Claire's Chronicles
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Go Dream
Capitolo 20: VERITA'

Prima che l’oscurità cominciasse ad inghiottire le stelle, le notti di Cosmo Canyon erano tra le più belle di tutte le regioni…ma quella notte, tutto ciò che continuava a brillare, portando calore e speranza, era il fuoco sacro al centro della piazza della città. Benché le fiamme riscaldassero fin quasi a bruciare la pelle sulle guance di coloro che le guardavano persi nella loro danza, il terreno era freddo e arido e il gruppetto della YuRiMe non poteva fare a meno di tremare.
Cid era riuscito a far atterrare l’Highwind nel deserto roccioso circostante, senza combinare eccessivi danni. Ora era il tempo del riposo, delle riflessioni…e di qualche spiegazione. Così, i nostri giovani eroi sedevano attorno a quel fuoco, insieme ai loro stessi eroi di sempre che, nel silenzio più assoluto, macinavano i pensieri nell’attesa di un piccolo cambiamento.
Ad un certo punto, Cloud uscì da una delle porticine ricavate nella roccia della montagna sulla quale era costruita la città. Il cigolio provocato dal legno vecchio fece sussultare i presenti e li riportò alla realtà.
Il primo a prendere la parola fu Squall, il cui tono di voce era molto basso, quasi a non voler disturbare l’intimità che si era creata.

Squall: come sta?

Cloud: …sopravviverà.

Rispose il ragazzo con un tono di voce, se possibile, ancora più basso quindi, si sedette anch’egli accanto al fuoco. Appena giunti a Cosmo Canyon, Sephiroth fu il primo ad essere curato e trasportato in un luogo sicuro. La morte l’aveva sfiorato da molto vicino…
Belial non sapeva se essere contenta di quella notizia: si sentiva arrabbiata, un po’ con tutti…un po’ con tutto. Si sentiva presa in giro, raggirata…ma soprattutto non capiva cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato. La ragazza strinse i pugni e si morse il labbro inferiore.

Sesshomaru: allora, adesso possiamo sapere che è successo?

La sua voce spezzò quel momento di tensione e attesa, ma nessuno più di lui aveva espresso il pensiero dei suoi amici. Fu RedXIII a prendere la parola, con fare solenne si alzò sulle quattro zampe e con voce cadenzata cominciò a spiegare ciò che ancora non era chiaro.

RedXIII: circa un anno fa, i primi presagi di oscurità si manifestarono nei cieli del nostro mondo. Una giovane ragazza, la vostra amica Claire, giunse dalla Terra invocata da coloro che noi chiamavamo Immortali, creature senza fine che esercitavano il loro ruolo dal Castello Regnante. Ella avrebbe dovuto porre un freno all’avanzata del male sacrificando la propria vita col potere della luce confluito dal Final Fantasy. Claire fu addestrata…la sua esperienza crebbe durante il suo viaggio tra le varie regioni del nostro mondo…e quando fu considerata pronta, venne immolata all’oscurità. Un simile sacrificio non poteva che svolgersi ai confini della distruzione…quindi, ella si preparò a morire di fronte alla furia del mare che, oscuro quasi più del cielo, si ritirò in un’unica, enorme onda…pronto a travolgerla e cibarsi di lei. Tuttavia…poco prima che l’oscurità la inghiottisse…

Il suo discorso si interruppe, quasi come se la disperazione di ciò che accadde fosse troppo dolorosa da sopportare. Belial lo incitò a continuare.

Belial: cosa accadde?

RedXIII portò lo sguardo al cielo e disse, in un unico fiato:

RedXIII: un uomo tentò di interrompere questo processo…proprio come dice la filastrocca…nel tentativo di salvarla…

Tutti i ragazzi portarono lo sguardo verso di lui, sperando che si accingesse a dire il suo nome. Invece, Red continuò il suo racconto.

RedXIII: ma questo processo non poteva essere interrotto…né invertito…così, per salvare quell’uomo, Claire voltò le spalle al mare e si fece scudo all’oscurità. A causa di questo gesto, ella fu inesorabilmente divisa in tre parti: il suo cuore, il suo spirito e il suo corpo…

Alexi lo guardò con stupore ed interesse.

Alexi: come sarebbe…? Ci sono tre Claire?!

RedXIII portò lo sguardo verso di lui e si sedette.

RedXIII: avete già conosciuto lo Spirito delle montagne e ora avete anche visto il suo corpo, ormai controllato dall’oscurità, ma il suo cuore…

Tifa: …il suo cuore è nei nostri ricordi. Ed è la voce che si può sentire nell’aria nei momenti più difficili…

Alexi si alzò in piedi e barcollò leggermente.

Alexi: quindi è sempre stata lei…lei a portarci qui, lei a guidarci…lei a volerci morti! Ma perché…? Perché noi?!

Non a tutte le domande si può trovare una risposta. Molto spesso si resta in attesa che essa arrivi… e il nostro animo brucia, continuando a non capire. Il più delle volte ciò che cerchiamo è così vicino a noi che non lo riusciamo a vedere…altre, invece…una risposta non esiste affatto. E’ in quei momenti che non si riesce a fare altro che piangere, urlare il proprio dolore ai sordi…e guardare il cielo muto.
Perché alcune persone sono destinate a soffrire…? E a noi danno dei ciechi…
Alcune cose non possono essere cambiate. Per quanto ci si impegni, per quanta volontà ci si metta…alcune cose sono destinate a fallire.
E il cuore sembra trafitto da mille lame di ghiaccio…così freddo che ti fa sentire tutta la solitudine che porta.

Certe persone, però, non si rassegnano, non possono…non vogliono. C’è chi preferisce sentire il rimorso dentro di sé, piuttosto che portarsi sulle spalle il rimpianto.

A quella domanda gettata nel vento gelido della notte, aveva risposto solo un pesante silenzio. Così, per alcuni istanti, non si sentì altro che il crepitio delle fiamme…e come i pensieri rimanevano sospesi, le parole restavano rinchiuse nelle bocche sigillate dal freddo.
Cloud strinse i pugni e la sua voce risultò rotta da una rabbia profonda…

Cloud: …sarebbe più facile chiedersi perché lei…

Tifa lo guardò e i suoi occhi divennero tristi…ma RedXIII si alzò e lo puntò con aria minacciosa. Digrignando i denti, gli sputò in faccia parole di rabbia e frustrazione.

RedXIII: ancora con questa storia? Lei è stata scelta! Nessuno può farci niente e lo sai bene! Ne abbiamo già parlato e faresti meglio a rispettare gli eventi…questa volta.

Il suo respiro era divenuto affannoso e il suo volto teso dai suoi stessi sentimenti. Cloud distese le dita della mano e abbassò lo sguardo, mutandolo in una smorfia di dolore: le fiamme si specchiavano avide nei suoi occhi.
Una voce tremante di freddo si levò nella tensione creatasi.

Mea: questa volta…?

Prima che qualcuno potesse cambiare discorso per placare gli animi, Chen fece ancora una volta intendere di aver capito da tempo ciò che stava accadendo. Che poi fosse veramente così, non lo lasciava trasparire.

Chen: è stato Cloud a cercare di salvarla. Non è così?

Cloud strinse gli occhi e annui debolmente, vivendo un momento surreale: la testa gli doleva dai sensi di colpa e il suo cuore sembrava sospeso nel suo ultimo battito.
RedXIII rispose con un tono di stizza.

RedXIII: è stato un gesto avventato.

Chen sorrise e lasciò ancora una volta che le parole gli uscissero senza filtro né controllo.

Chen: può darsi…ma almeno lui ha avuto l’onestà di compiere ciò che ognuno di voi avrebbe desiderato fare. Che poi sia stato un bene o un male, a me non interessa.

Cloud alzò lo sguardo, come incantato, con gli occhi carichi di stupore e non poté fare a meno di guardarlo. Ma una voce proveniente dalle loro spalle disturbò quella conversazione.

Sephiroth: …invece di perdere tempo con il solito discorso, fareste meglio a parlare loro del nostro piano…

La sua voce aveva assunto il suono di un fastidioso rantolo e il suo passo era notevolmente strascicato, ma mai avrebbe lasciato trasparire dal suo volto un’espressione di sofferenza. Era talmente debole che le sue mani non riuscirono nemmeno ad avere una presa sulla maniglia della porta mentre cerco di chiuderla alle sue spalle. Sephiroth la ignorò e si sedette pesantemente sulla terra rialzata accanto al fuoco.
Il respiro affannato si mescolava con il crepitio delle fiamme.

Gidan: non hai più l’età per queste cose nonnetto!

Il ragazzo rise di gusto, dimenticandosi completamente di avere sul volto bende e cerotti. Sephiroth non si scompose.

Sephiroth: tu non l’hai mai avuta, poppante.

Tutto il gruppo si lasciò andare alle risa, voltando le spalle, per un attimo, ai problemi e alle questioni pesanti.
Quando l’atmosfera si fu riacquietata, Quistis prese la parola e cominciò a spiegare ai presenti il punto della situazione e il piano che era stato ideato in precedenza in gran segreto.

Quistis: vogliamo chiedervi scusa, ragazzi, per non avervi messo a conoscenza del piano prima di questo momento, ma ne andava della sua buona riuscita. La creatura con cui abbiamo a che fare è molto astuta e non potevamo farci cogliere impreparati, né lasciar trapelare le nostre intenzioni. Per permettervi di avere una possibilità contro di lei, abbiamo preparato un falso frammento di Final Fantasy con l’aiuto dello Spirito delle montagne…e per far sì che l’oscurità cadesse nella nostra trappola le abbiamo fatto intendere che Sephiroth ci avesse traditi. Quello che lui ha consegnato, infatti, non era altro che un involucro contenente flusso vitale. Una volta all’interno del corpo di Claire, il falso frammento ha agito da veleno. Tutto ciò che abbiamo dovuto fare è stato tenerla impegnata fino a quando le sue forze si fossero consumate a tal punto da permetterci di fuggire.
In questo momento è debole, sarà quindi più facile per voi da sconfiggere.

Il cuore di Belial si riempì di sollievo e gioia a quelle parole…lei aveva creduto in Sephiroth e niente era stato vano. Tuttavia, qualcuno non fu molto d’accordo con le parole di Quistis.

Arkatraz: come sarebbe? Siamo noi che dobbiamo sconfiggerla?!

Vincent si alzò in piedi e si rivolse a lui con voce scura e profonda.

Vincent: sembra che non abbiamo altra scelta. Per poter fermare il circolo vizioso in cui ci troviamo, Claire deve morire…ma per fare questo dobbiamo riunire il corpo, lo spirito e l’anima. Tuttavia noi non siamo in grado di richiamare l’anima completamente…riteniamo, invece, che voi ne abbiate la possibilità.

Yunie: ci state chiedendo di combattere la nostra amica…?

Chen: no, ci stanno chiedendo di ucciderla.

Per quante spiegazioni si possano dare, a volte è molto meglio chiamare le cose con i loro nomi. Si fa più fatica…è più doloroso…ma molto spesso non c’è nulla che, sostituendo la maschera, esprima meglio il concetto di ciò che si è chiamati a fare.
Non si può rimandare a lungo ciò che non ci piace…e più lo si rimanda più ci resta addosso come un vestito scomodo o una macchia imbarazzante. E se il pensiero si posa su di esso ci viene da scuotere forte la testa, sperando di farlo cadere lontano da noi.
Tante volte ci siamo chiesti chi altri potesse fare quel compito che ci era così scomodo…la risposta è: nessuno. Così, tanto vale lasciare che il tempo scorra e ci cada addosso come la pioggia…fino al nostro momento.

E poi…?

Poi saremo cresciuti ancora un po’…e sarà sorto un nuovo giorno…

 

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