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Final Destiny III: Angel Within Relance Clat Il fischio della nave mi risveglia… accidenti, è fastidiosissimo… Mi copro le orecchie con il palmo della mano… oddio, speriamo finisca presto questo suplizio… Il rumore si interrompe, ma la mia testa continua a vibrare… è ancora notte, che razza di ore sono? “ Generale Clat!”. Un soldato vestito di bianco e graduato da Colonnello corre verso di me. Scuoto la testa e osservo il ragazzo abbozzare un saluto SeeD. Mi volto mentre gli faccio segno di rilassarsi e osservo il mare sotto di me… che brutta idea dormire sul ponte appoggiato al parapetto… ho la schiena a pezzi… “ Generale Clat, mi dispiace disturbarla, ma dobbiamo sbarcare!”. Mi stropiccio il volto e replico “ Non si preoccupi, sarò sveglio non appena entreremo nei confini di Esthar…” “ No, signore, dobbiamo sbarcare ora.”. Sollevo la testa e osservo il Colonnello. “ Non mi dica che dobbiamo farcela a nuoto…” “ Ehm, signore, osservi qualche metro più in là…”. Seguo la direzione indicatami dall’ufficiale Esthariano: a meno di cinque metri dalla chiglia della nave si trova uno spesso muro di metallo color blu notte; la barriera circonda completamente la nave e si chiude tramite uno scudo trasparente laddove c’è lo sbocco per il mare… “ Capisco… e mi lasci indovinare… sono già tutti scesi e l’unico mancante all’appello sono io…”. Il Colonnello risponde leggermente imbarazzato con un cenno di capo e poi dice “ La stanno tutti aspettando laggiù, oltre la barriera ad est. Lei e gli altri Generali sarete prelevati dalle macchine presidenziali e accolti dai vice-presidente. Se mi vuole seguire…” “ La ringrazio, ma penso di farcela da solo!”. Afferro la ringhiera, ci salto sopra e poi mi do lo slancio! Mi sollevo parecchi metri sopra la nave, assaporando la calda brezza mattutina delle pianure esthariane… il clima da queste parti è invidiabile: temperato, secco, con estati e inverni miti e precipitazione ridotte, il terreno ha la stessa composizione chimica di quello vulcanico, ideale per la coltivazione… Supero il perimetro delimitante la banchina ove era tenuta la nave e subito noto le tre eleganti sagome nere delle macchine. Distinguo qualcuno che potrebbe essere Squall, appoggiato al cofano della macchina al centro, le braccia intrecciate sul petto e lo sguardo rivolto al porto. Allento la concentrazione e subito ricado verso il suolo. Non appena atterro, il terreno sotto di me si piega, formando un cratere di discrete dimensioni. Ops… “ Certe volte mi spaventi…”. Il mio preside avanza verso di me, osservando il luogo dell’impatto. “ Dormito bene?”. Nel tono della sua domanda spicca una certa ironia pungente. Mi stiracchio e dico “ Non era come essere sprofondato in un letto di piume con la mia ragazza… ad ogni modo, ho dormito profondamente…”. Mi aspettavo di fare incubi dati gli ultimi avvenimenti, invece c’è stato il buio più totale… Meglio così… “ Reel!”. Alle mie spalle un elegantissimo Kiros, per metà fuori dalla limusine, mi saluta calorosamente. Fa segno a me e a Squall di entrare in macchina… non me lo faccio ripetere due volte, chissà che lusso! Kiros si scosta e io piombo sul sedile di pelle nera: accidenti, è comodissimo! Squall si siede accanto a me, schiacciandomi contro Kiros… “ Hei, Squall, fatti in là, se no stiamo stretti!”. Il mio preside mi guarda con supponenza e replica “ Potrei farlo, ma poi mi chiedo come potrei chiudere questa…”. Il mio amico sbatte la portiera, facendola bloccare… ehm… ho lo spazio vitale che le mie spalle mi concedono… Di fronte a me non sono messi meglio: John è schiacciato tra le titaniche spalle di Luke e la mastodontica stazza di Ward… mi sfugge una mezza risata a quella visione. Il gigantesco vice-presidente mi saluta con un muggito e un cenno di mano e io replico con lo stesso gesto e dicendo “ Ciao, Ward! È da un po’ che non ci vediamo, eh? Quanto tempo è passato? Tre mesi? Quattro?” “ Tre mesi, ventotto giorni, tredici ore e diciannove minuti. Bentornato Generale Clat.”. La voce metallica con suadente sfumatura femminile proveniente dagli altoparlanti dell’auto è quella del computer centrale di Esthar, EVI, Estharian Virtual Inteligence… mi stupisce che sia collegata anche qui! “ EVI!!! Bella gnoccona!!!”. Luke alza la voce mentre pronuncia questa frase e batte, seppur un po’ costretto dal poco spazio vitale a sua disposizione, una debole pacca contro la portiera… quell’uomo non è capace di salutare qualcuno senza colpirlo amichevolmente da qualche parte… e la mia spalla sinistra lo sa molto bene… “ Salve Generale Marmanie. Deduco che, ignorando il mio consiglio, lei non ha migliorato il suo vocabolario.” “ EVI…”. L’elegante voce di Kiros si intromette interrompendo i saluti che ci stiamo scambiando con l’IA centrale di Esthar e dice “ Illustra brevemente ciò che poi il presidente Loire ci spiegherà nel dettaglio.”. Nel discreto spazio che separa i due divanetti dove ora siamo seduti si solleva un tubo color grigio scuro alla cui sommità si trova una lente di un debole colore blu. Una flebile luce si apre a triangolo e i raggi arrivando a congiungersi con il tettuccio dell’auto. All’interno del fascio di luce si delinea la figura tridimensionale di una struttura dalle forme arrotondate, alla cui base ruota un disco ornato di ghirigori e articolate composizioni e posto sotto due ali ricurve verso l’interno… “ Io l’ho già visto da qualche parte…”. Squall, al mio fianco, ha un leggero sussulto “ Quell’ologramma… è identico a quello che mi consegnò Marth…”. Ripasso velocemente tutte le riunione fatte dal Consiglio SeeD… e mi torna in mente un episodio molto recente, avvenuto a seguito della missione fallita condotta assieme a Levon… Allora Marth appoggiò sulla scrivania di Squall un piccolo disco con un piano reticolato che proiettava un ologramma di una stazione militare… “ Il Garden di Esthar…”. L’aria diviene improvvisamente pesante da respirare… è vero… me ne ero completamente scordato… Laguna aveva fatto realizzare dai suoi ingegneri e dalle menti più illuminate di tutto il mondo un progetto riguardante una struttura capace di accogliere un numero spropositato di SeeD, molto superiore a quello attualmente censito da tutti e tre i Garden… Una struttura dotata di armi di ogni sorta, tra automatiche e manuali, capaci di respingere una flotta di navi… ma più importante di tutto… una casa in cui riunire i tre popoli SeeD… una casa che possa accogliere gli sbandati e gli sperduti, come siamo noi ora… la nostra casa… Kiros, di fianco a me, spinge un po’ mentre incrocia le braccia sul petto. Chiude gli occhi e dice con un mezzo sorriso sulle labbra “ In realtà non sappiamo ancora se battezzarlo così o in un altro modo. Certo, sarebbe nella tradizione… ma avere i tre Garden riuniti sarebbe una cosa per niente tradizionale. Ovviamente questa decisione spetta a voi.”. Luke fischia mentre continua ad osservare l’ologramma e John chiede “ Non si potrebbero avere le specifiche tecniche?”. La voce di EVI replica prontamente “ Certamente, Capitano di Brigata Medium.” “ Sono stato promosso, EVI… ora sono Comandante SeeD…” “ File aggiornati. Vi chiedo perdono, Comandante SeeD Medium. Nel frattempo, ho soddisfatto la vostra richiesta. File in arrivo sulla periferica video UY-01.”. L’immagine del Garden si schiaccia sul lato sinistro della proiezione, lo sfondo dell’ologramma diventa nero e scritte bianche scorrono a fianco della figura, ricollegandosi ad essa così da localizzare le didascalie. Tutti noi proviamo un forte senso di vertigine quando leggiamo che la struttura sarà alta seicento metri, larga duecento e lunga novecentoquindici metri… il disco di levitazione e locomozione, oltre ad essere supportato nel suo moto da piccoli propulsori, ha un diametro di duecentosettanta metri… vi sono tre piani, più due piccole appendici delle quali una posta alla base, corrispondente alla sala macchine, e l’altra posta al vertice della struttura, ospitante la presidenza, gli uffici dei Generali e la sala di pilotaggio… una sommessa risata interrompe il mio stupore… almeno in presidenza non ci sarà più quello scomodo e ridicolo cilindro di sostegno per la zona di pilotaggio! “ Tredici camerate, per un totale di duecentomila posti letto, suddivisi in camere singole e doppie… un intero piano dedicato solo al dormitorio… follia…”. Luke prende il testimone da dove John si è interrotto dicendo “ Una zona di addestramento grande il doppio rispetto a quella del Garden di Balamb; una biblioteca virtuale affiancata da una reale; la mensa e la sala da ballo separate tra loro, ognuna grande poco meno dell’atrio del nostro ex-Garden; un arena per i combattimenti lunga come due campi di calcio e larga come quattro; un infermeria con cento posti letto… la dottoressa Kodowaki impazzirà…”. Mi aggrego anche io a questa cantilena e proseguo nella lettura “ Un garage con mille posti macchina situato sotto la sala motori; il giardino è suddiviso su due piani, che circondano lo spazio che separa il primo dal secondo piano e il secondo dal terzo; hangar per jet e aerei di media grandezza… già depositato… LGNRCK-Xset 7684… che cos’è?”. Kiros sorride e mi risponde “ è la nuova versione del Laguna Rock, pensata appositamente per essere una fortezza volante: la velocità e l’agilità caratterizzanti le precedenti versioni sono restate invariate, così come il desing; grande novità è l’introduzione di espansioni sia in un lunghezza che in larghezza permesse da un concetto a voi noto: il processo di micro compressione. Abbiamo applicato tale concetto alle zone perimetrali del veivolo. Infatti, nello stesso spazio concesso dalle precedenti Lagunarock possono essere trasportate comodamente diecimila persone più una dozzina di mezzi d’assalto blindati.”. Annuisco sconcertato… la tecnologia di Esthar mi lascia senza fiato… La macchina ha un sussulto e io dico “ Finalmente ci muoviamo!”. Ward emette un mugghio simile ad una risata. Kiros apre la portiera e allunga una gamba per uscire mentre dice “ In realtà siamo già arrivati. Venite.” “ A quando andavamo? Esthar era parecchio lontana!”. Accompagnato da Luke e Marth, ho voluto fare un giro nel cantiere. Ho scoperto che lo spazio interno del Garden è superiore al perimetro esterno e questo sempre grazie alla tecnologia della micro compressione: l’intero edificio è un microcompressore. Inoltre torrette, lanciamissili, lanciasiluri, mitragliatrici e quant’altro hanno sostegni che a comando entrano o fuoriescono dalla superficie del Garden. Il che lo rende molto più piacevole alla vista. I miei amici hanno qualcosa di strano, non hanno fatto che confabulare tra loro e lanciarmi occhiate. Mi sento un po’ a disagio… Sento Luke dire ad alta voce “ Hei, scusami, poi lo ricompriamo! Posso prenderlo?” “ Certo, come no! Tanto è gratis, vero?!” “ Ok, grazie! Hei, Relance!” “ No! Stavo scher…”. La voce dell’uomo si perde nel rumore di un forte spostamento d’aria; quando mi volto per osservare Luke una gigantesca ombra mi piomba addosso. Incrocio le braccia di fronte al viso e puntello il terreno con i piedi. Lo scontro è violento, ma qualsiasi cosa fosse si spezza a metà a contatto con il mio corpo. Abbasso di scatto la guardia e dico “ Ma sei impazzito? Che cosa ti è passato per la testa, tu…”. Marth mi interrompe chiedendomi “ Ti sei reso conto di quanto hai appena fatto, Relance?”. Mi zittisco. Perché questa domanda? Che ho fatto? Il mio amico decifra la mia incertezza e, indicando un punto dietro di me, dice “ Guarda.”. Mi volto: un cubo di cemento, con i lati di almeno tre metri, giace al suolo, diviso un due metà irregolari… l’ho fatto io quello? Mi osservo le mani… che cosa mi è successo? “ Un qualsiasi essere umano, data la forza che Luke ha usato nel lanciarti quel blocco, non sarebbe sopravvissuto all’impatto. Tu, Relance, non solo non presenti ferite di alcun tipo, ma non ti sei neanche mosso di un millimetro a seguito dello scontro.”. Osservo Marth e Luke: nei loro occhi non c’è ostilità, né paura… anzi, sembra quasi vi sia desiderio. “ Io non so se sei un genio del combattimento o se sei un mutante… ma per lo stesso principio, tu sei riuscito a lottare e a sconfiggere i Demoni, mentre noi siamo stati schiacciati dalla loro superiorità. Tu, da solo, sei riuscito a sconfiggere Omar Long. Io, come te, sono protetto da uno spirito, Dragoon, ma non posso neanche sognare di avvicinarmi alla tua abilità.”. Deglutisco… “ Ti sei allenato in segreto?”. Scuoto la testa. “ Ho solo… combattuto insieme a voi…” “ Allora è stato qualcos’altro. Ma quale che sia la causa, ho una richiesta da farti a nome di tutti noi Generali: allenaci. Lotta contro di noi, chiedici di fare ciò che fai tu e noi lo faremo. Così facendo ci rafforzeremo e non saremo più deboli e inerti di fronte a Cledic e la sua gente. Non puoi rifiutare, Relance, anche se tu, magari, non ti sei reso conto del salto qualitativo che hai fatto rispetto a noi. Saremo pochi allievi, solo noi che siamo immersi fino al collo in questo guaio. Tu dovrai essere il nostro maestro e renderci capaci di difendere ciò che amiamo di più al mondo.”. Nel discorso di Marth percepisco frustrazione, decisione, rabbia verso sé stesso e la sua così detta impotenza. Se ciò che dice è vero… ed effettivamente è un po’ che mi sento strano… non posso rifiutare, ha ragione. Se questa sensazione che avverto dentro di me non è che un dono dei Saggi per fronteggiare la grande minaccia che Cledic rappresenta… beh, lo metterò a frutto in tanti altri modi. “ Accetto, Marth. Abbiamo due mesi per darci dentro. Farà bene a tutti.”.
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