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Go Dream Il cielo era terso e il sole stava procedendo lentamente verso il suo cammino quotidiano. La neve, caduta tutta la notte, era cristallina e faceva venire voglia di tuffarcisi come se fosse stata panna montata. Yunie: secondo me non è possibile! Qualcosa non va!! Io...io credevo che fosse colpa sua... Tutti si girarono a guardarla. Belial e Arkatraz non riuscivano a capire a cosa si riferisse mentre gli altri...gli altri pensarono che la ragazza avesse letto nella loro mente. Yunie: non...non so se voi l'avete vista...ma noi sì... Disse indicando le altre due componenti della YuRiMe. Sesshomaru capì perfettamente a chi si riferiva. Sesshomaru: parli di una figura vestita di nero con una lunga spada? Rinoa l'ha vista...ne sembrava terrorizzata...vero Chen? Il ragazzo si limitò a fare un cenno con il capo. Non vedeva l'ora di incontrarla di persona quella figura...quel potere immenso...di cui tutti avevano il terrore... Mea: io...io pensavo che si trattasse di... Rikkyna: ...Sephiroth? Sì l'ho pensato subito anche io... Belial e Arkatraz si guardarono confusi e volsero degli sguardi interrogativi verso i loro amici. Arkatraz: ...in effetti una certa somiglianza c'è... Convenne il ragazzo. In realtà non sapeva bene cosa pensare: trovarsi davanti quella figura era davvero così spaventoso da far tremare la voce e lacrimare la sua amica? Belial: ...tuttavia...fino ad ora Sephiroth si è comportato in tutt'altro modo... Ricordava quella singola parola: 'perdonami'...l'aveva fatta sentire terribilmente in colpa. Non aveva mai pensato che uno come Sephiroth potesse pronunciare una parola così bella...e questo l'aveva fatta sentire davvero meschina. Come reazione a quel suo stato d'animo si era ripromessa di conoscere realmente quell'enigmatica persona prima di giudicarla...eppure ora saltava fuori un nuovo particolare inquietante e si sentiva nuovamente a disagio. Sephiroth: state confabulando alle mie spalle? Disse lui in tono di scherzo senza conoscere nulla del loro precedente discorso. Aveva un sorriso tranquillo dipinto sul volto e gli occhi brillavano della stessa luce del mare... Yunie: un coniglietto!! Sephiroth sorrise e lasciò il coniglio a terra davanti a sé. Poi parlò con voce forte, in modo che tutti lo sentissero e non avessero modo di azzardare domande. Sephiroth: Immagino che abbiate fame. Se volete fare colazione dovrete prendere questo piccoletto. Siete pronti? Cominciate! Tutti si guardarono sbigottiti. Coniglio per colazione? Catturato da loro? Sephiroth: forse non ci siamo capiti. Non era una richiesta, era un ordine! La sua voce tuonò e quasi spaccò loro i timpani. Allora Yunie rabbrividì pensando alla voce stridula e fastidiosa della figura: quel giorno a Luka credeva che le orecchie le avrebbero preso a sanguinare. Sephiroth: avete miseramente fallito. 'Come se non lo sapessimo!' pensò Sesshomaru tra l'arrabbiato e l'amareggiato. Tutti sentirono quell'affermazione come un peso enorme: lui li stava mettendo alla prova e loro si erano veramente dimostrati come nient'altro che degli inutili pivelli. Arkatraz: è vero, siamo dei pivelli. Ma tu ci puoi insegnare no? Sephiroth sorrise soddisfatto. Dopotutto quei mocciosi stavano imparando qualcosa...anche se, in quello che restava del suo cuore, avrebbe preferito non insegnare mai più nulla a nessuno... Sephiroth: ammetterlo deve esserti costato non poco ragazzino. Poi posò il coniglio a terra e si rivolse a loro con un tono che pochissimi avevano avuto l'onore di udire: un tono da maestro. Sephiroth: Se ciò che ti sfugge conosce le tue intenzioni non riuscirai mai a vincere la sua paura. La sua fuga sarà inesorabile. Mostra solo ciò che egli vuole vedere. Dopo aver detto questo tornò sulla collinetta e riprese ad osservarli. Tutti si alzarono in piedi, un po' a fatica, si guardarono e poi volsero lo sguardo al coniglio. Ognuno di loro cercò un significato nelle parole di Sephiroth, magari tra le parole stesse. Tutti cercarono la chiave che avrebbe messo fine a questa 'rottura' e che finalmente avrebbe reso possibile la tanto sospirata colazione. Mea: sì!! Ce l'ho fatta, ci sono riuscita!!!! Tutti si congratularono con la ragazza...tranne Chen, il quale pensava che ciò che era accaduto fosse la cosa più stupida che avesse mai visto. Ma fu presto smentito dalle parole di Sephiroth che si apprestò a scendere dalla sua 'tribuna' e a spiegare loro il significato di ciò che avevano appena compiuto. Sephiroth: bene. Ottimo lavoro. Anche se alcuni di voi pensano che quello che vi ho fatto fare sia stata un'inutile perdita di tempo, voglio spiegarvi il significato di questa mattinata: se non l'avete notato, avete appreso come studiare il vostro nemico. Avete appreso il cercare la giusta soluzione ad un problema utilizzando lo spirito di osservazione. Avete appreso che essere cacciatori significa anche nascondere il vostro animo nell'ombra perché non possa essere sfruttato come arma contro di voi. Belial: insomma ci siamo guadagnati la colazione! Tutti risero, Sephiroth compreso. Il coniglio saltò giù dalle braccia di Mea e si diresse verso colui che non poteva non essere mai stato un angelo, almeno una volta...Sephiroth fece un cenno con il capo e il piccolo batuffolo di pelo bianco si diresse verso il bosco e sparì dalla loro vista. Sesshomaru: ehi!! La nostra colazione!!! Sephiroth: ...cosa? Si voltò a guardare il ragazzo con aria distratta. Poi il volto gli si illuminò e scoppiò in una sonora risata, piegandosi in due con le braccia sullo stomaco. Sephiroth: ahahahahah tu pensavi ahah che vi avrei fatto mangiare ahah quel coniglio per colazione? Ahahaha!!! Ancora ridendo Sephiroth si diresse verso la casa e gli altri, dopo essersi scambiati un'occhiata tra l'incredulo e il divertito, lo seguirono. Quando entrarono videro Sephiroth che se ne stava imbambolato a contemplare la tavola: era imbandita di una serie di leccornie di tutti i tipi! Dalla frutta di ogni genere, alla carne prelibata, ai dolci più gustosi... Rikkyna: wow!! Dove l'hai presa tutta questa roba? Sephiroth passò a contemplare il vuoto, senza risponderle per qualche minuto. Il silenzio era diventato teso, quasi nervoso, mentre il profumo di tutte quelle pietanze invadeva l'ambiente e provocava ai ragazzi una forte acquolina. Sephiroth: ringraziate lo spirito delle montagne, non me. Sedetevi e mangiate. Fate con calma, avete tempo e mangiate tutto: non avrete altro fino a questa sera. I ragazzi alzarono le spalle e presero posto ma si accorsero subito che non ci stavano tutti: mancavano un piatto e una sedia. Sephiroth, allora, mise una mano sulla spalla a Chen e parlò in un tono che al ragazzo non piacque per niente: un tono di sfida. Sephiroth: si racconta, moccioso, che i giovani di Gilead, fallita la loro missione di diventare adulti e pistoleri, venissero spediti ad ovest come i rinnegati. Tu hai fallito la tua missione, benché tu creda che una tazza da lavare non faccia onore a quello che pensi di essere. Perciò moccioso, ricordati che in questa casa non sei altro che un inutile pivello. Così dicendo gli porse un sacchetto di pelle chiuso con un laccio ben stretto. Sephiroth: dirigiti all'interno della foresta. Mantieni la tua direzione verso nord e fermati solo quando troverai un lago cristallino. Attendi finché lo spirito crederà opportuno riceverti e poi porgile questo sacchetto da parte mia. Non aprirlo mai, la foresta ha occhi dovunque. Torna prima che il sole sia allo zenit. Chen non ebbe modo di obiettare quell'ordine perentorio. Non fiatò ma si limitò a dare una veloce occhiata al resto del gruppo: tutti lo guardarono ammonendolo per il suo comportamento...in fondo era stato preventivamente avvertito.. Chen: ...stelle? Lo stomaco reclamò cibo ma non era quello il momento per farsi prendere dalla fame. Era partito di mattino presto ed ora c'erano le stelle: questo lo rese terribilmente nervoso e, ad ogni suono della foresta, voltava il capo sentendosi circondato da qualcosa che assolutamente non poteva essergli familiare. Sentiva di aver perso l'orientamento. Chen: e adesso? Dov'è cazzo sarà finito il nord?? Imprecò ancora un paio di volte prima di dare ordine alle sue gambe di mettersi a correre. Senza vedere praticamente nulla, senza voler sapere dove stava andando, si mise semplicemente a correre alla cieca nel fitto buio della foresta. Chen: non aspetterò i suoi comodi. Ma la sua voce non lo convinceva affatto. Sarebbe stato saggio disobbedire ulteriormente? ???: e invece prendere ordini da un assassino è saggio? Al suono di quella voce stridula Chen si alzò e si voltò di scatto, con un unico movimento. Ciò che vide provocò in lui un sentimento agrodolce, disgusto misto ad un incontenibile piacere e una forte soddisfazione...
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