Claire's Chronicles
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Go Dream
Capitolo 1: L'AVVENTURA HA INIZIO

Il buio è solito sopraffare ogni cosa: dal silenzio più opprimente e sconfinato, l’oscurità dilaga e si insinua impietosa in ogni angolo dei nostri cuori. All’inizio è difficile da scorgere, ma nel momento in cui ci si accorge della sua presenza soffocante è già troppo tardi per liberarsi dalla sua stretta. Le sue fauci ci logorano, lentamente ci divorano senza sosta. Fino a che, se mai nella nostra vita abbiamo potuto conoscerla, un candido raggio di luce benevola ci sfiora, come se si trattasse di un soffice fiore tanto splendido quanto raro e ci pare, allora, che il fiato ritorni ancora all’interno del nostro corpo. Respiriamo, lentamente ci risvegliamo da un incubo nero di cui mai ci saremmo potuti immaginare la conclusione.
È questo il momento in cui la nostra storia ha inizio, tra il breve attimo che intercorre tra l’oblio e una nuova rinascita.
“Una goccia. L'acqua si increspa. Da quell'unico movimento cerchi concentrici si espandono. Respira. La vita comincia. È tempo. Vieni…”
Una voce dal timbro indulgente, ma distante svegliò Alessandro dal torpore di un sogno senza suoni né immagini. “Uhm?” Con la bocca ancora impastata, il ragazzo aprì lentamente gli occhi, ma un’oscurità dirompente gli si stagliò davanti. Non riusciva a scorgere nulla, sebbene gli paresse che ciò che non riusciva a vedere si muovesse sinuosamente e con un ritmo incalzante. All'improvviso Alessandro si accorse che qualcosa stava bagnando i suoi piedi: si delineò adagio il contorno di un’acqua gelida che schizzava e si infrangeva sulle sue caviglie. Piano piano il ragazzo prese coscienza del suo corpo, cominciando a riscuotersi dall’intontimento iniziale e l'acqua cominciò a salire.
Alessandro aveva la mente distaccata, come lontana nel tempo e nello spazio, ma ciò che percepiva era tanto distante quanto dentro di lui. “Chi sei?” chiese alla voce che l’aveva risvegliato, ma riuscì a malapena ad emettere fiato. “Vieni” lo supplicò essa di rimando. “Ti prego… Vieni…” continuò, facendosi sempre più triste e flebile, come la fiamma di una candela che tremola, rischiando di spegnersi, lasciata in balia del vento. Alessandro cercò di volgere lo sguardo nella direzione di provenienza della voce, ma era come se si trovasse dovunque e in nessun luogo allo stesso tempo.
“Dove sei?” chiese, allora, il ragazzo. “Non ti vedo! Non vedo niente… Che cosa vuoi da me?”. Alessandro iniziò ad agitarsi, ma non ottenne alcuna risposta. Si udì a malapena un singhiozzo sempre più flebile ad ogni sospiro. Improvvisamente si alzò il vento e l’acqua che prima si infrangeva innocentemente divenne un mare infuriato intorno al ragazzo. Le onde si ingrossarono e divennero colleriche, circondandolo fino alla vita. Anche l’oscurità prese una nuova forma: nel cielo che differiva a malapena dal colore delle acque, si delinearono nuvole nere come la pece, sovrastanti la furia di un oceano oscuro e maligno.
In quel turbinio gelido e buio, Alessandro udì nuovamente il singhiozzo disperato, fattosi ancora più lontano e debole. “Dove sei? Dimmelo!” incalzò il ragazzo. Senza nemmeno dargli il tempo di udire la risposta desiderata, in un istante una luce dietro di lui, sfregiando con foga l’oscurità. Alessandro si voltò di scatto e vide una fanciulla dai lunghi capelli mossi dal vento. Ella portava una veste sinuosa, attaccata con violenza dalle raffiche, come se volesse cancellarne l’esistenza. La luce proveniva da un diamante che la ragazza portava al collo, incastonato in una catenella dai mille colori. Tuttavia, ciò che più attirò l’attenzione di Alessandro fu la voglia dirompente di vita che pareva scaturire da quella pietra meravigliosa, circondata da un’oscurità, invece, bramosa di morte.
Alessandro cercò di distinguere il volto della fanciulla, ma tutto ciò che riuscì ad intravedere fu una lacrima che le rigò il viso, andando ad infrangersi tra le onde. In un unico attimo, la luce si diffuse dirompente, costringendo il ragazzo a portare le braccia davanti agli occhi. Quando fu in grado di riaprirli, si svegliò disteso sulla sabbia, con il sole a ferirgli le pupille e il mare calmo e limpido davanti a lui che gli bagnava i piedi.
“Non dimenticarmi…”.

Alessandro si alzò a sedere e guardò lontano verso l'orizzonte: molti bambini stavano giocando tra le onde, quel giorno. Sembravano tutti così felici, ma dentro di sé il ragazzo sentiva, invece, una profonda tristezza. “Sto ancora sognando…” mormorò assorto. “No, non direi!” la voce squillante di una ragazza lo fece sussultare. “Sei sveglio e sei ancora seduto sul mio asciugamano!”. Il tono stizzito, tuttavia, non sortì l’effetto desiderato e Alessandro rimase alcuni secondi interdetto, senza sapere cosa gli stesse accadendo attorno. “Cosa..?” farfugliò, infine. “Avanti, alzati!” gli intimò nuovamente la ragazza, strattonando l’asciugamano verde come il suo bikini e facendo rotolare Alessandro sulla sabbia. Lo guardò divertita. “Hai l’aria di uno che non sa dove si trova.”. Continuò a scherzare. Il ragazzo si diede un’occhiata intorno e si grattò la testa. “Già, hai indovinato.”, rispose sconsolato. Lei lo scrutò pensierosa, portando la mano destra sotto il mento. “Devi essere arrivato qui con la tempesta di stanotte.”, ipotizzò. “Molte navi sono state capovolte a causa della forza del vento e delle onde.”. La spiegazione della ragazza lasciò Alessandro vagamente perplesso: continuava a fissarla, ma era come se non capisse quello che gli stava dicendo. Tutto ciò che ricordava degli attimi precedenti era di essersi addormentato nel suo letto la sera prima, di aver fatto un incubo spaventoso e di essersi risvegliato in mezzo alla spiaggia.
“Non fare quella faccia!” lo derise la ragazza. “Non vengo mica da un altro mondo!”. Ridendo sommessamente, si coprì le labbra con la mano sinistra. “Mi chiamo Yuffie.”, concluse, incrociando le braccia con fare trionfale. Alessandro rimase profondamente colpito nell’udire quel nome. “Yuffie?!”, esclamò. “Sì, perché? Ti sembra tanto strano?”. Yuffie si irritò notevolmente alla vista della reazione del ragazzo. “Tu come ti chiami, sentiamo!”. Preso alla sprovvista, Alessandro balbettò vistosamente. “A-Alessandro…”. La ragazza scoppiò in una sonora risata. “Cosa? E questo sarebbe un nome? Ma da dove vieni?”. Il ragazzo scosse velocemente la testa e indietreggiò di qualche passo: tutto quello che stava vivendo gli sembrava assurdo. “Non è possibile, sto sognando…”, mormorò ripetutamente cercando di convincere se stesso e ciò che lo circondava. Tuttavia, non poté fare a meno di squadrare Yuffie da cima a fondo: aveva una struttura esile ed agile, i capelli neri, lisci e corti circa sotto le orecchie. Il vento si divertiva a giocare tra i ciuffi umidi che le incorniciavano il viso.
Improvvisamente, Alessandro fu preso da un’insostenibile moto di ansia e paura incontenibili. “Non è possibile… NON È POSSIBILE!!!”, urlò. Un turbinio di pensieri lo sopraffecero e nella sua mente riuscì solo a desiderare di fuggire il più lontano possibile. Le sue gambe cominciarono a muoversi quasi automaticamente, portandolo a correre lungo la spiaggia: dapprima lentamente, poi sempre più velocemente, Alessandro sperò per qualche istante di non fermarsi più. Dove era finito? Cosa stava succedendo? Come era arrivato in quel luogo? Si sentiva intrappolato in un mondo che non riusciva a distinguere tra sogno od incubo, tra realtà o fantasia. Continuava a correre, senza neppure vedere dove stava andando e urtando molte persone sulla sua strada. All’improvviso, come cercando un’ulteriore via d’uscita, Alessandro si voltò di scatto e finì per inciampare su un ragazzo chinato sulla sabbia. Cadde a terra disteso. “Ehi, fai attenzione! Ti sei fatto male?”. Una folta massa arruffata di capelli biondissimi e un paio di occhi blu e profondi gli si pararono davanti. “Cloud..?”, chiese Alessandro, con un misto di incredulità e rassegnazione. “Ci conosciamo?”. Cloud era perplesso e cercava di ripescare nella sua memoria il ricordo di quel ragazzo dai capelli bruni e ondulati e gli occhi scurissimi. Non ci fu il tempo di una risposta, poiché Alessandro fu distratto nuovamente dalla voce della fanciulla misteriosa.

“Vieni…”, ripeté ancora una volta. Il ragazzo scrutò l’orizzonte per qualche attimo: era come se ne fosse attratto… Come se quell’infinito stesso reclamasse ogni suo respiro. Dopo qualche secondo, riportò gli occhi su Cloud che pareva dubbioso. Alessandro era frastornato, cominciò a girargli la testa e la vista gli si annebbiò: quando sentì nuovamente la voce di Yuffie, percepì di stare ancora perdendo il contatto con la realtà. “Eccoti finalmente! Si può sapere perché ti sei messo a correre in quel modo?”. La ragazza aveva il fiatone e fissava il ragazzo con una punta di rancore. “Ehi, ragazzino, va tutto bene?”. La voce di Cloud si perse nel vento, mentre ad Alessandro cominciarono a chiudersi gli occhi. Nel suo ultimo sprazzo di energia, il ragazzo girò la testa verso il mare e riuscì a scorgere gli ombrelloni colorati sui quali svettava una scritta: COSTA DEL SOL.

 

 

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