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“GIU’ DALLE BRANDE, CADETTI! MUOVERSI MUOVERSI MUOVERSI!” un uomo urla e sbraita battendo con forza il suo pugno sui muri e sulle camere delle matricole. Mi sveglio di soprassalto, intontita dalla difficile nottata passata a rigirarmi tra le lenzuola. “IN DIVISA, IN DIVISA!” divisa..? Accidenti, dove l’avranno messa? Mi guardo attorno con fare angosciato e cerco qualcosa che possa assomigliarci…frugo nei cassetti della scrivania e, finalmente, trovo una tuta militare blu, delle protezioni, un paio di guanti, una cintura in ferro e un caschetto con la visiera. Gli anfibi sono accantonati in un angolo…non ho tempo per pensare alla misura dei miei nuovi vestiti, devo indossare ogni cosa velocemente! Mi infilo la tuta e i guanti il più in fretta possibile: sono troppo grandi per me…ma non posso farci niente…infilo con forza gli anfibi ai piedi e li lego belli stretti: il numero sembra buono, almeno questo… Sopra la tuta, inizio a montare le varie protezioni per il petto, le spalle e i polsi. Infine, arrotolo i miei capelli in una coda improvvisata e li infilo sotto il casco. Mi abbasso la visiera sugli occhi ed esco di corsa dalla camera.
Molti ragazzi stanno scendendo le scale e mi accodo a loro: per fortuna non sono l’ultima, sarebbe stato piuttosto imbarazzante arrivare in ritardo, oggi…alcuni Soldier ci fanno scendere nel cortile interno all’Accademia: ancora una volta il terreno risulta sterile e polveroso, ma qualche albero rinsecchito cresce sparuto agli angoli del campo.
Veniamo divisi in file ordinate e compatte e ci viene proibito fin da subito di parlare e schiamazzare. Sembra che in questo posto non abbiano simpatia per le relazioni sociali… Mi trovo in prima fila, quarto cadetto partendo da destra…come al solito, la fortuna non mi sorride: sarò sicuramente una delle prime ad essere presa di mira dai generali. Chi mai se la prenderebbe con quello in ultima fila nell’angolo che non vede nessuno?
“ATTENTI!” grida qualcuno ad un lato del campo. Con un movimento secco e fragoroso, ognuno di noi batte un colpo sul terreno e il nostro corpo si irrigidisce in segno di rispetto. Ecco che arriva un altro Soldier: sebbene non si tratti di un Soldier di Prima Classe, quest’omone tutto muscoli e con la barba irsuta è stato insignito del grado di Comandante. Probabilmente appartiene alla Seconda Classe e gli è stato affidato il compito di smistare le matricole…che non si sia comportato molto bene ultimamente?
E’ risaputo che nessun Soldier di prestigio voglia avere a che fare con le matricole…tranne quando esse si distinguono dalla media e danno segno di poter diventare qualcuno, un giorno.
“Molto bene cadetti! Avete scelto la via per l’inferno e non sarò certo io a dirvi di tornare indietro. Sappiate però che da oggi comincia il vostro addestramento e pochi di voi arriveranno alla meta. Ogni anno la media dei Soldier che passano l’esame è di uno…massimo due cadetti. Avrete una sola possibilità di ritentare l’esame, ma, in quel caso, vi sarà comunque precluso l’accesso alla Prima Classe. Se fallirete anche il secondo anno, rimarrete soldati semplici a vita! Perciò, sappiate che d’ora in avanti i vostri allenamenti saranno spietati e ricordate sempre che ogni persona che sta al vostro fianco potrebbe ostacolare la vostra ascesa al successo.” Sì, un discorso di inizio anno davvero confortante…fortunatamente non mi tange…non sono qui per diventare un Soldier…probabilmente non arriverò nemmeno a fare l’esame…però, devo arrivare abbastanza vicina al generale Sephiroth…come posso fare?
“Ora, vi sottoporremo ad alcune prove per smistarvi nei vari squadroni. Ognuno di essi è indicato con una lettera alfabetica: dall’Alfa all’Omega. Maggiore sarà il punteggio che otterrete, più alta sarà la lettera a cui verrete affidati. Più alta è la lettera, migliore è lo squadrone in cui vi troverete: questo comporterà addestramenti superiori, insegnanti superiori, ma, soprattutto, maggiori possibilità di accedere all’esame preparati da un generale stesso!” Accidenti, ma questa è una vera e proprie guerriglia…forse dovrei cercare di finire in uno degli squadroni più alti, probabilmente avrò più probabilità di trovarmi faccia a faccia con Sephiroth. Ma questi ragazzi? Loro si meritano più di me una simile opportunità…come posso pensare, io, di precluderla a qualcuno di essi?
Uff, questa dannata divisa pizzica! E non posso muovere un solo muscolo…beh, a questo punto tanto vale pensare che la va o la spacca…ognuna delle matricole avrà un ottimo motivo per essere qui e cercare di raggiungere la vetta…e quello di fermare un assassino e salvare il mio migliore amico, non è certo inferiore a tutti gli altri! Almeno, spero…
La voce del comandante mi risuona nuovamente nella testa e la sua andatura perpetua di fronte a noi si arresta. “Vi verranno consegnate delle pistole cariche. Dovrete colpire i bersagli posizionati dietro di me. Abbastanza semplice no? Ora MUOVETEVI e non fatemi perdere altro tempo!”
Alcuni Soldier ci distribuiscono le armi e veniamo posizionati a circa 60 metri dai bersagli. Osservo la pistola che mi è stata data: ho la più pallida idea di come si usa? E i miei compagni?
Mi concentro sull’arma e chiudo gli occhi…di solito, quando non so fare qualcosa divento un tutt’uno con l’oggetto stesso e nella mia mente si formano immagini di chi l’abbia usato prima di me. Dettagliatamente, ora sono certa di saperla impugnare e puntare verso il bersaglio…ma la mia mira è tutto un altro paio di maniche. C’è solo una cosa che posso fare per non mancare il mio obiettivo: appena avrò sparato, dovrò diventare il proiettile stesso…seguirlo e guidarlo nello stesso tempo, con la mia anima lo porterò a colpire il centro esatto.
Conclusa la distribuzione, il comandante fa un cenno secco con la mano: “SPARATE” urla. In un unico movimento, alzo le mie braccia tenendo stretta la pistole e faccio partire un colpo. Come a rallentatore, vedo il metallo del proiettile fendere l’aria e conficcarsi nell’alluminio.
“AHAHAHA!” il comandante esplode in una risata fragorosa che mi fa sussultare. La mia pelle viene percorsa da un tremendo brivido di freddo… “Siete veramente delle schiappe!” i Soldier che ci hanno consegnato le pistole si avvicinano ai bersagli per constatare la nostra inettitudine.
Speriamo di averlo colpito, almeno… “Signore, su questo lato nessuno ha colpito il bersaglio.” Ecco, ti pareva…sicuramente anche l’altro “Signore, la matricola 6095375 ha compiuto un centro perfetto.” COSA?! “OHOHOHOH!” se possibile, il comandante ride ancora più energicamente, tenendosi l’addome per la fatica. Si asciuga un paio di lacrime ai lati degli occhi e ci scruta con attenzione: sì, ora ho nettamente i brividi! Si avvicina di qualche passo e si staglia di fronte a noi “Chi è la matricola 6095375?” istintivamente, poggio un piede davanti all’altro e do fiato ai polmoni “Sono io, signore!” la mia voce risulta un po’ rauca, rovinata dall’emozione e dal terrore di aver combinato un gran casino. Non volevo che mi notassero, non volevo farmi odiare immediatamente dai miei compagni…volevo solo colpire il bersaglio!
Il comandante si avvicina a grandi passi, mi osserva qualche istante e, improvvisamente, mi mette un braccio intorno al collo facendomi piegare il busto in avanti. “Muahahah! Complimenti moccioso, sei piccolino eh? Ma hai una buona mira! Saresti capace di rifarlo?” mi strozza! Mi sta strozzando…ahi ahi ahi!! “Sss…sì, signore!” lascia andare la presa e io riprendo nuovamente a respirare. Ques’uomo è completamente pazzo… “AHAH! Molto bene, togliti quest’affare dagli occhi ora! E voi, un altro bersaglio! DI CORSA!” in un unico gesto, ordina ai Soldier di sistemare un nuovo bersaglio per testare le mie capacità e mi sfila il casco dalla testa. Una risata sommessa si leva dalle ultime file dei cadetti e io resto con lo sguardo abbattuto verso il terreno…ecco, ora sì che mi sono cacciata in un mare di guai.
“CHE DIAVOLO AVETE DA RIDERE?” sbraita il comandante. Quando i cadetti ammutoliscono, l’omone mi squadra e sgrana gli occhi “Ma sei una mocciosa!...MUAHAHAHAHAHA! Siete stati fottuti da una mocciosa! Branco di perdenti!” sento gli occhi di biasimo e gli sguardi colmi di odio proiettarsi su di me. Ho un irrefrenabile desiderio di tornare a casa mia…
“Spara ancora. Tre colpi.” Vorrei non doverlo fare…ma…un ordine è un ordine. Impugno la pistola, la stringo forte e…sparo. Tre volte di fila in un unico brevissimo istante. Lo scoppio fragoroso dei proiettili mi rimbomba nelle orecchie e il rinculo dell’arma mi fa indietreggiare di un passo. Abbasso le braccia e mantengo lo sguardo fisso verso il bersaglio…tutti sono con il fiato sospeso…mentre il comandante continua il suo solitario, comico, festino. “Sei così gnoma da risentire perfino del rinculo di un’automatica! Muaha! Ehi, laggiù, 3 centri?” I due Soldier alzano contemporaneamente un braccio in direzione del comandante: entrambi hanno 3 dita della mano alzate. Ancora una forte risata…poi il comandante mi scaraventa in avanti con una potente pacca sulla spalla e io per poco non cado a terra.
“Direi che ti posso spedire direttamente allo squadrone Delta. Lì ti faranno un altro esamuccio, poi ti sbatteranno nel luogo più consono per te. ORA MUOVETEVI, ANIMALI! E’ il vostro turno di perdere la dignità! MUHAHAHAHA!”.
Vengo condotta in un’altra porzione di campo, in mezzo a qualche cadetto sparuto e tremante. Cosa succederà ora? Questo silenzio e questa snervante attesa mi mettono in agitazione… Mi ritorco le mani e cerco un po’ di conforto negli sguardi dei miei compagni: niente in loro risulta confortante. Sono vuoti di tutto, tranne che di dolore e paura…è questo lo scopo della Shinra? Svuotarti di ogni volontà per essere costretto a seguire le loro direttive senza fiatare? Una vera politica del terrore…entri qui dentro e vieni privato di ogni cosa, anche della tua stessa umanità…e ti viene detto che solo quando e se diverrai Soldier di Prima Classe potrai riprendertela. Insieme a questo, promesse di ricchezza, onore e gloria…ognuno di questi ragazzi ha lasciato il suo paese per cambiare la propria vita…e quasi la totalità di loro fallirà.
Dopo alcuni minuti, si presenta davanti a noi un uomo alto e magro, il volto giovane e i capelli neri portati lunghi poco sotto le orecchie. Un lungo cappotto lo copre interamente mentre ci squadra uno per uno senza dire una parola…con il volto truce e le mani dietro la schiena, pare stia progettando non so quale futuro per ognuno di noi.
Alcuni istanti interminabili passano tra il silenzio e le sue prime parole “Dunque voi siete i candidati allo squadrone Delta. Molto bene, ecco la vostra prossima prova: dovrete combattere tra voi. Coloro che resteranno in piedi più a lungo potranno ambire ad una lettera superiore. Vi do dieci minuti di tempo.” La sua espressione non muta e il suo corpo resta immobile in attesa di una nostra mossa. Fantastico, questa non sarà affatto una prova facile…mi chiedo che gusto sadico provino a trattarci in questo modo…non li sopporto! Non sopporto nessuno di loro…
Ad un cenno di capo quasi impercettibile, i ragazzi più grandi scattano in avanti e cominciano a colpirsi tra loro. Uno dei cadetti più piccoli, invece, sembra avere puntato me come bersaglio. Si lancia verso di me e io schivo il suo attacco con un piccolo balzo all’indietro: che strategia posso usare? Sebbene la mia tecnica sia piuttosto scarsa, combatto mostri da quando avevo nove anni…all’incirca…non sono veramente sicura di quanti anni ho…ma questo non è il momento di pensarci!
Ancora un altro attacco: ora sono in due a prendersela con me. Ok, direi che è il momento di inventarsi qualcosa…schivo qualche colpo, dopodiché parto all’attacco verso il più giovane dei due. Faccio per dargli un pugno quando l’altro cadetto spunta all’improvviso alle mie spalle: direi che è un buon momento! Mi abbasso all'istante e i due si colpiscono violentemente tra loro. Entrambi si accasciano a terra e io corro verso uno dei cadetti rimasto libero: è una cosa che non mi piace, ma più persone restano in piedi, meno probabilità avrò di raggiungere uno squadrone migliore.
Questo ragazzo sembra più sveglio degli altri: riesce a parare i miei colpi e non mi risulta semplice schivare i suoi. Uno dei ragazzi più grandi, intanto, sta facendo piazza pulita di tutte le matricole…di questo passo resteremo in piedi solo noi tre…e io da sola contro loro due non sarò certo in grado di competere!
Inaspettatamente, il cadetto più “anziano” attacca prima il mio avversario e lo stende con un pugno solo: va bene, era distratto dai miei colpi…ma questo direi che è esagerato…oh oh…si avvicina…indietreggio di qualche passo e tengo la guardia alzata cercando di prevedere la sua prossima mossa.
“Fine.” Sentenzia improvvisamente l’uomo con il cappotto. Entrambi ci fermiamo con enorme sorpresa…personalmente, tiro un sospiro di sollievo. Senza dire un’ulteriore parole né dare segno di una qualche espressione, quello che immagino essere un altro dei comandanti, si avvicina dunque ai due ragazzi che mi hanno attaccata per prima: loro rimarranno nello squadrone Delta…la maggior parte degli altri, invece, si ritroveranno nello squadrone Gamma. Solo due o tre vengono smistati nel Beta… “Voi due, venite con me.” Dice infine indicando me e il cadetto più grande…forse, per una volta, sono stata davvero fortunata…
Man mano che lo seguiamo, il paesaggio intorno a noi cambia: il campo resta più o meno sempre quello, ma iniziano a spuntare muri di cinta e attrezzature sofisticate che lo dividono in aree di addestramento a dir poco avanzate.
Quadrati di terreno con poligoni di tiro, palestre per l’allenamento a corpo libero, studi sulla meditazione e la magia, vi è perfino un dojo per ogni tipo di arma conosciuta. Noi tre, tuttavia, ci fermiamo all’interno di un enorme quadrato contenente numerose rampe e piattaforme mobili: dietro di esse scorgo alcuni veicoli da trasporto della Shinra. Una decina di essi sono moto Hardy-Daytona…dovremo usare quei cosi? Mitico…
Un altro gruppo di cadetti ci raggiunge pochi minuti più tardi ed ecco il nuovo squadrone Alfa si completa: ora dobbiamo solo aspettare che uno dei nostri insegnanti ci introduca all’anno accademico.
Mi guardo attorno e vedo, per la prima volta, alcuni ragazzi scherzare e parlare tra loro: anche io vorrei aggregarmi, ma non è ciò che devo fare ora. Potrei utilizzare questo tempo per dare un’occhiata in giro, cercare Cloud magari…scoprire almeno in che squadrone si trova! Oppure potrei cercare negli altri quadrati se tra i generali “ATTENTI!” ma ti pareva? Ancora una volta, i nostri corpi si irrigidiscono in segno di rispetto verso il nostro primo insegnate…dobbiamo essere fieri di noi stessi e grati a chi ci ha sottoposti alle prove d’ingresso.
Dobbiamo essere conformi e ligi al dovere e…oh no…il casco è rimasto nell’altra porzione di campo! E adesso che faccio? La divisa non è completa…mi caccerò di nuovo nei guai! Se il generale è uno di quelli che ci tiene alla perfezione, io finirò di sicuro nella sua lista nera fin da subito…accidenti…
Comincio a sudare freddo e a tremare, mentre sento penetranti i passi del nostro primo mentore. Ecco, una figura scura si avvicina…una figura scura, con lunghi capelli d’argento…gli occhi colore del mare…lo sguardo serio e una lunga katana legata alla vita…
“Sephiroth…” sussurro in un gesto istintivo. Il mio cuore si ferma: ogni cosa intorno a me scompare e punto fisso lo sguardo su di lui. La rabbia mi monta dentro, l’odio fomenta ogni mio muscolo e il sangue ribolle nelle mie vene. Stringo i pugni in un gesto convulso: tutto ciò che desidero e prenderlo a schiaffi e fargli sputare un grido di dolore per ogni persona che farà soffrire…perché io so che accadrà…anche se, qui, in questo tempo, nulla degli avvenimenti per cui mi ritrovo arruolata si è ancora verificato.
“Generale Sephiroth, signore! I cadetti sono schierati e pronti ad eseguire i suoi ordini!” uno dei Soldier che ci ha accompagnati grida parole con una vistosa punta di paura: sarà il riflesso di un rispetto costruito sulla guerra da lui combattuta, o il risultato di una sensazione di terrore provocata dall’aura di quest’uomo?
Non riesco a distogliere lo sguardo, mentre i suoi occhi stanno osservando ad uno ad uno i miei compagni con calma placida e paziente. Ed ecco, si posano su di me e i nostri volti per la prima volta si incontrano.
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Libro I: L'Accademia
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