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Final Destiny III: Angel Within Cledic si lascia alle spalle Relance e Valia e torna negli Inferi, orbitando fino alla sua stanza. Un sorriso gli attraversa tutto il viso: la forza, la grande abilità, l’intelligenza, il coraggio del ragazzo suo nemico… lo rendono orgoglioso. Il demone si sfila l’impermeabile e lo poggia sul proprio letto; schiocca le dita e una luce magica inizia a levitare al centro della stanza, illuminandola completamente. Cledic si siede su una sedia di roccia, infilata sotto una scrivania ricavata dal muro, e inizia a guardare delle carte: sono progetti di ampliamento della Voragine, così da avere più sbocchi verso l’esterno. Afferra una matita e tira una riga sulla scritta: Tunnel per l’ottava era – Responsabile: Omar Long. “ Ho un solo modo per definire il tuo comportamento: inqualificabile.”. Cledic si volta, osservando la figura alta e imponente del fratello Sephiroth. “ Sai quanta fatica stiamo facendo, Cledic, e nonostante ciò, pur avendo Relance su un piatto d’argento, lo lasci libero di andarsene?”. I capelli lunghi e argentati riflettono piccole scintille, quasi fossero ricoperti d’avorio. “ Non potevo catturarlo, Seph… non sarebbe stato corretto…”. Il fratello più anziano entra nella stanza e si siede sul letto, ignorando il cappotto che vi è disteso sopra. “ Siamo oltre la correttezza ormai, Cledic. Non ci possiamo più permettere questi atti di generosità. Il tempo stringe.”. Cledic sbuffa e si stiracchia, inarcando la schiena contro la sedia. “ Lo so… lo so… ma la nostra condizione non giustifica alcuna scorrettezza… Relance si è meritato di essere lasciato in pace… Ha ritrovato la donna che ama, l’ha salvata con la forza del proprio animo… ma contemporaneamente, ha perso il suo miglior amico…”. Sephiroth osserva la nuca del fratello, mentre tamburella il proprio ginocchio con le dita. “ Almeno abbiamo una prossima mossa?”, chiede, sapendo che la risposta sarà negativa. “ Si, Seph, l’abbiamo…”. Cledic esclama la sua affermazione con energia pur avendo lo sguardo pensoso. “ Rivalutiamo quanto fatto fin’ora: abbiamo cercato di aggirare gli ostacoli per giungere a Relance. Il nostro metodo è stato studiato per evitare inutili perdite tra umani e demoni… tuttavia, Relance non è tra noi, ora, e i suoi compagni SeeD sono morti a centinaia. È palese che così non va…” “ E cosa proponi, genio?”. Jakail entra nella stanza con uno sguardo furbo e velenoso: i capelli sono sparpagliati lungo la schiena e il cappotto, rovinato e sporco di sangue, penzola al suo fianco, legato in maniera frettolosa alla cinta dei pantaloni. Cledic sa molto bene che i fratelli hanno ragione… tuttavia esita, attendendo forse una soluzione spontanea e pacifica alla scomoda situazione che si protrae ormai da parecchi anni… “ Jery, Sephiroth…”. Jakail e Sephiroth si voltano verso Cledic. “ Lo sapete che io odio combattere… vorrei… vorrei vedere tutto tornare come un tempo, vedere i Demoni felici e appagati delle loro vite… vorrei vedere concludersi tutti questi inutili e dolorosi conflitti che si protraggono… da sempre…”. Jakail avanza ridendo e replica “ Lo sai anche tu, Cled, e te l’ho ripetuto tante e tante volte, ma proprio non c’arrivi, eh?”. Egli batte un dito sulla tempia del fratello. “ La Storia è come un vampiro: brama sangue, se ne sazia, ma da qualcuno quel sangue dovrà pur venire, ti pare? Per placare l’ingordigia violenta della Storia, bisogna offrirle in pegno altro sangue, ed essa, solo allora, aprirà a chi le ha donato il nutrimento le proprie porte.”. Jakail esce dalla stanza sghignazzando e dicendo “ Non crucciatevi, andrò a cercare io Prue e le dirò di stare pronta! Tu intanto, Cled, torna pure dalla tua puttana e goditela anche per me!”. Sephiroth e Cledic rimangono ancora una volta da soli, a scrutare l’uno negli occhi dell’altro. Il fratello maggiore, infine, alzandosi dal letto, dice “ Farò mobilitare le truppe, poi studieremo un piano d’attacco.”.
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