Claire's Chronicles
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Capitolo 22: TI FIDI DI ME?

Alexi cadde a terra con le lacrime agli occhi…singhiozzando senza emettere suono, cercava di parlare senza sapere cosa dire…Arkatraz, invece, urlò di rabbia contro il cielo nero come la pece.
Belial non riuscì a fare altro che chiudere gli occhi e stringere i pugni, nel vano tentativo di tenere il dolore dentro di sé…
Il trio YuRiMe si guardava sconsolato piangendo in silenzio e tenendosi per mano, mentre Sesshomaru tirava pugni alla parete di roccia fino a farsi sanguinare le nocche.

Chen: stupida…non dovevi sacrificarti!!

Urlò il ragazzo, con le lacrime agli occhi.

Cloud: e anche questa volta, non sono riuscito a salvarla…

Sussurrò agganciando la sua spada dietro la schiena…ma una voce sicura e calma smosse quelle acque di sconforto.

Sephiroth: non è ancora detto…

Tutti, immancabilmente, si voltarono verso di lui ed egli indicò il sud, la direzione in cui la luce si diresse quando Claire scomparve dalla loro vista.

Sephiroth: dobbiamo muoverci però. Manca ancora il cuore ed è rimasto lì dove, quasi un anno fa, Claire cominciò ciò che stanotte dovrà finire.

Cloud si avvicinò a Sephiroth con aria interrogativa.

Cloud: vuoi dire…che Claire tenterà nuovamente di placare l’oscurità sacrificandosi al mare..?

Sephiroth annuì e Cloud, sgranando gli occhi, si voltò e si diresse di fretta verso l’Highwind.

Sephiroth: aspetta!

Gli intimò, mentre Squall e gli altri si stavano già preparando a fermare il ragazzo con ben altri sistemi. Le loro mani fremevano ed erano pronte ad impugnare le armi in qualunque momento.

Sephiroth: Cloud…ti fidi di me?

Il ragazzo si voltò e Sephiroth gli sorrise, porgendogli la mano. Cloud scelse di riporre le sue ultime speranze nell’uomo che, molti anni prima, le aveva tradite…ma c’era una complicità rinnovata, una nuova fiducia costruita su nuovi fatti e nuove avventure…e sul nome di una persona che, in qualche modo, li aveva costretti a riunirsi.

Cloud: per Claire…

Sussurrò il ragazzo guardando Sephiroth negli occhi e questi annuì lentamente.

Cosa ci fai tu qui?? Vattene immediatamente!

Visto? Te lo avevo detto che venire qui sarebbe stata una pessima idea…andiamo, Claire.

Ma…

Claire lascialo perdere! Che ci fai in giro con un uno come lui?

Cosa c’è? Ti dispiace che io l’addestri per caso?!

Smettetela! Siete solo due brontoloni senza speranza…uhm…qualcuno vuole una cioccolata calda?

Il viaggio verso i mari del sud fu breve, ma il panorama che si presentò davanti ai loro occhi una volta arrivati fu quanto di meno piacevole avessero mai visto. Il cielo nero, coperto di nuvole in costante movimento, si confondeva all’orizzonte con il mare, anch’esso oscuro fino a dove si potesse protendere lo sguardo. Non una sola forma di vita sulla spiaggia o nell’aria. Nemmeno il vento spirava, benché le acque fossero piuttosto agitate. Tutto pareva morto e in decomposizione e il mare sembrava l’unico vero responsabile di quella strage. Anche la sabbia era diventata nera ed era come se soffrisse ad ogni passo di coloro che vi camminavano sopra.
Sul bagnasciuga, una ragazza rivolgeva il suo sguardo all’orizzonte.

Cloud: Claire!!

Urlò il ragazzo, ma l’aria di morte gli smorzò il fiato. Claire si voltò verso di lui e, all’improvviso, una figura dai capelli lunghi e dal vestito bianco le comparve accanto: aveva il suo stesso sguardo, ma possedeva la consistenza della spuma del mare. Anch’ella si voltò ed imitò i gesti di Claire come fossero i suoi. Le loro voci si sovrapposero e si sdoppiarono in uno strano gioco di suoni.

Claire: non venire! Ce la posso fare! Fidati di me…!

Cloud si bloccò di colpo e guardò istintivamente Sephiroth che si trovava dietro di lui. Alexi contemplava la scena sgomento, incapace di proferire parola davanti all’immensa oscurità che si trovava di fronte a lui. Yunie non riuscì a fermare il tremito che continuava a percorrerle la schiena, mentre Mea prese a singhiozzare con lo sguardo perso nel vuoto. Rikkyna guardò incredula Sesshomaru, il quale scosse la testa e si passò una mano tra i capelli portando lo sguardo al suolo.
Belial non avrebbe voluto far altro che vomitare: non riusciva a sopportare nulla di quello che le stava venendo mostrato e distolse lo sguardo chiudendo forte gli occhi.
Chen portò i suoi occhi verso quelli della ragazza con il vestito bianco, ma nel profondo di quelle iridi si perse come cadendo nel vuoto.

Grazie per essere venuti…vi aspettavo…vi ho portati io qui, attraverso i vostri sogni vi ho fatto giungere fino a queste terre. Soltanto voi potevate salvare me e questo mondo…e quando tutto sarà finito i vostri sogni vi riporteranno a casa. Ogni notte essi vi conducono dove desidera il vostro cuore…ma quella notte vi condussero dove io desideravo. Io, il cuore di Claire.
Perdonatemi per le sofferenze che avete dovuto patire a causa mia, ma i sogni vanno senza sosta fino alla loro meta.

Con queste parole nell’aria, il tempo riprese improvvisamente a scorrere dal punto in cui, un anno prima, si era spezzato in due creando un bivio che aveva portato l’oscurità a dilagare. Così, Claire si voltò nuovamente verso l’orizzonte e il mare cominciò a ritirarsi tutto in un’unica, gigantesca onda nera. La ragazza prese a correre inseguendo quell’acqua di morte e più correva, più il mare si protendeva verso il cielo, esattamente come nella profezia. Ogni passo compiuto sulla sabbia bagnata era un passo verso un muro nero stagliatosi contro il mondo intero.
I fiati rimasero sospesi per interminabili istanti: nessun suono, nessuna voce…lacrime silenziose scendevano dalle guance di chi aveva il coraggio di assistere allo spettacolo atroce di uno tsunami oscuro che sarebbe caduto addosso ad un un’unica persona…ma all’improvviso, un grido si stagliò sopra ogni altra cosa.

Sephiroth: Claire!! Prendi!

Con un gesto veloce e potente, Sephiroth tirò alla ragazza l’ultimo frammento del Final Fantasy. Claire si alzò in aria con un salto e prese al volo la piccola scheggia di diamante, dopodiché la ricompose a tutte le altre. Ancora sospesa nel vuoto, la ragazza si voltò verso lo tsunami e protese le braccia verso il suo giustiziere.
Il cielo pareva esultare in un trionfo di morte.

Claire: finisca qui, ora.

L’acqua si rovesciò pesantemente in un unico movimento e travolse Claire che scomparve nell’oscurità. Tutti gridarono il suo nome e il tempo si fermò in un interminabile rintocco.
Un’acqua gelida, oscura e pesante, le si riversò in gola e nel naso, impedendole di respirare…come in una prigione senza sbarre, Claire si dimenava con tutte le sue forze…fino a quando non riuscì più a muoversi e il buio la trascinò con sé, portandole via le energie…e ogni volontà.
Furono momenti interminabili, in cui non si poteva vedere nulla e il mare tardava la sua caduta sulla costa: uno spettacolo macabro da togliere il fiato. Ogni cosa si fermò a guardare.
Fino a quando una luce ferì le acque, improvvisamente…e molte altre, come tante lame affilate, si stagliarono verso il cielo, tagliando le nuvole nere. Da esse, come fiotti di sangue, caddero tutte le stelle rubate che si andarono riversando lentamente come fiocchi di neve.
Il tempo si fermò ancora e le stelle rimasero sospese nel vuoto per alcuni istanti. Dopodiché, in un unico attimo, come in un’esplosione, le stelle si sparsero velocemente in tante piccole scie e scomparvero all’orizzonte.
Inaspettatamente, altre 2 scie di luce uscirono dall’oscurità del mare che stava per crollare e schiantarsi sulla spiaggia.

Squall: state giù!

All’improvviso, centinaia di lame luminose esplosero e la terrà si mise a tremare fino a quando la luce fu così forte da coprire ogni cosa e da costringere tutti a coprirsi gli occhi.
In quel momento, l’urlo della terra sormontò lo schianto delle acque: lentamente, come il respiro del risveglio, un innaturale silenzio si popolò via via di suoni rimasti per troppo tempo dimenticati.
Quando Alexi riaprì gli occhi, era l’alba: da est, il sole stava lentamente scivolando sopra l’orizzonte. Il cielo terso si dipingeva di un colore rosato e le miriadi di stelle tornate al loro posto si concedevano il meritato riposo. Il mare aveva ripreso ad essere cristallino e calmo, adagiato sulla spiaggia dorata che gli faceva da letto. Il vento nuovamente soffiava accarezzando la pelle e portando con sé un senso di quiete e pace innate. Uno stormo di gabbiani volava sereno portando il suo verso di gioia fino alle terre più lontane.
Seguendo con lo sguardo gli uccelli, Alexi posò gli occhi su due delfini che giocavano saltando tra le onde all’orizzonte.

Alexi: Ma che…

Uno spostamento della sabbia gli fece posare lo sguardo verso un paguro che scavava beato, come se nulla fosse mai accaduto. Il ragazzo si voltò verso i suoi amici che si guardavano intorno increduli, posando gli occhi su tutto ciò che c’era di vivo.

Yunie: E’ finita…è finita!!!

Gridò la ragazza esultante. Le sue amiche la abbracciarono e si misero a saltare dalla gioia, lasciando tutta la paura alle loro spalle. Belial e Sesshomaru si guardarono e sorrisero annuendo. Chen, invece, sorrise al mare in un gesto un po’ malinconico.
In quel momento, un trillo metallico si propagò nell’aria. Cloud, in un gesto automatico, si mise la mano in tasca e ne estrasse un piccolo cellulare nero: lo aprì e lo portò all’orecchio.

Vincent: la situazione nella Settima Regione è tornata alla normalità.

Rikku: qui Rikku! La Decima Regione è di nuovo in gran forma!

Gidan: …ma come si usa questo coso..?

Garnet: smettila! Sono Garnet…la Nona Regione è sana e salva.

Selphie: Selphie a rapporto! L’Ottava Regione è fuori pericolo!

Il ragazzo non rispose. Si limitò a chiudere il cellulare e a riporlo nella tasca. Tifa gli si avvicinò e gli circondò un braccio sorridendogli affettuosamente. Cloud non sapeva cosa pensare…spostò gli occhi da Tifa a Sephiroth, ma questi si era già portato sul limitare delle onde.
Belial lo raggiunse: notò nel suo sguardo qualcosa di strano…era come se stesse cercando qualcosa.

Sephiroth: forza…coraggio…

Sussurrò quasi impercettibilmente, mordendosi nervosamente il labbro inferiore. Belial cercò di seguire la linea dei suoi occhi per scoprire cosa stesse guardando. Improvvisamente, nell’acqua cristallina, la ragazza notò una piccola macchia scura molto lontana.
Sephiroth mutò espressione in un gran sorriso, si portò due dita alla bocca e fischiò.

Sephiroth: allora! Vuoi farmi aspettare tutto il giorno?

Urlò a pieni polmoni. Belial lo guardò incredula: non aveva la più pallida idea di cosa stesse facendo e credeva fosse impazzito. Sentendo quelle parole, anche gli altri si avvicinarono a lui e Cloud gli parlò con una punta di rabbia.

Cloud: che diavolo stai facendo?

Yunie: guardate!

Gridò indicando il mare. La macchia scura si avvicinava sempre di più e prendeva via via la forma di una persona.

Alexi: non è possibile…

Sempre più vicina, la persona prese le forme di una ragazza.

Mea: Ciaoooooooooooo!

Urlò la ragazza agitando la mano e saltando in preda all’euforia. Sul braccio aveva legato la catenina con la croce d’argento, decidendo di tenerla come portafortuna. Sephiroth rise, ma non poté fare a meno di notare quel bagliore che emanava.

Sephiroth: Mea…posso vederla?

Disse indicando proprio la collanina. La ragazza ci pensò qualche secondo e poi, dopo averla slegata, gliela porse. Sephiroth la osservò un attimo…dopodiché sgranò gli occhi.

Sephiroth: dove…dove l’hai presa questa…?

Mea si grattò la testa e rispose con aria trasognata.

Mea: me l’ha regalata una moguri dicendo che apparteneva ad una fanciulla morta tanto tempo fa. Però io non so se crederci tanto…preferisco tenerlo come portafortuna!

Prima che Sephiroth potesse rispondere qualcosa, uno spruzzo d’acqua lo riportò alla realtà. Si voltò verso il mare e, in una risata generale, Claire gli “porgeva” la lingua con aria trionfante.

Claire: così impari!

Come ad un silenzioso comando, tutti quanti entrarono in acqua e la sommersero di abbracci, tanto da farla cadere a terra. I sorrisi e la gioia si sprecarono in una mattina di sole e speranza rinnovata.
Nei cuori di tutti erano tornate la pace e la serenità ed un lieve senso di malinconia li pervadeva ricordando loro che sarebbero dovuti presto tornare a casa, ora che la loro avventura si era conclusa.
E’ come passare la frontiera dopo un lungo viaggio all’estero…sai che presto riabbraccerai la tua famiglia, ma ti guardi indietro e ripensi a tutto quello che hai vissuto lontano da loro. Perfino i momenti di difficoltà possono diventare belli nella memoria una volta attraversato il confine.
Il ritorno è difficile tanto quanto lo è la partenza.
Quel momento di gioia grandissima si fermò un breve istante, quando gli sguardi di Cloud e Claire si incrociarono sul limitare della spiaggia. Lui le porse lentamente la mano, quasi vergognandosi del suo gesto…ma Claire la prese e si alzò, regalandogli un sorriso.

Cloud: Ce l’hai fatta…
Claire: Ce l’abbiamo fatta…

Il silenzio nuovamente avvolse quel momento: i due ragazzi si persero nei loro occhi cercando parole che sarebbero state sprecate. Fu allora che non si poté evitare una domanda…

Rikkyna: quindi ora…si torna a casa?

Il tono fu innocente e con una punta di speranza. Claire si voltò istintivamente verso di lei, ma non riuscì a risponderle e abbassò lo sguardo verso la sabbia: finiva davvero così? No, non era quello che voleva…si girò nuovamente verso Cloud, ma il ragazzo era già lontano: aveva raggiunto una roccia e teneva il cellulare all’orecchio. La ragazza fece un passo verso di lui, ma Sesshomaru la circondò con un braccio e cominciò a farle mille domande, portandola verso il mare.

Sesshomaru: quindi, visto che tu ci hai portato qui…ora come ce ne andiamo?

Claire era confusa, non sapeva ciò che desiderava maggiormente…ma di certo si rendeva conto di cosa fosse giusto fare. Sospirò molto profondamente, chiuse gli occhi…si godé la brezza che spirava quella mattina. Ascoltò le voci del mondo, i canti delle creature e il suono del mare…infine, annuì. Fece un passo verso l’acqua e perse lo sguardo verso l’orizzonte…sorrise e si accovacciò lentamente. Immerse la mano sinistra nell’acqua e l’alzò più che poté oltre il capo: dalle gocce che le caddero dalle dita, si irradiarono dei raggi di luce e si delineò una porta. Era bianca, pareva marmorea ed era contornata da una moltitudine di fiori azzurri…prese corpo a poco a poco.
Claire si girò verso i suoi compagni: la luce della porta dietro di lei la rendeva quasi invisibile ai loro occhi e una strana sensazione pervase tutti.

Claire: vi basterà attraversare questa…e vi sveglierete dal vostro lungo sonno.

Mea si portò le mani agli occhi e se li strofinò distrattamente, mentre Rikkyna fece un grosso sbadiglio che risultò contagioso. Una strana stanchezza penetrò nei loro corpi e divennero molto pesanti. Anche per gli altri fu così e, senza nemmeno rendersene conto, si avvicinarono alla porta, desiderando fortemente di poter essere avvolti da quella bianca luce così calda, così accogliente.
Solo Chen esitò per un attimo, rimanendo con lo sguardo vacuo verso il terreno: Claire gli porse la mano e gli sorrise.

Claire: coraggio…il sogno sta per finire.

Alle sue parole, la porta si aprì lentamente, lasciando intravedere dall’altra parte un bianco infinito.
Il tempo dei saluti non è mai molto gradito: soprattutto quando si tratta di addii. Con le lacrime agli occhi, i ragazzi si salutarono e salutarono coloro che, anche se per poco, erano rimasti al loro fianco in quest’avventura.

Chen: vorrei restare qui…

Disse infine il ragazzo, con voce impastata. Le palpebre gli stavano diventando pesanti e aveva la sensazione che il mondo intorno a lui stesse svanendo. Claire gli sorrise e lo tirò a sé, verso la porta, insieme a tutti gli altri.

Claire: voi cominciate ad andare, io vi raggiungo subito!

A queste parole, i loro corpi si persero nella luce al di là della porta. Claire sorrise e si perse in qualche pensiero lontano…
Sephiroth: Claire…

Mettendole una mano sulla spalla, Sephiroth la fece girare di scatto verso di lui con sguardo sorpreso. Ancora un sorriso, un silenzioso grazie per tutto il tempo che le aveva dedicato.

Claire: ora sarai più libero senza di me, eh?  Grazie di tutto Sephiroth…

Anch’egli sorrise e si voltò nella direzione di Cloud.

Sephiroth: si sente ancora in colpa…sono certo che vorrebbe salutarti, ma…

Lo interruppe.

Claire: fallo tu da parte mia. E già che ti sei trovato un amico, perché non ti trovi anche una ragazza?

Chiudendo gli occhi e mostrandogli i denti, Claire sorrise vistosamente. Sephiroth le diede un colpetto sulla testa, mettendosi a ridere.

Sephiroth: sei sempre la solita!

Con quel gesto, però, gli cadde la collanina d’argento dalle mani. Prima di poterla raccogliere, Claire la prese e si mise a saltellare dalla contentezza.

Claire: l’hai trovata! Hai trovato la mia collana! Appena arrivata su questo mondo, ero convinta di averla persa!! Evviva!

Sephiroth era stupito…non aveva idea che le appartenesse, bensì pensava che fosse di un’altra persona…ne era certo…

Sephiroth: …dove l’hai presa?

Claire rispose senza guardarlo.

Claire: uhm…non ricordo a dire il vero…mi pare di averla sempre avuta!

Per Sephiroth, il tempo si fermò alcuni istanti: non era possibile che fosse lei…che fosse veramente lei…il nome che aveva scelto…il suo viso così somigliante…e ora anche la collana…

Sephiroth: ma allora…tu sei…

Cloud: Claire!

Il grido del ragazzo coprì le parole e i pensieri di Sephiroth. L’abbraccio silenzioso di due grandi amici, vale spesso più di tante parole di scuse…e di qualsiasi addio. In quel momento, sia Cloud che Claire sapevano che non si sarebbero mai più incontrati, ma la distanza nel tempo e nello spazio non sarebbe certo valsa per i loro cuori.
Avrebbero conservato per sempre, dentro di loro, i ricordi di quei giorni passati insieme, tra gioie e difficoltà…anche se la memoria di un sogno si affievolisce con il passare del tempo.
Dopo aver salutato gli altri, anche Claire si rivolse verso la porta nel mare: era giunto il momento, anche per lei, di tornare a casa. Non sapeva cosa avrebbe trovato, non sapeva se i giorni, le settimane, i mesi fossero realmente trascorsi nel suo mondo.
E comunque…come avrebbe affrontato la sua vita d’ora in poi?
Ma non c’era tempo per queste domande: l’orologio impietoso batteva con ritmo sonoro ogni suo rintocco. Il sogno era ormai agli sgoccioli.

Senza voltarsi indietro, Claire si lasciò avvolgere dalla bianca luce della porta e si lasciò trasportare lontano, pregando se stessa di non dimenticare mai un singolo giorno di quelli passati.

 

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