Claire's Chronicles
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Go Dream II
Capitolo 12: La Meta Ghiacciata

Un lieve cigolio annunciò il ritorno di Vehela nella stanza preferita del re: Relance sussultò appena nel vederla entrare con la stessa grazia e compostezza del fratello Milonio. Il Cavaliere le si avvicinò, senza sapere con precisione che cosa avrebbe detto…riusciva solo a guardare il suo viso dai tratti dolci, i suoi occhi…splendenti come due smeraldi… In quel momento più che in molti altri, il ragazzo si accorse di quanto fosse bella la fanciulla a cui andavano i suoi desideri più nascosti…e si chiese perché mai la sua mente si svuotava così in fretta nel vederla, mentre il suo cuore si gonfiava tanto che pareva gli dovesse scoppiare nel petto.
In quell’attimo di incertezza che pareva non dovesse finire mai, Vehela sorrise imbarazzata “Allora…” cominciò con voce impercettibilmente incrinata da un certo tremore “Pare…pare che nelle mie stanze ora sia tutto in ordine” Relance tossicchiò appena “Bene. Bene…” il Cavaliere cercò di farsi coraggio, ma scoprì improvvisamente quanto fosse difficile organizzare parole tanto grandi e tanto importanti. Fu la principessa a parlare nuovamente, nella speranza di incoraggiare il discorso che anche lei aspettava con trepidazione “Lion è andato da Milo, ha consigliato che fossi io ad accompagnarti nella…stanza delle Decisioni” la ragazza esitò per un breve istante “Sì, credo che adesso la chiami così…cambia nome a quel posto molto spesso…non riesce mai a decidersi” una risata nervosa scrollò improvvisamente il suo corpo. “Già, Milo è fatto così” assentì Relance nella speranza di farsi coraggio, ma subito dopo si scoprì ad osservarsi gli stivali “Senti Vehela…” cominciò, aggrottando la fronte e continuando a guardare verso il basso “Sai che ho deciso che partirò insieme a Claire…insomma, penso che abbia bisogno del mio aiuto…” la principessa si irrigidì appena “Lo so” sentenziò senza far trapelare alcun sentimento “Quindi…volevo dirti che…ecco, non so quanto starò via” la ragazza sbuffò vistosamente e incrociò le braccia…Relance sapeva che avrebbe dovuto dire qualcosa per rassicurarla, ma fu più forte di lui: alzò lo sguardo e si irrigidì, pensando che, probabilmente, avrebbe trovato un momento più romantico per parlare dei suoi sentimenti una volta che sarebbe tornato a casa…non aveva senso darle delle preoccupazioni ulteriori prima della partenza “Perciò fai attenzione, mi raccomando. Ora è meglio che andiamo” ma Vehela non era del suo stesso avviso “Certo. Sbrighiamoci anche, così puoi correre dietro alla tua nuova amichetta invece di passare gli ultimi momenti con me!” e, mentre le sue ultime parole le uscirono direttamente dal petto come gridolini di rabbia, la principessa si voltò, uscì dalla stanza e si richiuse rumorosamente la porta alle spalle.
Rimasto da solo nella stanza, Relance si infilò le mani nelle tasche, chiedendosi quante cose ancora sarebbero dovute andare storte.

“Non ci credo! Non sei un’anima dannata…” riesco ancora a sentire l’odore di quel posto… “Perdonami…” non so di cosa parli…non lo capisco! “Per cosa..?” questo gesto fa male…brucia come un tizzone ardente… “Non ho mantenuto la nostra promessa…” erano solo parole…che abbiamo pronunciato insieme tanti anni fa… “Claire…”

“Claire…” me lo ricordo…quel nome…

“Claire..?” una mano calda si era appoggiata sulla sua spalla “Eh..?” quando la ragazza aprì gli occhi, vide il volto benevolo di Relance posarsi sui suoi occhi. “Oh, mi sono addormentata di nuovo…mi dispiace” Claire si stropicciò gli occhi e si esibì in un sonoro sbadiglio: dietro di lei la principessa Vehela le lanciava occhiate furtive mentre parlava con il re. Si trovava ancora in quella strana stanza sotterranea e non ricordava più cosa era accaduto dopo essersi seduta sulla roccia: possibile che quel sogno continuasse a tormentarla? Per quanto la sua scoperta fosse stata dolorosa, la sua mente avrebbe anche potuto concentrarsi su le altre cose sconvolgenti che le erano capitate in quei giorni…invece, era come se la richiamasse sempre sullo stesso episodio…come se ci fosse qualcosa in quelle parole che avrebbe dovuto rivelarsi fondamentale…e lei non riusciva a capirlo.
“E’ tempo di andare” la voce calma e risoluta di Lion la riportò alla realtà: il piccolo leone era nuovamente appollaiato sulla spalla di Relance e la scrutava torvo, come se si aspettasse che Claire, da un momento all’altro, si trasformasse in un pericolo mortale. La ragazza alzò le spalle e scosse la testa “Ma non saprei dove…le Pozze non mi hanno mostrato nessun luogo…”  a quelle parole l’animale mosse con furia la sua piccola coda “Non spetta a te decidere dove andremo, non ora quantomeno” con un gesto fulmineo, Relance spinse Lion oltre la propria spalla e quegli rovinò al suolo, rimbalzando per circa un metro “Non essere sgarbato, vecchia spazzola spelacchiata” lo motteggiò il ragazzo “Solo perché adesso abbiamo bisogno di un tuo consiglio non significa che sei diventato indispensabile” il Cavaliere fece l’occhiolino a Claire e sorrise divertito “Quando non ci sarai più utile ti venderemo al primo contrabbandiere di pelliccia che troveremo per strada! Sei d’accordo, Claire?” la ragazza rise di gusto e le parole le uscirono spontanee dalla bocca “Mi sa che dovremo pagarlo noi per tenerselo” entrambi scoppiarono in una fragorosa risata, mentre Lion si arrampicava nuovamente sulla spalla di Relance, tenendolo d’occhio perché non gli giocasse qualche altro brutto scherzo “Ridete pure” brontolò infine, concludendo con una serie di imprecazioni inappropriate.
“D’accordo, Lion” la voce di Milonio risuonò con forza nella stanza “Hai scelto la Pozza in cui vi immergerete?” il leone lo guardò con risolutezza “Certo” il re annuì. “Guidaci, dunque” all’ordine del suo sovrano, Lion sbatté con forza le ali e si allontanò, dirigendosi ad una delle Pozze più lontane, verso il fondo della stanza. Il resto del gruppo lo seguì taciturno: Vehela era ancora visibilmente arrabbiata per il comportamento di Relance e, ogni volta che il Cavaliere cercava di incrociare il suo sguardo, lei si voltava con aria stizzita. Giunti sul bordo della chiazza luminosa, il leone vi posò gli occhi intensamente “Sai che cosa fare” lo incitò Milonio, mentre con una mano fece segno agli altri di non guardare il liquido cristallino. Lion si alzò dal suolo e si posizionò al centro della luce che, pochi istanti dopo, scomparve, rivelando solamente quello che pareva un profondo pozzo, dal quale saliva una brezza ghiacciata. “Vai, ora” gli disse il re “Gli altri ti raggiungeranno uno alla volta” il piccolo animale annuì deciso e cominciò la sua lenta discesa nel piccolo cratere.  Quando sparì definitivamente dalla loro vista, Relance fece un passo avanti, ma Claire lo bloccò con un calcio allo stinco sinistro “Ahi! Ma che” “Vado io adesso. Non ti ricordi più? Devi fare una cosa prima di partire” lo bloccò la ragazza, puntando insistentemente il suo sguardo verso Vehela. Il Cavaliere cercò di replicare, ma lei fu nuovamente più veloce “Ti ho già spiegato che è una cosa importante. Non le puoi negare questo diritto!” mentre parlava, i suoi occhi lampeggiavano con un fuoco che il ragazzo non aveva mai visto: ne era certo, non avrebbe potuto sottrarsi alla sua decisione…ma perché per lei fosse tanto importante, non lo capiva davvero. Fu mentre Claire saltava dentro il pozzo gelido che comprese, però, che alle sue spalle poteva sentire un lieve singhiozzo trattenuto a fatica. Relance si voltò e fece il sorriso più bello e sincero che potesse concepire “Tu per me sei più di una principessa…ed è per questo che combatterò per rivederti. Fai lo stesso anche tu” dopo aver ammirato per uno splendido istante la gioia nel volto della ragazza che amava, il Cavaliere si voltò con decisione e si immerse nella corrente gelida del baratro che pareva non avesse un fondo.
Appena se ne furono andati, Milonio pronunciò nuovamente una formula complessa e la Pozza ritornò ad essere ricoperta dal liquido cristallino e ad illuminare di una particolare luce verde i visi dei due fratelli. Dopo pochi istanti di silenzio, il re parlò con voce innocente “Mi chiedo perché ci metta così tanto a chiederti in moglie” poi si voltò e trotterellò divertito verso le scale, lasciando Vehela a progettare di fargliela pagare per la sua risata fanciullesca.

La discesa parve risucchiarli al di fuori del tempo e dello spazio: avrebbero potuto giurare di stare cadendo nel vuoto e che la loro caduta durasse ormai da molte ore, ma si ritrovarono improvvisamente con i piedi per terra, in una grandissima sala ricoperta di cristallo, a doversi stringere le braccia al petto per non tremare dal freddo. “Non era così gelido questo posto l’ultima volta che sono venuto” la voce di Lion sembrava nascondere un tono di sospetto e di preoccupazione “State dietro di me” continuò il leone, ma Claire non lo vide subito: stava contemplando le pareti, lungo le quali sembrava che ci fossero delle persone ad osservarli…persone che li scrutavano da dietro il cristallo. La ragazza si riscosse, pensando di avere le traveggole e si voltò a raggiungere i suoi amici “Aaah!” il grido le uscì spontaneo, involontario e si portò subito le mani alla bocca, mentre le guance si arrossavano per la vergogna: Lion era di nuovo grande e grosso e, almeno quella era l’impressione che dava, decisamente più minaccioso. “Non avrei saputo dirlo meglio!” scherzò Relance, anche lui stupito dall’improvviso cambio di dimensioni dell’amico. Il leone, però, parve spazientito “In questo luogo nessuna maledizione o magia può avere effetto. Dovresti saperlo” disse rivolgendosi al ragazzo, ma questi semplicemente alzò le spalle e gli fece il verso. Il leone si voltò irritato e cominciò a camminare lungo l’enorme sala: Claire non si era mai soffermata a pensare che fosse decisamente una creatura molto strana. Era un leone, con un paio di ali candide ed enormi…e con una parlantina straordinariamente fastidiosa. Insomma, Lion non assomigliava a nulla che lei avesse mai visto…eppure pareva non destare alcuna curiosità a Razler, né sulla popolazione, né sul re e sulla principessa…nemmeno sulle guardie del castello del Drago Celeste… La ragazza si chiese come mai tutti fossero abituati ad un simile essere e scoprì quante cose, ancora, non sapeva di Relance: in fondo, pensò, era con lui che il leone si spostava sempre…con lui che aveva un rapporto più stretto… Improvvisamente, non ebbe più voglia di prenderlo in giro.
I loro passi avrebbero dovuto rimbombare sulla superficie cristallina, invece sembrava che il rumore fosse ovattato da una sorta di aura più grande: era come se una presenza solenne impedisse loro di disturbarla. A Claire morirono le parole in bocca ogni volta che tentava di cominciare un discorso. Dal canto suo, Relance pareva a suo agio, anche se lievemente infreddolito: camminava sicuro dietro al compagno, dimostrando un atteggiamento forte e deciso, impugnando in modo risoluto l’elsa della sua spada che gli giaceva sul fianco.
Ad un certo punto, la ragazza parve udire delle voci in lontananza, ma non fu sicura di non averle immaginate fino a quando cominciò a scorgere delle figure sfocate davanti a sé. Come avendole letto nel pensiero, Lion si fermò e dalla sua voce uscirono parole permeate da una punta di sconforto “C’è qualcun altro” Relance gli si accostò, continuando a guardare davanti a sé “Che cosa facciamo? Forse non è opportuno interromperli” senza rispondere, il leone allungò il muso, come cercando di vedere meglio chi si trovasse di fronte a loro in lontananza. “Purtroppo non abbiamo molto tempo da perdere. Più restiamo qui, più si fa grande il pericolo per Razler” il grosso animale sospirò con forza, quasi a raccogliere un coraggio tanto difficile da trattenere “Dobbiamo chiedere udienza, adesso” sentenziò infine, come se quella decisione gli fosse costata una notevole fatica. Claire si chiese come mai ci fosse una tale tensione, ma, da quando erano arrivati in quello strano luogo, non osava nemmeno chiedere dove si trovassero e a chi appartenesse: il potere di quella sala la faceva sentire incredibilmente minuscola. Dopo qualche istante, il gruppo riprese ad avanzare con ancora maggiore circospezione e, a poco a poco, le voci che prima erano lontane divennero più chiare e le immagini sfocate si fecero più nitide: due ragazze molto giovani stavano fronteggiando una donna di notevole bellezza, alta forse tre metri, vestita di molti strati di kimono in seta e dallo sguardo gelido. La donna in questione teneva tra le dita affusolate della mano destra una lunga sigaretta sottile e il fumo che ne usciva si contorceva in dense trame perlacee.
Altri due dettagli attirarono l’attenzione di Claire: accanto alle ragazze, un lupo e un gatto si muovevano con gesti umili e le voci che aveva sentito uscivano chiaramente dalle loro bocche.
“Vorrei farlo, figli miei…” disse la donna con fare sconfortato “Eppure sono costretta ad essere più severa…proprio perché la mia nobile causa me lo impone…” la sensazione che provò Claire fu di indicibile paura inadeguatezza, mentre tutte le sue viscere avrebbero voluto trovarsi in qualsiasi altro luogo nell’universo. Perché quella donna la spaventasse tanto, la ragazza non avrebbe saputo dirlo…eppure capiva per certo che non le piaceva niente di lei…e le ultime cose che avrebbe voluto fare in quel momento erano proprio parlarle e incrociare il suo sguardo.
“Perdonate la nostra intrusione…” la voce di Lion era risoluta, ma assolutamente umile nei confronti della sua interlocutrice “C’è una questione della massima urgenza che avremmo necessità di discutere con voi, Apocalypse” il leone si fece avanti chinando la testa verso il basso. La donna parve scrutarlo con una certa curiosità per qualche istante, aspirando dalla sua sigaretta una piccola quantità di fumo e sorridendo solo con gli occhi. Proprio mentre parve cambiare il suo atteggiamento in benevola ospitalità, però, Apocalypse riprese il discorso precedente, ignorando completamente i suoi nuovi visitatori. “E’ dunque tempo che io punisca la vostra negligenza” il suo tono era diventato ardente, carico di desiderio e fervore…e Claire si chiese chi avrebbe mai osato provocare un qualsiasi disagio ad una donna simile.
Tutto accadde in un lampo: il suo sguardo si posò sulle ragazze a cui Apocalypse si stava rivolgendo e le riconobbe come le amiche che credeva di aver perduto. Un’esplosione di emozioni di gioia e stupore le si aprì nel petto e il suo corpo non poté far altro che muoversi automaticamente al comando che gli dava il cuore: Claire si precipitò verso di loro e le strinse in un abbraccio con tutta la forza che aveva in corpo…e calde lacrime di felicità cominciarono a rigarle il viso. “Yle! Ale!!! Siete vive! State bene!” non riusciva a pensare a nient’altro: il contesto in cui si trovavano era completamente sparito e la paura e l’angoscia provate in precedenza erano state spazzate via in un attimo solo. Quando Ylenia e Alessia si resero conto di cosa stava accadendo, risposero all’abbraccio dell’amica con lo stesso calore e non poterono fare a meno di tempestarla di domande e di esclamazioni di sollievo. Tra le grida, però, la voce di Kirame si insinuò carica di preoccupazione “Dov’è il tuo spirito?” chiese a Claire attirando la sua attenzione. La ragazza si stacco dalle amiche e si rivolse al lupo “Il mio cosa?” aveva ancora la testa ovattata dalla contentezza e non capiva proprio a che cosa si stesse riferendo, ma l’animale aveva già rivolto lo sguardo verso Shinu, la quale esibì un’espressione terrorizzata.
In quel preciso momento, una voce adirata esplose per tutta la sala, rimbalzando tra le pareti ghiacciate “COME OSI! Vergognosa creatura…COME OSI VOLTARMI LE SPALLE!!!” Apocalypse accompagnò le sue grida furibonde con un gesto secco del suo braccio e Claire volò attraverso la sala, andandosi a schiantare rumorosamente contro il muro cristallino. Con un mugolio appena impercettibile, la ragazza rovinò lentamente sul pavimento. Ylenia e Alessia fecero per precipitarsi a soccorrerla, ma Shinu e Kirame impedirono loro di muoversi posizionandosi con fermezza davanti alle loro gambe: gli sguardi dei due animali erano ammonitori e non permettevano alcuna replica. Relance strinse più forte l’elsa della sua spada: sapeva di non poter fare niente per la sua amica e si rammaricò di non essere riuscito a fermarla in tempo. Apocalypse era un essere molto potente e detestava che non le si portasse il massimo rispetto…eppure, in quel momento, un fastidioso dubbio gli si insinuò in fondo alla mente che gli chiese con voce distante se un comportamento simile non fosse esagerato e del tutto privo di fondamento. Lion non parve subito dello stesso avviso, benché tradisse, nella sua rigida posizione, una certa tensione per l’accaduto.
Dopo alcuni interminabili minuti di silenzio, Apocalypse parve rilassarsi e il leone decise di rivolgersi nuovamente a lei “Perdonatemi…vi chiediamo udienza per delle questioni” “Credi che non ti abbia già sentito? Hai il tuo Guardiano! Usalo per queste dannate questioni! Io ho altro da fare!” per quanto avesse smesso di urlare, la donna pareva ancora infuriata. Relance avrebbe voluto prendere la parola per difendere Claire, ma sapeva che si trovava nella posizione sbagliata per farlo e si chiese perché non fosse Lion a fare le sue veci, così come era sempre stato. Forse, pensò, il suo amico nutriva ancora un certo rancore per la ragazza e non trovava una buona idea esporsi ad Apocalypse per lei…ma lo trovò terribilmente ingiusto. Infine, recuperò tutto il coraggio che aveva e scelse di fare la mossa azzardata che il leone gli aveva sempre proibito di intraprendere “Mia Signora” cominciò “Vi chiedo scusa per quanto accaduto poco fa…la ragazza è una mia amica e ha bisogno del Vostro aiuto…un aiuto che io, purtroppo, non so proprio come darle” e attese: sapeva che il futuro della loro spedizione sarebbe stato deciso da come avrebbe risposto la donna. Apocalypse lo squadrò da cima a fondo, come soppesando il suo valore secondo un metro tutto personale “Prima di tutto” lo ammonì con voce gelida “Dovresti insegnarle il rispetto per ME e per il luogo in cui ci troviamo” fece una pausa, come aspettandosi di veder scorrere il sangue da una ferita appena inferta al suo interlocutore. “Inoltre, se davvero non sai fare il tuo mestiere, forse dovrei considerare l’idea di punire anche te…non trovi?” il tono della donna mutò improvvisamente in una innaturale benevolenza e Relance si trovò spaesato per come le sue parole erano state travisate. Lion si affrettò a rispondere in suo difesa “Non avete motivo di dubitare del valore e delle capacità del Guardiano di Liberthium, mia Signora…molto spesso ha dimostrato di essere in grado di ricoprire il suo ruolo…molto spesso in questa stessa stanza l’avete lodato e avete riconosciuto la sua grandezza” il leone si era fatto più avanti, proteggendo in tutta la lunghezza del suo corpo anche Ylenia e Alessia, che ancora si chiedevano cosa stesse succedendo.
“Naturalmente…” disse, infine, Apocalypse, come mal digerendo l’evidenza dei fatti. Dapprima sbuffò, poi alzò le braccia e rise tra sé “Insomma, si può sapere qual è il motivo di tanto zelo?” Lion si risollevò, sapendo di aver fatto breccia nel suo interesse e tentò di cominciare il discorso che tanto gli premeva, ma lei lo precedette “Non da te. Voglio saperlo dal ragazzo” il leone si irrigidì, annuì ossequioso e voltò il capo verso il Cavaliere, il quale si erse in tutta la sua fierezza. “Mia Signora” disse ancora “Riteniamo che Liberthium sia caduto nelle trame di un essere molto potente, capace di attraversare i confini che delimitano il regno degli esseri umani e quello dei demoni e delle creature mitiche…ma non solo…appare chiaro che questa creatura sia riuscita anche ad abbattere la barriera tra due mondi, mettendoli a rischio entrambi” Relance fece una pausa, aspettando che la donna assimilasse i concetti che stava cercando di spiegarle. Ella si limitò a scuotere la cenere della sua sigaretta e ad osservarlo con gli occhi ridotte a due fessure “Sai che le tue accuse sono molto gravi, non è vero? Sono pochi gli esseri in grado di fare quello che tu mi stai dicendo… Dimmi, quali prove hai?” il ragazzo deglutì appena e raccolse tutti i suoi pensieri “Una porta che conduceva agli Inferi è stata aperta…e ne è uscito un demone che ha tentato di sovvertire l’ordine nel regno di Razler…siamo riusciti a sconfiggerlo, ma” Apocalypse lo interruppe “Questo non prova che l’essere colpevole di questa azione abbia il potere tale da minacciare due mondi distinti. Hai fatto forse delle congetture infondate?” la donna lo incalzava con passione, ma Relance mantenne la calma “Il modo in cui la porta è stata aperta…si trattava di una trappola! E il demone che ne è uscito era soltanto uno schiavo…un tiratore del Carro dei Morti…non avrebbe mai potuto” la donna lo interruppe di nuovo “Come puoi sapere che si trattasse di una trappola? L’apertura di quella porta dipende unicamente dalla tua negligenza” Apocalypse stava cominciando nuovamente ad arrabbiarsi e il suo tono prese un’inclinazione di amarezza “Mia Signora! Hanno attirato deliberatamente questa ragazza perché si aprisse la porta e perché quello schiavo si liberasse! C’era un’esca sul Carro! Qualcuno che era importante per questa ragazza! E’ stato ordito un crudele tranello e l’obbiettivo era Razler! C’è qualcuno di molto potente che sta tentando di portarci alla guerra…e abbiamo bisogno del Vostro aiuto perché siamo certi il nostro potere da solo non basti!” Relance aveva pronunciato queste parole con molta foga, sperando che la donna che un tempo aveva tanto ammirato fosse rimasta la stessa che gli aveva portato consiglio molti anni prima…lui non poteva ricordarlo…ma lo sapeva…Lion gli aveva donato quelle esperienze…le esperienze di vite passate…vite in cui, come faceva ancora oggi, il suo più grande desiderio era stato quello di proteggere il suo mondo e le persone che amava e che ci vivevano. Il ragazzo avrebbe tanto desiderato poter vedere e poter beneficiare dell’infinita saggezza di Apocalypse…ma si rese ben presto conto che, nei secoli, qualcosa in lei si doveva essere spezzato…qualcosa a cui non sapeva dare un nome si era perduto per sempre.
La donna parve non aver ascoltato la maggior parte delle parole del Cavaliere, bensì si era voltata verso Claire, che era ancora seduta immobile e con lo sguardo al pavimento, ai piedi della parete. La ragazza non aveva osato muoversi durante tutto il dialogo…aveva capito che qualsiasi sua azione avrebbe solamente peggiorato le cose. Eppure non poté fare a meno di assimilare ogni parola di ciò che veniva detto nella sala: tutta questa riverenza, questo rispetto…apparteneva soprattutto e quasi esclusivamente agli animali che si trovavano con loro. Erano forse una sorta di guida? Sapevano come muoversi, come comportarsi, come approcciarsi ad un potere e ad una figura così grandiosa come quella di Apocalypse…pareva conoscessero tutto di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato…in quel momento si chiese perché il candido lupo le aveva domandato dove fosse il suo Spirito: anche lei avrebbe dovuto avere una guida? Certamente, in quegli istanti la desiderava intensamente. La donna, però, non si curava affatto dei disagi e delle paure di Claire, né del dolore che le aveva procurato scaraventandola contro la parete: si limitava a fissarla con crescente curiosità ed attenzione.

Improvvisamente, Apocalypse mosse alcuni passi verso di lei e le si rivolse con tono disgustato “Lurido Guardiano senza Spirito” il suo viso era nauseato, ma mutò ancora una volta con una velocità impressionante e tutto di lei, ora, pareva trasognato  “Qualcuno di importante, eh? Certo…c’era una persona speciale in quel Carro…non è vero, piccola Claire?” la ragazza sgranò improvvisamente gli occhi e alzò lo sguardo “Cosa...?” la donna sorrise mostrando per la prima volta i suoi bianchissimi denti “E’ vero…è proprio così” proseguì Apocalypse, ancora una volta ignorando qualsiasi altra voce a parte la sua “Lui è venuto da me…mi ha chiesto di ridarti ciò che era tuo” la donna fece una pausa per aspirare altro fumo “Ha osato insinuare che stavo dimenticando il mio ruolo di Dea…che sciocco, dannare la propria anima soltanto per amore” il cuore di Claire diede un’improvvisa accelerata, mentre il ricordo di tutto il sangue e dei cadaveri le invasero la mente “Lo capisci, ora, perché si trovava lì? Il suo affronto è stato sciocco. E ha pagato con la vita”.

 

 

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