Claire's Chronicles
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Go Dream
Capitolo 15: REUNION

Più il tempo passava, più i muri di quel castello si facevano stretti e alti, quasi soffocanti…e più il viso di Cloud si faceva bianco.
Dalla sua espressione vuota e dal suo sempre peggior colorito, sembrava che avesse smesso di respirare da quando il gruppo era entrato nel castello. Il suo sguardo rimaneva fisso verso un punto imprecisato del salone e il suo sguardo “svanito” non mutava con il passare delle ore…
Un grande orologio a pendolo, dall’altra parte del salone, scandiva i secondi con una solennità penetrante, quasi a ricordare che la vita scorre anche senza di noi…quasi a ricordare l’inesorabile fine di ogni creatura…l’inesorabile fine che quello stesso mondo stava per fare…una morte sempre più vicina…ad ogni ticchettio di quel grande orologio a pendolo…
Alexi scosse la testa per cercare di riprendersi: era rimasto ipnotizzato dal movimento così suadente del pendolo e da quel tic tac sempre uguale, forte e, in un certo senso, misterioso…
Barret sembrava nervoso: continuava a grattarsi una spalla e si guardava ansiosamente in giro. L’attesa era snervante e la tensione continuava a salire.
Solo occasionalmente, Alexi sussultava: ogni tanto, il grande portone d’ingresso si apriva improvvisamente con un rumore assordante e a dir poco agghiacciante. Niente di tutto ciò che c’era là intorno faceva rimanere tranquilli, nemmeno la stessa aria stagnante e maleodorante (ormai ad Alexi pareva lo fosse diventata) che respiravano.

Le prime persone che entrarono dopo di loro, furono la grandinvocatrice Yuna seguita da Rikku: i loro volti erano solenni e tristi allo stesso tempo.
Non dissero una parola, si limitarono a fare un cenno col capo alle bianche figure al centro della stanza e a spostarsi in un angolo.
E, anche loro, attesero. Sembrava quasi che questa fosse una prassi abituale, quasi un’etichetta da seguire, come se tutti sapessero già come sarebbero andate le cose.
Intanto il grande pendolo continuava il suo incessante ticchettio.

Successivamente, dopo quasi un’ora, furono la regina Garnet e Gidan ad entrare nel salone. La ragazza, dopo qualche passo, esitò: alla vista delle figure si arrestò di colpo, come se la paura le impedisse di muoversi. Gidan, allora, le diede un colpetto sulla schiena e la esortò ad andare avanti. La regina fece qualche passo in avanti, tenendo lo sguardo al pavimento: il vestito bianco, adorno di brillanti, contrastava con la pioggia che continuava a scrosciare inesorabile e che rendeva grigio e triste un luogo che lo era già abbastanza per natura e i tacchi delle sue scarpette facevano rimbombare i suoi timidi passi in tutto il salone, andando ad infastidire il preciso e costante rumore del pendolo…
Garnet alzò di scatto la testa e, chiudendo forte gli occhi, fece un breve inchino, dopodichè corse subito accanto a Yuna e Rikku. Gidan la guardò preoccupato e poi, senza troppa cura, fece un inchino anch’egli, sorridendo divertito, anche se nulla di quella situazione lo divertiva.
Andò poi a raggiungere Garnet e si sedette per terra.
Il pendolo ribadì la sua supremazia per altre due ore.

Due ore di silenzio e tensione, con quelle figure sempre al centro del salone, con lo sguardo puntato al portone del castello, in attesa di chissà chi o chissà cosa…
In quegli interminabili istanti, Alexi non pensava a molto: tutto ciò che avrebbe voluto fare sarebbe stato gridare contro tutto e tutti e tornarsene a casa sua…ma quei volti così tristi lasciavano ben poco sperare un ritorno a casa…almeno, non tanto presto…
Non riusciva più a guardare Cloud, gli faceva venire i brividi…e gli altri erano tutti assorti in chissà quali pensieri, forse in nulla, poiché qualsiasi pensiero sarebbe stato di troppo in una situazione già abbastanza insostenibile.
Il volto della regina, però, lo colpì: ella sembrava veramente in pena…triste senza rassegnazione ma, in fondo, disperata…
L’allegra Rikku era agitata, continuava a guardare il portone, forse nella speranza di potersene andare il più presto possibile…

Quando il portone si spalancò per l’ultima volta nell’arco della giornata, apparvero il comandante Squall e la docente Quistis, entrambi in alta uniforme del Garden di Balamb. La loro espressione era perfettamente professionale, e nulla traspariva dai loro volti: fecero un cenno alle figure al centro della sala e il portone si chiuse dietro di loro con un pesante suono metallico.
Fu allora che la figura che aveva parlato in precedenza si mosse, facendo alcuni passi avanti. Poi parlò ancora, in tono severo, quasi urlando:

Figura Bianca: Il vostro comportamento è inaccettabile! Soltanto uno dei viaggiatori, affidati a voi dal fato stesso, è giunto qui oggi!!

Alexi, al risuonare di quella voce, sussultò: un brivido freddo gli percorse la schiena mentre quelle parole rimbombarono nel salone.
Il pendolo fu di nuovo infastidito.
La bianca figura continuò il suo discorso:

Figura Bianca: Era vostro compito portarceli! Non dovevate fare altro che portarli qui da noi! La situazione è divenuta ormai insostenibile…dei frammenti del Final Fantasy rimane solo il settimo. Cosa avete da dire a vostra discolpa?

In quel momento, soltanto Squall guardava la figura che si stagliava al centro della sala, infuriata e allo stesso tempo attenta, consapevole, surreale…
La maggior parte dei presenti preferiva rimanere con lo sguardo abbassato, sperando di non essere direttamente chiamato in causa. Cloud non si era mosso di un millimetro e, a quel punto, Alexi pensò che dovesse essere morto: a parer suo, non aveva nemmeno mai sbattuto le palpebre…
E, mentre il pendolo riconquistava la sua supremazia nella sala, il Comandante Squall si fece avanti, forse sentendosi in dovere di difendere la sua posizione e quella di tutta l’istituzione che rappresentava…o forse semplicemente perché quel dannato pendolo gli dava sui nervi.

Squall: siamo stati attaccati da un intero esercito di Viverne. Abbiamo dato la priorità alle vite umane piuttosto che a questa sporca missione!

Il tono di Squall era pacato ma risultò alterato soprattutto mentre pronunciò la parola “sporca”. Era evidente che tutta quella situazione lo irritava molto…ma non più di una fastidiosa allergia.
Fu allora che, da dietro il gruppo di bianche figure incappucciate, si fece avanti una piccola figura, non più alta di un bambino. La sua giovane voce riempì il vuoto del salone e l’attenzione di tutti fu richiamata da essa.
Tic…tac…

Figura Piccola: bada alle tue parole. Se di vite umane parli, non ne vedremo più al fallire della nostra missione. Non lo dimenticare.

Dopodichè, il cappuccio si voltò verso Cloud.

Figura Piccola: consegnaci il frammento.

Alexi si voltò a guardare il ragazzo, aspettandosi che fosse ormai diventato una mummia: si immaginò una scena alquanto buffa ma che non lo fece ridere per nulla. In fondo, Cloud che cade stecchito sul pavimento non era una bella immagine…ma niente, da alcune ore a quella parte, gli ispirava delle belle immagini…
A dispetto dei pensieri di Alexi, Cloud chiuse gli occhi, fece un respiro profondo e pronunciò una sola sillaba, sonora e inaspettata, che nemmeno il pendolo gradì.

Cloud: No.

Figura Bianca: Come osi?!

Il suo urlo fu quasi insopportabile ma i presenti erano già sufficientemente sbalorditi da non rendersene nemmeno conto. Tutti, tranne Alexi.
Il ragazzo non era sorpreso, piuttosto si sentiva…soddisfatto. Avrebbe voluto essere stato lui ad aver risposto a quel modo! Se lo meritavano proprio…anche se non sapeva perché…
Ma…Cloud possedeva uno dei frammenti? Solo ora il suo cervello cominciava a riformulare qualche ragionamento e si rese conto che qualcosa non funzionava: era circondato da persone alquanto “sconcertanti” e ricomponeva soltanto ora le parole che erano state pronunciate fino ad allora.
Chi diavolo erano i viaggiatori? E che cosa ci volevano fare quelle figure incappucciate di bianco?
Non aveva mai sentito nominare nemmeno le Viverne…ma suppose che fossero una sorta di mostri…
La sua attenzione, però, fu nuovamente attirata da Cloud che si portò accanto a Squall e disse:

Cloud: l’ho portato in un luogo più sicuro di questo.

La figura bianca si alterò irreparabilmente, scagliandosi a tutta velocità verso il ragazzo.
Pareva una furia bianca, improvvisa e inattesa come un fulmine a ciel sereno…tuttavia, era certamente meno magnifica.
Ma, prima che un qualsiasi colpo potesse andare a segno, la figura più piccola alzò una mano e, in un brillio di luce, la figura bianca si polverizzò a pochi centimetri da Cloud…

Tra lo sgomento dei presenti, il pendolo rise ancora una volta in modo preciso e costante.

Figura Piccola: dovrai recuperarlo e portarcelo. Scegliere non è un tuo diritto.

Dopodichè, il piccolo cappuccio si voltò verso Alexi:

Figura Piccola: gli altri viaggiatori arriveranno presto e tu, con loro, porterai a termine il compito di chi, in precedenza, ha fallito.

 

 

 

Una melodia dolcissima si diffondeva nell’aria…tutto era  molto luminoso e voi camminavate lungo un sentiero di ghiaino in cima ad una collina. Il suo volto era così sereno…Claire…dove stavi andando?

Claire: Sephiroth? Tu lo sai come nascono le nuvole?
Che giornata calda…il cielo terso…il vostro passo svelto sfugge quasi alla mia vista…cosa sono questi luoghi? Vedo una foresta nella valle…e il tuo sorriso che si specchia nel ruscello che attraversa il vostro cammino…

Claire: smettila di dare risposte così noiose! Secondo me, le nuvole sono fatte di panna!

Com’è dolce la tua risata…com’eri felice quel giorno…perfino l’erba sembrava felice mentre ti sedevi dolcemente su di essa, guardando con sguardo fiero all’orizzonte…

Claire: non sarebbe bello se fosse vero?

Ancora…sorridi ancora…le tue labbra rosse screpolate dal freddo…e i tuoi capelli scompigliati dal vento…la tua mano ne afferra una ciocca e la sistema dietro l’orecchio…credevo portassi una linea di matita sotto gli occhi…ora non più?
E’ così chiara la tua voce ora che canti…canta ancora quella melodia…

Melodies of life, come circle round and grow deep in our hearts, as long as we remember..........

???: Chen…Chen svegliati!

Chen:…?

Belial: finalmente!

Il ragazzo si svegliò di soprassalto e ci mise un attimo per ricomporre quello che era accaduto. Doveva essere svenuto dopo essere caduto nel vuoto…ma ora non era certo di dove si trovasse. Intorno a lui c’erano gli altri ragazzi del gruppo e, se non fosse stato per una fiaccola appesa alla parete rocciosa, sarebbero stati completamente al buio.
Istintivamente, Chen guardò in alto ma non distinse nulla che potesse assomigliare ad una botola. Si trovava in un tunnel sottoterra, dunque, buio e abbastanza umido: alcune goccioline di acqua ticchettavano in lontananza.

Rikkyna: ti sembra il momento di fare un pisolino?!

Il ragazzo non rispose. Invece, volse lo sguardo oltre il gruppo:  il tunnel doveva estendersi per parecchi chilometri…o almeno era l’impressione che dava.

Sesshomaru: ora che sappiamo che siamo tutti vivi…che facciamo?

Arkatraz: non possiamo fare che proseguire in questa direzione.

Arkatraz era andato a fare un giro di avanscoperta insieme a Mea ma non avevano trovato altro che rocce, acqua e qualche torcia…
Comunque fosse, quella era sicuramente l’unica via che potessero percorrere.

Yunie: e Sephiroth?

Tutti si voltarono verso di lei…

Sesshomaru:…cioè vorresti dire..?

Yunie: ecco io…ma dai…ce ne andiamo veramente così? Senza fare proprio nulla?

Chen si alzò e si diede una scrollata alle spalle. Dopodichè si batté le mani sui pantaloni per liberarsi dalla polvere. Infine si diresse verso l’inizio del tunnel.
Percependo che nessuno lo stava seguendo si arrestò e disse, senza nemmeno voltarsi:

Chen: non ci ha lasciato molta scelta. Forza, ho il presentimento che avremo molta strada da fare.

Gli altri lo seguirono tutti. Anche Yunie, seppur con una prima esitazione che le fece volgere lo sguardo indietro, verso il buio da cui erano arrivati.

 

 

Nuvole nere si accalcavano all’orizzonte e la terra tremava, quasi impercettibilmente vibrava ad una tensione sempre crescente mentre il rumore dell’avanzata dei goblin si faceva sempre più vicino.
Sephiroth attendeva di combattere la sua prossima battaglia: in piedi, fiero e con lo sguardo verso l’oscurità, attendeva il momento per sguainare la sua spada.
Il vento, prima assente, si alzò all’improvviso quasi stesse anch’egli fuggendo dall’imminente ondata di morte che avrebbe travolto la settima regione.
E, proprio dietro al vento, si riversò un inarrestabile fiume di artigli, fauci, voci incomprensibili e sguardi indemoniati che squarciò la radura.
Sephiroth fece un breve inchino, chiuse gli occhi, posò la sua mano destra sull’elsa della masamune e, quando fu certo del momento, spalancò gli occhi ed estrasse la sua spada con un potente fendente luminoso che trucidò i primi 100 goblin sulla sua traiettoria.
I corpi, tagliati a metà, si dissolsero in spruzzi di sangue nero.
L’orda si arrestò. Sephiroth riprese la sua postura fiera ed eretta. In quegli interminabili momenti precedenti la morte certa, l’oscurità aveva già conquistato l’intero cielo e si preparava a riversare tutto il suo orrore e la sua corruzione sulla battaglia.
Una goccia di sangue scivolò dalla lama e cadde sulla terra, producendo l’unico rumore in tutta la vallata.
Sephiroth scattò in avanti e così fece anche l’esercito di goblin. Ad ogni fendente della masamune, 100 goblin cadevano…tuttavia, sembrava che il cielo stesso ne risputasse il doppio.
La battaglia fu molto cruenta: Sephiroth, ad un certo punto, impiantò la sua spada nella terra e, saltando sull’elsa, sovrastò l’esercito di goblin.
Da lì, dunque, posizionò le mani davanti al petto, chiuse gli occhi, e concentrò tutta la sua mente in una magia del fuoco: richiamò a sé l’elemento stesso, sperando di essere ascoltato…
Un’immensa ondata di fuoco raggiunse i goblin che bruciarono vivi insieme a buona parte della foresta circostante.
Sephiroth ricadde a terra, stremato e recuperò la sua masamune. Ma, alle sue spalle, una nuova ondata di goblin agguerriti si avventò contro di lui. Tanti, decisamente troppi…riuscì a scagliare ancora un po’ della sua forza contro quell’orda di morte e distruzione ma i colpi precedenti e quella magia lo avevano stremato. Dopo un violento attacco, fu costretto a cadere in ginocchio.
I goblin non arrestarono la loro avanzata e, dopo averlo circondato, lo attaccarono ancora una volta.

Non fece in tempo a rialzarsi…ma non gli dispiacque poi molto…doveva giungere anche il suo momento…
Ora sarebbe stato quello giusto…
Era giunta la fine…se ne sarebbe andato come un assassino di goblin e non come uno di esseri umani…
Non avrebbe più percepito l’odio…né il dolore…
Dopotutto pensava che non avrebbe dovuto vivere…per quanti motivi dovessero esserci, nessuno avrebbe dovuto avere pietà di lui…
Ma ora non sarebbe più stato il burattino di nessuno…nessuno avrebbe usato i suoi occhi per ridere del dolore altrui…nessuno avrebbe usato la sua voce per parlare di morte…nessuno avrebbe più usato le sue mani per uccidere…
Ora…nessuno gli avrebbe più gridato il suo odio…

Con un lampo di luce bianca e un velocissimo balzo, lo Spirito delle montagne sottrasse Sephiroth alla battaglia e ai goblin.

Spirito: ehi! Non è il momento per certe cose! Tu sei più utile vivo che stecchito, credimi!

Sephiroth aprì gli occhi e si perse a guardare il volto di quella che, una volta, era stata la sua allieva…

Sephiroth: Claire…?

Lo spirito aveva eretto intorno a loro una barriera magica di luce. I goblin vi si avventavano con gran forza e non avrebbe retto per molto…la ragazza teneva un braccio intorno alla schiena di Sephiroth, nel tentativo di sorreggerlo.

Spirito: sveglia! Sveglia! Non è il momento per ricordare i vecchi tempi…io sono morta ricordi? E tu non devi fare la stessa fine!

Sephiroth cominciò a sorreggersi da solo e si portò una mano alla fronte.

Sephiroth: Claire…ora…che cosa dovrei fare..?

Lo Spirito estrasse dalla tasca il sacchettino di pelle che aveva preso da Chen e glielo portò davanti agli occhi. Sorrise.

Spirito: dobbiamo portare a termine il piano. Ma non possiamo farlo se tu muori. Ora va, seguili. Io vi raggiungerò più tardi al Castello Regnante.

Fu allora che Sephiroth sorrise veramente, dopo tanto tempo…lo Spirito fece un cenno con la mano, qualcosa che poteva assomigliare ad un saluto militare…
E, dopo pochi istanti, una fortissima luce si irradiò per tutta la vallata: la barriera eretta dalla ragazza era esplosa, facendo indietreggiare l’esercito di goblin per molti metri.
Sephiroth, invece, era scomparso.

Spirito: e ora a noi…

 

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