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“Come stai?” chiese Relance rivolto a Claire, appena si fu risvegliata da un breve sonno. Lei lo guardò con gli occhi gonfi e sofferenti, ma gli rivolse un debole sorriso: quella volta nei suoi sogni aveva visto solo il buio…anche se la sua voce non se ne andava mai. “Mi sento come se mi avessero preso a bastonate per un giorno intero” gli rispose, cercando di dare l’esatta descrizione del dolore che provava in tutto il corpo “Mi dispiace…posso fare qualcosa?” il ragazzo si sentiva un po’ colpevole per come si erano evolute le circostanze. Claire scosse la testa “Mi sa di no…ma grazie per aver detto che mi accompagnerai” continuò, sperando con tutto il cuore che la promessa fatta dal Cavaliere non fosse stata solo un sogno. Relance sorrise profondamente, sentendo che gli era stato tolto un peso dallo stomaco “Devo sdebitarmi in qualche modo! In fondo, mi hai dato la possibilità di schiacciare Lion in ogni momento!” una risata sincera e fragorosa scoppiò dalle labbra della ragazza…quella visione fu davvero un sollievo per Relance. Pensando di aver centrato un argomento divertente, il ragazzo continuò su questa linea “Devi proprio insegnare anche a me a fare qualcosa del genere…se trova il modo di tornare grande chi lo sopporta più?” ancora altre risate: sembrava proprio che il dolore scivolasse lentamente dalla pelle e svanisse, spintonato con forza da quel suono di allegria. “Però ti insegno qualcos’altro, questa volta…così è più divertente!” lo imbeccò lei, sperando che il Cavaliere inventasse un’altra battuta sul piccolo leone, momentaneamente ignaro di quel che si stava dicendo su di lui. “Non vedo l’ora! Chiunque ti abbia insegnato questi trucchetti è davvero un genio! Mi piacerebbe conoscerlo” scherzò ancora Relance, ma, questa volta, le sue parole non sortirono l’effetto sperato: la ragazza sorrise, ma, al posto della gioia, nel suo volto si dipinse una sorta di malinconia. “Ho detto qualcosa che non va?” si affrettò a chiedere il ragazzo, sperando che non fosse qualcosa di molto grave…Claire scosse debolmente la testa “Non preoccuparti…forse un giorno riuscirai a venire con me e lo andremo a trovare…” le sue parole si spensero in lontananza, come se cercassero di volare oltre un orizzonte immaginario, per raggiungere un pensiero andato quasi perduto nel tempo e nello spazio.
In quel momento, Milonio entrò nuovamente nella stanza, con grazia regale e con i passi più silenziosi che Claire avesse mai sentito “Siete pronti?” chiese, quasi in un sussurro. Vehela e Lion si erano diretti nelle stanze della principessa per controllare che tutto fosse in ordine e che ogni pericolo fosse stato sventato: sebbene con lieve dispiacere, Relance aveva detto che sarebbe rimasto con Claire a vegliare sul suo sonno…teoricamente, gli era proibito entrare nelle stanze di Vehela, benché fin da ragazzino vi si fosse intrufolato per giocare con lei…lei che di una principessa aveva ogni cosa, meno che la voglia di rimanere rinchiusa a istruirsi sul galateo regale. Spesso avevano scavalcato finestre e balconi insieme per fuggire alla noia di una reclusione forzata…e ancora più spesso si erano cacciati nei guai, giocando nel fango e nelle pozzanghere accanto alle scuderie del castello, fingendo di essere entrambi dei Cavalieri Celesti e di cavalcare fino ai mondi ignoti, oltre ogni mappa conosciuta…per proteggere il grande regno di Razler. I tempi del tirocinio di Relance, in cui poteva ancora concedersi il tempo di sognare e giocare, però, erano ormai lontani: ora era divenuto realmente un Cavaliere, ma di andare oltre le mappe che conosceva a memoria non aveva più voglia…perché adesso non avrebbe potuto attraversare l’ignoto con Vehela… Eppure, si diceva spesso, ai sogni e alle speranze si erano sostituiti l’onore e la consapevolezza di fare ciò che è giusto…e questo non solo lo riempiva di orgoglio, ma anche di gioia…e gli pareva di poter arrivare a volare e toccare le stelle, tanto si sentiva libero e fiero. Eppure…eppure una compagna di quei viaggi come lo era stata Vehela non l’avrebbe più trovata…e adesso si chiedeva se un giorno sarebbero potuti stare nuovamente insieme, da soli…senza il resto del mondo ad attenderli. “Sì” rispose Relance con fermezza, scacciando dalla mente quei pensieri malinconici “Bene” continuò Milonio, sostenendo lo sguardo del ragazzo “Prima, però, vorrei che fosse Claire a seguirmi” il re fece una breve pausa, soffermando i suoi occhi sulla ragazza “Se non ti dispiace, Reel, vorrei che tu aspettassi mia sorella qui per un attimo” il Cavaliere apprese la notizia come una ventata di aria fresca: era davvero possibile che le sue speranze si fossero realizzate in così breve tempo? E ringraziò la sua buona stella… “Certamente, vostra maestà” si affrettò a replicare, ma il re scosse la testa con un sorriso amaro in volto “Te l’ho già detto…in questa stanza, io sono solo Milo” il ragazzo si morse la lingua, ma, prima che potesse correggersi, Milonio si era già voltato verso la porta, facendo cenno a Claire di seguirlo. La ragazza si alzò un po’ a fatica e si avviò anch’ella verso l’uscita “Relance” le sue parole suonarono come l’imperativo di una madre severa “Le devi la verità” sentenziò e, senza girarsi a guardarlo, sparì oltre il campo visivo del ragazzo.
Relance la guardò uscire e fece una smorfia: perché mai le importava così tanto di un discorso simile? Avevano ben altri problemi, si disse deciso…tuttavia…il Cavaliere non riuscì a muovere un muscolo e, rimanendo in piedi, sentì chiedere a se stesso se, in fondo, Claire non avesse completamente ragione…
Il re procedeva velocemente lungo i corridoi marmorei del castello del Drago Celeste, senza proferire alcuna parola. Pareva che facesse fatica a ricordare la meta verso la quale lui e Claire erano diretti e che si dovesse concentrare nel più assoluto silenzio…mentre la ragazza avrebbe voluto spezzare quella pesante tensione che percepiva nell’aria. Tentò di distrarsi guardandosi attorno, nella speranza di cogliere qualche particolare su cui rimuginare per impegnare la mente altrove…ma ogni stanza assomigliava a se stessa…ogni svolta era uguale alla precedente e la ragazza non sapeva più se stavano andando a est o a ovest…solo alcuni ritratti spezzavano la monotonia di quel luogo, ma non c’era il tempo di cogliere i volti di quelle che dovevano essere state certamente delle personalità importanti. Milonio procedeva imperterrito nella sua corsa silenziosa…
Nei blasoni più ricorrenti, naturalmente, erano ritratti dei maestosi draghi di ogni forma e dimensione, per lo più di un colore ceruleo quasi come il cielo in cui parevano volare felici e liberi…anche se la maggior parte di essi sembrava avere uno sguardo severo e permeato dalla gravosità della saggezza: Claire si chiese se tutte queste cose non se le stesse unicamente immaginando…è difficile dire che un drago possa avere un volto espressivo…
Improvvisamente, Milonio si fermò e Claire per poco non lo travolse “Mi scu…” ma le parole le morirono in gola: si trovavano di fronte ad un vicolo cieco. Avevano camminato per una buona mezz’ora, avrebbe potuto giurarlo…ed erano giunti davanti ad un muro di mattoni bianchi, ai cui angoli c’erano, come ovunque nel palazzo, due colonne di marmo color avorio…
“Mi dispiace” cominciò il re “Abbiamo girato in tondo per la maggior parte del tempo, spero di non averti disorientata troppo” Milonio rise un po’ tra sé e sé, voltandosi poi a guardare la ragazza, sempre più incredula… Claire si chiese se il re non fosse del tutto impazzito…o peggio, se non fosse una qualche sorta di trappola in cui lei era caduta tanto incautamente. “Cos’è quella faccia? Mica potevo portarti in un posto segreto e importante come questo senza prendere qualche precauzione!” come se fosse improvvisamente tornato il bambino di cui aveva l’aspetto, Milonio si grattò la testa facendo una smorfia imbronciata “Ehm…io…ma no, certo che no” disse Claire, concludendo che, probabilmente, il sovrano di Razler si divertiva ad essere un po’ eccentrico con tutti. Il re sorrise compiaciuto, come se gli avessero appena regalato un’enorme torta di compleanno, poi si voltò nuovamente verso il muro di mattoni. Dopo pochi istanti, la sua voce calma e solenne proclamò una sorta di cantilena in una lingua che la ragazza non aveva mai sentito e, a quello strano comando, una flebile luce verde si insinuò tra i mattoni candidi, i quali si fusero insieme, diventando una grossa porta di pietra cosparsa di simboli che Claire non aveva mai visto.
“Alchimia” spiegò Milonio, come avendo letto nei pensieri della ragazza e si apprestò a spingere contro la soglia appena creata. Questa si aprì con un suono sordo e rivelò delle scale che si immergevano in un buio sotterraneo, illuminato appena da poche torce appese alla parete.
“Coraggio!” la esortò il re: la sua voce ora era squillante e pareva che fosse eccitato come quando si sta per rivelare un importante segreto a qualcuno.
Mentre scendevano i gradini, Claire si chiese come potesse esistere un luogo così buio e differente dal resto del castello…ma si rispose che non era altro che l’eccezione a confermare la regola…oppure, molto più semplicemente, una metafora architettonica della realtà: anche nella luce più abbagliante ed incredibile si può trovare una macchia d’ombra a rovinarne la purezza. La ragazza si scoprì ad esaltarsi di questi pensieri e venne presa da una forte nausea, meravigliandosi e vergognandosi allo stesso tempo.
Dopo quello che parve un secolo, si incominciò a intravedere la fine della loro discesa: le scale terminavano in un’ampia sala dal basso soffitto, completamente buia. Non si sarebbe potuto vedere nulla, se non fosse stato per delle strane chiazze di luce verde che si alternavano senza ordine sul pavimento della sala stessa. Milonio si avvicinò con sicurezza e Claire lo seguì, strizzando gli occhi nell’oscurità, nella speranza di capire cosa potesse contenere la stanza…ma la sua curiosità fu delusa, poiché in quel luogo non c’erano altro che le chiazze luminose.
“Che posto è?” chiese la ragazza senza riflettere e la sua voce risultò come sospesa nel vuoto “Questa” rispose il re “E’ la stanza delle Decisioni” in quella completa assenza di rumore, il suono delle sue parole sembrava propagarsi fin dentro le ossa. Milonio riprese a camminare, fino ad arrivare sul bordo di una delle chiazze luminose più grandi. Claire lo imitò, prendendo posto al suo fianco. “Vedi?” le disse “Queste sono le Pozze che indicano la Via, potresti anche chiamarle…” fece una pausa riflessiva “…Pozze del Desiderio, sì, potrebbe andare” infine annuì, soddisfatto di aver dato un nome a quegli specchi di luce che gli pareva appropriato.
La ragazza lo guardò senza capire, poi spostò gli occhi verso la luce verde e vide che non si trattava solo di un bagliore, ma pareva che le Pozze fossero fatte di un liquido cristallino, molto meno denso dell’acqua, ma decisamente più limpido…eppure, non riusciva ad intravederne il fondo.
“Cosa ti mostra?” le chiese Milonio dopo alcuni istanti “Io…” esitò Claire, ma il re sorrise paziente “Le Pozze mostrano uno dei luoghi in cui i nostri desideri più intimi si possono avverare. Il punto è che nessuno di noi ha mai un solo desiderio…ma è chiaro come, molto spesso, ci si possa concentrare sul realizzarne uno solo alla volta” la ragazza tentò di assimilare quella spiegazione, pensando a quale luogo avrebbe potuto mostrarle il liquido cristallino, ma ancora non riusciva a vedere nulla…infine, alzò lo sguardo e lo portò verso le altre Pozze che si spargevano per tutta la stanza: parevano così solitarie…eppure si trovavano l’una accanto all’altra. “Ogni Pozza mostra un luogo differente?” chiese, quasi temendo la risposta “Esatto” disse il re compiaciuto “Puoi immaginare perché?” Claire esitò ancora una volta: il motivo sembrava evidente, eppure lo trovava estremamente crudele…se qualcuno aveva dovuto inventare una stanza simile, perché non aveva reso il compito di chi vi si imbatteva molto più facile di così? “Immagino…” cominciò la ragazza “Che i luoghi mostrati dalle Pozze siano ognuno per un desiderio differente…quindi mostrano posti differenti…ma contemporaneamente…come se…” “Come se riflettessero esattamente la tua anima nel momento in cui la interroghi” concluse Milonio al posto suo.
A quelle parole, Claire sospirò “Credo sia più facile, in questo modo, avere una visione più ordinata dell’insieme dei propri desideri…” disse, cercando di trovare nelle sue stesse parole una nota di conforto: un luogo che rifletteva i desideri della sua anima non era esattamente ciò di cui aveva bisogno…tanto più che non aveva propriamente un’anima in quel momento. La ragazza tentò di sbirciare nuovamente nella Pozza, ma questa non mostrò altro che il suo bagliore verde…come se ignorasse totalmente la sua presenza. Scoraggiata, Claire si allontanò un po’ e si sedette su una fredda protuberanza rocciosa: evidentemente erano davvero scesi di molto. Milonio rimase accanto alla Pozza e parve interrogarla per qualche istante, poi si voltò verso la ragazza “Questa stanza non mostra soltanto i luoghi che possono realizzare i tuoi desideri, ma, attraverso le Pozze, puoi anche raggiungerli” sentendo ciò, la ragazza lo guardò basita: erano dei portali verso i propri desideri? Claire si esaltò: quante cose avrebbe potuto fare servendosi di un posto simile? Certo…le disse una voce dentro la sua testa…se solo riuscissi a vedere qualcosa…la ragazza si rabbuiò. “Temo” disse “Che non funzionino con me…” il re le si avvicinò “Non è rilevante se ora non vedi nulla…forse non è tuo compito decidere la prossima meta…ma è importante che tu capisca una cosa” Milonio attese che la ragazza alzasse la testa verso di lui e che i loro occhi si specchiassero gli uni negli altri “La grandezza di questo luogo…la grandezza di poter vedere nella propria anima…non sta nella quantità di desideri e di luoghi che si possono raggiungere…bensì, ciò che veramente conta è la scelta che si compie di fronte ad essi”.
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