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Go Dream L’aria era magnifica da assaporare quella mattina: dopo aver tanto camminato nell’oscurità e sottoterra, tutto era magnifico quella mattina. I colori, gli odori…ogni sensazione faceva sentire come improvvisamente rinati…improvvisamente felici dopo tanto penare…dopo tante avventure e disavventure, un momento di pace così prezioso sembrava dover durare per sempre… Mea: ma ve lo immaginate…? Avremo tantissime cose da raccontare quando torneremo a casa… Anche i suoni erano finalmente tornati normali…ed erano magnifici, davvero magnifici…tanto che la voce di Mea parve un canto tanto melodioso quanto ingenuo… Chen: noi non torneremo a casa. E anche se fossero tornati era ormai chiaro che non ci sarebbe stato proprio nulla da raccontare…così cadde nuovamente un malinconico silenzio. Solo il vento canticchiava una melodia senza senso e senza scopo, raffreddando giocosamente il giorno. Arkatraz: e ora che si fa? Come ad un silenzioso comando, tutti si alzarono, tenendo lo sguardo verso l’orizzonte da cui erano fuggiti. Poi lo sguardo si alzò come guidato da quello stesso indistinguibile presagio e un sorriso si dipinse nei loro volti: era proprio laggiù che sarebbero dovuti andare, ne erano certi…il come, tuttavia restava il vero problema. Sesshomaru: come hanno detto che si chiama..? Il Castello Regnante..? Non era certo nemmeno di chi l’avesse detto…ma quel nome gli ronzava nella testa come una cantilena dolce e, allo stesso tempo, insopportabile. Era così che si chiamava quell’inverosimile struttura che galleggiava sopra le loro teste: dal loro punto di vista, sembrava che qualcuno avesse staccato una catena di montagne e l’avesse capovolta; dopodichè doveva averla lanciata in aria e ci doveva aver costruito sopra un immenso castello bianco, pieno di torri, circondato da qualche casetta di un’invivibile città. Yunie: ma come ci arriviamo? Un’altra domanda catturata dal vento e portata lontano. Pareva che quella visione li istupidisse, li imbambolasse a tal punto che niente altro dovesse avere importanza…nemmeno loro stessi. Uomo: guarda dove vai!!!! Le gridò un uomo dal volto infinitamente triste e rabbioso. Tutte le persone che si trovavano lì erano oltremodo tristi…alcune…sembravano già morte. Anche se per motivi diversi, tutti erano lì con uno scopo comune: la fuga dal dolore e dalla delusione che la vita aveva regalato loro. Traghettatore: per l’Ultima città della Speranza! Da questa parte! Gridò un uomo molto anziano, con la voce stridula e gli occhi rossi, impacchettato sotto ad un mantello nero con un grande cappuccio sgualcito. Traghettatore: resta solo una barca. Le disse in tono suadente. Traghettatore: forse tu e i tuoi amici volete favorire… Belial scoppiò in lacrime, come se, guardando il fondo di quell’imbarcazione di legno, avesse visto tutto il dolore della sua vita e volesse liberarsene per sempre. Saltò improvvisamente sulla piccola barca, seguita dagli altri…
L’arrivo fu un brusco risveglio: li attese una grigia piattaforma dove si posarono le barche. Il cielo era plumbeo e un grosso cancello nero si stagliava di fronte a loro. Traghettatore: oltre al cancello c’è la vostra libera maledizione. La scelta fu vostra. Tutti i passeggeri si precipitarono verso il cancello, come un branco di iene malate da una fame insaziabile. Chen: ora basta. Questo posto puzza di morte. Raggiungiamo il castello prima di finire come quelli. Ed indicò alcune delle persone calpestate dalla folla, con la bava alla bocca, che si contorcevano davanti al cancello chiedendo di essere trascinati all’interno della città. Traghettatore: eheheh. Quella è la fine di chi non combatte la sua disperazione. Sesshomaru: e perché lei li traghetta fino a qui? Chiese il ragazzo con un forte senso di disprezzo. Traghettatore: ognuno ha il suo posto nel nero equilibrio dell’universo. A me è toccato questo. Yunie: perché lo chiama nero..? Chiese la ragazza con un filo di voce, quasi avesse paura di rompere quell’atmosfera così tesa. Traghettatore: in effetti, bambina, l’equilibrio non ha colore. Ma ogni creatura gliene affibbia uno a seconda del periodo in cui sta vivendo. L’oscurità sta vincendo sulla luce…eppure io sono ancora qui a fare il mio mestiere. Nel mio piccolo è ancora equilibrio, ma nel grande muoversi delle cose…è un Nero Equilibrio. Con queste parole il Traghettatore suonò nuovamente la sua campanella e discese il cielo con le barche vuote al suo seguito, sparendo in una lieve coltre di nebbia. Arkatraz: ma quella è… YuRiMe: Tifa!!! La ragazza esitò un attimo, insicura sul da farsi…dopodichè parlo con voce calda e sicura: Tifa: vi ho visti arrivare mentre ero sul ponte dell’Highwind. Sembrate diversi dalla gente che viene qui di solito… Chen: è così. Conosci la strada per arrivare al Castello? Tifa guardò il ragazzo con aria severa, meditando su ciò che avrebbe dovuto dire. Poi indicò il cancello e rispose: Tifa: dovete per forza passare di là. Attraversate la città senza fermarvi, ve lo troverete davanti. Non parlate con nessuno fino a che non sarete entrati. Sesshomaru: oh grazie! Disse il ragazzo incamminandosi verso la città Tifa: Aspetta! Sesshomaru si bloccò di colpo e tutti la guardarono. Tifa: qualunque cosa vi diranno…siate sicuri di fare da soli le vostre scelte… Solo a quel punto il gruppo si accorse che non solo l’Highwind fluttuava poco sopra alla piattaforma: l’Hilda Garde II, il Lagunarock e l’aeronave Albhed erano tutti lì, come delle silenziose creature a lutto. Tifa: vuoi che torniamo su ora? Ti senti un po’ meglio? Marlene: no…ma torniamo lo stesso…
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