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“ Come sta?”. Valia scuote la testa. “ Non ci sono miglioramenti, eh?”. La ragazza scuote ancora una volta la testa. Marth si rialza e sbuffa, pulendosi le mani sui jeans. Erano fermi nel luogo in cui il simbolo li aveva scaricati da tre giorni; da allora Valia, concedendosi una sosta per mangiare e per fare qualche ora di sonno, sfrutta tutti i poteri di cui dispone per curare Relance. Il giorno del loro arrivo era perfettamente cosciente, ma dopo qualche ora ha perso i sensi e non si è più ripreso: respira a fatica, suda molto ed il colore della pelle non è migliorato; inoltre tossisce e sputa sangue, il battito è presente nella palpazione della carotide, ma è assente il battito del polso, sintomo di una probabile emorragia interna. La magia curativa di Valia fa fatica a sortire un vero e proprio effetto… ma tutti sono concordi nell’affermare che Relance ne ha passate di peggio e ne è sempre uscito…
“ Marth…”. Levon si avvicina al ragazzo e gli afferra la guancia destra, stroppicciandogliela. “ Se ti vedo ancora aggirarti di notte perché non riesci a prendere sonno ti tramortisco io! Non aiuta Relance e non aiuta te non aver chiuso occhio per tre giorni!”. Marth si libera dalla presa della ragazza e replica “ Siamo in territorio nemico con un compagno ferito che non è in grado di muoversi. Dobbiamo tenere gli occhi aperti sempre.”. Levon sbuffa e risponde “ Ascoltami, Marth… potevamo organizzarci a turni… comunque… Luke e John sono tornati dal pattugliamento della zona ed hanno scoperto diverse cose: l’unica via praticabile da qui passa attraverso un villaggio fatto di capanne di legno e paglia e poi si inerpica per qualche centinaio di metri fino a giungere ad una struttura che appare come una cattedrale.”. Marth annuisce e porta le mani dietro la schiena, valutando il da farsi. “ Immagino che il villaggio sia abitato…”. Levon alza le spalle e risponde “ All’apparenza il luogo sembra disabitato… in un giorno intero di sorveglianza non è stato rilevato alcun movimento… Secondo me potremmo anche spostarci laggiù.” “ Levon, non devo ricordarti dove ci troviamo…” “ No, ovviamente no. Ma sai anche tu che su questa piana siamo troppo esposti. Se ci sarà da combattere non ci tireremo indietro, ma se effettivamente quel villaggio fosse disabitato ci fornirebbe un buon riparo… almeno finchè Relance non sarà guarito…”. – Sempre che questo accada…- è la risposta mentale di Marth. Il ragazzo sposta lo sguardo su Polura: non ha detto più niente da quando sono giunti all’Inferno, ha solo mangiato, dormito e fumato, osservando perso l’orizzonte. “ Immagino che quel tipo non sia stato molto d’aiuto…” commenta Marth indicando con un cenno della testa il cacciatore a Levon, ma lei non è d’accordo. “ Al contrario. Ci ha spiegato che siamo giunti a quella che è chiamata la “Mano Dello Scudo”, una ramificazione al centro stesso dell’Inferno che conduce alle roccaforti dei cinque principi dei Demoni… al centro della ramificazione, quasi fosse un sesto dito, c’è la strada che supera il villaggio e sale fino alla cattedrale… che è la dimora dei Cavalieri dell’Apocalisse.”. Marth alza lo sguardo ed osserva la struttura che sembra spingere per liberarsi della roccia nella quale è scolpita. – E così siamo molto più vicini di quanto avessi osato sperare…-. La prospettiva dell’imminente battaglia lo esalta ed avvilisce al contempo… ma più di tutto, ogni volta che pensa come siano giunti in quel luogo sente un bruciore profondo al cuore… “ Dobbiamo metterci in marcia, Levon. Avvisa gli altri mentre aiuto Valia a preparare una barella per trasportare Relance.”. La ragazza annuisce, fa il saluto SeeD ed esclama “ Ricevuto.”. Mentre Levon si allontana, Marth si volta e si dirige verso Relance: ha ancora molte ferite aperte che, non appena Valia smette di curarlo, riprendono a sanguinare come se fossero nuove… Il ragazzo sospira e si abbassa per spiegare a Valia la procedura.
“ Sapete cosa? Me l’ero aspettato decisamente più brutto l’Inferno!”. Luke trasporta con semplicità la barella di Relance, tenendola sospesa orizzontalmente dietro di sé come se ci fosse qualcun altro ad aiutarlo nel trasporto. “ Voglio dire, ok… fa caldo, sempre, il terreno puzza ed è duro e tagliente… ma voglio dire, è il luogo della dannazione eterna delle anime, non dovrebbe essere più… più… demoniaco, ecco?”. Marth guida il gruppo affiancato da John, il quale ha lasciato delle sfere di energia magica sul percorso compiuto durante l’avanscoperta: se le sfere sono state distrutte o sono state rovinate vuol dire che qualcuno è passato in quel luogo. Fino ad ora, nessun problema. Il villaggio era diventato mano a mano sempre più vicino: è composto da case vecchie e rovinate, che pare anche abbiano dovuto sopportare alcune battaglie; un fiume di lava separa una casa più grande dalle altre e una roccia appuntita si erge al centro di una piazza. Il primo a mettere piede nel villaggio è Marth che guarda attorno a sé con circospezione. Avanza piano lungo la strada principale che immette sulla piazza. All’improvviso il ragazzo si rende conto che quel posto è perfetto per un’imboscata: le due vie d’accesso principali sono facilmente ostruibili, le case non lasciano nessuno spazio fra loro e tutte le porte e le finestre si affacciano sulla via principale, senza contare che cecchini o arcieri posizionati sui tetti sarebbero perfettamente protetti da ogni risposta al fuoco… Marth si ferma in mezzo alla strada e si mette in ascolto… rumore di passi, molto leggero, proveniente da destra… - Lo sapevo! Quei bastardi sono degli esseri subdoli! Chissà da quanto erano in attesa di qualcuno che passasse per di qua!-. Il primo nemico a mostrarsi ha un fisico vistosamente femminile: compare da dietro l’angolo della strada che svolta a destra, un cappuccio calato sul volto ed un forcone in mano. Solleva in aria l’arma e carica Marth con decisione: neanche a dirlo, il ragazzo si sposta con semplicità, si abbassa, le afferra la caviglia e la fa roteare in aria quando le toglie l’appoggio. I compagni del SeeD si mettono immediatamente in allerta, disponendosi a scudo attorno a Luke e Relance e tenendo sotto controllo ogni direzione. Altri passi, stavolta più pesanti e scoordinati. Un uomo in tunica viola, strappata in più punti, corre verso il gruppo con le braccia protese in aria e le mani aperte. “ Perdono!” inizia ad urlare “ Perdono per quella stupida di mia figlia!”. Marth osserva la nemica che lo ha affrontato e nota che è ancora stordita dalla caduta, cosa alquanto strana per qualcuno in confidenza con i meccanismi della lotta o, comunque, per un demone. L’anziano uomo si getta a terra, ai piedi di Marth, e gli afferra le caviglie, nascondendo il volto nel petto “ Perdono, mio signore, perdono! Prendete la mia vita, non la sua, vi scongiuro, vi…” “ Ehi…”. La dolce voce di Valia compare alle spalle di Marth e fa sussultare il vecchio uomo. La ragazza si inginocchia accanto all’anziano e gli poggia una mano sulla schiena. Sorridendo chiede “ Pensate che siamo dei demoni?”. L’uomo fa rapidi scatti con la testa, guardandosi attorno spaesato. “ Voi… voi avete un’ombra… solo i demoni ne hanno una!”. A questa affermazione, gli occhi dei presenti scrutano più attentamente l’anziano uomo: ha ragione, nessuna ombra fra le pieghe della veste, o per terra sotto di lui; la folta barba è di un grigio piatto, le rughe sulla sua fronte sono appena visibili e tutto, dalla pelle rosa confetto agli occhi marroni, ha un colore piatto e netto, senza alcun tipo di sfumatura. Valia aiuta a rialzarsi l’uomo e, sempre sorridendo, risponde “ Noi siamo esseri umani, venuti in questo mondo a causa di una guerra con i demoni. Siamo vivi.”. Il vecchio dilata gli occhi in modo quasi innaturale e farfuglia qualcosa, indietreggiando. Marth si fa avanti e, cercando di usare il tono più gentile e rassicurante di cui è capace, dice “ Non deve spaventarsi. Noi siamo nemici dei demoni. Non vi faremo alcun male…”. Alle sue spalle, Luke ammicca e fa segno con le dita di “OK”. “ Bugia! Nessuno può entrare vivo in questo luogo! Gli unici esseri vitali sono i demoni! Non mi ingannerete!”.
Appena l’anziano dice questo, una sorta di enorme pipistrello piomba su di lui in verticale e lo solleva da terra, iniziando a volteggiare sul villaggio. L’essere è accompagnato da altri pipistrelli fuori taglia. Una voce soffiata e vibrante dice rimbalzando da una parte all’altra del villaggio: “ Conoscevi le regole, vecchio! Chiusi in casa, senza fiatare, ad attenderci!”. Il gruppo di SeeD capisce improvvisamente cosa stia succedendo: gli esseri volanti sono ovviamente demoni, ma il villaggio appartiene ad anime dannate. Con questa nuova consapevolezza l’istinto di Marth viene spronato ad agire: scatta in avanti, estraendo la sua arma dalla fodera sulla schiena, balza sul tetto di una capanna e poi spicca un salto altissimo, sollevando l’arma sopra la sua testa; giunto alla giusta altezza, impianta il Javelin nel corpo di un nemico. I due cominciano a precipitare, il demone urlante dal dolore. Nel frattempo John lancia in rapida successione tre magie di fuoco, colpendo prima ad una gamba, poi ad una spalla ed infine all’incrocio delle braccia il demone che aveva rapito l’anziano. Luke posa delicatamente a terra la barella di Relance e corre per recuperare l’anima che in quel momento sta cadendo. Fren estrae le proprie armi dai bracciali: kunai con il manico blu e dorato. Ruotando su se stessa, la ragazza inizia a lanciare a raffica i piccoli pugnali mirando i nemici volanti; John, l’altro che colpisce a distanza, rimane impressionato dal volume di fuoco della ragazza, chiedendosi se non sia capace di localizzare una potente magia Haste solo sulle braccia. I demoni inziano ad organizzarsi, aprendo la loro formazione di volo e disperdendosi sopra il villaggio. Uno di essi scende in picchiata, emettendo un urlo stridulo dalla bocca, ed allarga le braccia con mani artigliate. John se ne accorge all’ultimo momento e lancia una magia Thundaga contro l’avversario, il quale riesce però a schivarla. John chiude gli occhi e si protegge il viso, quando sente un tonfo sordo: riaprendoli vede Valia, le braccia aperte e la staffa che le rotea davanti al viso, evocante una magia Protect. La ragazza abbassa la barriera non appena il demone si rialza ed inizia a colpirlo con una serie di attacchi portati con ambedue le estremità della staffa. Marth corre verticalmente sulla roccia appuntita che esce dal terreno della piazza e si ferma solo quando si trova sulla sommità di essa, in una posizione scomoda ma che mantiene con grande sicurezza. Osserva il turbinio di esseri volanti attorno a sé ed attende il momento buono. Luke, pochi metri più sotto, ha adagiato in un posto sicuro l’anziano ed è tornato al centro dell’azione, colpendo tre demoni di passaggio solo tenendo il braccio verso l’esterno. Dopo questa mossa, inizia il pestaggio. Levon, restata fino a quel momento a difesa di Relance, è costretta ad agitare la propria arma quasi fosse una racchetta moschicida per tenere lontani i demoni. La sua fortuna però dura poco: un nemico piomba alle sue spalle, artigliando il corpo di Relance e afferrandone il volto, come per studiare se fosse davvero svenuto o fosse solo una finta. Mentre Levon carica l’arma per decapitare l’enorme pipistrello, quest’ultimo urla stridulamente verso l’alto in una sorta di ruggito di vittoria. La testa dell’essere schizza via, inzaccherando il volto di Relance. Levon sospira sollevata e si volta… ma nota che almeno una dozzina di demoni volanti sono atterrati lì attorno, sbavanti e con lo sguardo fisso verso il ragazzo svenuto. Levon rimane pietrificata dall’aspetto dei nemici: sono un fascio di muscoli dalla pelle color ametista, il corpo antropomorfo ed assessuato, la testa di un uomo con grandi orecchie da pipistrello, i canini lunghi, gli occhi viola brillante ed un paio di ali diafane ed esili. La ragazza alza la guardia e si prepara all’assalto. “ Araldo!”. Marth piomba dall’alto e lancia la propria asta in mezzo al gruppo nemico; la magia scorre sul terreno, disegnando il simbolo di un drago si disegna subito sotto i piedi dei demoni. Un bagliore bianco attraversato da sottili saette nere inghiotte i mostri, lasciandone uscire le urla di dolore. La tecnica esaurisce il proprio effetto, spargendo solo polvere attorno a sé. Marth atterra accanto a Levon e le batte una pacca sulla spalla. “ Proprio ciò che stavo aspettando, un nutrito gruppo di nemici concentrati in un solo punto.”. La ragazza abbassa la propria arma e sospira sollevata.
“ Ora basta!”. Una voce che pare provenire dalla roccia stessa fa fermare i demoni dall’assalto e li fa raccogliere nella piazza. Marth estrae il Javelin da terra e corre deciso a ripetere la propria tecnica, ma un demone enorme gli sbarra la strada. È identico a quelli appena affrontati ma decisamente più grosso: muscoloso, alto almeno tre metri e con quattro corna a coronargli la testa. Marth fa un paio di ruote all’indietro e si porta fuori dalla portata dalle braccia del nuovo nemico. Luke lascia andare due demoni che stava sbattendo come panni sporchi e si riunisce al resto del gruppo, con la bocca aperta. Appena si trova accanto a John gli sussurra “ Quello è più grosso anche di me… cavolo…”. L’enorme demone scosta un’ala e lascia cadere il vecchietto precedentemente incontrato. L’uomo indietreggia in lacrime e va ad appoggiarsi con la schiena ad una capanna dietro di lui. Il demone si inginocchia e lo osserva da vicino, sbavandogli sulle gambe e illuminandolo con il bagliore vermiglio dei suoi occhi. Da dietro la testa dell’enorme nemico compare zampettando quello che sembra un ragno alato, lungo al massimo un metro, con il volto da uomo. L’esserino scende usando i capelli del compagno come una fune e si porta sul petto del vecchio. Con voce profonda e vibrante, l’enorme demone chiede “ Cosa fa pensare a voi misere anime umane di potervi ribellare a noi? Potremmo schiacciarvi come moscerini in qualsiasi momento. E credete che quelle anime guerriere possano difendervi contro la mia furia?”. La bocca dell’anziamo trema in modo incontrollabile; Marth pensa che se avesse ancora un cuore, morirebbe d’infarto. “ Noi… noi… loro…” “ Noi non c’entriamo con gli abitanti di questo luogo.”. Fren fa un passo avanti e si porta di fronte all’enorme mostro. Egli si gira, la osserva da molto vicino e la annusa. “ Siamo esseri umani, vivi, venuti in questo luogo per trovare un essere in grado di curare il nostro amico.”. La ragazza indica la barella su cui è adagiato Relance. “ Le sue ferite sono causate da armi magiche e le nostre tecniche di cura non sortiscono alcun effetto. Per questo motivo abbiamo barattato le nostre anime con un demone perché esaudisse il nostro desiderio. Egli ci ha fornito una pietra che ci ha permesso di giungere fin qui. Lo stiamo cercando.”. Il gelo percorre tutti i presenti: la capacità di improvvisazione della ragazza è encomiabile, ma la storia è assurda oltre l’inverosimile. L’esserino a forma di ragno urla con voce stridula “ Menzogna! Bugia! Inganno! Uccidila, uccidila, uccidila!”. L’enorme demone emette un ruggito sommesso e replica “ Cosa vi ha spinto a interferire con la venuta di Drack ed i suoi demoni-vampiri? Questo luogo è nostro.”. A questo punto Marth si fa avanti e risponde “ Il mio nome è Marth e sono il preside del Garden di Esthar. Mi è sempre stato insegnato che quando qualcuno si trova in difficoltà devo difenderlo. Queste persone non hanno niente a che fare con la nostra presenza qui. Il nostro passaggio in questo luogo è stato obbligatorio.”. Il demone di nome Drack inspira profondamente e si erge nuovamente in tutta la sua altezza. Il gruppo di SeeD trema leggermente valutando la possibilità di dover affrontare quell’essere… Il vampiro dice “ Avete sei cicli entro i quali dovrete sparire da questo luogo. Kyshan!”. Tutti i demoni spiegano le ali e si alzano in volo, allontanandosi a grande velocità.
Il villaggio, dopo pochi minuti, si è popolato di decine di persone, raccoltesi tutte attorno al pilone centrale. Il gruppo guidato da Marth si è tenuto in disparte attendendo che la riunione degli abitanti finisse. Valia, nel frattempo, ha pulito il viso di Relance e ha ripreso a curarlo, sperando come ogni volta che le ferite possano finalmente richiudersi… ma come le altre volte, dopo dieci minuti di magia senza sosta, ancora non veniva accennato il minimo miglioramento. John fa scoppiettare scintille nella mano, per poi congelarle, farle risucchiare da un mini tornado, far schivare loro una tempesta di fulmini… tutto sul suo palmo. Luke raccoglie sassi e li polverizza in continuazione. Fren attende pazientemente a gambe incrociate. L’unica a parlare, anzi ad urlare, è Levon. “ Mi vuoi spiegare perché non sei intervenuto?! Avevo bisogno di aiuto, come tutti gli altri! Mi sembra tu sia il più esperto di questo luogo, o sbaglio?”. La vittima di questa sfuriata è Polura, rimasto appoggiato al muro di una casa per tutto lo scontro, senza preoccuparsi minimamente di aiutare i suoi compagni di viaggio. La risposta del ragazzo alla domanda di Levon è una boccata di sigaretta con il seguente sbuffo di fumo. La ragazza lo incalza “ Hai soltanto voluto divertirti con noi? Sei un cacciatore di taglie? Non credere che ci siamo dimenticati che Galbadia vuole Relance, vivo o morto! Rispondimi, maledizione!”. Polura getta fuori ancora una volta il fumo e replica con voce funerea “ Non parlare se ignori. Quel maledetto ragazzo mi ha subdolamente costretto ad infrangere un mio mantra… mai alzare l’arma contro un altro essere umano. C’è davvero qualcosa di demoniaco che aleggia sopra Relance, qualcosa di cui egli non ha coscienza. Il ragazzo distrugge tutto ciò che tocca…”. Lo schiaffo di Levon colpisce duramente la guancia di Polura. Il ragazzo rimane con la testa abbassata, i capelli scompigliati sul viso e la sigaretta penzolante fra le labbra. “ Non ti azzardare…” dice con voce vibrante Levon “ … a dire di Relance una cosa del genere ancora una volta. Se non ci fossero stati lui e Luke io ora non sarei qui… e puoi chiedere a chiunque dei suoi amici quante persone ha salvato nella sua vita! Ora sei tu che parli senza sapere e senza capire…”. Polura emette uno sbuffo divertito. “ Perché ridi?!” urla nuovamente Levon. Il ragazzo scuote la testa e inspira profondamente il fumo, trasformandolo poi in una densa nuvola grigia. “ Osserva la donna che ama. Osserva il suo migliore amico. Osservate voi stessi. State provando un dolore dilaniante e sono certo sappiate chi è causa e fautore di ciò che sentite. È come una bestia con grandi artigli, nevvero? Spinge contro il petto, strappando e graffiando tutto ciò che riesce a raggiungere. È stato Relance a…”. Un secondo, sonoro schiaffo. Levon indietreggia con gli occhi umidi e dice “ Relance è un eroe. Se il dolore è il prezzo da pagare per la speranza che ci ha donato, che sia. Ma tu, che tanto odi i demoni e che hai dedicato la tua vita alla loro distruzione… sei senza cuore… sembri proprio uno di loro.”. Polura osserva la ragazza allontanarsi, visibilmente nervosa. – Nascondere la verità non la cancella. Non hai mai provato il vero dolore, Levon. Sapresti, altrimenti, che non esiste riparo da esso…-. La considerazione del Cacciatore si dissolve come il fumo grigio che getta fuori dalla bocca.
L’anziano Capo Villaggio si fa strada fra i suoi concittadini, scostandoli dolcemente. Marth richiama l’attenzione di tutti schioccando le dita e facendo poi segno di avvicinarsi. Il primo a parlare è l’anziano: “ Corpi mortali sono i vostri involucri e pure sono le anime entro essi. Il gesto compiuto è stato avventato ma senza esso io ora non sarei vivo. In più… la vostra mano è scesa giusta sovra i giusti, frenando ma non uccidendo mia figlia, disperata nel suo agire.”. Luke, senza spostare gli occhi o cambiare espressione, muove il solo lato della bocca, dicendo sotto voce all’amico John “ Questo parla anche peggio di Polura…”. Una ragazza minuta, dai capelli castani e gli occhi scuri, si fa avanti a testa bassa, afferrandosi le mani sul grembo. “ Vi chiedo perdono, magnifici viventi. L’agir che m’ha guidato ha frainteso la vostra natura. Vi prego sol di comprendere che mai prima vidi corpo umano vivo quaggiù… e pur io rimbembro ancora com’io fui e li altri a me vicini prima che Morte nelle tenebre ci scagliasse. Sventura e onta e dolore sovra me per mia sciagura, ‘che mai io intesi l’illuminar che il vostro cuore crea. Melissa fu il nome mio ed a vostra giustizia esso io pongo.”. L’imbarazzo è l’emozione dominante del gruppo dei SeeD. Marth si schiarisce la voce e risponde “ Credo che non ci siano… ecco… problemi per quanto è accaduto. Nessuno si è fatto male e va bene così…”. L’anziano si piega in un profondo inchino dicendo “ Grande luce, grande luce invero, come io non ne scorsi né prima né dopo né mai. La vostra venuta…”. Il Capo Villaggio viene interrotto dall’urlo di un suo concittadino, vestito di una camicia rossa stinta, la pelle olivastra ed i capelli riccioluti neri. “ Balle! Questi intrusi non meritano la riverenza che gli state mostrando. Ci hanno condannati tutti all’oblio perenne!”. Mentalmente Luke tira un sospiro di sollievo, sentendo finalmente qualcuno utilizzare un linguaggio molto più essenziale e colloquiale. L’anziano si volta replicando “ Favella mai dovrebbe giungere nel cor che brama sol di guerra. Sciagura sovra te, Miguelle.”. Il giovane si gratta il mento, facendo stridere i peli della barba rasa contro le unghie della mano sinistra. Valia si fa avanti dicendo “ Vi chiedo perdono, Capo Villaggio, ma credo di capire cosa voglia dire quell’uomo. Forse l’aver risposto così violentemente all’attacco appena avvenuto vi ha messi in una posizione scomoda, mi sbaglio?”. Miguelle allarga le braccia e compie un eloquente gesto per dare ragione alla ragazza. “ Io dico di cacciarli ed attendere che la furia di Drack si abbatta su di noi con tutta la forza di cui è capace. Espieremo le nostre colpe e renderemo evidente la nostra estraneità a loro.”. Melissa sobbalza e comincia ad agitarsi, afferrando poi con forza la tunica del Capo Villaggio. “ Vi prego, padre mio!” esclama con grande umiltà. “ Non mandateli via, non dopo il bene che ci hanno fatto! Ci hanno donato un giorno di pace. Portano un ferito al seguito… offriamo loro ospitalità finchè il giovane non sarà guarito…”. Marth lancia una veloce occhiata ai suoi compagni ed intercetta nei loro occhi il desiderio di accettare l’offerta fatta dalla ragazza. Il Preside sospira e, rivolgendosi all’intero villaggio, dice “ Come già abbiamo spiegato a quel demone, il nostro passaggio per di qua è obbligato. Il vampiro Drack ci ha concesso sei cicli per abbandonare questo luogo… io non so a quanti minuti o ore corrispondano sei cicli, ma… mi ha dato l’idea di essere pochissimo tempo. Certamente la mia compagnia ed io non vogliamo arrecarvi maggior disturbo o disagio, ma se per questi sei cicli voi voleste ospitarci per noi sarebbe davvero importante. Il ragazzo ferito… Relance… è strettamente legato a noi da forti sentimenti di amicizia ed amore… ci ha guidati sin quaggiù, dandoci la speranza di porre fine al male che attanaglia il nostro mondo… stiamo tentando di curarlo da tre giorni ormai… senza risultati… Data la nostra situazione, ogni aiuto è benvenuto.”. Miguelle alza gli occhi al cielo, sicuro che la compassione avrebbe avuto il sopravvento sull’anziano Capo Villaggio; per questo motivo, cercando supporto negli sguardi di coloro che la pensano come lui, il giovane si fa avanti e sentenzia “ Abbiamo discusso di questo per il tempo richiestovi prima. Se l’unità di misura del tempo che possedete voi è la medesima che utilizzavo io quand’ero vivo, sei cicli corrispondono a ventiquattr’ore. Noi anime defunte non siamo barbari mostri come i demoni e non resteremo indifferenti di fronte alla vostra richiesta di aiuto. Vi doneremo viveri ed acqua, tanto più che noi non ne abbiamo bisogno, vi aiuteremo con le cure del vostro compagno tramite bendaggi ed impacchi, ma di più non possiamo fare. Pena per il nostro aiuto nei vostri confronti è l’annientamento totale… e a me è bastato morire una sola volta.”. Molti abitanti del villaggio annuiscono e borbottano parole di assenso. – Possiamo dire che è già qualcosa.- pensa Marth, con una vena di tristezza – Mentre penseranno a Relance, andrò in avanscoperta per cercare un rifugio e…-.
“ Fermi!” urla il Capo Villaggio alzando le braccia in aria. “ Traditori e spergiuri saremmo se il patto de nostri antenati infrangessimo. Color che vivi solcan codesto luogo, fin all’esalar di lor ultimo respiro anime nere cercheran redenzione. Ora qui, innanzi a la Fortezza del Dolore, infranger volete lo giuramento alto, niegar pensate d’uno picciolo aiuto pe’ color che ancor cuore hanno?”. Luke sospira pesantemente e scuote la testa, spazientito dal modo di parlare dell’anziano. Fren alza gli occhi, cercando di riordinare mentalmente le parole e comprenderne il senso. Levon, non curante di fare una brutta figura, avanza di un passo e chiede a bassa voce a Melissa: “ Cercando di utilizzare un linguaggio più simile al nostro… esattamente cosa ha detto?”. L’anima si guarda attorno circospetta, come se stesse per passare qualcosa di illegale da sotto la tunica in mano a Levon. John, Luke, Valia, Fren e Marth si stringono vicino a Melissa, lasciando in sottofondo l’orazione dell’anziano. “ Pietà sovra me se con linguaggio de la volgar favella per voi di radiante luce andrò ad usare.” si giustifica la ragazza morta che cambia improvvisamente tono e registro. “ Negli Inferi esistono tre gradi di linguaggio: Aulico, Formale e Colloquiale. Mio padre, ricoprendo una carica importante tra le altre anime, utilizza sempre e solo il primo… come anch’io feci fino a poco fa. Noi anime siamo vincolati ad un codice che comprende queste ed altre regole. Si dice che tempo addietro fu mietuta la prima anima che cadde all’Inferno. L’essere etereo aveva le sembianze di un uomo e da solo rimase per tanto tempo. Un giorno accadde qualcosa di strano: vide una donna, viva, precipitare dall’alto, gettando un urlo che cristallizzò la lava. L’anima corse verso il luogo dello schianto e quando vi arrivò trovò un corpo che era stato vivo, fatto di carne ed ombre; ricordando i canoni di bellezza che gli erano appartenuti, l’anima riconobbe nella donna tratti dolci e delicati che raccontavano di una vita senza stenti. L’essere si commosse di fronte a quella visione, ricordando quando dolce era stata la sua vita e quanto triste era ora nella morte, e giurò sollenemente che se mai un altro essere vivo fosse entrato negli Inferi egli lo avrebbe aiutato, salvandolo e permettendogli di vivere la vita che egli aveva perso. Questa parabola si tramanda da tempo immemore fra le anime di questo luogo dannato e ci comanda di offrire ogni aiuto possibile a coloro che, vivi, solcano queste terre. Ecco il significato di ciò che mio padre disse.”.
Il gruppo si ritrae riflettendo su quanto appena appreso. “… immemore, prima che io e voi ed altri furono, in quel dì che genesi ed apocalisse per l’umana morte fu. Spergiuro di ciò io non voglio essere. Così dico che per lo loco mio condurrò loro e se a cagion di ciò morte novamente al mio uscio batter verrà, io novamente dischiuderò il chiavistello, che mai fu chiuso la prima volta.”. Detto ciò, l’anziano si volta e poggiando una mano sulla schiena di Marth lo spinge a seguirlo verso la propria casa.
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