Claire's Chronicles
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Le Cronache di una Viaggiatrice
Capitolo II: Matricola

Il cielo è grigio questa mattina, mentre cammino per le strade di Midgard. L’altra notte ho desiderato così tanto di trovarmi quaggiù che nulla ha potuto impedirmelo: mi trovo negli slums del settore 8 e l’odore di smog si mescola a quello delle fogne che ci passano sopra la testa. Nei quartieri alti, forse, il cielo è azzurro e brilla il sole…ma noi non possiamo vederlo.
Che città orribile: divisa in due dall’alto al basso, divisa in 8 per tutta la sua estensione. La vita e la pace sembrano aver abbandonato per sempre questo luogo…la terra è sterile, la gente muore di malattie e di affanni…di fame e solitudine. Una città costruita col ferro e con il sangue.
Comincio a camminare per uno dei vicoli tra le baracche deformate dall’umidità. Appeso al un muro di una locanda scorgo un volantino pubblicitario della Shinra Company, la società che fornisce energia di qualsiasi tipo in ogni parte del mondo…la società che ha istituito un suo esercito personale abbattendo ogni autorità politica sul suo cammino: i Soldier. E’ da qui che devo cominciare…so per certo che Cloud si è arruolato da poco e so anche che Sephiroth è uno dei generali dell’esercito in questione.
Non so ancora cosa farò, ma è questo il punto di partenza…ne sono certa.
In ogni settore di Midgard ci sono dei passaggi per raggiungere il livello superiore: ovviamente, sono controllati a vista e nessuno che abiti negli slums può oltrepassarli senza un apposito permesso. Tuttavia, questo non è un problema per chi decide di immatricolarsi nei Soldier…ogni anno, centinaia di ragazzi si arruolano per cercare una vita migliore…oppure una gloria che sognano leggendo sui giornali le cronache dei loro eroi. Sephiroth…lui viene additato come il più grande tra tutti gli eroi…e Cloud è qui per emularlo. Una forte rabbia mi monta dentro, mi ostruisce lo stomaco e mi provoca degli attacchi di nausea: non riescono a capirlo? Come possono non vedere che non è altro che uno sporco assassino? Lo odio…lo odio con tutte le mie forze…
Con questi sentimenti mi avvio verso il passaggio per il livello superiore. Oscurità e tristezza mi circondano e mi accompagnano ad ogni passo, fino a quando non sono abbastanza vicina per vedere la coda di ragazzi che attendono fuori da una piccola cabina. Un uomo all’interno rilascia un foglio che potrà servire loro come attestato di pre-immatricolazione: in questo modo avranno in mano la prima carta per poter cambiare la loro vita. Mi accodo ad uno di essi ed attendo il mio turno…a dire il vero non mi sento molto a mio agio…io sono qui per un altro scopo, non cerco di cambiare la mia vita o quella della mia famiglia…non cerco fama né gloria…inoltre, sono più piccola di loro di qualche anno. Nessuno, però, sembra interessato a me: ognuno di loro ha i suoi problemi, le sue preoccupazioni e le sue ansie…anche se è una cosa che desiderano moltissimo, sanno che non potranno vedere i loro cari per mesi…o addirittura anni. Sanno che potrebbero non farcela…o addirittura non tornare mai più indietro…ma il viaggio della disperazione che li ha condotti fin qui non finirà oltre la porta di questa cabina. Né una volta usciti dall’ascensore che conduce ai “quartieri alti”…forse, ognuno di loro è spinto da motivi ben più grandi di me…ma nessuno qui si cura di altri tranne che di se stesso.
Tocca a me finalmente: spingo la porta di vetro opaco e mi ritrovo in uno stanzino illuminato soltanto da una piccola lampada da tavolo. Un bancone e un uomo indaffarato completano il quadro della mia visuale. “Nome e cognome prego” gracchia una voce malata di fumo e tosse. Ecco, lo sapevo…ora sono in un mare di guai! Non ci ho pensato…io non so il mio nome…che mi invento? “Nome e cognome prego” ripete l’uomo con tono spazientito. Il suo sguardo si porta dalle carte sul bancone verso di me…il suo volto si contrae in un’espressione di disgusto. “Ragazzina, quanti anni hai?” beh, a questo so rispondere…credo… “Undici” sentenzio con voce atona. L’uomo mi squadra dalla testa ai piedi, tira un lungo sospiro e mi porge un foglio “Sei più piccola della media degli altri ragazzi di almeno 3 anni. La Shinra non si prende alcuna responsabilità per la tua incolumità: i tuoi genitori sanno che sei qui?” …ecco… “Io non li ho i genitori” spero che non mi cacci via, o dovrò trovare un’altra soluzione per raggiungere il mio obiettivo. L’uomo mi guarda ancora una volta: indugia su di una penna nera…la prende in mano e questa comincia a tremargli vistosamente. “Se non sai il tuo nome puoi firmare con una X, lassù ti daranno il tuo numero di immatricolazione e non avrai bisogno di altro. Sei piccola e gracile…ma nessuno ti farà domande. E’ solo un problema tuo se resisterai o meno” mi porge la penna e traccio un paio di X sulle linee da lui indicate. Senza dire una parola, corro fuori e mi dirigo verso l’ascensore.
Un po’ trafelata e con il fiato grosso, attendo insieme ad altri che la guardia controlli i nostri lasciapassare e ci faccia salire. Solo un piccolo numero di persone al giorno può raggiungere il livello superiore di Midgard…chi non riuscirà oggi, dovrà farsi dare un altro lasciapassare il giorno seguente e ritentare…spero di non dover prolungare ancora l’attesa. Non so per certo quanto tempo riuscirò a stare qui, ma sarà meglio evitare di perderne.
Improvvisamente, appare un Soldier in divisa blu e comincia a contarci uno ad uno: ci posiziona in una fila ordinata, ci smista e, finalmente, controlla i nostri fogli. Fortunatamente rientro nel gruppo che passerà oggi…ho soltanto altre 5 o 6 persone dietro di me, il resto sarà costretto a tornarsene a casa. Il Soldier fa un cenno a due uomini che, dopo aver annuito, aprono il passaggio verso le porte dell’ascensore con una doppia chiave magnetica.
Ci fanno entrare uno ad uno, dieci alla volta salgono verso lo stabile della Shinra in un tempo di circa 12 minuti: 6 per l’ascesa e 6 per la discesa. I pilastri che dividono Midgard sono di un’altezza spaventosa…
Mi guardo attorno impaziente mentre aspetto il mio turno: l’attesa verso la prossima tappa è davvero snervante. Ecco nuovamente l’ascensore…questo enorme bussolotto di ferro apre le sue fauci e ci inghiotte in pochi secondi. La salita pare più lunga di quanto non sia in realtà…ma, una volta usciti, ogni singolo istante della giornata viene ripagato da una vista che mozza il fiato. Il palazzo della Shinra è ciò che di più grande io abbia mai visto: completamente circondato di luci, elicotteri che vanno e vengono con una frenesia pazzesca, decine di torri e ali si stagliano nel perfetto centro della città. Resto inebetita a contemplare questo spettacolo per qualche istante, insieme ai miei “compagni di viaggio”…
“Da questa parte” intima un altro Soldier risvegliandoci dai nostri sogni ad occhi aperti. Questi ometti in divisa paiono tutti uguali sotto quel casco…i loro sguardi sono coperti da una visiera.
Seguiamo il soldato e veniamo condotti fino ad un piccolo edificio grigio alcune centinaia di metri più lontano dall’entrata principale. Ancora una volta entriamo uno ad uno: chi ne esce stringe in pugno una medaglietta di ferro con inciso il suo numero di matricola.
E’ il mio turno: appena entrata mi fanno strada tra qualche corridoio, molte segretarie indaffarate e alcuni Soldier in pausa caffè. Mi fanno entrare in un piccolo stanzino arredato unicamente di un tavolo e due piccole sedie. Improvvisamente un uomo entra nella stanza e mi fa segno di sedermi.
“Consegnami il foglio che ti è stato dato per entrare qui.” Senza indugiare un istante, estraggo dalla tasca il piccolo pezzo di carta e lo porgo all’uomo davanti a me. Questi lo guarda e si siede massaggiandosi distrattamente la mascella.
“Bah, una degli orfani…undici anni eh? Sei piuttosto piccola…non sopravvivrai a lungo qui dentro, ma tanto la vita è la tua. Nessuno sarà responsabile di questa tua scelta tranne te, non dimenticarlo.” Tengo gli occhi fissi su di lui ascoltando ogni sua sillaba come se fosse oro colato. Annuisco con decisione e attendo il verdetto stringendo forte le mani sulle cosce. L’uomo si alza, esce da un’altra porticina e ne rientra tenendo in mano una medaglietta. Me la lancia senza nemmeno guardarmi negli occhi “Attendi al parcheggio 4.” Con un cenno della mano mi fa segno di andarmene.
Lascio la stanza senza voltarmi indietro ed una donna mi conduce fuori dall’edificio. Da lì, vengo portata ai parcheggi e lasciata accanto ad un riquadro pitturato sul cemento con un enorme numero 4 al centro. Ma dove hanno intenzione di portarci? Non entriamo direttamente alla Shinra? Spero che questo non scombini i miei piani…anche se, a dire il vero, non ho ancora bene in mente come agire…so solo che devo trovarlo…trovarlo e diventare abbastanza forte per affrontarlo e sconfiggerlo! Oppure…riuscire a convincerlo in qualche modo a non fare del male a Cloud…già…è una vera impresa…
Il vento gelido di Midgard mi risveglia improvvisamente dal torpore al quale mi avevano condotta i miei pensieri: sta scendendo la notte e, per la prima volta, posso vedere il cielo dipingersi di un rosso scarlatto. A perdita d’occhio, sulla città, vedo strade e quartieri del livello più alto: qui vivono i grandi proprietari di aziende, i dirigenti Shinra, i collaboratori, i Soldier di prima classe…e i generali dell’esercito. Tutto è completamente diverso dagli slums…così ordinato, pulito e silenzioso…il rombo di un motore riporta la mia attenzione verso gli avvenimenti della serata. Alcuni pullman stanno venendo a prenderci e parcheggiano nei riquadri appositi. Saliamo e prendiamo posto in un irreale silenzio: nessuno sa esattamente come deve comportarsi, ma tutti hanno il timore di perdere la possibilità che gli è appena stata concessa…o di rovinare ogni cosa con un comportamento sbagliato.
Con un forte strattone, ecco che partiamo alla volta di… “Raggiungeremo l’Accademia Militare Shinra tra 40 minuti. Una volta arrivati al campo verrete smistati nelle camere a voi assegnate. I vostri dati sono già stati spediti al computer centrale dell’apparato. Congratulazioni: vi informo che voi siete il penultimo gruppo dell’anno. Alla fine di ottobre verranno chiusi i cancelli degli slums. E’ vietato parlare ed alzarsi in piedi lungo il tragitto. Ci sono domande?” Cosa? Penultimo gruppo? Questo significa che, una volta passato l’ultimo gruppo, verrà dato l’ordine di accettare ragazzi solo con esame d’ingresso per 2 settimane…dopodiché verrà semplicemente negato il permesso di accedere al livello superiore…è una crudeltà…
I ragazzi che non sono riusciti a passare in questi giorni…si uccideranno tra loro pur di dar prova di meritare di entrare all’Accademia…un altro mattone della Shinra…un altro po’ di sangue.

Quaranta minuti passano relativamente in fretta quando ti rendi conto di essere scampata per un pelo ad un inutile massacro…tutto sarebbe diventato molto più complicato. Appena scesi dal pullman, veniamo smistati in altri gruppi sul cortile anteriore dell’Accademia. Ovviamente, il terreno è soltanto terra polverosa…la struttura si trova posizionata a nord est della città di Midgard, raggiungibile da un’unica strada sopraelevata, incavata sul pendio di una montagna. L’edificio è alto almeno una decina di piani ed ha una forma rettangolare con due ali più piccole ai lati.
E’ buio e il cortile non viene illuminato durante la notte…ma pare che alcuni uomini stiano guidando i vari gruppi alle loro camere: saranno insegnanti? Soldier di prima classe? Generali? Non riesco a vedere nessuno che mi possa parere familiare…e, quando il mio gruppo comincia a muoversi, perdo l’occasione di riuscire a guardarmi attorno.
Saliamo alcuni piani e, tutti i miei compagni, vengono smistati in camere doppie o quadruple, arredate con semplici letti a castello, due armadi e un paio di scrivanie. Quando viene il mio turno, il nostro capo gruppo mi squadra e sentenzia “Ah, tu sei la ragazzina. Mi ha dato molti problemi trovarti una stanza.” Si dirige verso un angolo, dove il corridoio delle camerate fa una curva secca a destra. Davanti a noi una porticina in legno “Ecco, questa è la tua stanza. Cerca di non farti fregare la roba.” Detto questo mi apre la porta e continua il giro di smistamento.
Sono stremata…il mio unico desiderio è quello di riposare…entro nella stanza senza badare troppo alle dure parole che mi vengono sempre rivolte. La mia camera si presenta piccola, rettangolare, un letto minuscolo rivolto verso una piccola finestrella. Una scrivania con un paio di cassetti completano l’opera.
I muri sono spogli e ingialliti… “Immagino che non potessero mettermi con qualcuno in stanza…” sussurro tra me e me. Non so decidermi se sia, in fondo, meglio così. Mi dirigo verso la finestra e sbircio fuori un po’ incuriosita: la vista non è male, dopotutto! Dà su alcuni campi di addestramento e, trovandosi verso ovest, potrò godermi il tramonto ogni giorno…

Con questo pensiero e un lieve sorriso sul volto, mi getto a capofitto sulla branda e, scoprendo con rammarico la scomodità del materasso, mi addormento.

 

 

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