Claire's Chronicles
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Go Dream
Capitolo 13: GIOCO DI OMBRE

Si alzò il vento e l'acqua calma del lago si increspò quasi fosse infastidito da un'oscura presenza...come quando un sinistro presentimento percorre da parte a parte ogni singolo membro del corpo e un brivido incontenibile accappona tutta la pelle.

Chen non aveva alcuna paura ma qualcosa gli diceva che ciò che aveva davanti era assolutamente putrido e consumato dalla stessa morte che aveva sparso per tutto quel mondo...eppure era attratto dal suo immane potere: lo poteva sentire, era talmente grande che lo poteva sentire addosso. Sembrava perfino distorcere la stessa realtà...

Figura: perché non lo dai a me invece? Lo aprirò io per te...sarebbe molto più saggio...io ho il potere...

Il ragazzo, ipnotizzato da quella voce stridula, acida e cadenzata, non riuscì a fermare le sue gambe: si mossero da sole, lentamente, un passo alla volta, verso quella figura che, dopo aver teso il braccio verso di lui, gli faceva cenno di avvicinarsi con la mano destra, muovendo quasi ritmicamente indice e medio...
Chen non ebbe il tempo di avvicinarsi a sufficienza e, mentre ancora stringeva il piccolo sacchetto di pelle, il bagliore di una lama sferzò l'aria. Un grido penetrante si levò dalla foresta raggiungendo l'interno di ogni creatura che si trovasse nella settima regione...
La mano della figura giaceva a terra tranciata di netto dal braccio che, ora, la stessa stringeva a sé dolorante.
Lo spirito delle montagne si stagliava tra lei e Chen, impugnando un lunga lama bianca sporca di un sangue talmente scuro che sarebbe potuto essere nero.
Quel momento fu interminabile: i volti dello Spirito e della Figura si incrociarono e rimasero a fissarsi per alcuni secondi...Al ragazzo parvero ore.
Improvvisamente, la mano che giaceva a terra si scisse in decine di piccoli ragni neri che tornarono dalla padrona insinuandosi sotto il suo mantello e percorrendole il fianco. Poi scesero sul braccio e, infine, ricomposero la mano: la figura mosse le dita e ammirò quel piccolo capolavoro di magia.
Scoppiò in una tremenda risata e poi si rivolse allo spirito con fare divertito:

Figura: Spirito delle montagne! E' da molto tempo che non ci vediamo!

Spirito: non è mai abbastanza...

Rispose lei, contorcendosi dalla rabbia. Poi alzò il braccio sinistro, quello non impegnato dalla spada, verso il cielo. Quindi disse in tono fermo ma carico di disprezzo:

Spirito: vattene ora. Non è posto per un'immonda creatura come te, questo!

La figura, a quelle parole, accentuò il suo ghigno. Poi, voltandosi indietro, disse:

Figura: non c'è bisogno che mi mandi contro la tua fastidiosa luce...avrò ciò che voglio a tempo debito! A presto mio caro ragazzo...anche tu avrai ciò che vuoi...è una promessa...e io le promesse le mantengo! Non è vero mio bello Spirito?

La ragazza si limitò ad abbassare leggermente il braccio e la figura, dopo un'altra risata stridula e penetrante, scomparve nell'oscurità da cui era arrivata. Lo Spirito si voltò e guardò Chen: dopo qualche istante gli strappò di mano il sacchetto e, con un paio di balzi, giunse in una delle rocce più alte che davano sul lago.
Il ragazzo la seguì con lo sguardo: ora la luce la illuminava completamente mentre fissava il piccolo contenitore di pelle.
Quando lo Spirito parlò, la sua voce risuonò per tutta la foresta quasi fosse stato un canto di un'anima antica come il mondo.

Spirito: il potere è amico solo di colui che non lo cerca. Chi lo brama, invece, finirà per esserne consumato.

Chen si avvicinò al lago continuando a fissarla: in realtà non gli importava molto delle sue parole ma era attirato dal potere quella ragazza: in fondo, aveva scacciato una profonda e terribile oscurità...Inoltre, desiderava conoscere il contenuto del sacchetto. Qualunque cosa fosse doveva valere davvero molto...
Lo Spirito lo guardò e scosse la testa, poi allungò la lama della spada oltre l'enorme roccia bianca: una goccia di sangue scivolò dalla punta cadendo nelle acque del lago.
Un grido si levò dalle viscere della terra, ma era diverso da quello lanciato dalla figura: questo non penetrava nelle creature ma pareva uscirne. L'acqua del lago si alzò improvvisamente in decine di flutti che girarono concentrici su un unico punto...e in quel punto divennero una scia di luce verde che si innalzò fino allo Spirito.

Chen: il Lifestream...

Sussurrò il ragazzo sgomento e affascinato. Poi lo Spirito parlò di nuovo:

Spirito: il sangue di quella creatura è puro come quello di ogni essere vivente nato sotto il nome di un buon pianeta. Ma il potere ha ridotto il suo essere in quell'orrido e immondo putridume che hai visto poco fa. Ciò che vedi ora, invece, è il Lago delle Anime, uno dei luoghi in cui gli Ancient di questo mondo erano soliti radunarsi per pregare e parlare con il pianeta...Ciò che dovresti capire qui oggi è che non è come si nasce l'importante, ma fondamentali sono le scelte che si fanno.

Chen: perché mi stai dicendo questo?

Le urlò il ragazzo. Le parole dello Spirito arrivavano a lui come in un sogno, senza un suono apparente...eppure così chiare e ricche di significato che non poteva lasciarsele sfuggire: era quasi un istinto naturale, lui doveva comprendere!

Spirito: perché quando verrai chiamato a scegliere tu possa essere consapevole di cosa sei e di cosa diventerai.

Detto questo, la luce accecò nuovamente gli occhi di Chen che, quando li riaprì, trovò davanti a sé un semplice lago circondato da una semplice foresta.
Ed era di nuovo giorno.
Il viaggio di ritorno alla valle fu molto tranquillo. Benché fosse tutto completamente innevato, non faceva molto freddo, in fondo era da poco passato mezzogiorno. Chen non aveva pensieri, si sentiva  piacevolmente stanco e non vedeva l'ora di poter riposare un po'. Aveva più fame del previsto ma sentiva che avrebbe potuto reggere fino a sera e, comunque, non avrebbe dato a nessuno la soddisfazione di sentirlo lamentare.
Appena uscito dalla foresta vide uno spettacolo alquanto curioso: la giovane Yunie stava cercando di trascinare un enorme e, evidentemente, pesante sacco verso il lato ovest della vallata, dove si poteva imboccare un altro sentiero. Ciò che lo fece divertire maggiormente furono i ripetuti tentativi (falliti) della ragazza di trovare un modo più comodo e semplice per riuscire a smuoverlo di qualche centimetro in minor tempo.
Le si avvicinò e scoppiò a ridere. La ragazza gli rivolse uno sguardo seccato ma lo ignorò.
Poi disse in tono tagliente:

Yunie: sei veramente nei guai questa volta. Sephiroth ti aveva detto di tornare per mezzogiorno ma tu non l'hai fatto. Si è molto seccato, più di quanto non dia a vedere! Non vorrei essere nei tuoi panni.

Chen fece un sorriso sarcastico e poi parlò in tono di disprezzo.

Chen: la colpa non è mia. Ho dovuto aspettare i comodi di Miss SenzaVolto!

Poi si fece una breve risata. Yunie lo guardò in tono di disappunto poi abbassò il volto e sussurrò:

Yunie: credo che dovresti portarle rispetto. Prima di tutto è uno spirito e poi...

Chen: e poi cosa? I morti non dovrebbero parlare, invece lei è una seccatrice! Miss Perfezione, Miss SaggezzaDellaMontagna! E poi non so voi, ma non ho intenzione di sprecare il mio tempo in sciocchi giochetti spacciati per allenamenti! Si può sapere che stai combinando tu ora?

Yunie lo guardò con aria un po' attonita: Chen non era esattamente un compagnone o un simpaticone ma non era nemmeno così scontroso. Eppure ora...ora si stava accanendo contro lo spirito che li aveva salvati e contro Sephiroth, che stava solo cercando di aiutarli. O almeno questa era l'idea che lei si era fatta...non sapeva se corrispondesse alla realtà ma, per il momento, aveva scelto di fidarsi.
Però queste sue parole, questo suo tono di scherno...qualcosa stonava in lui e questo la fece un po' rabbrividire. La ragazza fece un passo indietro, poi lo guardò e disse:

Yunie: ma ti stai ascoltando...?

Chen si fermò un attimo a pensare. Che domanda era? Lei doveva ascoltare lui! Lui aveva ragione! Lei non doveva mettergli i bastoni tra le ruo-

Chen:...?

Per un secondo, la neve scintillò più intensamente sotto i raggi del sole e Chen si sentì spaesato...gli sembrò di aver sentito se stesso parlare in modo...in modo strano...
Anche i suoi pensieri erano stati strani per qualche istante. Il ragazzo abbassò lo sguardo e si portò una mano sul cuore, qualcosa rideva in un angolo scuro della sua anima e un brivido gli percorse la schiena.
Guardò Yunie e, quasi per un attimo, avrebbe desiderato scusarsi, avrebbe desiderato dire qualcosa che avrebbe cancellato quello che era stato.
Ma lui non era bravo in certe cose...aprì la bocca per parlare ma non uscì nemmeno un suono.
Così, rassegnato e senza nemmeno guardarla in faccia, prese le estremità del sacco e se lo portò su una spalla.

Chen: da che parte?

Le chiese, continuando a guardare a terra. Yunie esitò per un attimo e poi disse:

Yunie: seguimi...

La ragazza si diresse verso ovest e imboccò un sentiero semi cancellato dal tempo. Dopo alcuni minuti nella foresta, si aprì davanti a loro una radura: lì il sentiero terminava.
Quando Chen posò il sacco, non senza una smorfia di fatica, questo si aprì lasciando cadere qualche pezzo di ferraglia.

Chen: che roba è?

Yunie: dobbiamo rinforzare le attrezzature.

Chen: quali attr-

Prima di concludere la frase, il ragazzo rimase sbalordito nel vedere che la radura era un vero e proprio campo per l'addestramento! C'erano attrezzature in legno di ogni tipo: rampe, funi, travi per l'equilibrio...e c'erano delle pedane al centro della radura: erano circolari ed erano posizionate come all'interno di un quadrato. Tutto era piuttosto deteriorato dalle intemperie e sembrava che nessuno utilizzasse più quel luogo da molto tempo.
Gli altri ragazzi stavano tutti lavorando per la ricostruzione di alcune parti e la pulizia del campo.

Sephiroth: sei in ritardo.

Sephiroth era spuntato dal nulla, o almeno questa era la sensazione che Chen aveva provato. Yunie prese alcuni pezzi dal sacco e si diresse verso una pedana a cui stava lavorando Sesshomaru.
Sephiroth stava vicino a Chen e guardava i ragazzi lavorare: sembrava che stesse per scoppiare una tempesta. La sensazione di tensione che Chen percepiva era proprio quella che ne precede una fortissima.
Eppure, il volto di Sephiroth non lasciava trasparire nulla di tutto questo: sembrava rilassato e indifferente. Era proprio come aveva voluto insegnare loro quella mattina: “nascondere il vostro animo nell'ombra perché non possa essere sfruttato come arma contro di voi”, doveva valere per molte cose a quanto pare...
A questo punto Chen era confuso, il silenzio lo faceva sentire in trappola: voleva essere rimproverato oppure lasciato andare. Qualunque cosa piuttosto che questo silenzio che gli rodeva dentro, facendolo sentire in colpa per qualcosa...ma cosa poi? La colpa non era sua...la colpa era

Sephiroth: insultala una volta ancora e ti giuro che mi dimenticherò che sei solo un pivello disarmato di cervello. E anche di quanto orribile sia morire dissanguati. Qualche domanda in proposito?

Chen: ...

Sephiroth: molto bene. Ora vai da Arkatraz e fatti dare le istruzioni. Bada che non tollererò ancora il tuo comportamento per molto.

Il discorso pareva concluso ma Chen non si mosse. Era stata una minaccia vera e propria o aveva solo cercato di spaventarlo per fargli capire chi comandava? In ognuno dei due casi, il vento, che gli sfiorò il viso per qualche istante, parve sussurrargli l'unica soluzione adeguata: Chen eseguì l'ordine.
Dopo alcuni secondi, il ragazzo riuscì ad individuare Arkatraz che stava levigando la pedana circolare più piccola, cioè quella centrale, con un pezzo di cada vetrata.
Chen gli si accostò e poi si chinò, quindi gli chiese:

Chen: che devo fare?

Arkatraz: prendi un altro pezzo di carta vetrata e comincia a levigare la pedana sull'angolo a sud.

Chen fece come gli aveva detto. Poi, dopo qualche minuto, decise di cominciare una conversazione: era incuriosito da quel posto e sperava che qualcuno sapesse dargli qualche informazione.

Chen: a che cosa servono queste pedane?

Arkatraz si fermò, soffiò la segatura e, dopo essersi accertato di aver fatto un buon lavoro, riprese a levigare in un altro punto del cerchio. Poi rispose:

Arkatraz: non ne ho la più pallida idea...eppure mi ricordano qualcosa...

Sesshomaru: la maschera di Zorro!

Il ragazzo era sbucato da dietro una rampa e ora stava sistemando una fune.

Chen: che vuoi dire?

Sesshomaru: ho visto le stesse pedane in quel film. Non erano posizionate proprio nello stesso modo ma me l'hanno ricordato subito! Servivano per l'allenamento con la spada.

Arkatraz: pensi che anche queste possano servire per lo stesso scopo?

Sesshomaru si strinse nelle spalle e riprese a concentrarsi nel suo lavoro. Nel frattempo, la YuRiMe si era armata di scope e stava ripulendo per bene tutti gli attrezzi già risistemati. Belial, invece, stava armeggiando con una botola sul terreno.

Chen la guardò incuriosito.

Chen: che stai facendo?

Belial: sto aggiustando la maniglia. Ma mi è stato detto di non aprirla.

Disse lei anticipando una quasi certa domanda del ragazzo. A che diamine poteva servire una botola in mezzo alla foresta?

Chen: mi piacerebbe tanto sapere chi ha costruito tutto questo in una valle sperduta.

Sephiroth: ...la mia prima allieva.

Disse lui con fare distratto. Si era avvicinato per controllare il lavoro di Sesshomaru e ora stava col naso all'insu per vedere se il  nodo avrebbe retto o se andava rifatto.
Arkatraz si mise a sedere e si asciugò il sudore sulla fronte. Sperava tanto di poter fare una piccola pausa: erano lì da ore ormai!

Arkatraz: e come si chiamava?

Sephiroth stava slegando definitivamente la fune dall'anello in cima al palo a cui era legata. Poi guardò Sesshomaru e gli disse ti togliere la ruggine all'anello e, se fosse stato il caso, di rinforzarlo o addirittura di sostituirlo. Nel frattempo lui prese la fune, si sedette su una rampa e cominciò a sistemarla. Poi, sempre come se il caso non fosse suo, rispose con un tono quasi sussurrato:

Sephiroth: ...Claire.

Ci fu un attimo di silenzio. Quel nome riecheggiò familiare nelle menti di tutti i ragazzi presenti i quali smisero di fare ciò che stavano facendo e guardarono Sephiroth con aria un po'...

Sephiroth: ...? Come mai quelle facce da pesce lesso? Sì lo ammetto...farglielo costruire da sola è stato un po' duro...però ha fatto un ottimo lavoro. Era una brava allieva. Si lamentava di rado, quando andava a correre di solito, odiava correre ed era anche piuttosto pigra. Ma diventò un vero asso con la spada...oh sì...vederla usare la spada era uno spettacolo...

Disse lui con aria lontana, quasi sognante, perso in chissà quali ricordi. I ragazzi si guardarono: una loro amica portava quel nome, solo come nick, ma era scomparsa ormai da un anno e nessuno ne aveva saputo più nulla. Che anche lei fosse arrivata lì? E magari avesse subito la stessa sorte? E ora dov'era? La potevano vedere?
Prima che chiunque potesse fare una domanda, Chen li anticipò:

Chen: ho visto lo Spirito usare la spada. Davvero un asso.

Non disse altro ma Sephiroth lo guardò: i suoi occhi  color del mare penetrarono quelli di Chen finché il ragazzo non fu costretto a voltare lo sguardo e a rimettersi al lavoro.
Nessuno parlò per tutta l'ora successiva.
Ora Chen ne era certo: lo Spirito conobbe Sephiroth quando ancora era in vita e, con ogni probabilità, aveva avuto un ruolo nella vicenda in cui ora erano invischiati tutti loro.
Soltanto verso sera, quando fu il tramonto e le valli divennero splendide più di quanto già non lo fossero, i suoi pensieri caddero sul nome di quella ragazza...
Claire.
“Devi essere tu la ragazza da cui lei ha preso il nick...” ma, chissà per quale motivo, questo pensiero lo convinse poco e rimase una nota stonata nella sua mente mentre, insieme agli altri, si dirigeva al rifugio dove, finalmente, li attendeva la cena e il meritato riposo.

 

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