Claire's Chronicles
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Capitolo 14: GLI OCCHI DEL LUPO

Quella sera faceva piuttosto freddo nella vallata. Mentre le stelle spuntavano una ad una nel cielo, i ragazzi stavano finendo la loro cena davanti ad uno scoppiettante fuoco che scaldava la stanza. C'era allegria nell'aria, anche se erano molto stanchi e la maggior parte di loro aveva i crampi alle gambe e alle braccia: avevano lavorato tutto il giorno, senza sosta, alle attrezzature per l'allenamento e molte erano anche state collaudate.
Sephiroth non sedeva al tavolo con loro, né aveva toccato cibo... se ne stava semplicemente fuori dalla porta col naso all'insù ad osservare il sorgere della notte. Benché ogni respiro gli si condensasse davanti agli occhi, era troppo assorto nei suoi pensieri per rendersi conto del freddo.
Fu quando spuntò la luna che cominciò a canticchiare tra sé una canzone... quasi istintivamente, come se si stesse cantando da solo una ninna nanna.
Era così lontano in quel momento, così perso chissà dove che non si accorse nemmeno che Belial lo stava ascoltando. Per qualche momento la ragazza esitò dietro la porta, poi si fece coraggio ed uscì, anche se a malincuore per aver lasciato il caldo tepore del fuoco e dei suoi amici e per aver interrotto il canto di Sephiroth.

Belial: era davvero bella...

Sephiroth la guardò e si morse il labbro inferiore, poi abbassò lo sguardo qualche istante, pensando a cosa dire. Infine riportò gli occhi alle stelle, senza però riprendere a canticchiare...

Belial: posso... posso farti una domanda?

Sephiroth per un po' non rispose... era inquieto, sapeva che il discorso non sarebbe stato dei più allegri e quello era l'ultimo momento in cui avrebbe voluto parlare.
Si sentiva stanco e senza difese e la sua prima idea fu quella di rimandarla in casa con una scusa... poi però si rese conto che prima o poi avrebbe dovuto affrontarla e non gli andò di rimandare...
Quindi sospirò e, senza però rivolgerle lo sguardo, le disse:

Sephiroth: sì... ma non posso assicurarti che risponderò.

Belial annuì, sicuramente non si poteva aspettare che lui avrebbe accolto la sua richiesta a braccia aperte... ma sentiva che quello sarebbe stato il momento giusto per esporre i dubbi che la tormentavano da tempo. Si sarebbe potuta fidare? Fino a quel momento, Sephiroth non aveva dato motivi per essere temuto più di tanto...

Belial: noi... tutti noi siamo stati abituati a conoscere un Sephiroth molto differente... voglio dire, non sei come ognuno di noi si aspettava che tu fossi... ecco io mi chiedevo...

Sephiroth: ...perché? Ti chiedevi perché io non ho l'aria di uno spietato assassino?

Belial si sentì immediatamente a disagio: in effetti non suonava molto bene detto così... ma il concetto era proprio quello... e non era un gran bel concetto in fondo... ma lei doveva avere almeno una risposta! O non sarebbe più riuscita ad andare avanti...
Quindi sospirò e poi prese un altro po' di coraggio per ricominciare a parlare.

Belial: qualcosa del genere... qual è la verità? Chi sei tu...?

Sephiroth, a quelle parole, abbassò lo sguardo con una smorfia di dolore: ecco, si disse, ecco di nuovo la domanda preferita da tutti... si sentì come se fosse stato colpito in faccia da un forte pungo e al cuore da una lama tagliente... era già più debole di quanto non avrebbe dovuto essere e ora anche questo...
Appoggiò una mano al muro, dando le spalle alla ragazza, quasi tentasse di essere sorretto. Dopo pochi istanti di esitazione si rialzò e le disse, continuando a darle le spalle, con voce atona:

Sephiroth: dovresti saperlo chi sono, te l'hanno spiegato così bene... io sono un mostro. E i mostri sono solo cattivi, i mostri sono i capri espiatori. Ecco cosa sono. I mostri non hanno chi li difende perché è logico che la colpa sia loro: io sono un mostro. E' ciò che ti è stato detto.

Belial cominciò a sentire il terreno mancarle sotto i piedi... la voce cominciò a tremarle e il cuore le si stava stringendo piano piano... non le piaceva tutto questo... ma doveva andare avanti...

Belial: sì... ma non è ciò che vedo... è per quello che io ti chiedo qual è la verità...

Sephiroth si girò verso di lei, lentamente, rivolgendole uno sguardo che sembrava implorarle di smettere...
Solo allora la ragazza si rese conto di quanto male dovesse fargli quel discorso: io suoi occhi erano più blu, ora che erano bagnati...

Sephiroth: davvero mi crederesti se ti dicessi la verità? Non preferisci anche tu, come tutti, stare tranquilla sapendo che c'è un mostro a cui dare la colpa?

Belial non resse il suo sguardo e fu costretta ad abbassare gli occhi e a guardarsi i lacci delle scarpe: si sentiva così stupida! Che ne sapeva lei... e cosa voleva veramente saperne? In realtà se lui le avesse detto: “ho mentito, morirete tutti!” sarebbe stato molto più facile da accettare, si sarebbe sentita molto più al sicuro perché le cose sarebbero state normali... perché sarebbero state giuste... Questo pensiero la disgustava immensamente... si sentiva sporca e colpevole di un male che non aveva un nome...
Dopo un interminabile silenzio, Sephiroth riprese finalmente a guardare le stelle, abbozzando un sorriso rivolto a ricordi lontani...
Infine disse piano:

Sephiroth: ...Melodies of Life.

Belial alzò di scatto lo sguardo, sgranando gli occhi: lei conosceva quella canzone! Ma... com'era possibile che lui la conoscesse...?

Sephiroth: me l'ha insegnata Claire, a me piaceva tanto... sembra stupido vero? Diceva... diceva che anche la regina di Alexandria la cantava... mi fa sentire parte di questo mondo... in un certo senso...

Quelle parole, così malinconiche, vagarono nell'aria gelida della notte...
Belial non seppe più cosa dire... rimase ferma in silenzio con il vento freddo che le schiaffeggiava la faccia... si sentiva così male... finché, alla fine, riuscì a mormorare un timido:

Belial: grazie...

La sua reazione, poi, fu immediata: scappò in casa, noncurante degli sguardi perplessi dei suoi amici.
Si ficcò sotto la sua coperta e chiuse forte gli occhi. Voleva solo che la notte passasse... voleva solo non dover pensare più che aveva visto quegli occhi... che aveva sentito quelle parole... ma la canzone le rimase stampata nella mente per tutta la notte e non l'abbandonò nemmeno nei suoi sogni...

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Il mattino giunse presto quel giorno, troppo presto forse poiché molti erano ancora troppo stanchi dalla giornata precedente.
I ragazzi furono svegliati all'alba da forti rumori: sembrava che non avessero una provenienza precisa ma che si spargessero per tutta la vallata.
Sesshomaru si alzò per primo mentre gli altri combattevano per restare ancora qualche minuto a riposare. Il ragazzo si mosse lentamente fino alla porta del casolare, poi l'aprì con delicatezza e sgattaiolò fuori: l'alba, se possibile, rendeva le montagne ancora più meravigliose di quanto non fossero! Dipinte di rosa, grazie alla neve scintillavano come non mai ai primi raggi del sole, regalando un incanto da mozzare il fiato.
Sesshomaru mosse i primi passi verso il sentiero a est in modo molto cauto: il rumore era abbastanza forte ma proveniva da lontano e non era del tutto definito.
Dopo pochi istanti, il ragazzo si decise ad issarsi su un masso ricoperto di neve: da quella posizione poteva avere una visuale migliore sulla vallata; tuttavia non si scorgeva nulla di strano all'orizzonte.
Sesshomaru si rilassò non poco, si sedette sul masso e stiracchiò i muscoli intirizziti dalla seconda notte passata a dormire per terra. Rimpiangeva un po' le comodità di casa sua ma non aveva di che lamentarsi: stava vivendo un'avventura non da poco! Eppure non si sentiva del tutto sicuro...
Molti pensieri lo turbavano ma uno, in particolare, lo teneva sveglio per buona parte della notte... Ogni volta che ci rimuginava non poteva fare a meno di provare un brivido, una malinconia, una sensazione strana, indescrivibile alla mente... ma il cuore la conosceva bene.

Sesshomaru: ...io non sono un eroe...

Voce: ...ma vi aiuterò lo stesso....

Sesshomaru voltò di scatto il capo, verso il bosco: un grosso lupo dal manto bianco lo stava osservando con i suoi occhi rossi e penetranti.
Il ragazzo si mise sulla difensiva, non sapeva come comportarsi di fronte a quella creatura...
Il lupo fece un leggero passo indietro, abbassò le orecchie e cominciò a ringhiare. Proprio mentre stava per scattare in avanti, Belial uscì dalla casa e fece un grosso sbadiglio.

Belial: ahhhhhwn... che stai facendo appollaiato la sopra?

Sentendo la voce della ragazza, il grosso lupo si voltò verso di lei...

Sesshomaru: Belial rientra in casa!!!

Il lupo scattò in avanti, verso Belial che rimase impietrita. Sesshomaru saltò giù dal masso e corse verso la bestia senza nemmeno pensare a cosa stesse facendo: lo scontro fu violento. Il lupo venne scaraventato lontano da Sesshomaru che cadde a terra dolorante.
Il lupo era stordito, disteso un fianco in mezzo alla neve.
Belial si accasciò a terra, ancora sotto shock dallo spavento: continuava a fissare il lupo come se lo stesse ancora vedendo correre nella sua mente.
In quel momento uscì dalla casa anche il resto del gruppo, allarmato dal grido di Sesshomaru.

Arkatraz: Sesshomaru!! Che è successo??

YuRiMe: Belial!!!

Mentre le 3 ragazze si avvicinavano alla loro amica, Arkatraz si portò accanto a Sesshomaru, il quale lamentava un forte dolore alla spalla con la quale si era scontrato con il lupo.
Soltanto Chen fissava la bianca creatura distesa al suolo, ne era affascinato.
Improvvisamente, il lupo si mosse e, con movimenti lenti, si rialzò. Dopo essersi scrollato la neve di dosso, l'animale cominciò a ringhiare verso i ragazzi.
Quando Arkatraz incontrò gli occhi del lupo, un brivido gli percorse tutta la schiena: inizialmente sembrava paura ma poi, piano piano, mutò in qualcosa di indefinito... una sensazione che si prova soltanto quando ci si perde in vecchi ricordi un po' sfocati...
Tutti trattennero il fiato e la tensione raggiunse lo stremo della sopportazione. Fino a quando, senza alcun motivo apparente, il lupo scattò nuovamente in avanti attaccando, questa volta, Sesshomaru e Arkatraz.
I due ragazzi scattarono in piedi e schivarono l'animale per un soffio. Il lupo prese a seguirli mentre loro cercavano un posto qualsiasi per mettersi in salvo.
Tuttavia l'impresa non risultò affatto semplice: la bianca creatura si portava davanti a loro, sbarrandogli la strada, ogni qualvolta tentassero di rientrare in casa.
Belial fu la prima a prendere l'iniziativa: vedendo i suoi amici in difficoltà escogitò un modo, uno qualsiasi, pur di distrarre il lupo e permettere loro almeno di riposarsi e di tentare la fuga. Istintivamente, la ragazza prese della neve, la schiacciò tra le mani, ne fece una palla e la tirò mirando alla testa del lupo.

Belial: centro!!

Urlò quando ebbe realizzato il suo scopo. Il lupo fermò la sua corsa, scosse la testa lievemente stordito e visibilmente sorpreso. Il gesto di Belial lo fece arrabbiare maggiormente ma non ebbe il tempo di scagliarsi contro la ragazza: infatti, il trio YuRiMe aveva già cominciato ad imitare l’amica. Yunie, Rikkyna e Mea cominciarono a tirare palle di neve al lupo, gridandogli di andarsene con tutto il fiato che avevano in corpo.
Un po’ per spaventarlo forse, ma sicuramente per sfogare tutta la paura che si racchiudeva dentro di loro.
Purtroppo, tutta la loro foga non fu sufficiente per costringere l’animale alla fuga. Questi, infatti, imparò presto a schivare i loro colpi relativamente lenti e riprese il suo attacco. Le ragazze si misero a correre più veloci che poterono, ma il lupo le avrebbe sicuramente raggiunte…
Appena prima che l’animale riuscisse ad arrivare vicino alle ragazze, però, la sua corsa si arrestò: un rivolo di sangue gli bagnò la pelliccia proprio in mezzo alla fronte e macchiò la neve…
Un sasso nero ed appuntito rotolò accanto all’animale, che si accasciò a terra.
Chen se ne stava appoggiato al muro della casa, nell’ombra, con 2 sassi neri stretti nel pugno sinistro e con lo sguardo serio rivolto verso il lupo privo di sensi.
Sesshomaru e Arkatraz raggiunsero le ragazze che si erano fermate, incredule, passando lo sguardo da Chen al lupo e viceversa.

Chen: …ho fame.

Disse il ragazzo con indifferenza e si diresse verso l’entrata della casa.
Dopo qualche interminabile istante di una calma surreale, Sephiroth uscì dalla foresta con sguardo serio e, immerso in chissà quali pensieri, si avvicinò al lupo, poggiò il palmo della mano sulla sua fronte e, con una flebile luce verde, curò la ferita dell’animale.
All’inizio non rivolse una sola parola al gruppo. Dopo essersi accertato delle condizioni del lupo, lo accarezzò e lo ringraziò con un cenno del capo: a quel segnale, l’animale trotterellò fino a scomparire nella foresta.
A quel punto, Sesshomaru, tra l’incredulo e il furioso, gridò:

Sesshomaru: era un’altra delle tue trovate?? Stavi per farci ammazzare!!

Sephiroth, per tutta risposta, si limitò a dire in tono calmo e pacato:

Sephiroth: avete imparato cosa significa stare dall’altra parte della barricata, cosa significa essere prede. Avete imparato a rapportarvi come gruppo unito contro le difficoltà. Un qualsiasi discorso non avrebbe avuto lo stesso effetto e avremmo perso molto più tempo. E non ne abbiamo affatto.
Di rischi, nella vita, se ne corre in continuazione e non c’è nessuno con cui ci si possa lamentare.

Sesshomaru strinse i pugni: aveva una gran voglia di fargli vedere quanto gliene importasse di tutti quelle “sagge parole”!
Tuttavia non ebbe nemmeno il tempo di protestare, poiché il rumore che lo aveva svegliato, quella mattina, si intensificò all’improvviso.
Sephiroth si girò di scatto verso oriente e il suo volto calmo mutò in un’espressione preoccupata.
Con la mano destra fece cenno ai ragazzi di avvicinarsi e, quando li ebbe a portata di orecchio, disse loro in modo chiaro:

Sephiroth: dirigetevi al campo di addestramento. Senza fare rumore.

I ragazzi si guardarono tra loro e, dopo pochi istanti di incertezza, annuirono ed eseguirono l’ordine. In breve furono nel campo: non avevano fiatato lungo tutto il tragitto. Ormai avevano imparato che dietro ad ogni ordine di Sephiroth esisteva uno scopo ben preciso e, sicuramente, di importanza non indifferente.
A quel punto, non ebbero altro da fare che fidarsi. Quindi si sedettero e, con tutta la calma e la pazienza che una situazione simile potesse offrire, attesero.

Attesero…

Attesero……..

Sesshomaru: …l’ultima volta che mi sono trovato in mezzo ad una foresta con Chen, sono stato attaccato da un Archeosaurus. E poco più tardi siamo stati attaccati da centinaia di draghetti azzurri inferociti…

Chen: …

Yunie: è vero…il comportamento delle viverne è stato strano…chissà cosa le ha provocate…

Arkatraz: forse la stessa cosa che a provocato l’Archeosaurus!

Belial: però da quando siamo qui non siamo più stati attaccati da nessuno…lupo a parte…

Chen, dopo quelle parole, si alzò lentamente e andò verso la foresta. Quando fu vicino ad un grosso pino, poggiò il palmo della sua mano sulla corteccia scura.
Dopo pochi istanti, disse in tono deciso:

Chen: erano comandati da qualcuno.  O qualcosa. Tutti.

Mea: m-ma… ne sei sicuro?

Il ragazzo per qualche istante non rispose. Stava riflettendo, passando in rassegna tutte le cose avvenute fino ad allora: c’era un unico nesso, uno soltanto.

Chen: qualcuno che qui non ha potere.

Tutti i ragazzi si ammutolirono, pensando a chi potesse essere…ma in fondo i loro pensieri ricaddero tutti su quella Figura, emblema dell’oscurità, che li aveva perseguitati sin dal loro arrivo su quel mondo.
La loro attesa, tuttavia, finì proprio pochi istanti più tardi quando un grido spaventoso squarciò il silenzio della vallata: non un grido di terrore, né di dolore.
Un grido di battaglia.
E quel rumore, così lontano all’inizio della mattinata, ora era diventato talmente forte da far tremare la terra: non era più indistinto, era tanto chiaro quanto terrificante.

Sesshomaru: sembra un intero esercito che ci viene addosso!!!

Istintivamente, tutto il gruppo si alzò in piedi di scatto. Il loro sguardo si paralizzò verso l’entrata del sentiero e le loro orecchie si tesero all’ascolto di quel rumore minaccioso.
La prima cosa che i loro occhi catturarono, fu proprio Sephiroth che correva verso di loro brandendo la sua lunga spada.

Sephiroth: APRITE LA BOTOLA!!! PRESTO!!!

Vedere Sephiroth correre loro incontro con la spada sguainata provocò ai ragazzi un forte senso di obbedienza…
Ognuno di loro si precipitò verso la maniglia della botola e la tirarono con tutta la forza che avevano in corpo: dopo aver fatto un leggero scatto, questa si disintegrò in un lampo di luce accecante.

Arkatraz: e adesso???

Sephiroth, che intanto aveva raggiunto il gruppo, si apprestò a replicare:

Sephiroth: entrate, presto.

Sotto il legno marcio ormai disintegrato, si nascondeva uno scenario ben poco rassicurante: il buio più assoluto regnava nelle viscere della terra e nessuno dei ragazzi fremeva dalla voglia di entrare in un posto simile…

Sephiroth: se voi non entrate ora, vedrete ben di peggio. Un’orda di migliaia e migliaia di goblin spinti dall’unico desiderio di uccidervi non è esattamente uno spettacolo piacevole.

Mea: g-goblin??!

Rikkyna: forte! O forse no…

Belial aveva ormai deciso di non fare più caso a nulla in quel mondo, aveva deciso di andare avanti sul sentiero tracciato per scoprire e raggiungere la meta. E se anche ci fossero state delle deviazioni lei sarebbe stata pronta a tutto…pronta a mettere in gioco se stessa.
Così fu lei la prima a farsi coraggio.

Belial: Beh allora che stiamo aspettando? Andiamo!

Così dicendo fece un lungo respiro, trattenne il fiato, chiuse gli occhi e si lanciò nel buio.

Mea: Belial!!

Anche la piccola Yunie decise di prendere coraggio e di spronare le sue amiche.

Yunie: forza ragazze, dobbiamo andare!

Detto questo le prese per mano e, dopo aver scrutato i loro sguardi per rassicurarle, scesero anche loro nel buio sotterraneo.
Sesshomaru diede una pacca sulla spalla al suo amico Arkatraz.

Sesshomaru: forza Ark!

Il quale gli rispose con un sorriso e poi annuì. Insieme seguirono le loro amiche nel sottosuolo.
Soltanto Chen rimaneva a fissare la foresta senza dar segno di volersi muovere.

Sephiroth: non c’è più tempo.

Chen si scostò dal grosso pino e raggiunse il buco sul terreno: lo scrutò per qualche istante, ma era inutile. Era troppo scuro per poter distinguere qualunque cosa…e chissà quanto profondo…
All’improvviso, un folata di vento lo raggiunse alle spalle: il ragazzo sentì distintamente i palmi di due mani appoggiate sulla sua schiena che lo spinsero giù.
Si girò di scatto e, poco prima di cadere, riuscì a distinguere 2 occhi a lui familiari…
Cercò di aggrapparsi improvvisamente alle braccia tese verso di lui…ma quando le sue dita strinsero intorno ad esse, scomparvero sotto i polpastrelli, lasciando dietro di loro solo un malinconico ricordo di spirito.
Fu allora che, prima di essere circondato dal buio, Chen si sorprese a gridare il nome che aveva dato a quegli occhi, improvvisamente chiari, improvvisamente distinti nella sua mente…

Chen: Claire!!!

Ma la caduta fu inesorabile e anche la luce dell’apertura scomparve sopra di lui, come se una magia avesse chiuso ogni spiraglio di ritorno…
Interminabili gli istanti passati nel vuoto a cadere…cadere chissà dove, chissà per quanto…
E il ricordo di quegli occhi…impresso nella sua mente…rimanevano l’unica luce…
L’ultimo respiro, prima della nuova immersione…

Voce:…dato che questa…è l’unica possibilità…

 

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