Claire's Chronicles
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Capitolo 17: IL TRAGHETTATORE

L’aria era magnifica da assaporare quella mattina: dopo aver tanto camminato nell’oscurità e sottoterra, tutto era magnifico quella mattina. I colori, gli odori…ogni sensazione faceva sentire come improvvisamente rinati…improvvisamente felici dopo tanto penare…dopo tante avventure e disavventure, un momento di pace così prezioso sembrava dover durare per sempre…
In quel dolce vento che coccolava la testa, accarezzava le guance e giocava con i capelli, su un’alta scogliera in riva all’oceano, tutto sembrava svanire, ogni pensiero si assopiva fino a nuovo ordine…non c’era altro, nient’altro da fare che sorridere ed essere finalmente ottimisti e fiduciosi in un futuro diverso…un futuro migliore…
Perfino il sole sembrava amare e dire che ora non sarebbe capitato più nulla di male…sotto i suoi caldi baci…e i suoi teneri abbracci…

Mea: ma ve lo immaginate…? Avremo tantissime cose da raccontare quando torneremo a casa…

Anche i suoni erano finalmente tornati normali…ed erano magnifici, davvero magnifici…tanto che la voce di Mea parve un canto tanto melodioso quanto ingenuo…
E se per qualche istante questo canto era penetrato con dolcezza e calore nei cuori degli altri…venne presto spezzato da una realtà che non manca mai di farsi sentire in tutta la sua prepotenza…e tragica giustizia.

Chen: noi non torneremo a casa.

E anche se fossero tornati era ormai chiaro che non ci sarebbe stato proprio nulla da raccontare…così cadde nuovamente un malinconico silenzio. Solo il vento canticchiava una melodia senza senso e senza scopo, raffreddando giocosamente il giorno.

Arkatraz: e ora che si fa?

Come ad un silenzioso comando, tutti si alzarono, tenendo lo sguardo verso l’orizzonte da cui erano fuggiti. Poi lo sguardo si alzò come guidato da quello stesso indistinguibile presagio e un sorriso si dipinse nei loro volti: era proprio laggiù che sarebbero dovuti andare, ne erano certi…il come, tuttavia restava il vero problema.

Sesshomaru: come hanno detto che si chiama..? Il Castello Regnante..?

Non era certo nemmeno di chi l’avesse detto…ma quel nome gli ronzava nella testa come una cantilena dolce e, allo stesso tempo, insopportabile. Era così che si chiamava quell’inverosimile struttura che galleggiava sopra le loro teste: dal loro punto di vista, sembrava che qualcuno avesse staccato una catena di montagne e l’avesse capovolta; dopodichè doveva averla lanciata in aria e ci doveva aver costruito sopra un immenso castello bianco, pieno di torri, circondato da qualche casetta di un’invivibile città.
E quella bizzarria era ancora lì, a fluttuare nel cielo splendidamente terso, come un monumento all’eterno.

Yunie: ma come ci arriviamo?

Un’altra domanda catturata dal vento e portata lontano. Pareva che quella visione li istupidisse, li imbambolasse a tal punto che niente altro dovesse avere importanza…nemmeno loro stessi.
Fu Belial a prendere l’iniziativa: qualcosa scattò improvvisamente dentro di lei e cominciò a camminare lungo la scogliera, verso ovest, mantenendo lo sguardo al Castello…come se si dovesse accorgere di lei…da un momento all’altro.
Il resto del gruppo prese a seguirla e per un bel tratto se ne rimasero tutti con lo sguardo all’insù, sperando che capitasse qualcosa, magari all’improvviso, che li avrebbe portati dove volevano andare.
Belial era talmente ipnotizzata dalla struttura che non si accorse di un gruppetto di persone che si erano radunate al limitare della scogliera…e vi andò inesorabilmente a sbattere.

Uomo: guarda dove vai!!!!

Le gridò un uomo dal volto infinitamente triste e rabbioso. Tutte le persone che si trovavano lì erano oltremodo tristi…alcune…sembravano già morte. Anche se per motivi diversi, tutti erano lì con uno scopo comune: la fuga dal dolore e dalla delusione che la vita aveva regalato loro.
Ed esiste un unico luogo dove la morte giunge sempre indolore, mentre si sogna un’eterna menzogna…

Traghettatore: per l’Ultima città della Speranza! Da questa parte!

Gridò un uomo molto anziano, con la voce stridula e gli occhi rossi, impacchettato sotto ad un mantello nero con un grande cappuccio sgualcito.
Dieci barche, legate tra loro, erano ancorate alla scogliera e parevano fluttuare nel vuoto, come galleggiassero su di un mare invisibile.
Lentamente, senza l’ombra di un’anima in corpo, tutta la gente che si era accalcata, scivolò nelle barche riempiendole a poco a poco, come l’oscurità che assale la pianura più dolce durante il tramonto più atroce…
Come in un sogno, Belial si avvicinò alle barche, guardandole con occhi vuoti.

Traghettatore: resta solo una barca.

Le disse in tono suadente.

Traghettatore: forse tu e i tuoi amici volete favorire…

Belial scoppiò in lacrime, come se, guardando il fondo di quell’imbarcazione di legno, avesse visto tutto il dolore della sua vita e volesse liberarsene per sempre. Saltò improvvisamente sulla piccola barca, seguita dagli altri…
Il Traghettatore sorrise con un misto di malignità e pietà. Dopodichè suonò una vecchia campanella e le barche, con un lieve sussulto, si staccarono dalla scogliera, cominciando a scivolare in aria verso il Castello.
Il viaggio non fu breve ma, come in un sogno troppo sfocato, tutti i passeggeri non potranno mai ricordarselo.
Solo il Traghettatore, che da tempo immemore fa questo mestiere, può ricordare ogni particolare di ogni singolo viaggio. Fu egli a vedere, dall’alto del cielo in cui stava guidando quella pietosa flotta, fiamme blu divorare la foresta dell’isola a nord, mentre il grido dello Spirito delle montagne si levò nella notte ormai imminente.

 

L’arrivo fu un brusco risveglio: li attese una grigia piattaforma dove si posarono le barche. Il cielo era plumbeo e un grosso cancello nero si stagliava di fronte a loro.

Traghettatore: oltre al cancello c’è la vostra libera maledizione. La scelta fu vostra.

Tutti i passeggeri si precipitarono verso il cancello, come un branco di iene malate da una fame insaziabile.
Anche Belial fece il gesto di seguirli…ma Chen l’afferrò per un braccio e la schiaffeggiò.

Chen: ora basta. Questo posto puzza di morte. Raggiungiamo il castello prima di finire come quelli.

Ed indicò alcune delle persone calpestate dalla folla, con la bava alla bocca, che si contorcevano davanti al cancello chiedendo di essere trascinati all’interno della città.
Mea fu colta da una nausea quasi incontrollata e volse lo sguardo altrove.
Il Traghettatore, parlò con voce tagliente.

Traghettatore: eheheh. Quella è la fine di chi non combatte la sua disperazione.

Sesshomaru: e perché lei li traghetta fino a qui?

Chiese il ragazzo con un forte senso di disprezzo.

Traghettatore: ognuno ha il suo posto nel nero equilibrio dell’universo. A me è toccato questo.

Yunie: perché lo chiama nero..?

Chiese la ragazza con un filo di voce, quasi avesse paura di rompere quell’atmosfera così tesa.

Traghettatore: in effetti, bambina, l’equilibrio non ha colore. Ma ogni creatura gliene affibbia uno a seconda del periodo in cui sta vivendo. L’oscurità sta vincendo sulla luce…eppure io sono ancora qui a fare il mio mestiere. Nel mio piccolo è ancora equilibrio, ma nel grande muoversi delle cose…è un Nero Equilibrio.

Con queste parole il Traghettatore suonò nuovamente la sua campanella e discese il cielo con le barche vuote al suo seguito, sparendo in una lieve coltre di nebbia.
Solo allora i ragazzi cominciarono a guardarsi attorno, strofinandosi un poco gli occhi, infreddoliti, stanchi e lievemente sconvolti. Dalla foschia che li avvolgeva, videro avvicinarsi una figura femminile che teneva per mano una bambina.
Capelli lunghi, vestito succinto e sguardo forte e dolce allo stesso tempo, la ragazza non era sconosciuta ai loro occhi.

Arkatraz: ma quella è…

YuRiMe: Tifa!!!

La ragazza esitò un attimo, insicura sul da farsi…dopodichè parlo con voce calda e sicura:

Tifa: vi ho visti arrivare mentre ero sul ponte dell’Highwind. Sembrate diversi dalla gente che viene qui di solito…

Chen: è così. Conosci la strada per arrivare al Castello?

Tifa guardò il ragazzo con aria severa, meditando su ciò che avrebbe dovuto dire. Poi indicò il cancello e rispose:

Tifa: dovete per forza passare di là. Attraversate la città senza fermarvi, ve lo troverete davanti. Non parlate con nessuno fino a che non sarete entrati.

Sesshomaru: oh grazie!

Disse il ragazzo incamminandosi verso la città

Tifa: Aspetta!

Sesshomaru si bloccò di colpo e tutti la guardarono.

Tifa: qualunque cosa vi diranno…siate sicuri di fare da soli le vostre scelte…

Solo a quel punto il gruppo si accorse che non solo l’Highwind fluttuava poco sopra alla piattaforma: l’Hilda Garde II, il Lagunarock e l’aeronave Albhed erano tutti lì, come delle silenziose creature a lutto.
Yunie, a quel punto, cominciò a chiedersi come mai fossero tutti laggiù…e dove fossero Yuna e Rikku…e tanti altri pensieri le affollarono la mente.
Come al solito, Chen non si pose alcun problema e già si era diretto verso il cancello.
Il gruppo si mise a seguirlo, mentre Tifa li guardava con un’aria triste e malinconica…con un forte sospiro chiese alla piccola Marlene:

Tifa: vuoi che torniamo su ora? Ti senti un po’ meglio?

Marlene: no…ma torniamo lo stesso…

 

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