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“ Potete spiegarmi una cosa?”. Rispondo con un muggito alla domanda di uno dei SeeD della squadra di John… “ Perché ci troviamo sempre a viaggiare in cunicolo stretti, sporchi e appuntiti?”. Rido e sposto la testa, evitando una roccia appuntita che sporge dalla parete… “ Perché, Kent, soffri di claustrofobia?”. Una ragazza lo stuzzica con tono scherzoso. “ No, maledizione! Ma è la quarta missione di fila in cui mi trovo in questa situazione, è snervante!” “ Anche le tue lamentele lo sono…”. Marth arranca con un po’ di fatica per la strada, ma ben più agile di tutti i presenti… è qualche metro avanti a me… “ Mi scusi, generale Aurolar, non volevo infastidirla.”. Marth solleva la testa e si ferma un momento, senza voltarsi… “ Come mai questo gergo così formale, Kent?”. Sorrido… so dove vuole andare a parare… “ Sono un suo sottoposto, signore. Le sto… mostrando il mio rispetto.” “ Me lo dimostri molto di più dandomi del tu e trattandomi come un tuo coetaneo… avrai al massimo tre anni meno di me…” “ Ma… non mi pare il caso, io…”. Intervengo dicendo “ Siamo SeeD, non soldati, Kent. Non te lo dimenticare mai. Siamo un allargato gruppo di amici che insegnano e imparano l’uno dall’altro. Ora io ho una abilità maggiore di te, quindi sono un tuo, per così dire, superiore… ma se domani tu mi dovessi superare, io ti sarei sottoposto, pur continuando a darti ordini a causa del mio grado… è una cosa assurda! La nostra carica di generali è una investitura puramente simbolica e che ci permette di gestire un po’ di burocrazia per voi.”. Mi fermo e mi volto, allungando la mano… “ Piacere, Relance.”. Kent mi guarda stranito e stringe la mano “ Non capisco…” mi dice… Marth tossisce e si appoggia un po’ di più sul bastone, mentre dice “ Col tempo ci riuscirai… Siamo arrivati, ragazzi.”
Faccio un salto in avanti e raggiungo la fine del cunicolo, affiancandomi al mio amico: la stanza si apre in uno spazio smisurato, che odora di zolfo e dove un’intricata serie di tapis-roulant trasporta da un grosso macchinario all’altro una grande quantità di vagoncini color argento, per poi farli sparire nel soffitto. Di fianco a noi, alla nostra sinistra, una grossa catena sembra dare moto a tutto quanto… La seguo fino in fondo e la vedo sparire nel lago di magma che ci sta sotto. “ Per la miseria…” esclama Kent. “ Io qui ci sono già stato…”. John mi guarda e chiede “ E quando? In un sogno?” “ Sì, John… lo stesso sogno che vi ho raccontato all’ultima riunione…”. Guardo in alto: merda, speravo che la grossa catena si infilasse anch’essa nel soffitto, così come accadeva nella mia visione… “ Che si fa ora, Relance?”. Un altro ragazzo della squadra di John si asciuga la fronte mentre mi si rivolge… ha ragione, fa un gran caldo… “ Direi che farsi una nuotata non sarebbe una buona idea…”. Guardo alla mia destra e alla mia sinistra… “ L’unica cosa che ci resta è seguire l’unico percorso che abbia, infilandoci in quella fessura là sulla sinistra.”. Estraggo il Gunblade e mi dirigo lungo la strada “ Da qui in poi, più allerta che mai, ragazzi. Siamo nel cuore del nemico…”. Sento vari fruscii e tintinnii metallici alle mie spalle, segno che ognuno di loro sta imbracciando la propria arma. Entro di scatto nella fessura, ritrovandomi di fronte ad una scala a chiocciola scolpita nella parete. “ Voi due con il fucile, andate avanti e controllate se il campo è libero…”. Marth, appoggiato con la mano al terzo gradino, ansima guardando in alto, mentre pronuncia le sue istruzioni a due ragazzi. Mi scosto e li lascio passare, osservandoli mentre salgono, lentamente, gradino per gradino, la scala di pietra rossa. Sono un po’ rumorosi, ma di certo il terreno friabile su cui camminiamo non ci aiuta… Il ragazzo sulla sinistra alza l’indice verso di noi: ha avvistato un nemico… Il suo compagno imbraccia la pistola a quattro canne che ha in mano e la appoggia sul braccio destro posando la testa sulla stessa spalla. Spara un colpo… le pareti vibrano dal rumore… la struttura è parecchio instabile, pare… La mia radio gracchia e sento dall’altro capo la voce di Luke che dice “ Relance, soldati nemici! Ci stanno sparando!”. Cosa?! Spicco un salto e rimbalzo contro la parete di fronte a me; mi do ancora uno slancio e giungo di fronte ai due cadetti SeeD… Sento uno sparo e mi riparo dietro la lama del mio Gunblade. Urlo nella radio “ Luke, agita i tuoi capelli oltre la parete!” “ Cosa stai dicendo, Reel?” “ Tu fallo!”. Dall’altro capo della stanza, oltre una fessura scura e incorniciata da due colonne color ebano, vedo la bianca chioma del mio amico. Porto la radio alla bocca e proseguo lungo il corridoio: il pavimento è di lamiera… “ Luke, siamo noi. Ci stiamo sparando a vicenda…”. Rimetto la radio a posto e mi fermo a metà rampa, agitando le braccia così da essere ben visibile. Dall’altro capo del corridoio, la voce baritonale e squillante di Luke urla “ MA VAFFANCULO!”. Lui, Zell e la sua squadra escono allo scoperto. “ Ci avete distrutto il fantoccio di esca, ma siete matti?!”. Zell guarda severo il SeeD con in mano il fucile che si trova al mio fianco. “ Zell, ma non è stato…” “ Ti sembra che sia utilizzabile conciato così?”. Il nostro gallinaccio preferito gli sventola di fronte al viso un pupazzo con cuciti addosso abiti da soldato semplice di Galbadia… la testa, imbottita di gommapiuma, è esplosa… Rido e do un calcio, facendo un piccolo urlo, al fantoccio. Zell lo getta di sotto e incrocia le braccia, spazientito. “ Meno male che era solo un fantoccio, eh, Eopa? Bravo, bella mira!”. Luke ride e guarda il ragazzo della mia squadra che ha sparato, che ammicca e fa ruotare ripetutamente la sua arma, per poi infilarla nella fondina sulla schiena agganciata alla cintura. Mi stiracchio, rilassandomi… la loro presenza mi rassicura… Mi guardo attorno: siamo ancora una volta sospesi sopra la lava, ma il ponte su cui ci troviamo è artificiale, e collega nuovamente le due diramazioni che abbiamo incontrato appena entrati… A pochi metri da me, una rampa di scale si innalza salendo fino al soffitto di roccia e sparendo dentro di esso. “ Gradini… sempre gradini…” dice Marth, precedendoci tutti. Mi esce una risata… ma è dal sapore amaro…
Era un fiero guerriero… forte, coraggioso, leale… un vero eroe… E come ogni eroe, era pronto a sacrificare tutto se stesso per una giusta causa… e questa strada… lo ha portato fin qui…
Io lo capisco meglio di altri… sono morto, e sono risorto… so cosa si prova a sapere di essersi annullati per gli altri… è una sensazione faticosa, che lacera quella parte di egoismo che ogni essere umano ha… ma la gioia e la serenità che si ottengono una volta superata la fase del dolore, sono impagabili… Marth è così, è stato distrutto, ha perduto tutto… eppure è ancora con noi “sani”, pronto una volta di più al martirio…
Distolgo lo sguardo da Marth e mi piego in avanti, così da non sbattere contro il soffitto di roccia. La scala prosegue ancora per alcuni metri, per poi perdersi in un cunicolo buio… dai, almeno la meta non è lontana. Sento un tintinnio metallico vicino ai miei piedi e abbasso subito lo sguardo… “ RAGAZZI, GRANATA!”. Allungo la mano e la afferro, ma essa inizia a vibrare con gran forza. Il botto è assordante, molto vicino al mio orecchio… Sento la mano andarmi a fuoco e la pelle levarsi in aria, le dita spezzarsi per poi essere scagliate via anch’esse e il polso vibrare con forza. Osservo il luogo dell’esplosione: se nonostante la magia Protega che ho lanciato per circondare la granata e impedirle di fare danni ho sentito un dolore tanto forte, non oso immaginare se fosse esplosa liberamente… Lo sguardo mi sale nuovamente verso l’unico luogo dal quale quella granata può essere partita: in cima alla rampa di scale, con grande eleganza e portamento fiero, ci sta fissando Omar Long.
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