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Stavano camminando, ormai, da circa un’ora: il paesaggio era immutato, verdeggiante…e la brezza di un periodo estivo ormai alle porte seguiva con brio il piccolo gruppo di viaggiatori. “Allora…da dove hai detto che vieni?” chiese Relance in un momento di particolare silenzio. Claire sorrise: si trovava in testa al gruppo, benché non conoscesse la strada. Quando si trattava di montagna, la ragazza amava tenere un passo svelto, come se stare immersa nella natura le regalasse energia ad ogni respiro. Si voltò, continuando a camminare all’indietro “Non l’ho detto!” rispose ridacchiando. Il ragazzo allargò le braccia fingendo di supplicarla “Manca ancora un bel po’ di strada prima di arrivare a Razler, che ne dici di fare un po’ di conoscenza?” Claire rise ed annuì. Si voltò nuovamente e cominciò a parlare con tono distante “Il mio mondo…si chiama Terra. Per quello che vedo, è molto simile al tuo…” Relance colse un velo di tristezza nelle sue parole e cercò di indagare “Hai un’idea del perché tu sia finita a Liberthium? Insomma…qual è l’ultima cosa che ricordi?” a quel punto Claire si bloccò. Non ci aveva più pensato…ma quelle immagini riaffiorarono come un fiume in piena: le riempirono la mente e le procurarono un capogiro. Vedendola vacillare, Relance la soccorse, ma lei lo allontanò con gentilezza. “Non preoccuparti” disse “Sto bene…era solo un giramento di testa. Tutto qui…” il ragazzo la scrutò, come non fidandosi delle sue parole “Non ricordo molto…solo immagini confuse, pioggia…oscurità…la luna piena. Nient’altro” tagliò corto Claire. Non sapeva fino a che punto poteva fidarsi…benché ne sentisse un gran bisogno, era meglio essere prudenti, per il momento. Sta mentendo. Il messaggio telepatico di Lion arrivò al cervello di Relance come una piccola scossa: quando la ragazza riprese a camminare, dando loro le spalle, il ragazzo pizzicò con forza l’orecchio del piccolo leone. Sentendolo lamentarsi, Claire si voltò e chiese in tono preoccupato “Va tutto bene?” il leone la guardò di sottecchi e rispose digrignando i denti “Certo. Sono stato punto da un insetto” Relance ridacchiò “Un insetto più grosso di te, eh? Beh, ormai non è così difficile” sentendoli litigare nuovamente, la ragazza alzò le spalle e si rimise in cammino. Il ragazzo minacciò con lo sguardo Lion, intimandogli silenziosamente di non rivolgergli più certe frecciate a quel modo.
Il resto del viaggio trascorse tranquillamente…e il rapporto tra Relance e Claire si fece mano a mano più saldo, come se entrambi dividessero la stessa natura…
Appena giunti alla porta ovest di Razler, la ragazza rimase stupita dall’imponenza delle sue mura. Alcune guardie controllavano il passaggio, ma pochi viandanti sceglievano quella via per raggiungere la città: come aveva spiegato Relance, la via ovest non era una delle più accessibili per i commerci e gli spostamenti veloci. Piuttosto, era necessario fare attenzione ai briganti, attratti dalla foresta come copertura per entrare nella capitale. Per questo motivo, le guardie alla porta erano intenzionate ad accertarsi dell’origine e del lignaggio di tutti i viandanti “Identificatevi!” intimò una di loro appena i ragazzi si avvicinarono. Claire si sentì in imbarazzo, senza sapere che cosa dire per non essere sbattuta immediatamente in cella…ma Relance prese velocemente la parola, dimostrando di essere avvezzo a questo tipo di comportamento. “Il mio nome è Relance Leonis Clat e sono uno dei Cavalieri Celesti di sua maestà, Milonio Artemis Draco XIX, re di Olmar” pronunciando queste parole, il ragazzo estrasse la sua spada e la puntò al cielo, in modo che i riflessi del tramonto illuminassero l’effigie del leone che vi era impressa. Claire pensò di trovarsi totalmente fuori posto, soprattutto quando le guardie fecero un profondo in chino davanti a Relance e gli chiesero umilmente se poteva garantire anche per lei. “Ella è una mia protetta” annunciò il ragazzo, senza scomporsi…e le guardie li lasciarono entrare continuando a riverirli.
Appena entrati, la città si presentò come un immenso borgo composto di case e piazze di uno stile che ricordavano a Claire una vaga somiglianza a quello medievale, solo più curato e pulito. Tra gli alti palazzi, le torri e qualche bizzarra costruzione che avrebbe potuto essere un tempio, uno fra tutti era l’edificio più maestoso e alto di tutta Razler: il palazzo reale. “Non riesco a vedere la fine…si confonde con il cielo terso…” Claire, con il naso all’insù, non riusciva a credere ai suoi occhi. “Eheh, già! Il palazzo del Drago Celeste è il più grande di tutta la regione di Olmar!” Relance, dal canto suo, era divertito: nessuno che non abitasse su Liberthium non era stato a Razler almeno una volta, per vedere il grande palazzo. L’effigie del drago era impressa di un colore cobalto su tutti i muri e le bandiere e centinaia di guardie portavano lo stesso stemma sui loro scudi.
La piazza e le vie circostanti erano gremite di gente: la vivacità della capitale era la solita di tutti i giorni, ma pareva che qualcos’altro animasse le persone che si stavano lentamente riunendo attorno al castello…come un fiume in piena, l’intera capitale si ritrovò sotto l’alto balcone dal quale i reali si affacciavano per i loro annunci. In breve tempo, Relance e Claire si ritrovarono circondati da una moltitudine di persone “Che sta succedendo?” chiese la ragazza con un velo di preoccupazione. Il ragazzo si guardò attorno cercando di capirci qualcosa “Non ne sono sicuro…sembra che uno dei membri della famiglia reale stia per affacciarsi dal balcone”. Relance non aveva neppure finito di pronunciare questa frase che una ragazza letteralmente maestosa si affacciò sulla piazza: lunghi capelli neri e setosi le incorniciavano il viso, occhi verdi brillanti scrutavano il popolo, una veste viola scuro omaggiava le sue forme perfette mentre, adorna d’oro e di gioielli, si apprestava a parlare con voce solenne “Miei cari figli…da oggi, la regione di Olmar è in guerra.”
Relance spalancò gli occhi al suono di quelle parole “Non…non è possibile…” balbettò in un sussurro. Lo sguardo vuoto, tenuto fisso sulla principessa Vehela…le braccia lungo i fianchi, senza forza…le dita abbandonate in un sentimento di impotenza. Claire osservava il suo nuovo amico: raramente aveva visto qualcuno tanto sconvolto. Clang. Nuovamente, un suono metallico le fece venire i brividi. Clang clang. Ma non era come la prima volta, fuori dalla caverna: il suono era più forte, più vicino…ancora una volta le braccia le dolevano e se le strinse al petto.
La folla attorno a loro era caduta in un silenzio surreale: tutti fissavano la principessa con occhi vuoti, cercando di comprendere a fondo la sua ultima dichiarazione. Vehela parlò ancora “La vicina regione di Kram ci ha sfidati. E’ tempo che le nostre spade si incrocino nuovamente, dopo lunghi millenni.” Millenni..? Claire non riusciva a credere che un paese in pace da millenni potesse dichiarare guerra con così tanta superficialità. Fu a quel punto che il suo sguardo incrociò quello della principessa: il volto di Vehela si contrasse in una smorfia di disgusto…e, in quel momento, Claire poté vedere per un istante il corpicino scheletrico di una creatura nera appoggiata alla schiena della principessa. Durò solo un secondo, ma la ragazza percepì la sua malignità, la sua profonda oscurità…era come se il suo cuore pulsasse dentro Claire…parole senza significato le biascicarono dentro la testa e la ragazza fu costretta a coprirsi la fronte con una mano.
“E’ tutto” concluse Vehela, abbandonando la folla sottostante e rientrando nel palazzo. Le persone si dispersero rapidamente: molte di loro avevano conosciuto la guerra solo nei libri di favole, mentre gli altri l’avevano vissuta in regioni lontane, prima di rifugiarsi definitivamente nella pacifica regione di Olmar.
Relance si avvicinò a Claire e le poggiò una mano sulla spalla “Vieni, andiamo a mangiare qualcosa di buono!” nulla della sua precedente angoscia gli era rimasta sul viso e, mentre faceva strada attraverso gli intricati cunicoli di Razler, sembrava non essere per nulla turbato dall’annuncio appena fatto dalla principessa. In realtà Relance sapeva che qualcosa non andava: mai i Reali di Olmar avrebbero dichiarato guerra, soprattutto in modo così affrettato…e senza aver richiamato tutti i Cavalieri Celesti a consiglio. Il ragazzo contava di andare a parlare con il re la mattina successiva…certamente sarebbe riuscito a farlo ragionare! O, comunque, si sarebbe fatto spiegare in quale situazione si trovava il regno…inoltre, un altro particolare non gli era chiaro: per quale motivo era stata la principessa Vehela ad annunciare la guerra? Non spettava a lei un simile compito… Relance si diresse verso una locanda vicino alla piccola piazza dedicata all’antico re Ramius: era il suo posto preferito per riposare e rifocillarsi! Lontano dal palazzo reale, poco frequentato da nobili e cavalieri…un posto, insomma, dove non essere notato…e dove poter essere sempre se stesso, senza restrizioni di galateo.
“Eccola qui!” annunciò il ragazzo con orgoglio “La Stella Bianca!” Relance allargò le braccia verso una vecchia locanda di quartiere: aveva un paio di piani, poche finestre, luminosa nella sezione ristoro e completa di voci forti e chiacchiere allegre. A Claire ricordò tanto un piccolo albergo di Costa del Sol… La ragazza seguì a ruota Relance, mentre si avviava con passo sicuro all’interno della locanda: l’atmosfera era tranquilla, molti uomini e donne parlavano ad alta voce e un gran rumore di stoviglie proveniva dalla cucina. Il ragazzo si sedette pesantemente su un’ampia sedia accanto ad un tavolo in legno massiccio, dopodiché si guardò attorno alla ricerca della locandiera, sua amica da parecchi anni. Claire si sedette accanto a lui con circospezione: tutto quel rumore la intontiva non poco… Anche Lion prese posto, andandosi a piazzare, con un piccolo balzo dalla spalla di Relance, nel mezzo del tavolo. Dopo pochi minuti, apparve dalle cucine una signora prosperosa di mezz’età, con un ampio sorriso e braccia forti…pareva conoscere ogni singolo cliente del locale. “Ecco Big Q!” esclamò il ragazzo agitando un braccio nella sua direzione. La donna scorse il gruppetto e si avvicinò loro velocemente “Clat! Sei tornato!” strepitò Big Q con uno dei suoi ampi sorrisi “Quanti guai hai combinato questa volta?” Relance si guardò attorno con un’aria da finto innocente e cercò di difendersi dalle accuse della donnona dai capelli rossi e riccioluti. Big Q aveva preso gusto nell’infastidire il ragazzo, quando si bloccò e scorse Claire, che tentava di farsi piccola piccola in un angolo. “Ah! Ecco perché sei venuto da me! Bada che se ti pesco-” prima che potesse finire la frase, la locandiera fu interrotta da una voce profonda piena di disappunto “Veramente ci sono anch’io” Lion reclamava attenzione dal centro del tavolo, ma Big Q stentava ad accorgersi di lui “Un topo peloso!!!!” strillò infine la donna “Togli questo coso dalla mia tavola!!” continuò senza abbassare il tono della voce. Dal canto suo, Relance avrebbe voluto continuare la presa in giro nei confronti del leone, ma si accorse che l’ora si stava facendo tarda e che Claire pareva piuttosto affaticata. “Mi dispiace davvero non poterti accontentare…ma è Lion, non vedi?” il ragazzo prese il suo amico per la collottola e lo mise davanti agli occhi di Big Q. La donna lo afferrò con forza e lo scrutò per qualche istante “Brutto gattone spelacchiato! Ti sembra questo il modo di salutarmi? Mi hai fatto prendere un colpo!” Lion non si scompose “Anche io sono felice di rivederti, Big Q” la donna lo riappoggiò al tavolo ed esclamò “Cosa diavolo gli è successo?” Relance fu più che felice di riassumerle come Claire l’avesse trasformato in un soldo di cacio. La locandiera fece una smorfia e dichiarò “Avrebbe dovuto rimpicciolire anche il suo ego. Ti porto il solito Relance! Anche per te signorina!” e si avviò nuovamente verso la cucina.
Claire era frastornata, ma quell’ambiente così animato non le dispiaceva affatto…abbassò lo sguardo e si perse per qualche istante ad osservare i profondi tagli sul legno del tavolo: doveva aver visto tante risse… Vedendola assorta nei suoi pensieri, Relance decise di aprire un discorso “Vengo qui da sette anni, ormai…” ammise, guardandosi attorno distrattamente “Big Q mi ha praticamente adottato! Ero un marmocchio quando decisi di tentare di entrare nei Cavalieri Celesti…non avendo un posto dove stare, lei mi accolse nella sua locanda…ma non lavoravo molto!” il ragazzo rise di gusto, senza una punta di pentimento nella voce. Claire alzò gli occhi verso di lui e gli chiese incuriosita “Che cosa sono i Cavalieri Celesti?” il ragazzo la osservò e le rivolse un paio di occhi pieni di orgoglio “Sono la famiglia del re. La cerchia di cavalieri più stretta intorno a lui…siamo consiglieri, combattenti, amici…fratelli…serviamo il nostro re per risolvere controversie dentro e fuori Olmar, per salvaguardare la pace…per proteggere la famiglia reale e i suoi sudditi” la ragazza gli sorrise con gioia sincera “Sembra bellissimo…” per un istante immaginò Relance con un’armatura lucente e lo sguardo fiero sopra ad un bellissimo cavallo bianco. Una persona tanto importante…perché si era interessato a lei? Claire pensò che la domanda fosse fuori luogo, così decise di porne un’altra “Come mai sei voluto entrare nei Cavalieri Celesti?” il ragazzo, aspettandosi una simile domanda, sorrise malinconicamente “I miei genitori…sono pescatori nella piccola regione di Palinor, confinante con Olmar…non avendo molte possibilità economiche, pensai che avrei tolto loro un peso venendo a Razler…diventando cavaliere, credevo che avrei potuto offrire un futuro migliore per tutti…” Claire lo guardò sorridendo: era davvero un ragazzo altruista… “E ci sei riuscito?” gli chiese, aspettandosi per certa una risposta positiva. Relance sorrise di nuovo con malinconia e scosse lievemente la testa “Beh, io” cominciò, ma proprio in quel momento arrivarono degli abbondanti piatti ricchi di carne, adorni di salse che la ragazza non conosceva, alcune verdure dai colori violacei e blu ed infine dell’ottimo pane nero. “Pancia mia fatti castello!” esultò Relance…in effetti, anche Claire era dello stesso avviso. Si sentiva affamata e quelle pietanze avevano un ottimo aspetto! Non che un profumo davvero invitante… Anche Lion cercò di avere la sua parte, azzannando una bistecca con l’osso: purtroppo era un po’ pesante e il piccolo leone riuscì goffamente a trascinarla sul ciglio del tavolo. “Serve una mano?” lo motteggiò Relance. Claire rise e Lion lo ignorò…il discorso precedente si perse in altre chiacchiere: in fondo erano tutti troppo stanchi per ragionare in conversazioni pesanti o tristi…inoltre, il cibo su cui si erano fiondati con tanta foga era troppo buono per sentirsi abbattuti.
Nemmeno la guerra fu motivo di dialogo per tutta la serata: sebbene gli abitanti di Razler avessero compreso quel giorno stesso che i periodi futuri sarebbero stati molto difficili, nessuno in quella locanda pareva curarsene. Era una specie di isola felice, al di fuori del mondo…un posto sicuro e tranquillo dove rifugiarsi quando si ha troppa paura, quando non si sa cosa ci aspetta…quando si è troppo stanchi e si vuole solo chiudere gli occhi e riposare. La Stella Bianca…un posto simile alle braccia di una madre…
Finita la cena, Relance prenotò due stanze al piano superiore della locanda, così da permettere a tutti di riposare tranquillamente quella notte. Il ragazzo e Lion scelsero la stanza in fondo al corridoio, mentre Claire si sistemò in quella accanto: non era male, piccola ma accogliente. Un letto a castello, un bagnetto con il minimo indispensabile e una scrivania sotto la finestra. La ragazza si sedé pesantemente sul materasso, come se, oltre al suo peso, dovesse trasportare qualcos’altro dentro di sé…qualcosa che le risucchiava energia e la stancava terribilmente.
Claire cercò di fare mente locale e di ricostruire il puzzle degli ultimi avvenimenti: la Terra…era probabilmente distrutta; quelle tre ragazze che le avevano parlato…parevano tre esseri di uno stesso corpo; Liberthium…era un mondo che non conosceva, chissà quanto lontano dalla Terra; le sue amiche…avevano avuto la fortuna di incontrare qualcuno che avrebbe potuto proteggerle, ma non poteva essere certa che stessero bene; Relance e Lion…erano due tipi strani, che ancora non le avevano detto tutto ciò che sapevano, ma erano dei tipi in gamba; infine…
Clang. “Ancora quel suono orribile…” sussurrò Claire…non voleva chiedere a se stessa che cosa fosse, poiché temeva la risposta…e, ancora una volta, le braccia le dolevano fin dentro nelle ossa.
La ragazza decise di coricarsi e di cercare di prendere sonno: forse un po’ di riposo l’avrebbe aiutata a capire qualcosa di tutta quella situazione: aveva degli elementi, certo…ma niente sembrava combaciare con qualcosa di concreto…insomma, non aveva la più pallida idea di dove iniziare.
A poco a poco, un lieve torpore l’avvolse…e il sonno la prese con sé. Claire avrebbe desiderato di dormire senza sognare, sebbene per tanto tempo notti simili le avevano reso la vita difficile…eppure, quella volta avrebbe preferito non fare sogni…perché era certa che si sarebbero tramutati in incubi.
Quando Ylenia aprì nuovamente gli occhi, lo spettacolo che le si presentò davanti era gelido come il ghiaccio: pareti cristalline, pavimento di roccia nuda, colonne brillanti come il diamante. La sala era enorme e i pilastri che la contornavano erano almeno una ventina. “Dove mi trovo..?” sussurrò…aveva la mente ancora confusa: si chiese se la visione di quel lupo, Kirame, non fosse stata solo un sogno. “Yle..?” una voce dietro di lei la riportò alla realtà: Alessia era stesa per terra e si stava rialzando lentamente, guardandosi intorno con la stessa aria confusa. “Dove siamo?” le chiese, seppur non aspettandosi una risposta.
“Benvenute…nei Mondi di Cristallo” una voce di donna, oscura e glaciale, penetrò loro nelle orecchie. Proveniva dal fondo della sala: le ragazze aguzzarono la vista per tentare di scorgere chiunque avesse appena parlato. Improvvisamente, la stanza stessa si contrasse e si accorciò ad una velocità pazzesca, facendo perdere loro l’orientamento.
“Non abbiate paura, bambine” Ylenia e Alessia si voltarono di scatto: davanti a loro, seduta su un maestoso trono di cristallo, una donna bellissima le scrutava: portava un kimono di seta blu scuro, con ricami azzurri che sfumavano verso l’alto, sotto di esso si intravedevano molteplici altri capi di seta che si chiudevano in un onda variopinta sui suoi piedi. Aveva la pelle color perla e i capelli acquamarina erano raccolti sul suo capo in un’intricata acconciatura di fermagli e pendenti. Gli occhi grigi si chiudevano in una fessura, mentre le sue piccole mani preparavano una sigaretta lunga e sottilissima che la donna sistemò in un sostegno di legno nero prima di portarsela alla bocca.
“Tu…chi sei..?” chiese Alessia quasi senza fiato, accorgendosi solo in quel momento di avere molto freddo. “Ho molti nomi…ma voi…potete chiamarmi Apocalypse.”
“Che cosa ci fai qui?!” di nuovo quell’urlo…sto di nuovo urlando…? “Vattene…” la sua voce…così ansante…no, basta! Non voglio vedere di nuovo tutto quel sangue sul suo volto… “Non me ne vado senza di te!!!” non posso… “Non puoi fare niente per me…non sono qui per sbaglio…” non è vero…non può essere… “Non ci credo! Non sei un’anima dannata…” il suo sorriso…è così triste… “Perdonami…” che cosa hai fatto..? “Per cosa..?” la sua carezza… “Non ho mantenuto la nostra promessa…”
Cos’è questa luce? Una croce d’argento…
Chi è quella bambina..? Nibelhim…
Quel rumore…è così forte qui…di nuovo quel rumore…Clang…AAAAAAAHHHH!!!
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