Claire's Chronicles
Claire's Chronicles
Claire's Chronicles
Menu HOME :.: ARTWORKS :.: PERSONAGGI :.: GO DREAM SONG :.: Menu  
  Welcome Menu

Go Dream
Capitolo 12: PERDONAMI - Seconda Parte

Il cielo era terso e il sole stava procedendo lentamente verso il suo cammino quotidiano. La neve, caduta tutta la notte, era cristallina e faceva venire voglia di tuffarcisi come se fosse stata panna montata.
Ma, benché fosse una così bella giornata, era freddo. Il respiro dei ragazzi si faceva denso in piccoli sbuffi di fumo. Con lo sguardo, tutti cercarono Sephiroth sperando di ricevere ciò che gli era stato promesso: ci sarebbe voluta una bella cioccolata calda per colazione, come pensò qualcuno. Così facendo diedero uno sguardo alla vallata: fra le montagne spiccava solo il sentiero da cui erano arrivati il giorno prima e, dietro la casa dove avevano dormito, c'era una fitta foresta di pini neri.
Sesshomaru passò lo sguardo nuovamente a quella che, nella sua mente, ora era etichettata come la 'baita dell'angelo caduto'. Ricordava bene infatti le parole di quello che ora sapeva essere lo spirito delle montagne: “non ci sono angeli che non abbiano provato a volare almeno una volta, ma ad alcuni di loro sono state spezzate le ali...” Queste parole gli rimbalzavano in testa perché sapeva chi era Sephiroth e che cosa aveva fatto...vederlo in quel modo, ora, gli sembrava così innaturale, come se qualcuno avesse cambiato le sorti di una storia già scritta e che tutti conoscevano diversa.
Mentre il ragazzo rifletteva, la piccola Yunie decise di esporre a tutti i suoi dubbi.

Yunie: secondo me non è possibile! Qualcosa non va!! Io...io credevo che fosse colpa sua...

Tutti si girarono a guardarla. Belial e Arkatraz non riuscivano a capire a cosa si riferisse mentre gli altri...gli altri pensarono che la ragazza avesse letto nella loro mente.

Yunie: non...non so se voi l'avete vista...ma noi sì...

Disse indicando le altre due componenti della YuRiMe. Sesshomaru capì perfettamente a chi si riferiva.

Sesshomaru: parli di una figura vestita di nero con una lunga spada? Rinoa l'ha vista...ne sembrava terrorizzata...vero Chen?

Il ragazzo si limitò a fare un cenno con il capo. Non vedeva l'ora di incontrarla di persona quella figura...quel potere immenso...di cui tutti avevano il terrore...

Mea: io...io pensavo che si trattasse di...

Rikkyna: ...Sephiroth? Sì l'ho pensato subito anche io...

Belial e Arkatraz si guardarono confusi e volsero degli sguardi interrogativi verso i loro amici.
Yunie allora raccontò loro ogni particolare di quella figura che, prima di allora, aveva solo vagamente descritto.

Arkatraz: ...in effetti una certa somiglianza c'è...

Convenne il ragazzo. In realtà non sapeva bene cosa pensare: trovarsi davanti quella figura era davvero così spaventoso da far tremare la voce e lacrimare la sua amica?
Belial si trovò nuovamente a pensare alla loro incolumità che poteva essere messa a rischio proprio in quel luogo...

Belial: ...tuttavia...fino ad ora Sephiroth si è comportato in tutt'altro modo...

Ricordava quella singola parola: 'perdonami'...l'aveva fatta sentire terribilmente in colpa. Non aveva mai pensato che uno come Sephiroth potesse pronunciare una parola così bella...e questo l'aveva fatta sentire davvero meschina. Come reazione a quel suo stato d'animo si era ripromessa di conoscere realmente quell'enigmatica persona prima di giudicarla...eppure ora saltava fuori un nuovo particolare inquietante e si sentiva nuovamente a disagio.
E nuovamente meschina.
All'improvviso sbucò dalla fitta foresta di pini neri proprio Sephiroth. Aveva qualcosa sotto il mantello nero che teneva stretto tra le braccia e che gli provocava un rigonfiamento nella parte vicino al cuore.

Sephiroth: state confabulando alle mie spalle?

Disse lui in tono di scherzo senza conoscere nulla del loro precedente discorso. Aveva un sorriso tranquillo dipinto sul volto e gli occhi brillavano della stessa luce del mare...
Tutti voltarono lo sguardo in altre direzioni, sentendosi involontariamente feriti da tutta quella tranquillità innaturale...
Sephiroth scosse la testa rassegnato. Poi ordinò loro di mettersi in riga: aveva completamente cambiato tono, passando ad un'austerità collaudata in molti anni di carriera militare.
Nessuno gli disubbidì. Poi scostò il mantello, facendo spuntare un musetto bianco e peloso.

Yunie: un coniglietto!!

Sephiroth sorrise e lasciò il coniglio a terra davanti a sé. Poi parlò con voce forte, in modo che tutti lo sentissero e non avessero modo di azzardare domande.

Sephiroth: Immagino che abbiate fame. Se volete fare colazione dovrete prendere questo piccoletto. Siete pronti? Cominciate!

Tutti si guardarono sbigottiti. Coniglio per colazione? Catturato da loro?

Sephiroth: forse non ci siamo capiti. Non era una richiesta, era un ordine!

La sua voce tuonò e quasi spaccò loro i timpani. Allora Yunie rabbrividì pensando alla voce stridula e fastidiosa della figura: quel giorno a Luka credeva che le orecchie le avrebbero preso a sanguinare.
In un attimo i ragazzi scattarono in avanti verso il coniglio. Sephiroth scartò con un movimento veloce su un lato, prendendo un posto da spettatore su una collinetta.
La piccola creaturina pelosa si mise a correre in tutte le direzioni: era velocissimo, agile e le sue mosse erano imprevedibili. Bianco come la neve era perfino difficile da individuare.
Sesshomaru prese a correre spedito direttamente dietro al coniglietto, poi spiccò un balzo per acchiapparlo ma quello fu più veloce di lui: balzando all'indietro saltò sopra alla testa del ragazzo, lo scavalcò e correndo passò tra le gambe di Chen che gli era direttamente dietro. Poi scartò prima a destra e poi a sinistra evitando i tentativi di attacco di Belial e Arkatraz.
Infine riuscì ad evitare il muro formato dalla YuRiMe passando attraverso un mucchietto di neve.
Le tre ragazze caddero parecchie volte scivolando sulla neve e inzuppandosi cercando di stargli dietro. Anche gli altri rischiarono di cadere parecchio ma erano più impegnati ad allungare le braccia verso quel razzo in miniatura con le orecchie e il codino peloso.
Passarono così una buona metà della mattinata. Verso le 10 erano sfiniti.
Sicuramente non avevano più tutto quel freddo ma non avevano ancora fatto colazione ed erano tutti decisamente affamati.
Quando vide che erano seduti a terra con il fiatone, Sephiroth scese dalla collinetta e si accostò a loro. Il coniglio se ne stava in disparte e li osservava come se la colpa della loro stanchezza fosse lungi dall'essere sua. Sephiroth allargò leggermente le braccia verso di lui chinandosi un po'. Il coniglio balzò tra le sue braccia senza nemmeno pensarci.
I ragazzi lo guardarono increduli: Sephiroth lo accarezzò un poco poi si diresse al loro gruppetto.

Sephiroth: avete miseramente fallito.

'Come se non lo sapessimo!' pensò Sesshomaru tra l'arrabbiato e l'amareggiato. Tutti sentirono quell'affermazione come un peso enorme: lui li stava mettendo alla prova e loro si erano veramente dimostrati come nient'altro che degli inutili pivelli.
Arkatraz ripensò alle parole dello spirito: 'anche un pivello può diventare imbattibile se addestrato dal migliore dei maestri... ' allora prese una decisione improvvisa ma che comunque non fu facile.
Si rialzò e guardò Sephiroth negli occhi.

Arkatraz: è vero, siamo dei pivelli. Ma tu ci puoi insegnare no?

Sephiroth sorrise soddisfatto. Dopotutto quei mocciosi stavano imparando qualcosa...anche se, in quello che restava del suo cuore, avrebbe preferito non insegnare mai più nulla a nessuno...

Sephiroth: ammetterlo deve esserti costato non poco ragazzino.

Poi posò il coniglio a terra e si rivolse a loro con un tono che pochissimi avevano avuto l'onore di udire: un tono da maestro.

Sephiroth: Se ciò che ti sfugge conosce le tue intenzioni non riuscirai mai a vincere la sua paura. La sua fuga sarà inesorabile. Mostra solo ciò che egli vuole vedere.

Dopo aver detto questo tornò sulla collinetta e riprese ad osservarli. Tutti si alzarono in piedi, un po' a fatica, si guardarono e poi volsero lo sguardo al coniglio. Ognuno di loro cercò un significato nelle parole di Sephiroth, magari tra le parole stesse. Tutti cercarono la chiave che avrebbe messo fine a questa 'rottura' e che finalmente avrebbe reso possibile la tanto sospirata colazione.
Ma fu Mea la prima che comprese mettendo a segno la loro prima missione.
La ragazza fece qualche passo silenziosamente, si accovacciò, sorrise al coniglio e allargò le braccia. Quel piccolo batuffolo bianco prima avanzò cauto, poi la guardò...ed infine le balzò in braccio.
Mea lo strinse a sé e si alzò, poi gridò di gioia.

Mea: sì!! Ce l'ho fatta, ci sono riuscita!!!!

Tutti si congratularono con la ragazza...tranne Chen, il quale pensava che ciò che era accaduto fosse la cosa più stupida che avesse mai visto. Ma fu presto smentito dalle parole di Sephiroth che si apprestò a scendere dalla sua 'tribuna' e a spiegare loro il significato di ciò che avevano appena compiuto.
Batté due volte le mani e sorrise soddisfatto.

Sephiroth: bene. Ottimo lavoro. Anche se alcuni di voi pensano che quello che vi ho fatto fare sia stata un'inutile perdita di tempo, voglio spiegarvi il significato di questa mattinata: se non l'avete notato, avete appreso come studiare il vostro nemico. Avete appreso il cercare la giusta soluzione ad un problema utilizzando lo spirito di osservazione. Avete appreso che essere cacciatori significa anche nascondere il vostro animo nell'ombra perché non possa essere sfruttato come arma contro di voi.

Belial: insomma ci siamo guadagnati la colazione!

Tutti risero, Sephiroth compreso. Il coniglio saltò giù dalle braccia di Mea e si diresse verso colui che non poteva non essere mai stato un angelo, almeno una volta...Sephiroth fece un cenno con il capo e il piccolo batuffolo di pelo bianco si diresse verso il bosco e sparì dalla loro vista.
Qualcuno rimase a bocca aperta mentre Sephiroth si dirigeva nuovamente in casa.

Sesshomaru: ehi!! La nostra colazione!!!

Sephiroth: ...cosa?

Si voltò a guardare il ragazzo con aria distratta. Poi il volto gli si illuminò e scoppiò in una sonora risata, piegandosi in due con le braccia sullo stomaco.

Sephiroth: ahahahahah tu pensavi ahah che vi avrei fatto mangiare ahah quel coniglio per colazione? Ahahaha!!!

Ancora ridendo Sephiroth si diresse verso la casa e gli altri, dopo essersi scambiati un'occhiata tra l'incredulo e il divertito, lo seguirono. Quando entrarono videro Sephiroth che se ne stava imbambolato a contemplare la tavola: era imbandita di una serie di leccornie di tutti i tipi! Dalla frutta di ogni genere, alla carne prelibata, ai dolci più gustosi...
Sephiroth si passò una mano fra i capelli e scrollò le spalle, quasi si fosse appena svegliato da un sogno ad occhi aperti.

Rikkyna: wow!! Dove l'hai presa tutta questa roba?

Sephiroth passò a contemplare il vuoto, senza risponderle per qualche minuto. Il silenzio era diventato teso, quasi nervoso, mentre il profumo di tutte quelle pietanze invadeva l'ambiente e provocava ai ragazzi una forte acquolina.
Alla fine rispose in tono distante e pacato, senza nemmeno guardarla ma continuando a fissare nel vuoto.

Sephiroth: ringraziate lo spirito delle montagne, non me. Sedetevi e mangiate. Fate con calma, avete tempo e mangiate tutto: non avrete altro fino a questa sera.

I ragazzi alzarono le spalle e presero posto ma si accorsero subito che non ci stavano tutti: mancavano un piatto e una sedia. Sephiroth, allora, mise una mano sulla spalla a Chen e parlò in un tono che al ragazzo non piacque per niente: un tono di sfida.

Sephiroth: si racconta, moccioso, che i giovani di Gilead, fallita la loro missione di diventare adulti e pistoleri, venissero spediti ad ovest come i rinnegati. Tu hai fallito la tua missione, benché tu creda che una tazza da lavare non faccia onore a quello che pensi di essere. Perciò moccioso, ricordati che in questa casa non sei altro che un inutile pivello.

Così dicendo gli porse un sacchetto di pelle chiuso con un laccio ben stretto.

Sephiroth: dirigiti all'interno della foresta. Mantieni la tua direzione verso nord e fermati solo quando troverai un lago cristallino. Attendi finché lo spirito crederà opportuno riceverti e poi porgile questo sacchetto da parte mia. Non aprirlo mai, la foresta ha occhi dovunque. Torna prima che il sole sia allo zenit.

Chen non ebbe modo di obiettare quell'ordine perentorio. Non fiatò ma si limitò a dare una veloce occhiata al resto del gruppo: tutti lo guardarono ammonendolo per il suo comportamento...in fondo era stato preventivamente avvertito..
Sbuffando, il ragazzo uscì dalla casa sbattendosi la porta alle spalle e si diresse verso la foresta. Quando vi entrò gli parve che fosse improvvisamente diventato notte: pochissima luce filtrava dal folto tetto degli alberi e il sentiero era difficile da scorgere. Mentre procedeva a passo spedito senza concedersi alcun pensiero, sentì un'infinità di mugolii e crepitii che avrebbero fatto rizzare i capelli a chiunque. Ma non a lui. Lui avrebbe sopportato qualsiasi cosa pur di ricevere quel premio succulento...oramai non c'era altro per cui continuare quella pagliacciata: avrebbe gustato il bagliore di quel potere.
Dopo molto camminare, Chen si fermò in un punto più chiaro del sentiero e si guardò intorno: non si distingueva molto del sottobosco ma il cielo, almeno, si presentò come un meraviglioso tappeto di stelle...di cui non riconosceva nemmeno lo straccio di una costellazione.
Certo: era su un altro mondo ora, non potevano esserci le stesse costellazioni che conosceva sulla Terra, era logico...ma ugualmente, questo pensiero, lo fece diventare inquieto.
Accelerò il passo, ma dopo poco si fermò di scatto.

Chen: ...stelle?

Lo stomaco reclamò cibo ma non era quello il momento per farsi prendere dalla fame. Era partito di mattino presto ed ora c'erano le stelle: questo lo rese terribilmente nervoso e, ad ogni suono della foresta, voltava il capo sentendosi circondato da qualcosa che assolutamente non poteva essergli familiare. Sentiva di aver perso l'orientamento.

Chen: e adesso? Dov'è cazzo sarà finito il nord??

Imprecò ancora un paio di volte prima di dare ordine alle sue gambe di mettersi a correre. Senza vedere praticamente nulla, senza voler sapere dove stava andando, si mise semplicemente a correre alla cieca nel fitto buio della foresta.
All'improvviso una luce lo accecò. Fermandosi di colpo si coprì gli occhi doloranti con le braccia, stringendo ancora tra le dita della mano sinistra il piccolo sacchetto di pelle.
Quando si abituò a quella luce, si aprì lentamente davanti a lui uno scenario incredibile: un lago cristallino di bellezza inimmaginabile.
Circondato da quella foresta scura, sovrastavano sull'acqua alcune rocce bianche levigate, alcune davvero grandi.
Il cielo si rifletteva su quell'acqua facendola brillare come le stelle che ospitava. La stessa foresta pareva brillare, tanto da ricordare in modo impressionante il bosco di Macalania, nelle terre di Spira.
Chen si sedette sulla riva del lago, contemplando il sacchetto che teneva in mano: decise che se lo spirito non si sarebbe presentato presto avrebbe aperto il sacchetto e, con ogni probabilità, si sarebbe tenuto il contenuto.

Chen: non aspetterò i suoi comodi.

Ma la sua voce non lo convinceva affatto. Sarebbe stato saggio disobbedire ulteriormente?

???: e invece prendere ordini da un assassino è saggio?

Al suono di quella voce stridula Chen si alzò e si voltò di scatto, con un unico movimento. Ciò che vide provocò in lui un sentimento agrodolce, disgusto misto ad un incontenibile piacere e una forte soddisfazione...
Di fronte a lui una figura dal mantello nero, una lunga spada ed un ghigno saccente.

 

Stampa Versione Stampabile .:*:. Torna su

Lacrime della Luna
Go Dream

Go Dream II
Final Dream
Cronache di una Viaggiatrice

Affiliati

Final Fantasy Revelations
!Final Revolution!
Phoenixdown
To Zanarkand
Gamma
Project Manu
Otaku Spirit Forum

Traduzioni Kirameki
ToS Forum

Vuoi farne parte?

TopSites

Your Final Fantasy Top-Site! - Votaci!
Final Dream Topsite
www.ffdream.it - Final Fantasy Top100

Tagboard

Credits
Credits
   
Claire's Chronicles