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Final Destiny III: Angel Within
Capitolo XXXVIII: Il Cacciatore

“ Sei un incosciente…” “ Dottoressa, sto bene…” “ Questo lascialo decidere a me!”. Il tocco agile della Kodowaki scorre sul mio collo, controllando i graffi lasciati da Prue. “ Le ferite sono sottili ma slabbrate… che diavolo hanno usato, un rasoio?” “ Unghie…”. La mia correzione lascia sbigottita la dottoressa. “ Sei un incosciente, come sempre…”. La porta dell’Infermeria si apre e scorgo Marth sulla soglia. Entra a passi lunghi, seguito a ruota da Valia. La mia ragazza si precipita verso di me mentre la Kodowaki si sposta prontamente; mi affera il viso tra le mani e chiede “ Tesoro, stai bene? Sei ferito? Oddio…”. Valia mi abbraccia e mi stringe forte… e questo gesto mi costringe ad un gemito… Gli occhi della dottoressa brillano all’improvviso di un bagliore maligno: scosta con malgrazia la mia ragazza e mi alza il braccio sinistro. Uffa, non è niente che una magia di cura ben fatta non possa mettere a posto, perché devo essere visitato come un moribondo? L’usuale scappellotto della dottoressa arriva puntuale, accompagnato da una serie di imprecazioni contro di me. “ Relance.”. Mi volto verso Marth. “ Spiegami bene cos’è successo.”. Mentre la Kodowaki mi tiene sollevato il braccio per aria, rispondo “ Sono stato attaccato dai nostri quattro amici…” “ Cledic, Sephiroth, Jakail e Prue intendi?”. Annuisco, mentre il dito della donna striscia sotto il taglio… dannazione, è come se mi stessero affettando di nuovo, che male! “ Sì… non mi hanno fatto troppo male, la loro sembrava più che altro una dimostrazione di forza…”. A volte ho ancora paura di sentire in testa la voce di Cledic… “ Perché non hai chiesto il nostro aiuto?” “ Mi hanno attaccato nella regione più isolata del Garden: il Giardino. Non credere che abbia voluto fare l’eroe, Marth… quando ho compreso che la situazione era in stallo, sono corso verso l’interno, ma mi hanno bloccato prima che ci riuscissi…”. Il mio amico mi si avvicina e mi si mette di fronte: una profonda accusa alberga nei suoi occhi neri. La Kodowaki si volta per prendere le garze dalla propria borsa… cado a terra… Mi volto verso Marth, incredulo: è ancora teso nello sforzo, con il torso ruotato, il braccio sinistro allungato verso il basso e la mano chiusa a pugno. Sento il sapore del sangue in bocca e sputo a terra… diamine… “ Relance!”. Valia si inginocchia di fianco a me e mi tocca la guancia destra… vedo le sue dita tingersi di rosso mentre controlla il taglio apertosi sul mio zigomo. Marth non dice una parola, si limita a scuotere la mano per far passare il dolore e prende la via della porta… “ Hei! Non credi di dovermi una spiegazione per questo?” urlo in direzione del ragazzo. Il mio amico si ferma e senza voltarsi risponde “ Sei bravo a dare consigli, Relance, salvo poi dare il cattivo esempio. Quante volte mi hai criticato perché non consideravo il dolore che i miei sacrifici vi causavano ogni volta? Tu invece rischi la vita gratuitamente e non chiedi nemmeno perdono. Rimettiti presto.”. Quasi non mi accorgo dei cerotti che la dottoressa Kodowaki mi applica sulla guancia, impietrito dalla reazione di Marth… gratuitamente..? “ NON HO CHIESTO IO ESSERE PERSEGUITATO DA QUEI BASTARDI!” ma la mia voce si perde per il corridoio vuoto… Batto un pugno a terra. Stupido… io non sono in cerca di guai… né per me, né per gli altri… “ Quello che devi ricordarti è che non puoi metterti contro di noi, puoi solo piegarti o essere spezzato. Fa solo attenzione che altri non paghino, come è già successo, a causa tua…” Il ricordo della frase di Cledic mi fa rabbrividire… e nemmeno la carezza di Valia riesce a consolarmi stavolta…

Clima teso, poche persone in giro… ho scelto il momento propizio. Occupati come sono a mordersi la coda a vicenda, avrò più libertà d’azione…

“ Sono certa che il suo è stato solo uno sfogo… ha perso Gabriel e ora tu sei la persona più vicina a lui, l’altro fratello che ha… stressato com’è, Marth ha solo trovato il modo peggiore di sfogare la propria paura di perderti.”. Sì, lo so… mi limito a fare un cenno d’assenso con il capo… Valia alza le mani e le avvicina alle ferite, ma io la blocco… non voglio che mi curi… La mia ragazza insiste ancora una volta, ma di fronte alla mia ritrosia chiede “ Perché?”. Sospiro, mi alzo e mi sfilo la maglietta. “ Dottoressa, faccia il suo lavoro… voglio guarire normalmente questa volta… diciamo che questi segni mi ricorderanno l’affetto di Marth e il pericolo di Cledic.” “ La verità è che vuoi punirti… ma per che cosa?”. Fa solo attenzione che altri non paghino, come è già successo, a causa tua…”. Scuoto la testa per scacciare la voce del Demone… lasciami in pace, dannazione… “ Mi voglio punire solo per la mia stupidità. In fondo non sono ferite gravi, mi rimetterò in un paio di settimane…”. La Kodowaki interviene “ Anche di meno se ti concedi un po’ di riposo, ma dubito che ubbidirai… almeno cerca di stare fermo per circa due giorni, così che la cicatrizzazione si compia in maniera ottimale.”. Annuisco e mi tocco le fasciature… le bende sono fresce e ruvide… quanto tempo che non le sentivo… Mi farà bene all’ego ritrovarmele sempre lì.

È strano… non viene curato dalla magia… eppure è una consuetudine. La loro curatrice è prodiga ad atti del genere… meglio così, molto meglio così. Ho visto abbastanza per ora. Agirò stanotte.

Accidenti, il microcompressore! Mi blocco e torno sui miei passi, aprendo la porta dell’Infermeria per… “ Hei, tutto ok?”. Una ragazza, dal corpo tonico e ben allenato… o almeno credo, bardata com’è da mantello e cappuccio… si intravede solo un corpetto di quoio rosso scuro, con rifiniture molto eleganti in oro, e qualche ciuffo color argento che fa capolino dal bordo superiore dell’indumento. La ragazza non replica, si limita a spazzarsi con la mano il retro del mantello, per poi dileguarsi lungo il corridoio. Che tipa strana…

Cledic

“ Kamahan Yulio Rekandama. Sotoyndera Holorm.”. Avverto una presenza alle mie spalle. Se non ha voluto interrompermi, deve essere Sephiroth, solo lui è così fine. Interrompo la mia litania e abbasso le braccia: il globo d’acqua che prima mi volteggiava di fronte si disfa e ricade nella bacinella. Non appena mi volto, mio fratello mi chiede “ Lo hai trovato?”. Annuisco. “ Sì, è scappato nell’ottava era. Che sia stata una fatalità? No, non credo…” “ Relance non è in grado di affrontarlo, forse dovremmo aiutarlo. Non direttamente, certo.”. Sorrido e scuoto la testa. “ Non sottovalutare Relance… ha più risorse di quante chiunque glie ne attribuirebbe a prima vista. Se la caverà.”. Il tono fermo di mio fratello rivendica la propria posizione. “ Non è un rischio che possiamo permetterci. Il Cacciatore è un guerriero molto abile, ha dato del filo da torcere anche a me.”. Rido mentre mi distendo sul mio letto. “ Diciamo pure che te le ha date e basta.”. Sephiroth assume un’aria di piccata superiorità e non si perde in chiacchiere per rispondere al mio commento. “ Motivo in più per temerlo. Io sono riuscito a cavarmela di pura esperienza. Relance invece è ancora mediocre come capacità e vanta un’esperienza patetica. Lo ucciderà. Per noi sarebbe un danno non accettabile.”. Ma che…? Mi sollevo e mi metto a sedere sulla sponda del letto. “ Per noi, Seph? Perché a me sembra quasi che tu tema per l’incolumità di Relance…”. Mio fratello non fa trasparire una sola emozione. Si limita ad incrociare le braccia al petto e ripetere con tono cantilenoso “ Ve l’ho già spiegato. Mi sta a cuore l’incolumità del ragazzo solo ed esclusivamente per la sua utilità. Quando sarà dalla nostra parte, volente o nolente, dovrà essere in perfetta forma, sia fisica che mentale. Anche per questo gli abbiamo dato la possibilità di riavere la donna che amava, ritardando il carico di Lifestream raffinato che ne conteneva l’anima fino al momento della venuta di Relance: maggiore felicità equivilare a maggiore forza d’animo. Per riuscire a manipolare l’Elematar servirà non solo un grande potere, ma anche una grande determinazione. Ecco perché la salute di Relance deve essere difesa.”. Rido e mi alzo, sollevando le braccia in segno di resa. “ Va bene, va bene, la conosco la storia. Torndando al discorso di prima, non possiamo andare a difendere Relance, ormai quel ragazzo ci fiuta a distanza… e se non lo farà lui, ci penserà Lion. Dobbiamo portare pazienza e sperare in bene. Dopotutto, con tutti i suoi amici pronti a combattere al suo fianco e la sua ragazza così dotata nelle pratiche di cura, non credo ci sia nulla da temere. Sono in gamba quegli umani…”. Mi avvio verso l’uscita, ma vengo arpionato dalla voce di Sephiroth. “ Cledic… sai che il Cacciatore agirà quando Relance avrà la guardia bassa e sarà solo… è quello il suo modo di cacciare…”. Lo so, fratello, lo so… dobbiamo fidarci di Relance ora…

Relance Clat

Che cos’era questo rumore? Mi sollevo dal materasso e mi guardo attorno… non c’è nessuno, il silenzio è rotto solo dal leggero respiro di Valia, che mi rivolge la schiena… deve aver mosso un lembo della coperta, ecco il rumore che ho sentito… ricado disteso e affondo la nuca nel cuscino… sono un fascio di nervi, ultimamente… la voce di Cledic è un tormento… è come se mi avesse marchiato a fuoco quelle parole nel cervello. Ma la verità è che hanno fatto presa perché io le sento essere vere… e ancora di più mi fa male la reazione di Marth… lui che è così impavido, si getta nella mischia pensando prima agli altri e poi a se stesso, senza rendersi conto dell’orgogliosa preoccupazione che questo ci causa… ma io? Io costringo in maniera passiva i miei amici a combattere… sono io la causa di questa guerra, Cledic lo ha detto tante volte… perché questo pianeta? Perché proprio il Garden? Perché ci sono io… sono una mina vagante, metto a repentaglio la vita dei miei amici per salvaguardare la mia… l’unica battaglia che ho combattuto perché l’ho sentita mia è stata quella contro Adele… il male, per tutti, e tutti coinvolti allo stesso modo… ma ora… non ce la siamo cercata noi questa guerra, non l’abbiamo voluta… ci è capitata… ma sapere di esserne la causa scatenante mi avvilisce… Dovrei andarmene, lasciare in pace i miei amici, la mia ragazza, i miei fratelli SeeD, ed affrontare il mio problema con le mie forze… ma solo… io mi sento perduto…
Che cosa sono quelli? Occhi…? Sembrano così innaturali… una pupilla è scarlatta, l’altra verde smeraldo… sono quasi vitrei… avverto uno spostamento d’aria sopra di me e gli occhi scompaiono dietro il ballugginio di una lama ricurva che piomba sul mio collo. Rotolo di lato e cado dal letto. Valia sobbalza e si solleva, mentre la sagoma del mio assalitore si delinea nella penombra della stanza. Allargo le gambe e un altro attacco si infrange nel nulla. Dannazione, sono con le spalle al muro… anzi, all’armadio… Non riesco a distinguere le armi del nemico: sembrano due falci, ma legate alle braccia… com’è possibile? L’assalitore si solleva sul materasso, flette le ginocchia, pronto a saltarmi addosso… ma prima che ci riesca, Valia lo afferra per le gambe e lo fa cadere con la faccia contro il pavimento. Ne approfitto subito e mi alzo in piedi, prendendo sotto braccio la mia ragazza… “ Chi è?” mi chiede. Scuoto la testa. “ Non lo so, ma ci conviene uscire da qui… siamo in uno spazio piccolo, in pigiama e disarmati, contro una persona bene allenata e armata!”. Spingo Valia oltre la porta, in direzione dell’ingresso del locale, mentre io rimango indietro ad assicurarmi che non riesca a seguirci… Una fredda brezza mi penetra nella pelle nuda del torso… alla mia sinistra, la vetrata è stata tagliata con maestria… senza fare alcun rumore, tra l’altro… il nemico compare sulla soglia della camera mia e di Valia. È completamente adombrato, fatta eccezione per le lame che gli fuoriescono dalle braccia. Solo un demone può presentare una deformità simile… “ Non si apre!!!”. La voce della mia ragazza mi trapassa il cervello. “ Come sarebbe a dire?” “ Non accetta la tessera, in nessun verso io la faccia passare!” “ Vai in bagno, c’è una maniglia d’emergenza per tutte le porte della casa!”. Le lame del nemico vengono attraversate da saette gialle… un movimento del braccio e una mezza luna fende l’aria dirigendosi verso di me. Mi piego di lato… ed avverto subito quanto potere sprigiona l’attacco nel momento in cui mi passa accanto… non appena la lama di energia mi supera, scompare nel nulla. Altro movimento di braccio, altro attacco. “ Valia, quanto ti ci vuole?” “ Non vedo niente! La luce non funziona!”. Maledizione! Dovrò dire due paroline a chi ha fatto i collegamenti elettrici di questo posto. Schivo un attacco e approfitto della momentanea pausa per urlare. “ EVI, sono il Generale Relance Clat! Mi senti?”. La voce femminile ed elettrica del computer centrale di Esthar risponde prontamente. “ Certamente, Generale. Come posso aiutarla?” “ Attiva le luci nella stanza GSa07! Subito!”. Tocco con le spalle il muro… che brutta situazione… “ Certamente, Generale.”. Tutte le lampade, le alogene, le luci a soffitto e quelle del piano cottura si accendono nello stesso istante. Rimango abbagliato per qualche secondo, ma riesco ad intravedere l’assalitore: si porta una mano agli occhi, accecato a sua volta dall’improvvisa luce. “ Risulta che le periferiche di accensione e spegnimento delle luci siano state disattivate manualmente dall’interno della stanza, vi prego di fare attenzione, Generale.”. Scuoto la testa e rispondo “ Sì, sì, EVI, ora scusami, sono un po’ impegnato!”. “ Arrivederci, Generale.”. Finalmente riersco a vederci di nuovo… hei ma…
Il demone che mi si presenta davati è incappucciato, coperto da un mantello bruno scamosciato, indossa un corpetto rosso scuro con rifiniture color oro, senza maniche, un paio di pantaloni neri strappati in più punti e infilati all’interno di un paio di stivali dello stesso colore del mantello. Da sotto il capuccio, ciuffi color argento. Agganciati ai bracciali di cuoio nero che coprono entrambi gli avambracci sono incastrate due lunghe lame a mezza luna, larghe e sottili. La cintura che indossa ha la fibbia in oro, vero oro, scolpito all’esterno da scritte incomprensibili e all’interno da un pipistrello stilizzato. È uguale alla ragazza che ho urtato in infermeria… sono in due? Perché altrimenti non capisco come abbia fatto a scambiare quel fisico da palestrato per quello di una donna… Non sembra uno che molla facilmente la presa, devo raggiungere l’armeria… che è incassata nel muro alle spalle del demone… Un bagliore alle mie spalle… e una magia Thundaga che guizza in direzione del nemico. Grazie Valia… l’aggressore non distoglie lo sguardo da me e salta, artigliando il soffitto con le dita… cos’è, un gatto?! Corro in avanti e rotolo sotto di lui: egli lascia la presa, cercando di cadermi sulla schiena, ma sono più rapido di lui. Afferro la maniglia del pannello e lo faccio scorrere. Piego la testa verso destra, vedendo la punta della lama incastrarsi nel muro. Afferro il manico del Gunblade e lo tolgo dai cavalletti di sostegno. Un altro colpo, e stavolta accanto al mio orecchio destro: la schinena del nemico aderisce alla mia. Ruoto su me stesso, sfruttando il poco spazio che ho per allungare la lama del Gunblade verso l’esterno. Sento il demone muoversi e quando sono completamente voltato, non c’è più. Le lame però sono ancora incastrate nel muro… alzo lo sguardo e lo vedo subito, gli occhi di colore diverso che mi osservano con freddezza, arpionato al muro tramite le lame, si tiene in sospensione appoggiando i piedi alla parete. Faccio un balzo in avanti, mi volto e mi rimetto in guardia. Valia corre alle mie spalle, la sua asta in mano… meno male che l’aveva messa nel ripostiglio… Il demone ricade a terra. “ Chi sei?” chiedo. L’uomo si volta lentamente, aprendo i pugni che prima stringevano i manici delle sue armi… ora che le noto meglio, sono separate del bracciale: appartengono ad una struttura dorata, che si modella attorno all’avambraccio e che discende circondando la mano, permettendo una presa salda e comoda… “ Sono un essere umano votato al bene, sono il flagello di voi demoni…”. Voi demoni…? “ Per gente come voi io non ho un nome. Per gente come voi, io sono il Cacciatore.”.

 

 

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