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Go Dream La notte era calma, solo il dolce brusio del vento giungeva alle orecchie di chi si era coricato dopo le lunghe fatiche della giornata precedente. Era buio, ma dal vetro dell’oblò, Ylenia poteva scorgere il cielo puntellato dalle stelle e rischiarato da una bianca luna piena. Era tutto così bello, così pacifico…e, mentre stava seduta sul suo letto, in silenzio nel buio, poteva sentire il respiro delle sue amiche che le dormivano accanto. Il cielo pareva velato da poche nuvole, una leggera foschia notturna, che regalava ancora più pace nel suo animo…ma Ylenia, guardando il cielo, ripensò alla notte in cui arrivarono lei e le sue amiche in quel magico luogo che tanto tempo fa avevano percepito solo come una bella favola… La prima cosa che le balzò agli occhi fu che ricordava di aver visto molte più stelle allora, uno spettacolo da perdere il fiato! Mentre ora il cielo assomigliava molto di più a quello di casa sua. Già, casa sua: ora così lontana…quando arrivò qui credeva di stare vivendo una favolosa avventura, qualcosa di inspiegabile ma pur sempre ciò che, dentro di se, aveva sempre sognato! Ma ora, dopo quello che era accaduto il giorno precedente a Luka, non ne era più tanto sicura… Quell’orribile risata…Se restava ferma immobile nel buio, con l’orecchio teso ad ascoltare, poteva ancora sentirla provenire da dentro il suo cuore. Ma quando accadeva, le veniva da scuotere forte la testa, come per togliersela di dosso… Comandante: bene bene bene… la vostra faccia non mi piace per niente. Chi siete? Che avete a che fare con quell’essere? Emma: v-veramente noi… Angelica: non centriamo niente con questa storia! Che volete da noi? Comandante: ah non centrate niente, eh? Questo lo decideremo noi! Arrestatele! Ylenia: a-aspettate! E poi quella voce…quando le tre ragazze l’udirono, la riconobbero subito: una voce che portavano spesso nel cuore dopo che l’avevano seguita lungo la sua storia…Ylenia ricordava bene quel momento, in cui il suo cuore per alcuni istanti rimase sospeso nel vuoto, tra lo spavento ancora negli occhi e lo stupore di qualcosa sognato tanto a lungo da essere divenuto più di una semplice fantasia… Yuna: lasciatele. Le ragazze sono con me. Comandante: grandinvocatrice Yuna! Noi non sapevamo… Yuna: infatti. Non sapevate e le avete accusate comunque. Comandante: sono spiacente… Yuna: rilasciatele immediatamente. Ylenia ricordava di aver provato una forte emozione…soprattutto quando Yuna si rivolse a loro in tono dolce e benevolo e con un dolce sorriso. Yuna: coraggio ragazze, venite con me. E così le aveva portate su quell’aeronave, dicendo che le avrebbe spiegato tutto dopo che si fossero riposate. Ora era lì…in quella stanza…al buio a pensare a tutto questo…ma era stanca e decise di distendersi sul letto e di tirare le coperte fino agli occhi…non aveva più voglia di pensare a nulla, solo di dormire e stare in pace…chiuse gli occhi e si addormentò. Emma: buongiorno Yle! Angelica: era ora! Ylenia: buongiorno…mi stavate aspettando? Angelica: certo! Dobbiamo andare. Emma: Yuna ci sta aspettando, andiamo! Le tre ragazze si avviarono verso la plancia dell’aeronave: erano tutte ansiose di avere dei chiarimenti, chi fosse quella figura, perché tutti le stavano dando la caccia, perché Yuna le avesse aiutate, perché fossero state accusate! Ma i loro pensieri erano soprattutto concentrati verso quel piccolo cristallo luminoso…forse dietro a tutta quella faccenda c’era anche la spiegazione del loro arrivo in quella che tutti chiamavano la ‘decima regione’…o forse no… Yuna: benvenute! Immagino che lo sappiate ma…piacere, io sono Yuna! Ylenia: il mio nome è Ylenia e queste sono… Angelica: Angelica Emma: ed Emma! Al suono dei loro nomi il volto di Yuna divenne più scuro e il suo dolce sorriso scomparve. Cominciò a parlare in tono severo dicendo a tutti gli operatori, tranne il primo pilota, di uscire dalla plancia. Si rivolse poi alle ragazze. Yuna: per prima cosa, vi devo chiedere di usare dei nomi diversi d’ora in poi…quelli che portate ora, non sono ben visti qui. Emma: cambiare nome? Yuna: esatto. Usate dei soprannomi…o qualcosa di simile…vi prego, dovete essere prudenti! Le ragazze si guardarono: non sapevano cosa pensare…che stava accadendo? Forse era peggio di quanto si fossero immaginate…ad Ylenia, comunque, al momento non importava, lei voleva sapere di quella figura dal mantello nero, di quell’orribile risata…di quel cristallo… Ylenia: chi era quella figura vestita di nero? Che…che cosa aveva in mano? Tutti le davano la caccia… Yuna: …quello che aveva in mano era il frammento di un antichissimo diamante magico, il decimo frammento per la precisione, che regolava tutta la nostra regione… La sua magia era fondamentale per la nostra sopravvivenza…e ora quella creatura l’ha rubato per servirsi del suo potere. Emma: m-ma chi è? Yuna: sta cercando di riunire tutti i dodici frammenti del nostro mondo…usare questo enorme potere per portare l’oblio sulle nostre terre…non credo che abbia uno scopo più preciso: vuole solo distruggere la luce… Angelica: non ci hai detto chi è! Yuna: ascoltate, moltissimo tempo fa esistevano 20 streghe che si prendevano cura di 20 pianeti magici. Ognuna di loro per farlo possedeva un diamante magico che con la sua luce rischiarava i mondi…ma a poco a poco le creature che popolavano questi mondi divennero corrotte e vollero superare la magia, oppure smisero semplicemente di credervi e cercarono di distruggerla, di mandarla via dal loro mondo…uccisero perfino le bianche streghe che li avevano protetti fino ad allora…e i diamanti, a poco a poco, si spensero per sempre… Emma: ma è terribile! Yuna: un tempo dal nostro mondo, i pianeti magici si potevano scorgere nel cielo, nelle limpide notti d’estate… Ylenia: dev’essere stato uno spettacolo meraviglioso… Yuna: sono solo leggende…ma alcune creature magiche se lo ricordano ancora…comunque sia, la strega che proteggeva il nostro mondo decise di dividere il potere del diamante per proteggerci: pensava che, se avesse diviso il potere, il nostro mondo sarebbe stato più facile da proteggere, e la magia più difficile da distruggere… Angelica: c’è una cosa che non capisco: da dove aveva preso il diamante? Yuna: si dice che il diamante sia nato nelle profondità degli oceani…insieme all’oscurità che uccise la strega tanto tempo fa…ma grazie a lei, dopo la sua morte, nacque una prima regione e un primo ‘castello regnante’, come viene chiamato da secoli…sorvolerò su questa parte, il punto è che un giorno di quasi un anno fa, l’oscurità superò in qualche modo la magia di questo mondo. Alcuni dicono che la colpa fu del primo mondo, il vostro mondo… Ylenia: il…il nostro mondo? Emma: ma…ma non può essere!! Noi non sapevamo nemmeno della vostra esistenza…cioè…forse… Yuna: è quel forse che ha portato molti a credere alla vostra colpevolezza…per questo dovete fare attenzione: se il vostro aspetto non lo è, il vostro nome è sinonimo della vostra provenienza… Ylenia: ma quel comandante…lui non sapeva i nostri nomi eppure si è insospettito! Yuna: la creatura vi ha rivolto la parola…e lei vi può riconoscere anche solo dal battito del cuore… Angelica: ma è ridicolo! Come può farlo? E poi non capisco perché ce l’abbiate tanto con noi: anche se conoscevamo le vostre storie non significa niente. Che male c’è in questo? Yuna: non spetta a me spiegarvi queste cose, mi spiace…tutto quello che vi posso dire è che, per salvare il nostro mondo, quasi un anno fa una ragazza scelse di sacrificarsi all’oscurità degli oceani che stava per spazzare via la luce… Mentre parlava, Yuna vedeva scorrere davanti a sé il ricordo di quegli orribili momenti che avrebbe preferito evitare: l’immagine di quella ragazza, di quando l’aveva conosciuta, di quando aveva scelto di sacrificarsi, di quando, sulla spiaggia, aveva tenuto le braccia aperte verso l’oceano infuriato e colmo di malvagità…quei lunghi capelli in balia della furia del vento, quegli occhi che avevano scelto di non piangere, quella luce che portava al collo per sconfiggere l’oscurità e quel grido che avrebbe dovuto precedere la sua morte… Yuna: lei ce la mise tutta…ce la mise tutta per salvarci…e non era nemmeno compito suo…e poi… Emma: Yuna… Yuna: e poi l’ottusità di un solo uomo rese vano ogni suo tentativo…ella non morì ma fu resa prigioniera della stessa oscurità…e ora, per colpa di quell’unico uomo, dobbiamo subire di nuovo tutto questo… Angelica: e ora quell’uomo sta cercando di acquisire un enorme potere rubando i frammenti del diamante, giusto? Yuna: …ognuno di quei frammenti ha il potere di un’intera costellazione… Emma: ma allora bisogna fermarlo! Ylenia: ma come potremmo fare…? Noi…non sappiamo combattere e non sappiamo usare le magie… Angelica: e se liberassimo la ragazza? Ylenia: potrebbe funzionare!! Emma: aspettate, non dobbiamo correre troppo…prima dobbiamo sape Voce: aiutatemi…venite…vi prego… Emma: eh?? Ylenia: cosa è stato? Le ragazze non ebbero il tempo di riflettere su ciò che avevano sentito: una forte scossa investì l’aeronave, tanto che caddero a terra. Yuna riuscì ad aggrapparsi alla ringhiera per un soffio. Un allarme assordante si accese e percorse tutta la nave. Yuna si rivolse al pilota e urlò: Yuna: CHE SUCCEDE?! Pilota: VIVERNE CERULEE!! Yuna: CHE COSA?! OH NO!! All’improvviso, decine e decine di draghetti azzurri come il cielo in una giornata di autunno, passarono a tutta velocità ai lati dell’aeronave. Si sentirono molti scossoni provocati dal passaggio così ravvicinato delle viverne che, nella foga di una attacco, non sempre guardavano dove andavano. Ylenia: quei draghi ci stanno attaccando? Angelica: dobbiamo fare qualcosa!!! Emma: io…io non credo stiano attaccando noi… Angelica e Ylenia guardarono Emma perplesse e stavano per ribattere quando sentirono le parole di Yuna che parlava con il pilota Yuna: dobbiamo immediatamente aiutarli!! Mantieni la rotta e avvicinati più che puoi: le nostre comunicazioni esterne sono interrotte, proverò a raggiungerli! Pilota: ricevuto! A quel punto Yuna si avvicinò ad un rettangolo nero sulla parete, premette un bottone e avvicinò la bocca: Yuna: yddahweuha yddahweuha! Y idde kme yttadde ymmy celinawwy: lreitana ma bunda yidusydelra a ckuspanyna e lunnetue. Yuna, infine, lasciò la stanza di corsa. Le ragazze si guardarono e, seppur in un momento di pericolo, riuscirono a sorridere e a trovare un momento di gioia. Così dissero in coro: Ylenia: Albhed! Angelica: Albhed! Emma: Albhed! Le tre ragazze non ci pensarono 2 volte e seguirono Yuna a ruota. Mentre correvano vedevano le porte degli scompartimenti chiudersi una ad una mentre l’allarme continuava a suonare: il loro cuore batteva forte ma sentivano che finalmente erano insieme, che erano insieme per vivere il loro momento, la loro storia…ognuna di loro sussurrò tra sé: Ylenia: yurime… Angelica: …yurime… Emma: …yurime. Si trovarono così davanti al portello che portava sul ponte dell’aeronave: Yuna era già andata avanti e il portello era chiuso…ma non si persero certo d’animo! Senza nemmeno parlarsi si intesero con lo sguardo e riuscirono a forzare il portello e a raggiungere l’ascensore. Il vano che lo conteneva era buio e quando l’ascensore si mosse furono un po’ colte di sorpresa: mentre saliva potevano vedere avvicinarsi la luce e potevano sentire che, a mano a mano che andavano in alto, una leggera brezza si insinuava tra le fessure, una brezza fredda, pungente e che le faceva battere forte il cuore… Ylenia: YU… Angelica: …RI… Emma:…ME!!!
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