“Sei uno sciocco…” continuò il Famiglio, ma il ragazzo lo ignorò e, con tutta la velocità di cui disponeva, si scagliò contro di lui per colpirlo. Un forte stridore accompagnò uno scintillio arancione: la spada del Cavaliere aveva passato da parte a parte il ventre della ragazza e si era andata a conficcare sul muro di pietra alle loro spalle.
“Perdonami…” sussurrò il ragazzo, pregando con tutte le proprie forze che i poteri suoi e di Lion fossero stati sufficienti a non provocare alcun dolore alla Principessa, mentre il corpo di Vehela pesava incosciente sulla sua spalla destra.
“Sciocco…” le labbra della ragazza si mossero quasi impercettibilmente mentre il fiato gelido le usciva dalla bocca “Te l’avevo detto che i tuoi sforzi sarebbero stati vani…”. A quelle parole, Relance sgranò gli occhi e il cuore gli smise di battere per un istante, ma non ci fu tempo per la sorpresa…il ragazzo si accorse che un forte calore si stava propagando sotto di lui…improvvisamente, un fuoco oscuro di grande potenza esplose dalle mani di Vehela verso il petto del Cavaliere: il dolore fu indicibile mentre sia le vesti che la pelle di Relance vennero divorate dalle fiamme nere. Come se non bastasse, lo scoppio lo scaraventò contro il colonnato di marmo e l’impatto con la schiena del ragazzo gli ruppe le costole, facendo rimbombare lo scricchiolio delle sue ossa per tutta la sala.

 

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