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“Perché?! PERCHE’?!” Relance urlava battendo i pugni contro la parete rocciosa “Non si apre!! Non c’è niente qui!!!” dopo che Claire era sparita oltre il muro, il ragazzo aveva tentato di seguirla, ma una forza oscura l’aveva respinto e la voragine aperta in precedenza si era richiusa velocemente. Ora Relance stava setacciando ogni centimetro davanti a lui, con occhi e mani protesi su ogni piccola crepa, ogni fessura, ogni granello di polvere…ma nulla poteva far pensare che fosse nuovamente possibile creare un passaggio: la sua angoscia saliva, mentre pensava a quali orribili cose sarebbero potute capitare a Claire in quei minuti che sembravano interminabili. “Calmati Relance” la voce di Lion pareva oltremodo fastidiosa in quelle circostanze “Non dirmi di calmarmi!! Non possiamo lasciarla lì dentro! Dobbiamo fare qualcosa!” il piccolo leone svolazzò debolmente e si appoggiò al suolo. Mosse qualche passo verso la roccia e sospirò “Non hai pensato che, forse, lei non vuole affatto essere seguita?” Relance si bloccò di scatto: che diavolo stava farfugliando? Aveva forse importanza quello che voleva? Era in pericolo! Lion grattò con le unghie sottili sulla parete “Quella ragazza…è una Guardiana.” Sentenziò con voce profonda. Il ragazzo abbassò le braccia, prima puntate contro la roccia…lentamente si voltò verso l’amico e lo fissò con freddezza, rimproverandogli di aver aspettato tanto a dirglielo. “Mi dispiace Relance, dovevo esserne completamente sicuro…anche perché…” “Cosa?” lo incalzò il compagno, intenzionato a farsi rivelare ogni pensiero “Temo che si tratti di una creatura spezzata…” Il ragazzo pareva non capire le parole di Lion: spezzata..? Cosa si era spezzato in lei..? Relance mosse alcuni passi verso il piccolo leone, portando in petto una domanda…ma un gorgoglio alle sue spalle lo fece girare di scatto.
“Voglio i Guardiani” sillabò la ragazza bendata, oltre il vetro dell’aeronave. Alessia indietreggiò spaventata “Cos…cos’è quello?” Vincent si affrettò a porsi tra lei e il gigantesco insetto: con un balzo e un gesto veloce, si mise davanti ad Alessia e puntò la pistola contro la creatura minacciosa.
La creatura rise, mentre l’enorme insetto cominciò a grattare con le grosse unghie contro la lastra: lo stridio si rivelò insopportabile, tanto che costrinse la maggior parte dei presenti a coprirsi le orecchie con le mani.
“3…2…1…Attivazione!” gridò Reeve e, nello stesso istante, una bolla d’aria cominciò a formarsi intorno all’aeronave, partendo dal rivestimento principale e spingendo verso l’esterno. L’insetto, a causa della pressione, fu costretto a lasciare la presa e venne scaraventato lontano.
Un forte rumore sordo accompagnò lo stabilizzarsi della bolla, a circa 4 metri dalla superficie esterna dell’aeronave. “Da questo momento in poi, avete circa 12 ore di autonomia là fuori, sempre che i macchinari continuino a funzionare a dovere…quindi muovete quel dannato paraurti che vi ritrovate e togliete quegli schifosi insetti dalle MIE navi!!!” urlò Cid, accompagnando le sue parole con gesti poco decorosi. Vincent raggiunse gli altri e, insieme, si diressero verso coperta.
Ylenia stava ancora cercando di ricomporre le idee quando Reeve le si accostò e, coprendosi malamente la bocca col palmo della mano, le sussurrò “E’ piuttosto suscettibile riguardo alla sue invenzioni” la ragazza fece una faccia stralunata e scherzò con lui “Non me ne ero accorta, no no!”
“Che cosa ci fai qui?!” urlò Claire, una volta entrata nella voragine oscura…trascinata dal grosso carro che trasportava corpi mutilati e anime in pena. La persona a cui si era rivolta non era più visibile, ma lei sapeva che si trovava tra tutti quegli esseri, mentre il carro continuava, impassibile la sua avanzata. Il paesaggio intorno a Claire non aveva importanza: in quel momento non era interessata a dove si trovasse…lei lo sapeva già…ci era già stata una volta…e aveva imparato che i Carri dei Morti conducono i dannati nel cuore degli Inferi. Forse qualcuno aveva aperto un passaggio in quella grotta…per tentare di evocare dei demoni, magari…e così il Carro aveva seguito una strada che non era la sua e aveva cercato di uscire aggrappandosi a ciò che aveva trovato dall’altra parte. Ma il grosso scheletro che trascinava quel macabro trasporto si era reso conto che la via non era esatta e aveva deciso di fare dietro front…e Claire l’aveva seguito.
Non ricevendo alcuna risposta alla sua domanda, la ragazza si gettò tra i corpi e arrancò verso il punto dove aveva visto il volto di quella persona: gli esseri intrappolati tra le ante del carro cominciarono a lamentarsi disperati, aggrappandosi a Claire e implorandola di portarli lontano da lì. La maggior parte di loro aveva la metà degli arti…oppure non aveva gli occhi…o la carne del viso era stata bruciata…il sangue si sprecava in una lunga scia.
La ragazza continuò ad avanzare, incurante della fatica e dell’aria sempre più pesante che stava respirando…e poi la vide: la persona era incastrata in un angolo del Carro.
Il gorgoglio aveva emesso una sostanza liquida nera che traboccava dalla parete di roccia: Relance strinse a se la sua spada, pronto ad intervenire in qualsiasi evenienza. Il liquido nero cominciò a risalire la parete, disegnando uno strano ed intricato simbolo per buona parte dell’estensione del muro. “E’ un sigillo!” disse stupito Lion “Presto, dobbiamo” ma la sua frase venne interrotta dall’emergere della figura di Claire dallo stesso punto da cui era fuoriuscito il liquido.
La ragazza era grondante di sangue, il suo viso era oscurato da un’aria tetra e, allo stesso tempo, malinconica: non si voltò nemmeno verso Relance, bensì cominciò lentamente a camminare verso l’uscita della grotta…le mani strette in pugni doloranti. “Aspetta!” le gridò il ragazzo, cominciando ad inseguirla. Claire si fermò, ma non si voltò “Ho sigillato il passaggio, non sarà più un problema per nessuno” sentenziò con voce atona “Cosa? …ma tu come stai? Che ti è successo?” le chiese Relance portandosi davanti a lei e cercando di guardarla in viso, ma gli occhi di Claire erano puntati verso il basso e la ragazza non accennava a rispondere. Il ragazzo, allora, rincarò la dose “Sei stata un’incosciente, gettarti così in mezzo a quel passaggio! Avresti potuto” “Come conoscevi il sigillo? Chi ti ha insegnato quel rituale oscuro?” lo interruppe Lion con voce severa. Relance fulminò l’amico con lo sguardo, chiedendosi perché, invece di rimpicciolirlo, Claire non lo avesse reso muto! “Ha forse importanza, leone?” chiese la ragazza in tono di sfida. “Lion, ma che diavolo” “Rispondi alla mia domanda!” ruggì ancora il piccolo leone. Claire, allora, urlò con tutto il fiato che aveva in corpo “CHI DIAVOLO SEI TU PER DIRMI QUELLO CHE DEVO FARE?! Lasciami in pace!!!! …e anche TU!!!” si rivolse poi a Relance spostandolo con un braccio. Infine corse fuori dalla grotta. Il ragazzo cercò di seguirla, ma Lion gli intimò di fermarsi “Aspetta” l’amico si voltò, ma pareva intenzionato ad ignorarlo “Ascoltami Relance, tu sei un Guardiano e come tale devi fare ciò che è giusto. Quella ragazza è pericolosa” il ragazzo si portò le mani nei capelli e sbraitò esasperato “Ma se prima hai detto che anche lei è una Guardiana?!” il piccolo leone frullò le deboli ali e si portò all’altezza del viso dell’amico “Sì, lo è, ma ho anche detto che è una creatura spezzata…ovvero, il suo essere è stato diviso tra Spirito, Anima e Corpo…una volta ricomposto, però, le parti riaffiorano una alla volta, lentamente…” Relance fissò Lion e lasciò che si posasse sulle sue mani “Per il momento, è riaffiorato in lei solo ciò che rappresenta la sua oscurità.”
Il combattimento stava ormai procedendo da più di due ore…dalle cuccette si percepivano solo suoni lontani di esplosioni e collisioni…ma non si poteva vedere nulla di ciò che stava accadendo in coperta. Ylenia e Alessia erano tornate nel loro alloggio e stavano cercando di scaricare un po’ di tensione “Secondo te stanno lanciando molte magie?” chiedeva Alessia ogni tanto “Sicuramente” rispondeva Ylenia senza prestare molta attenzione.
Improvvisamente, un’altra forte scossa attraversò la nave e le luci sfarfallarono per alcuni istanti “Che sta succedendo?” chiese Alessia quasi d’istinto. L’amica non sapeva che risponderle e si guardò attorno: la luce lampeggiante rossa continuava a funzionare, segnalando l’allarme lanciato due ore prima. “Andiamo a vedere?” disse Ylenia, non sapendo più cosa fare. La sua compagna si alzò in pedi ed annuì: insieme percorsero un paio di corridoi, cercando qualcuno che potesse dare loro delle informazioni…ma ogni stanza pareva deserta. “Torniamo in plancia?” chiese ancora Ylenia, ma Alessia le fece una faccia supplichevole: non voleva tornare là dentro, la vista di quelle creature e della Terra divenuta un immenso deserto le mettevano angoscia.
“Presto! Dobbiamo andarli ad avvertire!” la voce di Yuna fece voltare le ragazze “Quanto tempo abbiamo?” chiese Garnet visibilmente preoccupata “Il meno possibile!” le rispose la compagna correndo verso un altro corridoio. Ylenia e Alessia le seguirono “Che sta succedendo?” chiese la seconda, cercando di farsi sentire. Yuna stava per salire le scale “Ci stiamo avvicinando ad un pericoloso vortice! Una forza ci sta trascinando dentro! Se Cid non riuscirà a cambiare la rotta, la Bolla Campo verrà infranta e tutti quelli che si trovano in coperta moriranno!” la ragazza era quasi arrivata alla botola in cima alle scale quando una scossa, molto più forte della precedente, le fece perdere l’equilibrio e battere la testa contro uno dei gradini. Il suo corpo privo di sensi ruzzolò ai piedi di Garnet “Yuna!!” urlò l’amica prendendola tra le braccia “Che diavolo!” anche Ylenia e Alessia erano cadute a terra: molte altre piccole scosse stavano attraversando l’aeronave. Garnet accarezzò i capelli dell’amica, poggiandole la testa sulle sue ginocchia “La forza che ci sta trascinando all’interno del vortice è troppo potente…Cid sta cercando di combatterla, ma la struttura rischia di non reggere…” la ragazza guardò con sguardo disperato la botola sulla cima delle scale “Ci andiamo noi!” disse Alessia, interpretando il suo pensiero “Giusto! Tu pensa alla tua amica! Li avvertiremo noi del pericolo!” continuò Ylenia. Mentre dicevano questo, le ragazze erano già a metà della scala.
“Accidenti, stanno cominciando a diventare troppi” Squall aveva estratto il suo gunblade e stava tagliuzzando un insetto dietro l’altro. Cloud, accanto a lui, non era da meno, mentre la sua bustersword fendeva l’aria con una leggerezza inimmaginabile. “So cosa vuoi dire” gli rispose “credo sia la vecchiaia” il ragazzo fece roteare la lama sopra la testa e scongiurò un attacco dall’alto. Squall corse verso una creatura appollaiata sul ciglio dell’aeronave, saltò sollevando la sua arma con le braccia e cercò di tagliare un’ala al grosso insetto. Questi, però, si accorse del suo assalitore e con un colpo di coda, lunga e viscida, cercò di scaraventarlo a terra: Squall non si lasciò sorprendere, atterrò sul lembo di carne nera e si diede la spinta con le gambe per evitare il colpo. Una volta con i piedi sull’aeronave, il ragazzo caricò di forza centrifuga il gublade roteando su se stesso e colpì in piena pancia il grosso animale. In un turbinio nero, sia lui che colei che lo cavalcava, sparirono nel nulla “Non è il mio caso” rispose infine Squall, continuando lo scambio di battute. “Piantatela di bighellonare!! E mettetevi a lavorare!” un colpo di frusta improvviso come un fulmine a ciel sereno provocò una grossa ferita sull’occhio di uno degli insetti più grandi. Una ragazza bionda stava dando il massimo di sé nella lotta e pareva tenere in scacco non solo i suoi avversari, ma anche i suoi alleati. “Quistis!” gridò una ragazza bruna da un altro lato del campo di battaglia “Chi è che starebbe bighellonando?!” la ragazza usava le arti marziali con una maestria incredibile, evitando innumerevoli colpi e elargendone altrettanti. “Tifa, non mi interrompere!!” le rispose di rimando Quistis, mentre un lampo rosso volteggiava sopra le loro teste e sparava proiettili a raffica verso tutti gli insetti più lontani.
Quando la prima scossa arrivò, buona parte dello Sciame dell’Apocalisse si ritrasse e si staccò dall’aeronave “Che sta succedendo?” gridò Squall “Plancia, mi sentite?” il suo fiato era rivolto verso un piccolo microfono legato al polso, ma le parole sembravano non arrivare a destinazione.
“Tornano all’attacco!” urlò Cloud, notando un’altra ondata di insetti caricare verso di loro.
La seconda scossa fu ancora più violenta e molte creature si disintegrarono con essa: Squall e i suoi compagni persero l’equilibrio e rimasero a terra per qualche istante, mentre altre scosse di assestamento scuotevano l’intera struttura.
Alessia fu la prima ad emergere dalla botola: lo spettacolo che le si presentò davanti era quanto di più raccapricciante avesse mai visto. Centinaia…migliaia di grossi insetti fluttuavano sopra di loro e tutt’intorno a loro…sembravano confusi, infuriati, completamente folli…e stavano cominciando ad andare l’uno contro l’altro. Portando lo sguardo verso il pavimento, poi, la ragazza vide molti uomini e donne a terra che, lentamente e doloranti, si stavano rialzando. Quando entrambe furono uscite, un omone grosso e dalla pelle scura urlò nella loro direzione “Che diavolo ci fate qui??!! Andatevene subito!!!!” con i palmi delle mani attorno alla bocca, Alessia cerco di farsi sentire il più forte possibile “Abbiamo un messaggio per voi! Dovete andarvene subito da qui! La Bolla sta per saltare!” a quelle parole, Squall cominciò a ordinare la ritirata ad ognuno dei suoi compagni. “Ale…guarda…” Ylenia strattonò l’amica per la manica e le indicò un punto indefinito verso lo Sciame. “Che cosa?” le rispose Alessia senza capire cosa stesse cercando di dirle. “I loro occhi…” solo in quel momento la ragazza comprese che la sua amica non stava indicando nulla di particolare, ma voleva farle notare come ognuno degli insetti, ora, era fermo immobile…teso fino all’inverosimile…e le fissava con occhi gialli e penetranti…
Un’altra scossa improvvisa squassò l’aeronave e scaraventò i suoi occupanti lontani dal punto in cui si trovavano: in un attimo lo Sciame dell’Apocalisse si mosse, portandosi compatto lontano dalla struttura. Pareva che stessero seguendo una rotta precisa e si stessero dirigendo uniti verso un punto specifico, come tante zanzare verso una lanterna. Quando Ylenia ebbe la forza di rialzarsi, il muro di oscurità formato dagli insetti era scomparso e lei poté vedere di fronte a sé una decina di navi identiche a quella su cui erano attualmente “Ce ne sono altre..?” sussurrò tra sé, ma il suo stupore fu nulla in confronto al sentimento che la pervase quando Alessia la chiamò “Yle…quello…è il vortice..?” terrore puro fu l’unica cosa che riuscì a provare.
Un enorme vortice di luce gialla e arancione stava risucchiando lo spazio conosciuto, come un vorace divoratore inghiottiva tutto ciò che aveva la sfortuna di essergli accanto…e più risucchiava, più si ingrandiva…anche lo Sciame dell’Apocalisse veniva ingurgitato da quella gigantesca bocca di fuoco.
“Andiamo via di qui, forza!” urlò Squall verso Ylenia e Alessia: la Bolla Campo si stava pericolosamente contraendo a causa della pressione che esercitava la forza divoratrice del vortice. Se non l’avessero tolta prima che fosse implosa, la bolla avrebbe sgretolato l’intera aeronave.
Il gruppo al completo si fiondò letteralmente all’interno della botola, mentre le trasmittenti che avevano ai polsi ripresero a funzionare con ronzio sonoro. “Siamo dentro!” sbottò con forza Quistis rivolgendosi al polso: lo sportello si sigillò con un rumore metallico e la Bolla Campo fu dissolta nel giro di qualche minuto.
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