Claire's Chronicles
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Go Dream II
Capitolo 3: Coloro Che Vengono Da Lontano

“Non possiamo continuare oltre! Dobbiamo raggiungere la nave!” urlò Vincent a Caith Sith, mentre entrambi cercavano di fermare l’avanzata di ragazzini bendati che, una volta distrutti, si moltiplicavano sempre di più. Durante la battaglia, la pioggia cadeva insistente…quasi a voler cancellare ogni residuo delle tracce di coloro che ridevano…ridevano ad ogni piccolo granello di Terra che veniva inghiottito per sempre.
Tuttavia…pareva che nulla potesse arrestare il loro continuo proliferare.
“Mettiamo in salvo le ragazze e fuggiamo! Dobbiamo avvertire il capitano!” rispose il piccolo gatto robot, intento a schivare i colpi di uno dei ragazzi. Fu in quel preciso momento che Vincent smise di sparare, diede un ultimo sguardo ai suoi nemici e balzò all’indietro, avvolgendo Ylenia e Alessia in un turbinio rosso. “Io porto loro. Ricorda il protocollo. Ci vediamo alla base.” Sentenziò la sua voce mentre si allontanava ad ampi balzi, cercando di raggiungere il porto.

“Vento…” pensò Martina “C’è vento…” gli occhi chiusi, solo la pelle poteva percepire il contesto in cui si trovava “E sole…un sole caldo…”. Si mosse, quasi a rallentatore alzò un braccio portando una mano verso il suo viso, cercando di proteggere gli occhi. Con lentezza, cominciò ad aprire le palpebre: sentì un forte bruciore penetrarle in tutto il corpo. Attorno a lei solo il nulla. Un cielo completamente azzurro e un unico pilastro di terra a cui erano appoggiati i suoi piedi. Quello spettacolo le mozzò il fiato.
“No.” Disse una voce…una voce molto familiare. “Non è questo il potere che ti è concesso al momento.” Continuò. Un rombo sordo accompagnò il tremore di tutto ciò che poteva vedere: abbassò lo sguardo verso l’eterno baratro. Soffocò l’urlo che le salì dalla gola solo per il terrore di sentire se stessa ancora in vita…non poteva esserlo…non voleva morire così.
Un oceano immenso saliva a tutta velocità sotto di lei…Martina aprì la bocca per prendere fiato, ma l’acqua gelida superò la terra e la sommerse in un istante.
La ragazza annaspò…credette di stare per soffocare…mosse le braccia per cercare di nuotare verso la superficie, mentre l’acqua intorno a lei si scuriva sempre di più…purtroppo, si accorse bene presto di non poter muovere le gambe: come se fossero ancorati a terra, i suoi piedi rimasero immobili anche quando il panico ordinò loro di nuotare.
“Non puoi.” Ancora quella voce si intromise nella sua mente. “Non avere paura.” Continuò…ma pareva che provenisse da un’altra angolazione. Martina si arrestò…non stava soffocando…ma nemmeno respirando…portò lo sguardo davanti a sé e si perse nel buio.
Lentamente, tre figure cominciarono a prendere forma: parevano tre ragazze…mentre si delineavano, vide che quella a destra portava un abito bianco e lunghissimi capelli sciolti; quella al centro non aveva volto e indossava una specie di divisa militare; della terza di distingueva solo un ghigno malefico e il lungo mantello nero che l’avvolgeva.
“Non sarai sorpresa di vederci?” disse quest’ultima. Le ragazze erano incatenate al buio…come se stessero per essere consumate…quella centrale si trovava a testa in giù e parlò subito dopo “Hai trovato le scale di sangue.” Sentenziò. La fanciulla a destra parlò per ultima, mentre i capelli le coprivano gli occhi “Non possiamo darti subito il potere. Dovrai averne una parte alla volta.”
“Incredibile…hanno tutte la stessa voce!” pensò Martina…ma quella frase rimbombò per l’intera area. “Certo!” urlò la figura sulla sinistra “Siamo tutte la stessa persona!” fu la ragazza al centro a zittirla. “Prendi il potere dell’oscurità, è tutto ciò che avrai ora.”
Martina non riusciva a capire…doveva controllare l’oscurità..? O sarebbe stato il buio a controllarla?
“Ottima domanda!” rise la ragazza sulla sinistra. Le sue risa forarono i timpani a Martina…fu costretta a chiudere gli occhi dal dolore…dal dolore che proveniva da…dal suo cuore…ancora una volta…

Ylenia e Alessia si trovavano insieme in una delle cabine dell’aeronave che era salpata dal porto di Venezia giusto un’ora prima. Erano entrambe preoccupate per la sorte della città…ma, più di tutto, per la sorte della loro amica. La stanza era arredata con oggetti essenziali: un letto a castello, una scrivania, un piccolo armadio e una finestrella che però era oscurata.
Alessia giocava nervosamente con la collana d’argento che portava al collo: Vincent le aveva trascinate di peso lontano dal collegio e da quel momento non avevano più avuto notizie di nessuna delle altre ragazze che abitavano con loro.
Ylenia fissava il vuoto, cercando di ricomporre i fatti che erano accaduti, ma una volta salite su quella nave, tutti le avevano ignorate e si erano limitati a sbraitare ordini a destra e a sinistra, come se stesse per avverarsi la fine del mondo.
Improvvisamente, un lieve bussare alla porta fece sussultare le due ragazze: entrambe si guardarono…non avevano detto una parola da parecchi minuti e quel silenzio irreale che le circondava le aveva quasi spente dentro.
Bussarono ancora. Alessia si riscosse per un attimo “Avanti” disse senza troppa convinzione. Un ragazzo biondo si presentò davanti a loro: aveva uno sguardo incredibilmente malinconico che traspariva da due grandi occhi azzurri, quasi completamente chiusi in una triste fessura.
Alessia lo conosceva, il suo nome era Cloud Strife. Il ragazzo si guardò distrattamente attorno, come cercando qualcosa che si aspettava dovesse essere proprio lì. Poi guardò le due amiche e chiese loro con tono distante “Claire non è con voi?”

Ancora una volta, Martina si risvegliò senza essere andata a dormire “Sta diventando un vizio…” sussurrò con voce impastata. Era distesa su un pavimento polveroso e aveva tutti i muscoli indolenziti. Si rialzò a fatica lamentandosi ad ogni movimento…si guardò attorno, ma non vide altro che mura di terra e un soffitto roccioso. “Sono in una caverna…fantastico…davvero coerente…” bofonchiò la ragazza massaggiandosi la testa con la mano destra.
Si mise in piedi e, barcollando leggermente, fece qualche passo verso una parete illuminata: un raggio di sole penetrava da un pertugio minuscolo sul soffitto, regalando un’atmosfera rilassante e misteriosa. Martina si lasciò lievemente andare, respirando profondamente e cercando di ricomporre tutte le informazioni che aveva. Incrociò le braccia sul petto e si mise a fissare il raggio di sole, immersa in pensieri distanti…
Improvvisamente, si rese conto di non essere sola lì dentro: dei passi leggeri si avvicinavano, accompagnati da movimenti felpati e cadenzati. La ragazza si voltò, ma non vide nessuno.
“Sei sicuro che si trovi qui dentro?” una voce giovane, proveniente da un cunicolo verso il fondo della caverna, parlò in tono scherzoso “Ti ho mai dato modo di dubitare di me?” chiese una seconda voce, molto profonda, quasi raschiata…ma allo stesso tempo molto possente.
Una risata divertita si propagò attraverso le pareti “Ahahahah! Devo proprio rispondere?” Martina non sapeva che fare…non c’erano molti posti dove nascondersi e si trovava in un vicolo cieco. La ragazza mosse qualche passo verso le voci, ma era incerta…non sapeva cosa aspettarsi.
Dopo pochi istanti, dal buio emersero due figure distinte: un ragazzo alto, con capelli castani che indossava una maglietta bianca e dei pantaloni di pelle; al suo fianco, un grosso leone alato ruggiva infastidito dai suoi motteggi.
Martina deglutì esasperata: possibile che capitassero tutte a lei? Demoni, mostri, poteri oscuri…e ora anche questo? Non desiderava altro che stare tranquilla per cinque minuti…
Quasi a confermare le sue preoccupazioni, appena si accorsero di non essere soli, i due compagni si bloccarono e la fissarono per interminabili istanti. La ragazza indietreggiò leggermente, indecisa sul da farsi…ma fu il leone a prendere l’iniziativa. Il grosso animale si abbassò, spiegò leggermente le ali e digrignò i denti, cominciando a ruggire. “Lion, che stai facendo?” chiese il ragazzo visibilmente sorpreso, ma il leone non rispose…anzi, con uno scatto veloce si lanciò in avanti, pronto ad azzannare la ragazza.
Fu un attimo: un solo istante separò gli artigli di Lion dalla gola di Martina…un unico momento in cui la ragazza riuscì a formulare un solo pensiero “Sei troppo grosso!!! Aaaaah!!”

“Claire?” chiese Ylenia un po’ confusa. Non capiva di chi stesse parlando…Cloud rimase a fissarla qualche istante, come se non fosse propriamente presente alla conversazione. Si intromise Alessia, visibilmente nervosa “Vuoi dire Martina?” il ragazzo spostò lo sguardo verso di lei e annuì lentamente. “Pensavamo fosse con voi!” esordì Ylenia a metà tra l’indispettito e il terrorizzato. Cosa voleva dire? Nemmeno loro sapevano dove fosse? Che le era accaduto allora??
Cloud uscì dalla stanza, chiudendosi la porta dietro le spalle, senza dire una parola… “Che razza di comportamento!” si infuriò Ylenia alzandosi in piedi. Alessia la imitò e si avvicinò alla porta, strinse con forza la maniglia e la spalancò “Ehi!!!” urlò con tutto il fiato che aveva in corpo “Vuoi spiegarci che diavolo sta succedendo?” il ragazzo si voltò e le guardò con aria interrogativa. Ci pensò su qualche istante e disse “Sto andando a vedere. Venite?” Ylenia non riusciva a credere alle sue orecchie…ma ci era o ci faceva? Entrambe le ragazze decisero silenziosamente che sarebbe stato meglio seguirlo e scoprire da sole cosa stavano combinando.
Attraversarono alcuni corridoi metallici piuttosto stretti e, infine, si ritrovarono in uno spazio ampio pieno di macchinari e monitor. La sala era completamente circondata da un vetro oscurato e un uomo con la sigaretta in bocca stava imprecando davanti a un grosso computer. “Non funziona!!!” urlò l’uomo come se stesse dando la colpa a qualcuno: la sua voce era rovinata dal fumo e dall’età, ma sembrava piuttosto poderoso ed in salute.
“Se la smetti di sbraitare, forse, riusciamo a capire perché gli strumenti di navigazione sono in avaria.” Un uomo dalla voce calma cercò di prendere in mano la situazione. Ylenia lo vide per un attimo sorridere nella loro direzione: alto, capelli scuri pettinati ordinatamente e barba molto curata. Un cappotto blu, elegante e lungo fino ai suoi piedi completava il quadro di qualcuno molto indaffarato piegato su uno dei tanti monitor della sala. “Non dirmi di smetterla di sbraitare Reeve! Questa è la MIA nave!!! Faccio quello che mi pare!!” rispose l’uomo con la sigaretta. Reeve fece un breve cenno con la mano, come a dirgli di stare zitto. Ylenia si avvicinò di qualche passo, per cercare di capire cosa stesse accadendo in mezzo a tutta quella confusione…e poi lo vide: quello stesso gattino che l’aveva disturbata poche ore prima…se ne stava seduto sul pavimento, con la testa ciondoloni. La ragazza si accucciò e lo osservò per qualche istante: sembrava morto…lo stuzzicò con un dito per vedere se si sarebbe mosso…ma niente. “Ti piace?” disse Reeve con tono trasognato. Ylenia alzò lo sguardo e non seppe cosa rispondere: non ci aveva veramente pensato…era troppo bizzarro! L’uomo si chinò e lo prese tra le mani “Si chiama Caith Sith, è un simpatico robottino, non trovi?” la ragazza si riportò in piedi e guardò Reeve come se stesse scherzando “Un robot?” l’uomo rise mestamente. “Non sei stata carina con lui” disse con falso tono di rimprovero. Reeve armeggiò per un attimo con la schiena del gattino e, con un rumore sordo, quest’ultimo si attivò: alzò la testa e i suoi arti si irrigidirono, ma non disse nulla. L’uomo lo appoggiò nuovamente a terra e prese in mano una paio di cuffie con microfono e visore integrato. Strizzò l’occhio alla ragazza e sussurrò “Sta a vedere”, poi si infilò l’apparecchio. “Non avresti dovuto picchiarmi a quel modo! Non sono un giocattolo!” la voce di Reeve uscì amplificata e distorta dalla bocca di Caith Sith. Ylenia sussultò e fece un passo indietro, lievemente spaventata dal giochetto che le aveva tirato l’uomo.
“Piantala di giocare!!! E muoviti! Dobbiamo lasciare l’orbita prima che quei COSI si accorgano di noi!” l’uomo con la sigaretta interruppe il divertimento di Reeve “Ti si alza la pressione, Cid” rispose sbuffando e scuotendo la testa. Dopodiché alzò le spalle in direzione di Ylenia e si rimise al lavoro. La ragazza guardò allibita Alessia che, nel frattempo, stava cercando di avere delle informazioni da Cloud…senza successo.
“Stai dicendo che non sai cosa ci sia accaduto?” Cloud la guardava, ma non pareva che le stesse prestando molta attenzione…sembrava, più che altro, messo in difficoltà dal carattere forte e determinato della ragazza “Io non ero lì…mi hanno lasciato a bordo” riuscì solo a rispondere. Ylenia si avvicinò per dare man forte all’amica “E il tizio vestito di rosso? Quello con la faccia cadaverica che ci ha portato qui. Non puoi chiederlo a lui?” incalzò. “Non sappiamo esattamente come siano andate le cose. Il piano è stato organizzato all’ultimo minuto e abbiamo dovuto fare tutto di fretta. Ora la stiamo cercando.” Una voce molto più sicura si fece sentire dall’ingresso della sala. Un ragazzo con i capelli castani, giubbotto di pelle e una cicatrice sul volto camminava a passo svelto verso di loro. “Squall” disse Cloud, distraendosi subito dal discorso principale “Ci sono novità?” il ragazzo lo guardò e scosse la testa. “Non sappiamo dove sia Claire, né cosa impedisca al sistema di navigazione dell’aeronave di funzionare a dovere. Le ragazze, comunque, stanno cercando il segnale.” Alessia stava cominciando a perdere seriamente la pazienza: quei due le ignoravano e parlavano per mezzi termini senza curarsi di spiegare loro alcunché! “Ho capito” rispose Cloud e si voltò verso Cid “Che cosa?? Cosa hai capito?! Che sta succedendo?!” urlò Alessia, esasperata da quel comportamento.
In quel momento, Squall fece una cosa che non avrebbe mai dovuto nemmeno pensare “Dovete tornare nei vostri alloggi. Ci fate perdere tempo” disse rivolgendosi alle due amiche. Ylenia lo guardò…poi guardò Alessia…questo sì che era un bel guaio…pronto ad esplodere. La ragazza fece per dire qualcosa, ma l’amica la interruppe ancora prima che potesse cominciare “Come ti permetti? Chi ti credi di essere?! Ora tu stai qui a dirmi tutto quello che voglio sapere se non vuoi che usi i tuoi capelli come spazzolone per il cesso!” Squall la guardò come se non avesse capito quello che gli stava dicendo…altro errore… “Porca tr***!” sbraitò infine Alessia, dando un poderoso pugno ad uno dei pannelli del muro applicati alla sala.
“Ehi!!” si lamentò Cid, preoccupato per la sua creazione, ma ritirò subito la protesta una volta visto lo sguardo assassino sul volto della ragazza. Fu in quel momento che, per uno scherzo del destino, i cavi elettrici che controllavano l’oscurazione dei vetri di tutta l’aeronave andarono in corto circuito. In un attimo, davanti a loro si aprì la vastità dell’universo: stelle, nebulose…forse una galassia lontana…tutti, in un solo attimo, poterono vedere un pianeta davanti a loro: troppo lontano per essere quello sul quale stavano orbitando.
“E’ Marte?” chiese Ylenia…lei, come Alessia, era rimasta paralizzata dalla visione spettacolare di tutte le stelle…e di quel pianeta rosso che pareva dormire cullato dal silenzio dell’universo. Entrambe le ragazze si ritrovarono a fissare i vetri con la bocca aperta e gli occhi quasi in lacrime dall’emozione: erano nello spazio! Quante volte potevano aver sognato uno spettacolo simile? Nemmeno con tutte le parole del mondo si potrebbe descrivere la gioia di poter vedere con i propri occhi una simile opera d’arte…
“Quella” disse una voce dietro di loro “è la Terra.”

 

 

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