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Final Destiny III: Angel Within Avverto il suono delicato e morbido della campanella per la sveglia. Apro gli occhi con grande fatica e mi ritrovo ad osservare il soffitto color vaniglia. Avverto immediatamente la mano di Valia appoggiata sulla mia spalla destra e la morbidezza della sua guancia adagiata al centro del mio petto. Respira lentamente, in maniera regolare, e il suo viso è attraversato da un sorriso. Ci siamo stretti l’uno all’altra per tutta la notte, nudi, felici e increduli. Devo ammetterlo… potrei essere definito quasi un idiota a non aver mai pensato a Valia, considerando quant’è bella, come una donna sensuale, capace di eccitare ed eccitarsi. Mi accorgo solo ora che era sempre incoronata da un’aura serafica, per me… un essere puro, intoccabile, per natura separato dal nostro mondo… questa notte… la nostra prima notte d’amore… mi sono accorto che nulla è cambiato: lei è ancora l’angelo della mia vita, l’essere che ispira in me la forza di ogni giorno… l’unica cosa che è cambiata è che ho avuto un ulteriore prova del suo amore… e anche del mio… non è stato deciso a tavolino, non eravamo assolutamente sotto pressione o convinti che non ci sarebbero state altre occasioni… è stato spontaneo, meraviglioso… una volta di più sembrava che io e lei fossimo stati creati per incastrarci come le due metà di un cuore… Stare a letto una volta che sono sveglio mi ha sempre innervosito, eppure… eppure ora non vorrei mai più dovermi alzare. Valia Sancta Non se lo merita… accidenti, non se lo merita! Batto la nuca contro la porta e getto la mia tunica lontano… Scivolo lentamente e mi siedo, raccogliendo le gambe… Che cosa mi è preso? Nei suoi occhi non c’era rammarico o pietà… perché vi ho visto lo stesso il mio passato? L’ho lasciato lì come se mi avesse offesa… non se lo merita… ma non me la sento di tornare indietro, guardarlo e dirgli che va tutto bene… Non è pronto a reggere la verità… La donna spazzò via la sabbia dal vialetto d’ingresso con un colpo energico. Si deterse il sudore dalla fronte con la manica del vestito e sorrise compiaciuta. Un ottimo lavoro. Il sangue del suo biondino era una macchia larga e difficile da eliminare, sebbene la sbucciature del ginocchio fosse tutto sommato superficiale, eppure è scomparsa come per magia… senza l’uso di magia! La ramazza venne risistemata al proprio posto, dentro il ripostiglio che sorgeva sulla destra dell’edificio. Non appena chiuse la porta, la donna si osservò allo specchio e subito distolse lo sguardo da se stessa. Non le piaceva vedere i suoi innaturali occhi. Fu così che notò l’immagine di un uomo che correva in direzione dell’Orfanotrofio. “ Edea! Edea!”. Cid, un uomo di trentacinque anni, basso ma con il fisico atletico, suo marito. Edea si voltò allarmata, temendo che un altro dei suoi Figli si fosse ferito in qualche modo. Fermandosi a metà strada, Cid urlò “ Edea, vieni, presto! C’è una culla intrappolata tra le onde!”. Una culla tra le onde… il pensiero fece tremare la donna, che subito si raccolse la gonna e iniziò a correre verso la spiaggia. Vi giunse in fretta, affiancandosi a Cid. La vide subito: una cesta di vimini, verde smeraldo, veniva scossa dal mare mosso. Se la corrente fosse stata poco più forte avrebbe fracassato quella fragile culla in men che non si dica. “ Devi fare qualcosa!”. Edea osservò il marito, sconcertata. “ Ma… ma io… non posso… l’ho giurato a me… e a te…”. Cid prese le mani della consorte nelle proprie e replicò “ Te ne prego. Ti perdonerò se lo farai. Ci potrebbe essere una creatura dentro quella culla…”. La donna lanciò un occhiata terrorizzata ai flutti e alla spuma del mare. Lo conosceva… era un immenso essere senza cuore né pietà, giusto nella sua crudele freddezza… se davvero quel cesto era abitato, Edea sapeva che non poteva rifiutarsi. Annuì, cercando di dare energia al proprio gesto. I suoi occhi passarono dalla chiara tonalità di marrone cui di solito erano relegati e mutarono in un giallo vivo. Allargò le braccia e un rombo scosse l’aria. La culla venne circondata da una bolla di energia, che si sollevò sopra le onde; un nuovo gesto delle mani di Edea ed essa venne trainata fino a riva. La strega si accasciò sulla sedia della sua stanza, stremata non tanto dalla fatica fisica che la magia le aveva richiesto, quanto da quella psicologica. Tremava, perché ancora una volta aveva liberato l’essere impuro che albergava nel suo petto. Mai, mai più avrebbe usato la magia, si era ripromessa quando scoprì la sua natura. Cid appoggiò la culla sul letto e accorse dalla moglie. “ Sei stata bravissima, davvero fantastica. I tuoi poteri sono…” ma venne bloccato dalle delicate dita di Edea, che gli si appoggiarono sulle labbra. “ I miei poteri sono una maledizione, una cosa innaturale che non andrebbe mai assecondata. Non importa… Pensiamo a lei, piuttosto.”. Come in risposta, la bambina nella cesta di vimini e alghe emise un vagito. Che fosse femmina, non vi erano dubbi: il viso tondo da neonata era incorniciato da corti, morbidi capelli neri, gli occhi azzurri da ciglia lunghe e ripiegate. Inoltre, un innato senso fisionomico suggeriva ai due coniugi il sesso della creatura che avevano di fronte. Cid le cinse il corpicino e la sollevò assieme al panno che l’avvolgeva dalla vita in giù: nessuna lesione, di alcun tipo, solo gli occhi arrossati dalla salsedine. Però… “ Edea, prova a toccarle le gambette, mi pare abbia qualcosa…”. La donna obbedì immediatamente… sì, c’era qualcosa di strano… sotto la coperta si avvertiva una spuperficie ruvida e crepitante… “ Toglile quel panno, così possiamo controllare. Potrebbe avere delle piaghe o…”. Il silenzio cadde come un macigno tra loro. Squame. La bambina aveva delle squame, quasi fosse un pesce: erano dorate, con il contorno frastagliato tendente al verde. Quasi con timore Edea provò a grattarle via, pensando fossero attaccate per sbaglio, ma non appena ci provò, la neonata emise un urlo di dolore e iniziò a piangere. Cid la strinse a se e cominciò a cullarla, chiedendo con voce calda e calma “ Sai cosa sia? Una malattia?”. La donna scosse la testa con vigore, sparpagliando i lunghi capelli sul viso. Per qualcuno di inesperto quelle squame potevano apparire come una malformazione, o come una malattia o uno scherzo della natura… Ma per l’occhio clinico ed esperto di una strega era inequivocabile cosa fosse quella bambina. “ Non è malata, tesoro… lei è una sirena… anzi, mezza, o non avrebbe le gambe. Ma come può essere…”. Valia correva allegramente per il campo di fiori. Valia, così l’avevano chiamata Edea e Cid, rispettando le brevi indicazioni scarabocchiate su un pezzo di carta infilato sotto l’imbottitura della culla dove era stata trovata sedici anni prima. L’allegria della ragazza era scatenata dal sogno di quella notte… il più dolce e il più bello di tutti. “ Ciao, mamma.”. Valia scivolò sotto i panni stesi e diede un bacio ad Edea, impegnata nel lavoro a maglia. “ Non sai cos’è successo stanotte…” disse con sguardo furbo. La donna non distolse lo sguardo dal proprio lavoro e replicò “ Non dovresti indugiare nelle tue visioni, Valia, lo sai…”. La voce era tascinata, come quella di una persona stanca… qualcosa si muoveva dentro di lei, Edea lo sapeva… qualcosa di oscuro, che la notte la precipitava in un baratro di orribli visioni. Il fatto che tutto ciò accadesse in concomitanza con i “sogni” della ragazza non la rasserenava. “ Ma questa notte è stato stupendo, davvero! C’eravamo io e Relance. Io ero confusa e canticchiavo felice. Lui mi portava in braccio e sembrava stanco, affaticato da qualcosa che non sapevo. Così ho pensato: rendiamolo felice! E così……”. Edea sospirò. “ E così?”. Valia rise nervosamente “ E così abbiamo fatto l’amore! Però il sogno si è interrotto sul più bello…”. La donna sospirò nuovamente e sollevò lo sguardo sulla ragazza. Valia piegò di lato la testa e sorrise. Edea si lisciò il vestito e rispose “ Sono solo sogni, Valia, mere fantsie che il cervello elabora dai ricordi più o meno reali della nostra vita. Non voglio vederti buttare via così la tua esistenza…” “ Ma mamma, questi sogni sono reali, sono vivi! Io ho sentito quando lui prendeva la mia verginità e ho capito che solo a lui avrei voluto darla… tutto questo è reale!”. Edea si irrigidì e strinse i lembi del vestito. La frase pronunciata da sua figlia l’aveva colpita all’addome come una lama, passandola da parte a parte. Aveva sempre saputo di non poter tacere a lungo il segreto… “ Valia…” disse, inumidendosi le labbra “ Lui non potrà avere la tua innocenza, che esista o meno. Nessuno potrà…”. La ragazza rimase interdetta. Che razza di discorso era? “ Perché nessuno?” “ Tu un giorno lascerai questo esilio, ti mischierai alla società e troverai l’uomo adatto a te. Dimentica i sogni da principessa: nessun cavaliere o principe azzurro verrà mai a prenderti quaggiù. Tu sei bella, sei dolce… sei la gioia per il mio cuore e il balsamo per i miei occhi… Ma nessuno mai potrà avere la tua innocenza… non in senso fisico almeno. Tu non sei vergine.”. Le parole di Edea inchiodarono sul posto Valia: si sentì messa al muro, circondata da parole senza senso, ma gratuitamente crudeli… pronunciate da sua madre. “ Avremmo dovuto dirtelo subito… ma pensammo, io e tuo padre, che dopotutto era inutile gravarti di una verità che era scomparsa con il tempo.”. La donna sentì le lacrime assalirla agli occhi, ma cercò di rimanere salda e proseguire. “ Quando ti trovammo avevi delle squame attacate ai lati delle gambe. Le riconobbi subito. Eppure mi dissi che era impossibile e per molto tempo rifiutai la verità. Ricordi come ti piaceva farti il bagno quand’eri piccola? Ti ricordi che riuscivi a restare in apnea per ore?”. Valia scosse la testa. “ A quattro anni rischiasti di affogare a causa della tua indole. Tu sei una strega. La discendenza del tuo potere deriva esclusivamente da tua madre, che senza ombra di dubbio era strega anch’essa. Tuo padre, invece, era un tritone. Lo so perché conosco le creature magiche e so riconoscerne i tratti distintivi. Non erano squame di pesce, o di rettile… erano squame di sirena.”. È incredibile pensare come non mi importasse, tempo fa, di non possedere dentro di me la verginità. Io… sono felice. Relance è tutto per me, senza di lui non esisto, pensando a lui ho resistito alla morte e sempre per lui l’ho accolta. Sono stata una sciocca… Edea disse quelle cose perché nel suo cuore Artemisia cominciava ad allungare i propri tentacoli. Mi sono lasciata condizionare troppo da quella discussione… Io sono una donna adulta. Una strega e una mezza sirena. Ma qualsiasi cosa io sia, l’ho data a Relance e lui l’ha tratta a se, l’ha nascosta e protetta nel più profondo della sua anima… Non è sua la colpa della mia “malformazione fisica”. Io sono normale. Io nel muo cuore sono la sua vergine e nel mio cuore ora so di non esserlo più, perché lui mi ha preso anche questo… e io ne sono… felice… - Tesoro, non è una cosa importante. Lo so che io sono stato il tuo unico amore e che sei vergine… non mi serve una stupida prova fisica per crederci… né mi metto a questionare sulla natura degli esseri di questo mondo.- Sento le lacrime premermi contro gli occhi pensando alla frase di Relance… io sono sua. Lui è mio. Solo questo conta… Perdonami per la mia reazione, amore… te lo giuro… te lo giuro! Tu mi hai donato un nuovo livello di felicità, una nuova strada da percorrere e l’hai percorsa insieme a me. Solo questo conta… solo questo…
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