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Era una magnifica giornata di sole. Lei sapeva che sarebbe stata la più bella della sua vita. Era per questo che aveva indossato il vestito migliore, aveva sistemato i capelli aiutata da Livia ed aveva abbondato con il trucco, sempre con distinta eleganza. Lei era sulla veranda di casa, l’ombrello giallo aperto per ripararla dal sole ed un libro sulle gambe. Quel volume narrava la storia di due innamorati appartenenti a famiglie rivali che nonostante questo non si arrendevano al loro destino. Lei sorrideva leggendo, nonostante quelle righe parlassero di tristezza e di dolore, poiché riusciva a scorgere il messaggio nascosto: l’amore è più forte di tutto.
Anche il vestito era giallo, orlato da un elegante pizzo bianco e bombato dalla sottana. I capelli mori erano raccolti in una cipolla, solo due perfetti riccioli scendevano fino a sfiorare la base del collo. Le scarpe erano nere ed avevano un tacco di una misura appena superiore a quanto fosse ortodosso indossare. Il padre osservava la figlia dalla finstra e si commuoveva, senza darlo a vedere, pensando come fosse diventata una donna. Ed ecco il suo principe apparire, una figura ancora indistinta alla base della salita che dal cancello della proprietà porta all’ingresso principale e alla veranda.
Lui era bello, decorato non solo dalle molte onorificenze militari ma da un viso che pareva essere stato modellato dagli angeli stessi. Sotto il braccio reggeva il cappello piumato e dall’altra parte si accompagnava con un bastone elegante, dal pomo d’oro e il corpo in legno. All’interno, uno stocco letale.
Lei non si mosse, fingendo di non vederlo. Un sorriso rischiava di rompere la sua perfetta compostezza, ma Lei era brava a resistere. Aveva atteso quel bel giorno di sole così a lungo da essere arrivata a credere che non sarebbe mai giunto; ora che invece era finalmente arrivato, doveva essere perfetto.
Lui si inchinò a Lei, Lei si alzò e rispose al gesto. Lui le tese la mano e Lei la prese. Si allontanarono dalla villa bianca e dallo sguardo del padre, il quale non riuscì più a frenare una solitaria lacrima che gli si insinuò nelle rughe del viso.
Usciti dalla quiete della villa, i due giovani amanti entrarono nel caos della città grigia. Lei pensò per un attimo che il sole fosse meno clemente con gli estranei che si affannavano in ogni direzione, poiché pareva li illuminasse con minor vigore.
I due si guardarono negli occhi e sorrisero l’uno all’altra. Un ragazzino, proveniente probabilmente dal porto, si introdusse con poca educazione tra Lui e Lei, seguito a ruota da due suoi amici. Lui si voltò, agitando il bastone ed imprecando rimproveri verso quei teppistelli. Lei intanto cadeva, instabile su quei tacchi di una misura appena superiore a quanto fosse ortodosso indossare, affannata dal corpetto del bel vestito giallo orlato da pizzi bianchi ed impacciata dalla sottana. Quando collise con il suolo, si sporcò tutta di fango e si tagliò il palmo della mano destra. Lui ruotò la testa, non verso di Lei, non solo… volse lo sguardo verso la carrozza, verso il cocchiere ignaro e disattento, forse anche un po’ ubriaco, che non fermò i cavalli in tempo. Lui urlò il nome di Lei. Lei ebbe solo il tempo di vedere come il suo bel vestito giallo fu imbrattato da quel rosso vermiglio.
Melissa osserva Valia, Marth, Fren, Levon, Luke e John. Stanno tutti piangendo. Non è un pianto inconsolabile. Sembra più che altro un pianto rassegnato, forse anche un po’ sollevato. Un pianto che le ricorda un po’ com’era stata forte la parola “ Fin” per quella storia d’amore così triste. Dopotutto, era anche una sorta di respiro di sollievo… Melissa si chiede se anche quando lei era morta era stato così: si chiede se Lui aveva pianto o aveva preferito seguire il protocollo della decenza, restando impassibile; se suo padre avesse finalmente confessato ad amici e parenti che lei era la preferita tra le sue tre figlie; se suo fratello avesse lasciato lo studio medico per presenziare, nonostante i rimorsi fra i due. Melissa osserva Relance: è sereno, bianco come l’innocenza ed ha un vago sorriso sulle labbra violacee. Era morto per soffocamento qualche minuto prima, senza troppe urla o troppi rantoli: aveva incurvato la schiena verso l’alto, emettendo un sibilo sommesso dalla bocca spalancata e poi si era spento.
Marth si alza, l’oscurità negli occhi neri, volta le spalle ai compagni, porta le mani ai fianchi e guarda in alto. Luke intreccia le dita dietro la testa e si appoggia al muro, tirando su col naso. Levon è seduta a terra con la schiena appoggiata alla parete, il volto nascosto dai capelli e dalla mano con la quale si copre gli occhi. John si massaggia le tempie e si inumidisce di continuo le labbra. Fren, in lacrime, accarezza la spalla destra di Valia, abbandonata in un pianto silenzioso. Marth si schiarisce la voce, passa accanto a Melissa e si ferma davanti al corpo dell’amico morto; con grande delicatezza, sfila da sotto il corpo di Relance il lenzuolo bianco sul quale era stato adagiato. Il giovane si ferma per un momento, tenendo sotto controllo una crisi di pianto; una volta passata, il ragazzo stende il lenzuolo agitandolo in aria e lo adagia sul corpo del compagno, lasciando scoperta solo la testa. Marth solleva il telo e schiaccia il pulsante d’espulsione del microcompressore. Il Gunblade si gonfia nella mano del preside. Il giovane lo appoggia sul petto di Relance e gli sposta le braccia così che possa stringere l’elsa dell’arma. Infine, sempre con rispettosa delicatezza, Marth copre di nuovo l’amico, lasciando cadere il lenzuolo anche sul viso stavolta. Il suo sguardo, oltre che di rammarico, è ricolmo d’odio.
Il gruppo dei SeeD è seduto in cerchio, fuori dalla casa del Capo Villaggio. Polura, poco distante, fuma mentre ascolta la conversazione. “ E ora che cosa facciamo?” chiede Luke. Fren replica “ Dobbiamo dare una sepoltura a Relance…”. Levon interviene “ Seppellirlo? Qui? All’Inferno?!” “ Non possiamo portarcelo dietro…”. Marth prende la parola dicendo “ No, certamente. Non possiamo, tuttavia, abbandonare il suo cadavere in questo luogo maledetto.”. Fren scosta la frangia e risponde “ Ragazzi, dobbiamo considerare il fatto che potremmo non fare ritorno… potremmo morire nel tentativo di sconfiggere i demoni oppure restare intrappolati quaggiù. Le probabilità sono contro un nostro ritorno a casa… e non mi piace l’idea di lasciare Reel a marcire su quella branda.”. Luke si passa una mano sul mento mentre replica “ Se non dovessero vederci tornare, penso che il vecchietto e sua figlia seppelliranno il nostro amico, non credete?” “ Ma non sarebbe meglio se fossimo noi a farlo?”. John chiede “ Fren, io capisco la tua motivazione e sono d’accordo con te, però… come giustificheremo la mancanza di un corpo ai suoi genitori?”. Marth risponde “ Quello è il problema minore… ci sono tante versioni che possiamo dare… disperso in missione, rapito ed ucciso dai nemici oppure è sorta l’estrema necessità di seppellire il corpo in territorio nemico…”. Cala il silenzio. Tutti i ragazzi pensano a quante persone dovranno informare e quanto sarà triste vedere le loro reazioni. Tutti loro sanno che Relance ha toccato il cuore di molte persone, dentro e fuori dal Garden. “ Dobbiamo innanzitutto muoverci da qui.” interviene infine Valia. “ Non credo sia un problema per queste persone tenere nascosto un cadavere, ma di certo la nostra presenza è piuttosto scomoda… Ormai… non abbiamo più… motivi per rimanere ancora in questo villaggio. Credo che la cosa migliore da fare sia… proseguire verso il nostro obiettivo…”. Levon sbuffa togliendosi la fragia da davanti agli occhi e dice “ Valia, non devi per forza dimostrarti forte in questo momento. Hai il diritto di stare male e di fare ciò che preferisci… noi capiremo.”. Valia sorride, un po’ forzata, e replica “ Grazie, Levon… ma dico davvero… per quanto mi sia difficile… è quello che direbbe anche Relance di fare… ha perso la vita per chiudere questa storia una volta per tutte… posso creare una barriera di stasi per conservare il suo corpo, poiché certamente non voglio che venga seppellito quaggiù! Almeno… non se abbiamo alternative… se dovessimo morire cercando di battere Cledic e i suoi fratelli chiederemo al Capo Villaggio di seppellire… di… così che possa riposare, finalmente…”.
Luke allunga il braccio ed accarezza il mento della ragazza, la quale si risquote dalla propria inquietudine ed inspira profondamente. John congiunge le mani e dice “ Direi che è deciso, allora… voglio dire, è giusto che sia Valia a scegliere.”. L’intero gruppo risponde con cenni e parole di assenso.
“ Questa è fatta, direi.” riprende Marth “ Ora dobbiamo decidere che farne di Polura.”. Levon sbotta “ Per quanto mi riguarda, può anche inciampare e finire fuso in questo mare di lava!” “ Levon, calma… dopo quanto è successo a noi due è bene frenare i bollenti spiriti, tentare di mantenere la calma…”. Fren si intromette dicendo “ Io in realtà sono d’accordo con Levon e senza bollenti spiriti da spegnere… so di essere in questo gruppo da poco e che la mia opinione non è vincolante, però… non mi piace… non mi è mai piaciuto… avete visto con quanta leggerezza si è avventato su Reel durante il rituale? E da come l’ho capita io, non avrebbe avuto ripensamenti se tu e Levon foste morti… non per colpa vostra, tra l’altro!” “ Errore.”. Polura si intromette nella discussione, avvicinandosi al cerchio alle spalle di John e Luke, i quali ruotano subito… Certo non lo fanno per educazione. “ Io feci un giuramento solenne: mai ucciedere esseri umani o angeli. Essi sono le uniche creature degne di esistere. Ergo, nessuna motivazione mi avrebbe mai spinto a scagliare nell’oblio anche sol uno dei tre. Il rituale che eseguii fu preceduto da una dettagliata spiegazione, quel ragazzo sapeva quali rischi correva… l’oscurità della quale era circondato ha corrotto tutti noi: egli nel proporsi come sacrificante, me nel credere falsamente fosse un Demone e voi tutti e gli assenti nell’impedirvi di fermarmi. Ognuno di voi ne sarebbe stato sufficientemente capace.”. Marth abbassa la testa, nascondendo lo sguardo… era dal giorno del loro arrivo che una mano artigliata gli stringeva la bocca dello stomaco ed il cuore… Aveva fermato Valia dall’impedire che quella follia si consumasse e lo aveva fatto dopo aver avvertito il suo migliore amico che se la cosa non fosse piaciuta anche ad uno solo di loro sarebbero intervenuti… Ma ciò che più tormenta Marth è il motivo per il quale aveva deciso di farlo: la vendetta. Il ragazzo aveva perso suo fratello Gabriel e sapeva benissimo chi erano i responsabili e così non riuscì a trattenersi e bloccò Valia, facendo in modo che il rituale si concludesse e si spalancasserro le porte dell’Inferno… l’unica via d’accesso per vendicarsi. Ma presto il ragazzo si è reso conto che il suo gesto di egoismo lo aveva condotto soltanto ad un rinnovato dolore e ad una persona cara in più da seppellire. Marth è sconfortato anche dal pensiero che il corpo di suo fratello è stato ridotto in cenere e che non ha mai organizzato un funerale, nonostante le multiple richieste di sua madre, del Consiglio SeeD e di Relance; la ragione era che tutti dovevano allenarsi e concentrarsi così da essere pronti a compiere la sua vendetta. Questi pensieri, oltre alla naturale preoccupazione per la situazione nella quale si erano venuti a trovare, hanno tenuto sveglio Marth per tutte le “notti” che erano stati all’Inferno.
Polura sbuffa del fumo e continua dicendo “ Per quanto concerne il tafferuglio avvenuto poche ore fa, non potevo correre rischi. Anche se invisibili, gli spiriti dei Demoni morti aleggiano in codesto luogo, corrompendo, con la loro energia perversa, ogni cosa. Questi due sciocchi non sono riusciti a tenere a bada l’oscurità nel loro cuore e sono stati facili prede degli spiriti corrotti. L’esorcismo, come ho già detto e mi pareva d’averlo fatto lentamente, richiede molte più energie dell’eliminazione ed ogni energia è preziosa. Sono certo che nel melenso e malsano modo di vedere le cose di alcuni di voi io appaio come un burbero sociopatico ma in fondo al cuore buono e generoso. Se lo pensate davvero, siete stolti in misura ben maggiore di quanto credessi. Se durante la notte i Demoni dovessero strisciare attraverso le vostre cavità e possedervi tutti non abbiate timore, eliminerei chiunque non fosse tanto fortunato da perdere i sensi in tempo. Pulirei la mia lama e me ne andrei. Mi aspetto lo stesso trattamento se dovesse accadere a me, cosa che escludo. La decisione di rendermi partecipe della vostra “epopea” non appartiene a voi: anche se decideste di allontanarmi, vi seguirei da lontano e questo perché siete un’inaspettata calamita per i Demoni. Ed io li odio i Demoni. Se doveste poi arrivare incolumi alle porte della Reggia, sarete un ottimo diversivo che mi permetterebbe di intrufolarmi nelle stanze dei Quattro e colpirli quando meno se lo aspettano. Considerando invece le vostre capacità nel combattimento, ritengo siate abbastanza forti da stancare quanto basta i Signori e spianare la strada alle mie lame. Ora vi consiglio di riposare le vostre fragili membra evitando inutili elucubrazioni. Io vi seguirò, ad uno o cinque passi di distanza.”. Polura si volta, si allontana di qualche passo… poco prima di sedersi nuovamente, aggiunge “ Vi consiglio inoltre di cremare quel cadavere e raccogliere le ceneri in una sacca. Quella posso offrirvela, onorare i morti è sacro. Se farete così, vi risparmierete una preoccupazione e sarete più concentrati sul vostro obiettivo e, nella remota possibilità che anche uno di voi sopravviva, potrà seguirmi ed uscire da questo luogo, così da restituire alla Terra le polveri di uno dei suoi figli.”. L’ultima parola del Cacciatore si perde nel fumo soffiato con vigore.
Valia si piega in avanti in un inchino e dice “ Non è abbastanza dirvi grazie. Ci avete offerto ospitalità, aiuto e conforto. Ci dispiace di non avere nulla di adatto per ricambiare.”. Il Capo Villaggio poggia delicatamente la mano destra sulla spalla della giovane e dice “ Grande dono sarebbe per li occhi nostri stanchi veder poggiare prim’uno poi l’altro i vostri piedi su la via del ritorno. Lenimento sarea per ogni nostro gesto che dal cor a per voi donammo. Lo vostro compagno celeremo e cureremo. Ora andare. Gloria a li vostri cuori. Gloria sia a lo ritorno vostro.”.
Marth avanza di un passo e si mette di fronte a Melissa, la quale lo osserva curiosa. “ Abbine cura, te ne prego…” sussurra il Preside con tono cupo. Lo spirito annuisce dicendo “ Come se fosse per me un modo per tornare in vita.” “ Grazie…” “ Cercate in ogni modo di tornare. Non voglio esser costretta a seppellire un solo cadavere.” “ Ricevuto.”. Marth si sposta ed incrocia lo sguardo con il Capo Villaggio. “ Vorremmo…” dice “ … onorarvi con il nostro saluto. È un segno di rispetto e di affetto… che ha un valore profondo per coloro ai quali viene insegnato.”. Il Preside unisce le gambe, raddrizza per bene la schiena, accosta il braccio sinistro al corpo e si porta la mano destra aperta di fronte al volto. Tutti i membri del gruppo lo imitano eseguendo il saluto SeeD. L’anima sorride e si porta il pugno chiuso al petto, in corrispondenza del cuore, e si inchina. “ Muovetevi… Drack non tarderà ad arrivare e io non voglio dissolvermi.”. Miguelle interviene, in prima fila tra gli abitanti presenti, mentre scruta la volta superiore dell’Inferno, ansioso. Il Capo Villaggio batte a terra il bastone al quale si appoggia, apre la bocca con fare aggressivo, ma Marth interviene prima che possa parlare. “ Non si arrabbi. Ha ragione. Meglio non perdere troppo tempo con i saluti… anche perché credo che tutti speriamo di non dover dire addio, ma solo arrivederci.”.
Con questa frase e poche altre parole di saluto, i viventi lasciano il villaggio delle anime superstiti e si incamminano a grandi passi verso il palazzo scolpito nella roccia, dimora dei Cavalieri dell’Apocalisse. La loro determinazione è ferrea, sebbene sappiano tutti che il vaggio è di sola andata: l’aver chiesto di conservare il corpo di Relance, l’aver accettato Polura nel gruppo, l’aver dato spazio, insomma, alla possibilità di riuscire nell’impresa sono stati gesti compiuti esclusivamente per farsi forza, per non soccombere alla disperazione. L’unico fermamente convinto di sopravvivere all’esperienza è il Cacciatore Polura, sicuro di essere in grado di eliminare i Demoni peggiori oppure di trovare un modo per scappare ed avere salva la vita.
Il gruppo di SeeD si accampa per la notte. Nello stupore generale, improvvisamente sono calate le tenebre all’Inferno, rischiarato a tratti dai fiumi margmatici che scorrono a migliaia di metri sotto di loro. I riflessi vermigli si rifraggono vibranti sulle pareti brune, perdendosi poi verso l’alto, nell’abisso scuro che li sovrasta.
Melissa, dalla finestra della propria camera, sta osservando il medesimo spettacolo. L’anima non prova vergogna nell’essere ammaliata da quel gioco di luci, poiché ritiene che anche l’oggetto più maligno è capace di realizzare qualcosa di bello ed il bello va assaporato qualsiasi sia la sua origine. Questi pensieri romantici assordano la mente dell’anima, distraendola completamente dal ticchettio proveniente alle sue spalle. Il piccolo demone-aracnide che abita la chioma argentea di Drack cammina sul muro che dalla finestra scende fino al pavimento. Osserva con gli occhi vermigli i dintorni, soffermandosi soprattutto sullo spirito. Con la sua vocetta stridula sussurra “ Nemici! Umani! Tempo scaduto! Tempo scaduto! Vi prego! Qui! Ancora Qui! Così uccidere!”. L’esserino si muove agile a veloce, attratto dal giaciglio sul quale è adagiato il corpo di Relance. Il demone-aracnide si arrampica fino a trovarsi sul collo del ragazzo morto, afferra un lebo del lenzuolo bianco, lo scosta ed osserva il viso placido. “ Ah! Ancora qui! Sì! Sì! Ora uccidere!”. Melissa si solleva dai gomiti sui quali si era appoggiata per osservare la volta illuminata, si gira e si avvia verso l’uscita… tuttavia, non riesce a compiere l’azione perché il piccolo demone le si lancia contro, atterrandola con una forza innaturale. L’anima emette un urlo, ma la voce le viene fermata dal lancio di filamenti di ragnatela da parte dell’esserino. La sostanza le riempie la gola e l’ammutolisce. Melissa si riversa di lato, tossendo e sputacchiando i filamenti biancastri. Il demone-aracnide la colpisce allo stomaco con una zampa, facendo sollevare di pochi centimetri da terra l’anima e costringendola a girarsi supina. L’essere le salta sul petto, sbavando acido ed avvicinandosi sempre più al viso della sua vittima. Melissa implora con voce rauca “ Ti prego… aspetta… non c’è nessuno… sono andati via qualche tempo fa… abbiamo rispettato l’accordo con Drack!”. Il demone-aracnide sghignazza e replica “ Bugia! Drack detto –sparire da questo luogo-! No detto vivi! No detto morti! Detto sparire! Ora tu muori! Yahyahyahyahyahyah!”. Il liquido verdastro che gocciolava dalla bocca umana del piccolo demone si illumina all’improvviso. Melissa implora ancora e ancora, ma ogni sua richiesta d’aiuto pare fomentare la follia del nemico. Quanto accade poi a Melissa pare essere durato un’eternità: un bagliore bianco alle spalle dei due, una lama che precipita contro il demone-aracnide e lo taglia a metà, la stessa lama che le passa attraverso il petto senza ferirla. Il piccolo demone starnazza di dolore, mentre entrambe le metà del corpo si agitano scompostamente. L’anima osserva il suo salvatore: è bello, moro, con gli occhi azzurri ed una cicatrice in mezzo alla fronte. Relance abbandona l’accademica posizione con la quale ha compiuto l’attacco e si appoggia al Gunblade come fosse un bastone. Ansimante, incrocia lo sguardo dello spirito. Il ragazzo sorride, si appoggia due dita alla fronte e poi le allontana, dicendo “ Salve. Tutto ok? Ho disturbato o… uooooh!”, ma prima che possa finire la frase perde l’equilibrio e cade sulla schiena. Melissa si precipita su di lui e lo osserva: è ancora ombreggiato e i suoi colori sono ben marcati. “ Wow… sono piuttosto malconcio, eh? Le ossa so che sono state riparate… però il resto… ahu! Che fai!”. L’anima ritrae la mano dalla fasciatura sull’addome, che aveva tastato per verificare appunto una reazione al dolore. “ Perdonami, io… ma tu eri morto!”. Relance la osserva, poi sposta lo sguardo verso l’alto, storce il naso e replica “ Nah, Lion l’ha definito un riavvio del sistema. Tecnicamente, ho sospeso le attività vitali, non sono morto!”. Il ragazzo ride, alternando ogni risata ad un gemito di dolore. Melissa rimane ad osservarlo, stranita.
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