Claire's Chronicles
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Go Dream II
Capitolo 1: Il primo giorno

Driiiiiiiiiiin!
“Eh..? Cosa..?” Martina si svegliò di soprassalto, completamente sudata, il letto disfatto. Si guardò intorno un po’ intontita cercando di riprendere familiarità con l’ambiente circostante: la fioca luce che penetrava dalla finestre le feriva leggermente gli occhi. “Ma che..? Un incubo..?” disse tra sé, provando a ricomporre i suoi ultimi ricordi. La sveglia continuava il suo canto stonato sul comodino accanto a lei: la prese in mano e la spense, guardando distrattamente l’ora.
“Cosa??!! Merda! Sono in ritardo!!” la ragazza si precipitò in bagno, rischiando di inciampare sul tappetino antiscivolo fuori dalla doccia. Si vestì in fretta e furia, prese lo zaino al volo e si precipitò giù dalle scale, raggiungendo di corsa la portineria del collegio. Le sue due compagne di corso la stavano aspettando sedute sul divanetto in ingresso.
“Ciau Maru” esordì Alessia con fare assonnato e con in mano uno scialbo caffè da macchinetta automatica. Ylenia stava leggendo l’oroscopo sul giornale gratuito che viene portato ogni giorno all’entrata del collegio. “Scusate! Sono in ritardo!!” si scusò Martina alle ragazze. Vestita di tutto punto, truccata alla perfezione e con gli occhiali da sole sul naso, Ylenia alzò lo sguardo verso di lei “Tranquilla Maru! Vuoi sapere cosa dice il tuo oroscopo? ‘Fate attenzione al vostro umore: tensioni in famiglia e tra amici’.” La ragazza sbuffò guardando il soffitto “Ecco…ti pareva…e il vostro?” Alessia diede un’ultima sorsata al suo caffè e sbottò in tono sarcastico “Passioni in amore! Come no!” Ylenia chiuse il giornale e concluse “Basterebbe avere un amore…”.
Le tre ragazze si diressero verso il retro della portineria e appesero le chiavi al muro, poi uscirono, salutando la suora di turno. Il vento gelido di un inverno appena cominciato le scosse appena dal torpore mattutino.
“Dove abbiamo lezione oggi?” chiese Ylenia cercando di sfuggire all’attacco di un piccione involatosi sopra di lei “Cinema Italia, Aula 2” rispose Martina con aria distratta. Ripensava alla sua nottata: era veramente uscita di camera..? Se sì…come era tornata indietro? Oppure si era immaginata tutto…e aveva finalmente ripreso a sognare. “AAAH!! YYYLE!! Lascia stare il piccione!” gridò Alessia spintonando la sua amica, che stava tentando di dare un calcio ad un piccione che le aveva tagliato la strada.
“Dai Ale, lo sai che i piccioni devono morire.” Esordì infine Martina, con tono tranquillo e soddisfatto. “Puiiii! Siete cattive!!” si imbronciò Alessia.
Dopo circa 10 minuti di cammino, ecco spuntare al loro orizzonte il mastodontico Ponte degli Scalzi, nemico di ogni studente della Ca’ Foscari. Le tre ragazze, come ogni giorno, vi si arrampicarono per raggiungere le aule in cui si sarebbe svolta la prima lezione della giornata.
“Maru mi tiri?” chiese Ylenia a metà del ponte, con aria stanca e supplichevole “No.” Rispose Martina in tono secco e oltremodo affaticato. Solo Alessia era in grado di salire i gradini fumandosi una delle sue ‘sacre’ sigarette della giornata.
Superato il grande ostacolo, sorge inevitabile e spontanea una domanda: “Che ore sono?” chiese Ylenia “Le 10 e 20” rispose Martina sbuffando per la fatica e per la consapevolezza della risposta che ne avrebbe ricevuto “Siamo in ritardo!!” a queste fatidiche parole, ecco che l’andatura stanca e strascicata della ragazza scompare misteriosamente, lasciando il posto ad una velocità che farebbe invidia ad un maratoneta. “Yleeee, aspetta!!”

La lezione di giapponese al mattino è come svegliarsi al suono di Radio24: la maggior parte degli studenti dorme ancora. Martina, dal canto suo, non riusciva a concentrarsi sulle parole della lettrice: il suo pensiero fisso rimaneva quell’ondata di oscurità improvvisa e violenta che non poteva togliersi dalla mente. Tuttavia, dopo quell’immagine, non rimaneva nient’altro nei suoi ricordi di ciò che poteva esserle accaduto. Inoltre, perché proprio un incubo simile dopo tanto tempo?
“Maru ci sei?” chiese Alessia riportandola alla realtà “Sì, scusa, ero un attimo nel castello…”. Essere nel ‘castello’ è un’affermazione tipica che significa: stavo pensando ai fatti miei, figurando me stessa in un altro contesto non inerente alla lezione. O, più semplicemente, stavo pianificando la conquista del mondo.
“Sì ti capisco, io sto disegnando, dopo mi dovrò bere un altro caffè” sentenziò Alessia con l’aria di chi ne ha veramente le scatole piene. “Shhhh!” esordì improvvisamente Ylenia, l’unica delle tre che stava prendendo appunti assiduamente.

La lezione finì senza troppi problemi e la via del ritorno apparve più breve. “Donne, cosa facciamo oggi pomeriggio?” chiese Alessia dopo aver recuperato le chiavi della stanza. “Beh possiamo trovarci a studiare, tu che ne dici Maru?” disse Ylenia cercando qualcosa di commestibile alle macchinette da mettere nello stomaco. “Sì ok, io vi raggiungo più tardi però…devo fare la doccia” Martina solitamente non ama mentire, ma ci sono cose che, a volte, sente di dover affrontare da sola, per cercare di non coinvolgere negativamente le persone che le stanno accanto e a cui vuole bene. Aveva pianificato di raggiungere le sue amiche circa un’ora dopo, avendo così il tempo di tornare allo Studio dei fiori e convincersi che quello che le era capitato non fosse altro che frutto della sua immaginazione.
“Va bene dai, allora ci troviamo tutte più tardi, verso le 17 in biblioteca ” Concluse Alessia. Le tre ragazze si salutarono, prendendo ognuna un percorso differente per raggiungere la propria camera. Alessia e Ylenia dormivano entrambe in una stanza doppia, mentre Martina aveva scelto di stare in singola. Non c’era un motivo particolare, ma lei si trovava bene così.

Appena aperta la porta, Alessia trovò attaccato all’armadio un biglietto della sua compagna di stanza che recitava:

Mi hanno spostato una lezione,
torno verso le 16!
Baci, Norma

La ragazza lo staccò e lo ripose sulla scrivania, dopodiché posò lo zaino a terra e ne estrasse il quaderno di giapponese e la lista dei kanji da studiare. Si mise pazientemente e diligentemente a copiarli uno ad uno più volte, per poterli imparare con più facilità. Tuttavia, più li scriveva, più la sua testa cominciava a girarle e venne colta da una stanchezza improvvisa.
Si fermò, sbadigliando e stiracchiandosi, poi buttò un’occhiata al foglio: era completamente bianco. La ragazza rimase paralizzata dallo sgomento e tenne lo sguardo fisso sul pezzo di carta. Inaspettatamente, si formò una macchia di inchiostro nero al centro della pagina: dapprima piccola, poi sempre più grande, dilagò, trasformandosi a poco a poco nel carattere giapponese di shinu, morte.

“Click” la serratura scattò e Ylenia entrò nella camera salutando Veronica con un ampio sorriso “Ciao zia Vero!” la ragazza, che stava studiando cinese sulla sua scrivania, si voltò verso di lei e la ricambiò “Ciao Yle, tra poco vado giù che ci sono i bambini del catechismo” Ylenia annuì e, dopo aver lasciato cadere lo zaino, si distese sul letto per qualche minuto e si assopì.
Solo il rumore della porta chiusa da Veronica la risvegliò circa un’ora più tardi: ora era sola in camera e un brivido di freddo le attraversò la schiena. Si alzò e mise una mano sul termosifone, per controllarne la temperatura: ovviamente, non avevano ancora acceso il riscaldamento. Novembre era ancora lontano…
La ragazza alzò le spalle e si sedette sulla scrivania; prese i libri di giapponese e accese il computer. Quello che si era prefissa di fare, era imparare il brano che la lettrice aveva spiegato il giorno precedente. Subito si accorse però, che il cd non funzionava: il computer lo leggeva, ma la traccia era completamente muta. Tentò di chiudere il programma, ma fu inutile. La traccia continuava a scorrere muta nelle sue orecchie.
Si tolse le cuffie e, improvvisamente, sentì un canto provenire dalle mura della sua stanza. La lingua le era sconosciuta, ma la melodia era lenta e cadenzata, con note basse e profonde che le diedero l’idea di un requiem.
Aprì la finestra per capire da dove provenisse: nel cortile interno, sotto di lei, i bambini del catechismo correvano e giocavano allegramente…ma lei non riusciva ad udire le loro voci, né il suono della chitarra che il catechista aveva portato, né il pianto di una bambina che, cadendo, si era sbucciata un ginocchio. Le immagini scorrevano, ma il suono pareva svanito nel nulla. Spaventata, Ylenia chiuse nuovamente la finestra e il canto riprese a penetrarle nelle orecchie.
Uscì dalla camera, ma il canto la seguiva ovunque ella andasse, mentre il resto dei suoni erano scomparsi.

Martina si fermò davanti alla porta dello Studio dei fiori ed indugiò qualche istante. Appoggiò la mano sulla maniglia, prese un bel respiro, chiuse gli occhi…ed entrò. Tutto appariva normale: niente dava l’idea che qualcosa di spaventoso fosse accaduto quella notte.
La ragazza rimase qualche secondo in silenzio, trattenendo il fiato per captare qualsiasi anomalia: niente. Martina era indecisa sul da farsi: sarebbe potuta fermarsi lì, non indagare oltre, rimanendo tranquilla al pensiero che non c’era pericolo…oppure, avrebbe potuto salire le scalette fino al soppalco, pronta a qualsiasi avvenimento. Attese alcuni istanti e le parve che le mura della stanza le si restringessero addosso: il suo respiro si fece più veloce e un senso di oppressione la pervase.
Ti-ti-ti … ti-ti-ti … ti-ti-ti
La sveglia del suo cellulare le scoppiò in tasca con la forza di un petardo. Lo prese istintivamente e lo aprì. “Già le 17?” disse tra sé…guardò ancora una volta le scale e uscì dallo studio. Ma, appena aperta la porta, si ritrovò nel buio più assoluto: il nulla la circondava. Si voltò di scatto, ma anche lo studio era sparito.
“Devi trovare…trovare la strada…la strada che porta lontano.” Una voce baritona e distante pareva rivolgere le sue parole in ogni direzione…Martina non capiva a cosa si stesse riferendo “Di che parli?” urlò all’oscurità, ma quelle note parvero perdersi nel vuoto. “Un occhio nel buio…scale di sangue” la ragazza cominciò a tremare e, per riscuotersi, cominciò a camminare velocemente…poi prese a correre, nel disperato tentativo di uscire dal luogo in cui si trovava. “Trova la strada che porta lontano. Un occhio nel buio…scale di sangue.” Basta!!!

Come quando si è convinti di dover fare ancora un gradino che in realtà non c’è, Martina fu pervasa da una situazione di vuoto quando si rese conto di essere in biblioteca, con la maniglia della porta stretta tra le dita. Alessia e Ylenia erano sedute sulle sedie di legno e la guardarono con occhi preoccupati. Il silenzio calò per qualche istante, poi Martina chiuse la porta dietro di sé.
“Ehm…io…” non sapeva cosa dire. La ragazza, sconvolta per la visione appena avuta e senza una buona scusa per non aver portato i libri, cercò le parole giuste per spiegare alle sue amiche quello che le stava accadendo. “Sentite ragazze io…non me la sento di studiare ora…scusate…” si sarebbe aspettata, da parte loro, tante domande sul perché e su cosa le fosse capitato, ma Alessia e Ylenia risposero in un coro atono, con lo sguardo vacuo e distante, perso in un vuoto a lei sconosciuto.
“Va bene…allora ci vediamo stasera a cena…” disse Ylenia continuando a guardare il tavolo della biblioteca: fu in quel momento che Martina si accorse che nemmeno le sue amiche avevano portato i libri. Che fosse capitato qualcosa anche a loro? O, semplicemente, stava vivendo un incubo da cui non poteva svegliarsi e ogni cosa che incontrava si tramutava in sussulto e disperazione?
Ella, tuttavia, non volle arrendersi…già in passato aveva affrontato situazioni difficili e non le pareva, questo, il momento di ritirarsi dalla battaglia. Qualcosa di strano stava accadendo nel collegio e lei e le sue amiche erano solo il punto di partenza: lo sentiva dentro di sé, un mutamento era stato avviato…
“Ascoltate, che ne dite di venire un attimo in camera mia? Devo parlarvi di una cosa…” le ragazze annuirono senza troppo pensarci su. Ylenia era spaventata dall’accaduto e non sapeva se confidarsi con le sue amiche: che cosa mai avrebbero potuto pensare? In fondo, ci sono cose troppo intime…troppo segrete…che si fa fatica ad esternare anche agli amici più cari…tuttavia, era un peso che desiderava ardentemente togliersi. Si trovava realmente sola in questa situazione? O poteva sperare nell’appoggio delle altre? E in che modo? E poi…era veramente reale ciò che era accaduto..? Quanti dubbi, quante paure e preoccupazioni…un fardello troppo grande per lei…ma, nemmeno, voleva correre dei rischi.
Dal canto suo, Alessia era spaventata, certo, ma intenzionata a non farsi prendere in nessun modo dal panico. Era certa che ciò che avesse visto fosse reale, ma quanti avrebbero potuto capirla ed ascoltarla? Poteva contare sulle sue amiche, ne era sicura…ma forse non era il caso di metterle nei guai se, con loro, il destino fosse stato più indulgente.
Martina, invece, non aveva dubbi: non temeva di essere giudicata dalle sue compagne, bensì aveva la premura di proteggerle da ciò che sarebbe potuto accadere nei prossimi giorni. Desiderava metterle in guardia, impedir loro di essere soffocate dagli eventi o di trovarsi in pericoli che non sarebbero state in grado di affrontare. Certo, nemmeno lei conosceva gli avvenimenti futuri, ma una sorta di malinconia le masticava l’anima…una sorta di rimpianto per un lontano ricordo che, ora, si risvegliava rivelandosi più vivido che mai. Questo le bastava: sapeva che non poteva ignorare un simile avvertimento più di quanto non si possa ignorare una telefonata anonima.
Sarebbe stato sufficiente dir loro di stare in guardia, poiché qualcosa di strano stava accadendo…ma in che modo giustificarsi? In fondo al suo cuore, sperava che Alessia e Ylenia le avrebbero semplicemente creduto sulla parola, senza troppe domande…

“Voglio essere sincera con voi…stanotte e poco fa sono capitate delle cose strane…a me, personalmente…” le due ragazze sedevano sul letto al centro della piccola stanza, cercando di scaldarsi a vicenda. Martina, invece, stava in piedi appoggiata leggermente allo schienale della sedia. “Non voglio spaventarvi ma…ho paura che stia accadendo qualcosa…e voglio chiedervi di tenere gli occhi aperti…” Alessia non voleva essere circondata da mezzi discorsi, bensì, se la sua amica sapeva qualcosa, desiderava essere informata nei minimi particolari: con certe cose non si scherza affatto. “Di che parli?” la incalzò “Ho…una strana sensazione…un brutto presentimento diciamo…” la ragazza si adagiò con un sospiro…avrebbe giurato che ci fosse qualcosa di più di questo…che, esattamente come lei, anche Martina avesse “visto” qualcosa. Sperava, quindi, di potersi confidare…ma, a quanto pare, non era così. “Sentite, lo so che sembra strano! Ma vorrei che mi credeste…per favore…” Ylenia ciondolò la testa un attimo, assorta nei suoi pensieri, cercando di ragionare sulle cose che la sua amica stava dicendo e sui collegamenti che questo potesse avere con quello che le era capitato. Poi esordì “Senti Maru, io ho sentito delle strane voci…un canto…” la ragazza non sapeva come confessare l’episodio…tuttavia, si sarebbe aspettata una battuta di cattivo gusto. Invece, Alessia prese la parola con fermezza “Io invece ho visto l’inchiostro mutare nel simbolo della morte. Che cosa sta capitando?” la domanda era rivolta a Martina, la quale, con un’aria di estrema preoccupazione dipinta sul volto, lasciava intendere di sapere più di quanto in realtà desiderasse. Sospirò con forza e si lasciò sfuggire una lacrima dall’occhio sinistro: tenendo lo sguardo sul pavimento, la ragazza rivisitò un’avventura in cui aveva sofferto molto e che, aveva sperato, non tornasse più sotto le sembianze dell’oscurità e del pericolo. Tante volte aveva desiderato di rivedere gli amici che aveva perduto, i luoghi a cui si era affezionata…in svariati momenti si era torturata pensando all’anno perduto…alla famiglia che l’aveva ritrovata poi, in uno stato pietoso, alla porta di casa. Aveva mentito, dicendo di non ricordare dove fosse stata…così, tutto nella sua vita si era rovinato…ma lei avrebbe nuovamente sacrificato se stessa…per ognuno di loro.
Dopo qualche minuto di silenzio, la ragazza alzò finalmente lo sguardo e disse “L’oscurità mi è penetrata nella pelle questa notte…l’ho vista, l’ho udita…il mio unico indizio è: Trova la strada che porta lontano. Un occhio nel buio…scale di sangue.” Le sue amiche rabbrividirono entrambe a quelle parole e si guardarono con occhi spaventati. Ylenia si alzò e implorò Martina di dire loro cosa stesse accadendo, ma, anche volendo, la ragazza non poteva saperlo. Come avevano fatto a seguirla fino a lì? E chi poi? Per quale motivo..? Tutto si sarebbe dovuto concludere e basta…non desiderava altro che essere lasciata finalmente in pace…così, un giorno, avrebbe immortalato solo i bei ricordi, tenendoli per sempre con sé…

Dopo essere rimaste un paio d’ore a confortarsi e raccomandarsi a vicenda, le tre amiche si lasciarono con la promessa di non proferire parola di quanto accaduto. Avrebbero dovuto prima scoprire il perché di quegli avvenimenti e come scongiurarne altri. Inoltre, avrebbero dovuto prendere precauzioni per la loro stessa incolumità: non sarebbero mai dovute rimanere da sole, o comunque il meno possibile. Con le compagne di stanza o tra loro, sempre in compagnia…questo le avrebbe aiutate a protrarre nel tempo un qualsiasi ulteriore “attacco”…o, almeno, era ciò che si auguravano. “E tu cosa farai Maru?” chiese Ylenia preoccupata per l’amica che, a causa della stanza, era costretta a restare da sola più tempo di loro…soprattutto durante la notte. “Non preoccupatevi per me…io fungerò da esca.” A queste parole, Alessia protestò alzando la voce “Come sarebbe? Ci hai fatto salire per dirci di fare attenzione…e tu per prima vuoi di proposito metterti nei guai? Non se ne parla nemmeno!” Martina guardò l’amica in tono supplichevole. Sapeva che si trattava di un gioco pericoloso, ma se non avessero fatto uscire il nemico allo scoperto, come avrebbero potuto combatterlo? Inoltre, non le importava granché della sua sorte…sentiva di aver lasciato ben più di qualche ricordo su quel mondo lontano.
“Non ti devi preoccupare per me…appena avvertirò il pericolo verrò da voi. Però dobbiamo capire chi sta compiendo certe azioni e…” Ylenia si intromise nel discorso dando man forte ad Alessia “No, no! La kami ha ragione! O tutte insieme, o nessuna di noi!” Martina si fermò un secondo: non avevano tutti i torti…non potevano sapere quello che le era accaduto in passato e, comunque, le volevano bene e desideravano proteggerla. Non era giusto nei loro confronti metterle sotto una campana di vetro e cercare di affrontare i problemi da sola…
“Va bene, allora faremo delle riunioni notturne per vedere come va…o qualcosa del genere…per il momento è il caso di andare a cena, però!” concluse infine la ragazza. Alessia guardo Martina negli occhi e, dopo qualche istante, annuì con convinzione. Ylenia riflettè per qualche istante…poi, come a confermare il suo appoggio alla decisione, disse “Nooo! Così non dormiamo almeno 10 ore! La pelle si rovina!!” le tre amiche scoppiarono a ridere.

 

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